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Vorrei essere Felice? No! Non c’è nulla che puoi fare, a parte…

Immagine Vorrei essere Felice? No! Non c'è nulla che puoi fare, a parte...

Il pensiero inconscio dominante, e per qualcuno nemmeno tanto inconscio, è vorrei essere felice. Alla fine della fiera, fin dai primi tempi della civiltà, l’uomo ha fatto tutto ciò che ha fatto per essere felice. Tutto ciò che ha inventato, costruito, modificato lo ha fatto per questo scopo.

A mio avviso, con un conseguente aumento del benessere e specialmente della comodità, è però avvenuto un distacco con l’ambiente adatto all’uomo. Di conseguenza l’uomo stesso si è trasformato, diventando una creatura diversa da prima.

In origine, una delle caratteristiche primarie era provare felicità senza nessuna causa apparente… giusto per il solo fatto di essere vivi. Questo stato lo abbiamo toccato di sfuggita quando eravamo bambini (pur non essendone consapevoli), perché non eravamo ancora “contaminati” dalla società moderna.

Vorrei essere Felice? - Cercare

Quanto è sbagliato cercare la Felicità?

Tutti noi adulti abbiamo perso quella caratteristica nel corso di ciò che chiamiamo vita. Ci sono alcuni che hanno riscoperto questo stato, lo hanno compreso consapevolmente, poiché solo da adulto consapevole puoi farlo, e dunque hanno capito che non c’è causa. Non c’è causa che porti alla Felicità e non c’è nulla da cercare, se non la propria umanità.

L’atteggiamento più venefico intrapreso e insegnato fin dagli albori dell’umanità è proprio questo: cercare la felicità. No! No! Assolutamente no! È l’umanità che va desiderata.

Tutti vorrebbero essere felici perché viene sempre innestato nelle menti come il traguardo finale, ma si tratta di una delle più grandi illusioni. Sto parlando di quell’inversione di paradigma su cui si fonda la Decrescita Spirituale, nome che ho voluto dare al nuovo movimento su cui si basa la grande fetta della nostra divulgazione. C’è bisogno di capire che la Felicità è solo il punto di partenza di un’esistenza realmente felice, non è un traguardo.

Perché Decrescita Spirituale?

C’è bisogno di decrescita nei settori che erroneamente vengono definiti spirituali, poiché si parla di crescita, termine associato al modello consumista imperante. Ma crescita di cosa? Dello spirito? Come fa a crescere lo spirito? Vorrei essere felice e allora devo far crescere qualcosa; il mio conto in banca, i miei beni, le mie comodità, oppure la mia persona? Che significa crescere come persona? Accatastare altre informazioni in quell’enorme caos che è già la nostra mente?

Solo una persona che è già felice può acquisire nuove competenze senza che queste diventino un pretesto per essere felici. Se si cerca qualcosa per poter essere felici quella cosa viene corrotta da una bramosia che nasce dalla sofferenza. Se si fa qualcosa per spegnere la sofferenza l’essenza di quella cosa viene corrotta. Da ciò non può germogliare nulla di buono, se non in un primo e breve periodo.

Ogni cosa come fine

Ecco perché ogni cosa deve essere sempre il fine, e mai il mezzo per questo o quello. Qualsiasi cosa facciamo non deve essere considerata uno strumento per un vantaggio futuro o per poter essere un giorno felici. Vorrei essere felice è un espressione venefica, deleteria… o sei felice o non lo sei, punto. La felicità non va cercata o trovata, se lo sei la trovi istantaneamente, in un secondo, se non lo sei e la cerchi, allora la cercherai all’infinito.
Ogni esperienza deve essere vissuta come se fosse il proprio fine ultimo, e si può imparare a farlo senza difficoltà, se siamo svegli.

Se ogni cosa è il fine siamo in grado di vivere pienamente quella esperienza, se ogni cosa invece è uno strumento per, allora trascorreremo l’intera vita a inseguire qualcosa che mai arriverà. Questo non significa non porsi degli obiettivi, attenzione, bisogna essere in grado di farlo, significa non cadere nella rete. Bisogna essere in grado di saper desiderare, senza essere attaccati al risultato, senza bramosia.

So che sembra tutto molto chiaro e bello nella teoria, ma nella vita reale, che è dura e difficile e piena di ostacoli come si fa?

No! No! La vita non è dura e difficile e piena di ostacoli, queste sono parole di una persona infelice. Riduci la vita ai minimi termini, e poi osserva nuovamente se la vita è dura e difficile.

