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Come tentai di fondare un Fight Club alla Tyler Durden

Immagine Come tentai di fondare un Fight Club alla Tyler Durden

C’è stato un periodo della mia giovinezza in cui ripetevo le raccomandazioni di Tyler Durden quasi come dei mantra. Non fu strano che tentai, quindi, di aprire il mio personale Fight club. Ero fissato con la filosofia di quel capolavoro. Lo sono tuttora 🙂 anche se con una consapevolezza diversa.

Ovviamente non voglio invitarti a partecipare a scazzottate e risse da strada in un lurido scantinato di periferia. Quello che oggi desidero è condividere con te una mia vecchia esperienza.

Non solo occhi neri e cazzotti

Alcuni anni addietro, due baldi giovani vogliosi di vita vera e fuori dal tedioso ordinario, decisero di emulare le gesta descritte in Fight club. Trovarono una catapecchia pericolante prossima alla demolizione e ne fecero la loro base. La scoprirono in una delle loro consuete scorribande notturne. L’interno era tetro, lercio, umido, buio e faceva proprio al caso loro. Forse perché, in qualche modo, ricordava Paper street.

Cosa ne sai di te stesso se non ti sei mai battuto (Tyler Durden).

La poca luce, la muffa sui muri, i contorni scoloriti, le mattonelle traballanti, i respiri affannati, i tonfi dei colpi, il bruciore degli occhi. Tutto contribuiva a ricreare un’atmosfera perfetta, proprio come quella del film. Decisero di prendersi a pugni. Dopo un timido inizio, causato più dalla paura di far danno all’altro, il gioco violento si spense in pochi minuti. Le membra erano provate e tremolanti. I muscoli degli arti brucianti e intorpiditi, ma sopratutto i pugni, avevano un qualcosa di diverso da quelli del film. Facevano un male cane.

Morale della favola, un occhio nero a uno e un labbro contuso all’altro. Pari e patta, tornarono alle loro abitazioni con un regalino ciascuno da poter sfoggiare il giorno dopo sul posto di lavoro. Eppure quell’esperienza aveva seminato qualcosa negli animi dei due. Non si era trattato solo di cazzotti e respiri ansimanti.

Come tentai di fondare un Fight Club alla Tyler Durden

I preludi del Project Excape

Dopo quella sera la cosa andò avanti per un paio di volte. Decisero poi, tacitamente, che i pugni facevano troppo male. Ricordo ancora oggi i tonfi e gli effetti che questi lasciano sul viso.

La prima volta era stata un’esperienza fine a se stessa, ma da quelle che seguirono prese vita un’idea. Il fatto di uscire di casa per andare in una gattabuia pericolante a prendersi a cazzotti può sembrare folle. Ma non è forse folle uscire di casa per fare sempre le solite azioni e vivere sempre le solite situazioni come facciamo oggi? Non è forse folle uscire e non poter scegliere ciò che vogliamo fare perché è la società che lo fa per noi? Il bello (il brutto) è che tra qualche anno, forse, non si uscirà nemmeno più di casa.

Guardiamoci attorno! Oggi usciamo di casa per andare a mangiare la pizza o per bere una birra al bar, nient’altro. Sì, d’accordo, ci sta pure il filmetto al cinema, e poi? Non ci rendiamo più conto che oggi non si può più fare, ma ci è consentito solo consumare (cibo, bevande, droghe, intrattenimento ecc.). Se, per esempio, voglio uscire di casa per farmi una camminata in mezzo al verde, a meno che non abiti vicino ad un parco o a luoghi naturali, non posso farlo. Se decido di uscire per andare a saltare sui tappeti elastici non posso farlo. Se voglio uscire nel mondo e instaurare delle sane conversazioni o delle relazioni diverse dal solito come va? Bene senza essere costretto a consumare qualcosa, non posso farlo. Se voglio giocare a qualsiasi cosa mi passi per la mente quando sono fuori, per strada, verrei internato nel giro di qualche ora. Ogni cosa che abbia a che fare col fare e non col consumare ci è vietata. Non letteralmente, ovviamente. Ci viene vietata dal poco tempo, dalla poca energia e dagli usi e costumi di questa società.

