HomeConscio e inconscioTutti i tipi di euristiche e bias cognitivi e cosa sono nello specifico

Tutti i tipi di euristiche e bias cognitivi e cosa sono nello specifico

Tutti i tipi di euristiche e bias cognitivi e cosa sono nello specifico

Cosa sono i bias cognitivi? Anche se non è ancora argomento comune, questa parola è assai usata e conosciuta specialmente nel web e tra le nuove generazioni. L’opinione generale su bias ed euristiche ha però un’accezione negativa. I bias vengono descritti come errori della mente o cortocircuiti mentali. Io non sono molto d’accordo, preferisco altre definizioni: pattern psicologici, scorciatoie mentali o strutture di pensiero ad esempio. In questo articolo cercherò di analizzare in modo un po’ diverso dall’usuale questi pattern, e fornirò un elenco di vari tipi di bias cognitivi che approfondirò nel tempo servendomi di altri articoli dedicati.

Questo primo contenuto non vuole essere una ricerca esaustiva. Ciò che voglio fare è divulgare la mia opinione su questo argomento, dopo essermi preso il tempo di studiare e riflettere, e soprattutto auto-osservarmi. In seguito sarà dato un elenco di bias descritti in modo breve. Ti consiglio di leggere attentamente anche la parte conclusiva che segue l’elenco.

I primi vantaggi per il lettore saranno la conoscenza di questi vari tipi di pattern mentali. La conoscenza di una definizione e una riflessione forse più veritiera, e dunque la possibilità di poter osservare in se stessi e negli altri questi comportamenti. Cominciamo.

Cosa sono i bias cognitivi

Come ho detto non ritengo i bias degli errori, ma dei modelli di pensiero che la mente apprende nel tempo. Non è, in sostanza, la mente a venire al mondo “sbagliata”, non contiene errori innati. Sono alcuni modelli di pensiero a portare a errori logici, ma sarebbe un’enorme bene conoscerne la causa.

La mente umana nasce quasi totalmente neutra, poi viene “riempita” da modelli di pensiero che giungono dall’esperienza nel mondo materiale. Ma ho detto “quasi totalmente neutra”, perché nella mente abbiamo anche delle forma mentis a priori, cioè dei modelli che non hanno nulla a che fare con le conoscenze apprese, che sono dunque innate. Ad esempio la nostra percezione dello spazio e del tempo. Non è qualcosa che si impara, che ci viene insegnato, e lo potrei definire un bias caratteristicamente umano. Oppure la ricerca del significato nelle cose, la ricerca di una causa negli eventi. O ancora il nostro modo di associare le cose, il pensiero funziona infatti “per associazione”. Sono tutte forma mentis che ci vengono naturali senza che nessuno ce le illustri.

Anche quando si parla di bias cognitivi o euristiche secondo me esistono quelli connessi a strutture a priori (dell’esperienza) e quelli appresi nel mondo. Anche se devo dire che in alcuni casi è veramente difficile dare una direzione o una definizione precisa. In alcuni bias non ho voluto sbilanciarmi perché ho bisogno più tempo per riflettere.

L’esempio del fuoco

Per dare un’ultima spiegazione ai neofiti mi servo di un esempio concreto. Un bambino di due anni viene attratto da una fonte luminosa arancione, prova a prenderla ma un dolore acutissimo lo assale alla manina. Dopo l’evento questo bambino svilupperà (per associazione) un timore e un’accortezza verso qualunque fonte luminosa. Ecco, questo è un bias cognitivo appreso dall’esperienza. Da adulto invece, dopo aver imparato altri tipi di conoscenze riconoscerà quella fonte luminosa col nome di fuoco, e saprà distinguerla dalle altre. Possiamo definire il comportamento del bambino errato in sé? Certo che no, si tratta di un atteggiamento che lo mantiene al sicuro dalle scottature. Ciò che può essere definito errato lo può essere soltanto in base al contesto. Nella società moderna esistono luci che possono sembrare fonti di fuoco, ed è un errore stare lontano da una lampadina credendola fuoco. Ma se fossimo vissuti nel XIIV secolo questo bias non avrebbe avuto modo di compiere associazioni errate, poiché in quel periodo esistevano pochissime fonti luminose simili al fuoco.

