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Cos’è la verità assoluta? La saggezza dell’acqua

Immagine Cos’è la verità assoluta? La saggezza dell’acqua

Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità (Thoreau).

Capire cos’è la verità assoluta è un tema a dir poco mastodontico per la limitatezza dell’intelletto umano, ma come ben sai il Project Excape non si spaventa e come al solito da la sua interpretazione. Sulla natura della verità potremmo parlarne fin domani mattina e non raggiungere una conclusione comune e arbitraria, ma questo progetto è fondato sulla praticità di questioni che possono sembrare astratte e soltanto discorsive.

Domande esistenziali - Cos'è la verità assoluta

Non cercheremo di certo di anteporre il nostro credo alla vera essenza della verità assoluta, della verità oggettiva, perché ogni concetto sulla verità sarebbe falso. Tenteremo invece di rapportarci alla concezione di verità, per servircene nel concreto di ogni giorno. Secondo noi tutte le teorie, le filosofie o gli insegnamenti che siano, devono essere riportati a livello pratico, in comportamenti empirici, altrimenti rimangono solo belle parole. Se sei curioso di conoscere i precedenti articoli sulle domande esistenziali te li lasciamo qui di seguito: Cos’è la realtà?, Esiste la reincarnazione? e, anche se non fa parte proprio di questa rubrica, ti consigliamo anche l’articolo Il significato della vita? Dio non gioca a dadi (forse).

Come fai a dire di avere la verità in tasca se i pantaloni non sono tuoi?

Si dice che nessuno ha la verità in tasca, ed è palese. Le persone sono in mutande, credono di sapere, ma non sono consapevoli che non possiedono nemmeno dei pantaloni. Credono di possederli, ma sono stati cuciti con convinzioni altrui, tramandate magari da secoli e alcune molto distanti da ciò che si può definire verità. Tuttavia, anche se nessuno ha la verità in tasca, noi crediamo che qualcuno sia più vicino alla verità di altri. Ma cos’è la verità?

Cos'è la verità assoluta?

Cos’è la verità? Una breve storia

In un piccolo villaggio, sulle rive del fiume, si diceva esserci una monaca tanto ambigua quanto saggia. Nessuno pensava alla donna come a una persona meritevole di attenzioni particolari. Nonostante questo, la notizia di una monaca tanto saggia arrivò a un gruppo di avventurieri, che decisero di incontrarla. Dopo aver marciato dal continente esterno, si incamminarono verso la fonte del fiume. Le indicazioni degli abitanti, forse errate, li portarono ad una abitazione apparentemente disabitata. Delusi, ritornarono sui loro passi per chiedere spiegazioni.

Sulla via del ritorno, si fermarono alla vista di una sagoma incappucciata che si abbeverava nel mezzo del fiume. Le domandarono quindi se fosse lei la donna della fonte. “Ora non ho nessuna intenzione di rispondervi”, disse la donna, attenta solamente al fluire dell’acqua. Il gruppo quindi si infervorò, annunciando a gran voce i modi poco educati della monaca. “Caratteristica primaria del saggio è la sincerità”, ella ribadì. Qualche minuto più tardi uscì dal fiume e si mise in attesa di fronte agli uomini. Il più calmo di spirito si fece coraggio e pronunciò le parole che precedentemente avevano deciso in comune accordo: “se vuoi risponderci, e se ne sei in grado, noi ti chiediamo: che cos’è la verità?”. Lei congiunse le mani a mo’ di preghiera e lentamente uscì dal fiume.

“Nessuno è in grado di ridurre la verità in parole, pretendendo poi che rimanga vera… ma non vi lascerò tornare a casa a mani vuote, siatene certi… Avete osservato le mie gesta o avete solo fatto finta, abbagliati dall’abitudine e dai modi comuni? Ma prima delle prossime parole, chiedo a voi di abbeverarvi a questo fiume, forse la freschezza dell’acqua vi farà comprendere”.

Così fecero gli uomini, e mentre bevevano, uno del gruppo capì: “noi beviamo dalla sponda del fiume, mentre tu ti dissetavi in mezzo alla sua corrente. Perché?” La monaca fece un gran sorriso, luminoso più della luce riflessa dal ruscello. “Lì mi dissetavo perché la verità non giace mai sulle sponde del fiume, ma naviga liberamente al suo interno”.

Verità assoluta: da una sponda all’altra

L’errore più comune quando si ha a che fare con la verità è questo: passare subito all’estremo opposto quando capiamo che qualcosa è sbagliato. Questa è la prima cosa che la monaca ha cercato di spiegare ai tre uomini del racconto. Ma attenzione, la verità naviga liberamente all’interno del fiume.  Non è statica e immutabile, anche se qua si sta parlando della verità dal punto di vista umano, non della verità ultima. Una verità più soggettiva, non la verità assoluta. Cosa cerco di dire?