Dal Fight Club di Tyler Durden al Project Excape

Quel prendersi a cazzotti al posto di andare a trangugiare le solite schifezze fece sbocciare in me un’idea, una domanda. E se dessimo vita a un progetto di evasione, dove non siamo costretti a fare ciò che altri hanno scelto al posto nostro? Project Escape suona bene.

Ricordo che volevo fondare una sorta di comunità di persone che si sarebbe evoluta in qualsiasi cosa i membri avessero voluto. L’immaturità di quel periodo fece sfumare il tutto. Non era necessario prendersi a cazzotti, quello era solo l’inizio. Era solo l’esempio madre, utile nel far comprendere ai membri che si poteva uscire nel mondo a fare quello che si voleva, per non essere costretti nei soliti contesti robotizzati e privi di emozione.

L’evasione fine a se stessa perde ogni significato

Tuttavia mancava la meta. Evadere da questo sistema opprimente e anestetizzato non è certo una brutta idea, ma senza una meta chiara, scappare non è mai la soluzione migliore. Per quello ora, dopo anni, quel primo seme, quell’iniziale idea è sbocciata in ciò che oggi puoi vedere. E siamo solo all’inizio. Le nostre azioni sui social, e ancor più in profondità nella nostra base virtuale sono solo il primo passo di una meta ben precisa. Uno dei nostri obiettivi è tornare all’origine, sia dell’uomo e sia di questo stesso progetto. Vogliamo incontrarci di persona per fare, per vivere realmente, per mettere in pratica le nostre idee e quelle di chi ne vorrà far parte.
Non siamo fan delle solite situazioni. Siamo stufi dei soliti discorsi inconcludenti, degli aperitivi del venerdì sera o della pizza del sabato. Tutto ciò porta al tedio, all’annichilimento, all’insoddisfazione.

Non è forse meglio partire dalla gioia, indirizzarsi verso un cammino che ci riporta al nostro stato naturale di umani, e fare? Fare, giocare con la realtà, creare, sperimentare, vivere. In fin dei conti, vivere e non esistere inconsapevolmente. Non farti strane idee però, non abbiamo intenzione di romperti il muso, né di farcelo rompere. 🙂

Non perdere il treno

Se la meta di questo progetto ha stuzzicato il tuo interesse puoi tranquillamente iscriverti al Project Excape. Potrai scegliere di far parte di questo gruppo in modo da avere una corsia più veloce alla partecipazione dei nostri prossimi eventi.

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2 commenti su “Come tentai di fondare un Fight Club alla Tyler Durden”

  1. Il racconto del vostro tentativo alla Fight Club mi ha fatta sorridere, nel senso migliore. Finché ci si mantiene sul teorico, tante cose possono apparire affascinanti; quando si fa esperienza diretta, ecco che spuntano cento lati sconosciuti. Anche la natura, se la vivi davvero e non come escursionista della domenica, rivela tutta la sua durezza. E’ bello che voi abbiate voluto provare sulla vostra pelle – nel vero senso del termine! – ciò che vi affascinava, anziché appendervi al muro una locandina del film e andare in giro a dire che quel film è un cult. 🙂

    1. Andrea Di Lauro

      Vero. Abbiamo utilizzato uno strumento potente (i messaggi del film) per tentare di tradurlo nella realtà. Vada che all’inizio voleva esserci un po’ di emulazione, ma quella ci stava, e l’età la giustificava.
      Ogni uomo in fondo cerca qualcosa di più profondo del solito “lavora, mangia, svagati ecc.”, in questo caso mi vengono in mente le parole di Thoreau: non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi solo la verità.
      Anche se per la mia esperienza, e per il nostro periodo storico, io cambierei il fine ultimo: verità con libertà. Basta osservare, viviamo nell’era dei sistemi democratici, i più “liberi”, eppure nessuno ha più tempo o energie per vivere la vita come vuole.

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