Stessa cosa quando parliamo del bias che ci fa scegliere una gratificazione immediata rispetto a una maggiore ma futura. In un contesto di scarsità non può essere definito un’errore mentale. al contrario in un contesto di abbondanza come quello moderno allora sì che può essere definito un comportamento deleterio, ma non in ogni caso. Coi prossimi esempi si comprenderà meglio il discorso, specialmente nello spazio dedicato all’euristica della disponibilità.

I vari tipi di bias cognitivi

Prima di procedere è utile una spiegazione. Per dare un po’ di ordine a questo numeroso elenco, ho raggruppato nella prima parte tutti quei bias che hanno a che fare maggiormente con l’esperienza soggettiva dell’individuo. Nel secondo gruppo troviamo i bias che possono definirsi non negativi, nel senso che non sono direttamente in relazione con errori logici-mentali. Il terzo è costituito dai bias che sono maggiormente in relazione coi comportamenti sociali. Nel quarto i bias che vengono maggiormente utilizzati nel campo del marketing e della vendita. Inoltre, per ogni bias cercherò di capire se fa parte di un bias innato o di un bias appreso dall’esperienza empirica.

1° Gruppo

Pattern mentali connessi al singolo, ai pensieri personali. Sia chiaro che alcuni bias possono non rientrare in questa definizione. Per la difficoltà di mettere dei confini alla mente, e in questo casi ai processi mentali, abbiamo dei bias che potrebbero essere inseriti in più di un gruppo. Questa divisione serve in gran parte da comodità organizzativa.

Bias attentivo, o bias dell’attenzione

Questa è una delle caratteristiche fondamentali della mente umana. In poche parole, si tratta del fatto che la realtà che sperimentiamo muta in base a ciò che pensiamo. Non c’è nulla di magico, succede a tutti. Più la nostra attenzione è attratta da qualcosa, più quel qualcosa cambia il nostro modo di percepire la realtà. Se ad esempio pensiamo spesso al sesso, l’esperienza del camminare in una via affollata sarà totalmente diversa da una persona che ragiona maggiormente sugli algoritmi matematici. Gli stimoli che il cervello recepisce saranno totalmente diversi. Senza dubbio si tratta di un’euristica innata e non appresa dal contesto.

Bias di conferma

Tra tutti i tipi di bias cognitivi, lo si potrebbe definire il capostipite. Molti potrebbero definirsi delle sottocategorie di questo bias. In questo caso parliamo di quel comportamento inconsapevole che tende a ricercare elementi, fatti, opinioni, informazioni che confermano le proprie credenze. Se crediamo nella superstizione vedremo gatti neri e specchi rotti ovunque. Se siamo religiosi vedremo Dio in ogni cosa. Al contrario, se siamo convinti della superiorità della scienza noteremo soltanto studi scientifici che non tengono conto di altre ipotesi. Questo è il capostipite dei bias, e nessuno ne è immune. Non posside una radice precisa, secondo me fa parte di un funzionamento istintivo ma viene ingigantito da ciò che impariamo. Se ad esempio concentriamo le nostre esperienze soltanto sul nostro caso, sugli eventi circoscritti e non teniamo conto della vastità e della complessità della realtà, allora questo bias sarà più invasivo e più difficile da auto-riconoscere.

Egocentrismo emotivo o Bias delle convinzioni

L’egocentrismo emotivo è molto simile al precedente, si potrebbe dire essere una sua ramificazione. La maggior parte di noi dunque fa delle scelte basandosi soltanto sulle convinzioni personali. Si escludono informazioni che potrebbero contrastare quelle scelte, non tenendo conto di ragionamenti logici che le sfatano. Uniamo il bias di conferma a questo e avremo un individuo imprigionato nella sua soggettività. Una persona che non ha idea di quanto la realtà sia vasta, complessa e diversa. Penserà così che la sua realtà è la realtà totale, e che anche gli altri vivano la sua stessa condizione.

Bias della percezione selettiva

Sempre collegandoci ai precedenti, la percezione selettiva è quel pattern inconsapevole che ci fa dimenticare velocemente le informazioni che contrastano le nostre credenze. Se l’attenzione è direzionata maggiormente sulla bontà dei formaggi, perché magari ne siamo venditori, uno studio che elenca i fattori di rischio salutari del latte sarà dimenticato in fretta. Quando questo comportamento infetta l’ambiente scientifico, allora nasce ciò che viene chiamato bias o pregiudizio dello status quo letterario. In questo caso vengono tralasciate (spesso consapevolmente) pubblicazioni e teorie che enunciano il contrario dell’analisi che si intende dimostrare o divulgare. Quest’ultimo è molto simile anche al Riflesso di Semmelweis. Come abbiamo visto per i precedenti anche in questo caso si può trattare di un funzionamento innato che viene potenziato o meno dall’esperienza.