Le verità mutano continuamente nel corso del tempo, la verità assoluta invece è troppo vasta per essere pienamente compresa dalla nostra parziale percezione della realtà. È dunque inutile spendere un’intera esistenza alla ricerca della verità se non si gode per la ricerca stessa.

L’uomo non giungerà mai alla fonte della verità più alta, e non avrebbe nemmeno senso. Se hai prestato attenzione alla storia, avrai notato che la monaca, mentre dava la sua spiegazione di verità, lo faceva sulla sponda del fiume. Quel gesto simbolico palesa una parte di “illusione di verità” nella sua spiegazione. Come potrebbe non esserlo. Quando l’uomo tenta di condensare la realtà nei simboli deve sempre cercare di ridurla ai suoi canoni. Questo non è del tutto sbagliato. Sono comportamenti che oggigiorno servono alla sopravvivenza, ma ricorda: delle righe scritte non saranno mai la realtà, delle parole non rappresenteranno mai totalmente la realtà o la verità. Come si dice, la mappa non è il territorio, o come la protagonista della storia ha detto: nessuno è in grado di condensare la verità in parole pretendendo che questa rimanga vera.

Il maestro più sincero

Cosa ci resta allora? A cosa serve la domanda cos’è la verità, se non possiamo saperlo? Secondo me la miglior cosa che oggi possiamo fare è cercare di avvicinarci al vero senza pretendere di essere i portatori di luce. Per questo compito, a mio avviso, può esserci un unico maestro, il più sincero: la natura. Non credere a nessuno se non alla natura. Affidarsi alla pura contemplazione, alla consapevole osservazione. Non correre dietro agli espedienti moderni che tentano di risolvere i problemi creati in passato e che ne generano di nuovi. Osserva la natura e capirai. Solo così ci si può avvicinare alla verità più alta. Non a caso l’autore dell’aforisma che ha aperto questo articolo decise di vivere in totale autonomia in riva al lago Walden, immerso nella natura selvaggia. Questa è la maggior praticità che possiamo estrapolare dalla questione. Non dimentichiamo di fare attenzione al repentino traghettarsi sulle sponde del fiume.

Quando capiamo di essere in errore stiamo attenti a non catapultarci fulminei sulla sponda contraria. Se, ad esempio, ci rendiamo conto che una fonte partorisce informazioni false, non dovremo credere ciecamente a chi afferma il contrario di essa. Questo comportamento annulla il proprio pensiero critico e allontana dal vero. Cos’è la verità è una domanda chimerica, eppure paradossalmente è scritta in noi e in ogni cosa fuori e dentro di noi. Forse, noi come essere umani, abbiamo il “compito” di portarlo ad un livello consapevole.

Quando cerchiamo la verità, dobbiamo sempre fare attenzione a non confondere le verità, ossia quelle soggettive e dunque facenti parte del campo umano, con la verità assoluta. Anche se scoprire verità soggettive significa illuminare piccole porzioni di verità oggettiva, illuminarla totalmente è uno scopo a cui tendere senza cadere nella presunzione di poterci riuscire.

Noi possiamo riconoscere il vero quando lo incontriamo perché in qualche modo lo conosciamo già (Platone).

Articoli consigliati: Cos’è il talento innato e l’inganno della vocazione professionale.

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3 commenti su “Cos’è la verità assoluta? La saggezza dell’acqua”

  1. La natura è un importante punto di riferimento per me, ma i “portatori di luce” umani possono entrare in contatto con noi in modo più efficace. L’importante, secondo me, è non cercare qualcuno cui demandare la nostra ricerca interiore. La Verità è una, ma le sue facce e i modi per arrivarci sono tanti, perciò la ricerca è personale e basata sull’esperienza, non sulle semplici parole. Quanto a diventare o meno “portatori di luce”, non credo sia una cosa che si possa cercare o evitare: se qualcosa di elevato entra nella tua consapevolezza ne verrai illuminato, e non potrai fare a meno di irradiare quella luce all’esterno.

    1. Ciao Grazia, rispondo in ritardo 🙂
      Chiaramente con “portatori di luce” mi riferivo più che altro a me stesso, anche se, a dirla tutta, non credo ci possano essere molti portatori di luce (come io li intendo) che vivono nella società odierna. Credo nessuno, o quasi. E spero di aver torto 🙂

  2. Ciao Andrea,
    Grazie per questo articolo che mi ha dato molte intuizioni.
    La via che si può esprimere non è la vera via, dicevano i taoisti, ed in effetti il nostro linguaggio è inadeguato poiché nasce da una realtà relativa per esprimere una realtà assoluta come la verità.
    Aggiungo che oltre a non possedere i pantaloni forse neppure le mutande e credo che così, nudi in mezzo alla natura siamo piu pronti e ricettivi alle briciole di verità da raccogliere.

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