Non c’è nulla di difficile e complicato per l’uomo; è per quella creatura che non è più umana che tutto è difficoltoso. Il problema è che queste parole possono essere comprese quasi soltanto da persone che sono già vicini a un sincero stato di felicità. Gli altri credono di capire, o tutt’al più lo intuiscono alla lontana. Per dare attenzione a una propria intuizione serve energia, serve tempo per far in modo che l’intuizione si dispieghi e si materializzi in pensiero. Ma oggi lo sappiamo, lo stile di vita artificiale e le innumerevoli distrazioni polverizzano questa spinta energetica e deviano l’attenzione al solito contenuto d’intrattenimento.

Una traiettoria più distante

Posso sembrare disfattista, ma voglio ripetere che la Felicità è la cosa più semplice del mondo, c’è solo da tornare umani. Tutto è così semplice, e non so più come diavolo spiegarmi. Ho scritto e parlato così tanto di felicità che ormai comincio a vedere questo traguardo divulgativo. Questo per dire che a breve smetterò di essere così specifico. Certo, i miei discorsi graviteranno sempre attorno a questo stato umano primario, perché è ciò che ha dato il via a tutto, per me, ma sento che è ora di distanziarsi un po’ per virare in pianeti più distanti.

Vorrei essere felice, quanto volte da adolescente l’ho pensato, ma ancor più spesso dicevo a me stesso che No, non lo sono (un’ammissione che non tutti fanno). Avevo un’adeguata porzione di libertà, per quanto la scuola mi sottraesse tempo, non avevo particolare incombenze da rispettare, nessuno mi obbligava a nulla, eppure soffrivo, non ero felice. Questo perché non ero un uomo. Desideravo in modo errato, perché inconsciamente sapevo che nulla si sarebbe realizzato. Reagivo al posto di agire. Rispettavo al dettaglio il modo comune di vivere. In sostanza, non avevo una direzione, vagavo nel nulla. Facevo quel gioco macabro a cui il modello sociale porta tutti quanti: stress e compensazioni piacevoli, sofferenza ed euforia compensatoria.

Le due forze d’equilibrio

Eppure esiste una giustizia divina. Non ci credi? Io sì. Esiste una giustizia superiore che io chiamo equilibrio. Questo equilibrio si fonda principalmente su due fattori: Caos e Felicità. Questi due fattori convivono col nostro libero arbitrio. Cosa sto cercando di dire?

Beh, che il caos e la felicità sono, come direbbe Zeland, le due più grandi forze equilibratrici.

Il caos è equo perché non guarda in faccia nessuno. Non guarda se sei bello o brutto, ricco o povero. Il caos fa in modo che, prima o poi, tutto capiti. E prima o poi nella vita di ogni persona si presenta la possibilità di scegliere di riscoprire la felicità. Ecco dove entra in gioco il libero arbitrio. Questa possibilità è lo strumento di questa giustizia. Più e più volte, se siamo testardi, o codardi, o troppo stanchi per scegliere, questa possibilità si presenta nella vita di ognuno.

Vorrei essere Felice? - Grafico

La felicità è come se fosse il metro di misura di questa giustizia, lo strumento che essa utilizza per equilibrare la vita di ogni uomo. Esistono migliaia di uomini ricchissimi ma depressi, che si rovinano l’esistenza con le droghe, che si annoiano in qualsiasi frangente, che non hanno una direzione. Sono profondamente infelici. Ed esistono persone che non hanno nulla, né denaro, né beni, né possibilità in esubero, che hanno problemi di vario tipo, e che eppure sono soddisfatti. Parlando di consapevolezza o percezione concreta della felicità, sono più soddisfatti e più vicini a essa.

Ecco, questo è un caso di quelli in cui si può osservare come la felicità vada, alla fine della fiera, a rendere equivalente queste due esperienze di vita. Tuttavia non è così matematicamente semplice la questione, perché questi equilibri vengono destabilizzati in positivo e in negativo dalla nostra possibilità di scelta. Non significa che il più benestante è sempre più infelice del povero ecc. ,ci sono moltissimi fattori in gioco.

Quindi, scegliere la direzione che ci avvicina a uno stato di felicità oppure scegliere una direzione che ci allontana dalla propria umanità, e quindi dalla possibilità di essere felici.

È tutto qua amico mio, quando ci si interessa seriamente della questione tutto si chiarifica in modo semplice. Non c’è nulla da cercare, se non ciò che siamo realmente.

Vorrei essere felice è un’affermazione da sostituire

Vorrei essere felice è l’espressione delle persone più infelici. Sostituiamola con vorrei essere umano, e disperdiamo quell’insicurezza connessa al desiderare (in modo errato). Se agiamo non abbiamo poi tanto tempo da perdere nelle paranoie, non credi? La felicità non va cercata, è una conseguenza automatica di una scelta specifica.

Mi sacrifico per 2 anni perché voglio essere felice, Come essere sempre felici? È veramente facile, a patto che… e Mushin: tecnica segreta o saggezza millenaria?

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