Effetto attore – osservatore

Questo pattern neurale domina quando la bontà delle informazioni cambia in base a chi le divulga. Non vengono analizzate le informazioni in sé, ma la bocca da cui escono, il giornale su cui sono scritte, l’autorità che le pronuncia. Se il nostro professore, a cui siamo affezionati, dice che la teoria delle stringhe è plausibile, allora saremo più disposti a credere. Ma, se è uno sconosciuto a dire che questa teoria è poco veritiera e indimostrabile, allora saremo più propensi a non credere. Se magari ci sta pure antipatico, o fa parte della fazione politica avversa alla nostra, saremo ancora più propensi a non mettere attenzione su ciò che conta, l’informazione in sé, ma su chi la dice. Senza dubbio è una caratteristica che ha che fare coi contesti sociali appresi.

Bias di omissione o bias default

È ciò che chiamerei paura esagerata del cambiamento. Questo istinto di conservazione della situazione attuale spesso fa rimanere inermi. Tra una o più scelte la preferenza è non scegliere nulla. Niente scelta niente varco della zona confort. Sicuramente un bias appreso nel mondo sociale.

Bias di moderazione

Quante volte ci è successo di pensare a un obiettivo da raggiungere, a un percorso da cominciare, a un vizio da eliminare… Ecco, e quante volte abbiamo urlato: questa volta ce la farò! Questa volta non andrà come in passato! E invece, come le altre volte, anche questa volta la storia non è cambiata. Stiamo parlando del bias di moderazione, quell’illusione ripetitiva che ci fa credere di possedere capacità che ora non abbiamo. Non ci si libera dagli istinti deviati e dalle abitudini malsane dall’oggi al domani, eppure ogni volta sembra dimenticarsi del passato. Quest’illusione ci illude di essere più forti o determinati di ciò che si è al momento. Credo nasca sempre dall’esperienza nel mondo.

Bias di suggestione

È quel comportamento della mente che si attiva nelle rimpatriate coi vecchi amici. Quando si parla dei bei vecchi tempi, dei tempi andati che furono, delle scorribande coi motorini, delle bravate notturne, dei primi baci… È ciò che succede quando ricordiamo eventi in modo distorto. Le informazioni appena apprese vanno a modificare e talvolta a costruire di sana pianta dei ricordi. Dopo gli anni settanta circa questa consapevolezza è divenuta molto importante nel campo giudiziario. Quanto può essere attendibile la dichiarazione di un testimone quando può essere affetto da questo bias? Questo è uno dei pochi bias che potrei definire un errore mentale, tanto più perché credo sia anche intrinseco della mente umana. Nel senso che non si tratta di un atteggiamento appreso.

Ottimismo retrospettivo

Sempre connesso ai ricordi, questo comportamento mentale ci fa credere che il passato è stato in ogni caso meglio del presente. E che sarà di certo migliore del futuro. Il classico bias del boomer incallito o dello scrutatore seriale di cantieri 😉 Non credo si tratti di un bias congenito anche se potrebbe sembrarlo. Potrebbe sembrare un male fisiologico, dove più si invecchia è più acquista potere. Credo invece che sia una questione di energia vitale posseduta, che sì, viene influenzata dall’età, ma anche e in maggior misura da molti altri fattori. Quando l’energia è scarsa il presente è grigio, così come il futuro.

Apofenia

In questo caso la mente cerca in modo continuo e crede di scoprire legami dove invece non ce ne sono. In stretta collaborazione col bias di conferma, questo comportamento pone l’attenzione, ad esempio, a quella mattina che l’orologio segnava le 5:55, e a quella targa 555. E al pomeriggio dove l’orologio segnava casualmente le 5:55 pomeridiane. Ma, il soggetto, non ripenserà a tutte le volte che in vita sua ha guardato l’ora senza che i numeri combaciassero. C’è da sapere che l’orario 5:55 ha la stessa rilevanza di significato delle 4:39. Non c’è nulla di esoterico o di divinatorio in questo. Un’euristica cognitiva sempre connessa al bias di conferma, è perciò derivante dall’esperienza empirica.

Bias di preferenza

Quando pensiamo a noi stessi ci vediamo più o meno sempre uguali. Quando ci vediamo nel futuro non facciamo altro che proiettare il presente nel futuro, illudendoci che non cambi. Lo abbiamo fatto anche in passato. Una valutazione obiettiva confuta questo modo di pensare. Le passioni, le attività e i gusti sono cambiati, così come cambieranno in futuro. E questo dipenderà quasi totalmente dalla vita quotidiana, che dipende dal luogo in cui viviamo. Questo bias, quindi, ci fa credere che le proprie inclinazioni restino invariate nel tempo, e fa parte della categoria dei pattern appresi.

Illusione della frequenza o fenomeno di Baader Meinhof

Sempre in collaborazione con alcuni altri bias precedenti (la mente non è divisa a compartimenti stagni), questo pattern si innesca quando qualcosa colpisce il nostro intelletto, oppure quando siamo concentrati su qualcosa. In seguito noteremo quella cosa ovunque. Avevo già relazionato questo schema mentale con ciò che chiamano erroneamente Legge di attrazione. Penso sia una caratteristica innata che può venire repressa o potenziata in base alle nostre conoscenze (specialmente riguardo gli stessi bias).

Effetto recenza o illusione di attualità

Sempre a che vedere con una situazione egocentrica. Quando veniamo a conoscenza di un’informazione, allora pensiamo erroneamente che sia stata scoperta o divulgata in fresca data. Questo comportamento cerca di spiegare la realtà tenendo conto soltanto della propria esperienza. Uno di quei tipi di bias cognitivi già visti in precedenza.

Svalutazione reattiva

Modello di pensiero che ci fa giudicare in modo distorto le opinioni di chi ci sta antipatico, o della fazione avversaria. Se siamo antivax, giudicheremo falsa l’argomentazione dello scienziato moderato, non tenendo conto delle informazioni più utili e veritiere. Stessa cosa vale al contrario. (Simile all’effetto attore-osservatore).

Effetto del ritorno di fiamma

Il bias del complottista compulsivo. In questo caso si innesca una sorta di processo mentale di autodifesa. Si avvia al presentarsi di prove che smontano la nostra credenza. Al posto di valutare come logiche e fondate alcune di queste prove, le si usano a proprio vantaggio per avvalorare ancora di più le proprie convinzioni. Oppure ci si chiude a riccio. La cosa strana è che in questo caso, succede il contrario della norma, ossia la credenza viene rinforzata ancor più di prima. Ci si ritiene detentori della verità, e si vedono le altre argomentazioni come attacchi manipolatori per farci desistere. Secondo questa mentalità, le numerose critiche alla convinzione dimostrano soltanto che è vera, che è una verità nascosta che qualcuno vuole affossare. Atteggiamento psicologico appreso.

Effetto Dunning Kruger, il paradosso dell’ignoranza

Illusione conosciuta anche dai non addetti ai lavori. Si manifesta specialmente in persone poco istruite, le quali, in un certo argomento, credono di saperne più dell’esperto. Il paradosso ha dimostrato come, in media, più si è ignoranti in un settore e più ci si illude di sapere. Mentre più si conosce un argomento più ci si accorge di quante poco si sa e di quanto c’è bisogno di studio. In certi casi, è un bias che lavora in combutta col precedente. Anche in questo caso si parla di un comportamento derivante dall’esperienza.

Rafforzo della scelta a posteriori

All’avvio di questo schema mentale ci si convince che ciò che abbiamo fatto sia stata una buona scelta. Un meccanismo di convincimento a posteriori. Per spiegarlo con un esempio: abbiamo fatto un viaggio, investito molte risorse, tempo, denaro… nel profondo sappiamo che alla fin fine, l’esperienza non si è rivelata un granché. Ma abbiamo investito troppo, così cercheremo di convincerci che si è trattata di una grande avventura. Posteremo sui social le foto più divertenti, parleremo con gli altri di quanto è stato fantastico e surreale. Di quella volta che, di quando abbiamo visto quello e questo, cercando di dimenticare gli stress, le attese, le noie, i fastidi che invece hanno accompagnato la maggior parte del nostro viaggio. Euristica appresa.

Bias di durata emotiva

Le emozioni sono i cavalli che trainano la nostra vita, tuttavia sono cavalli con una scarsissima resistenza. In genere le emozioni durano poco, hanno una scarsa presa sulla vita dal punto di vita del lungo periodo. Questo bias però ci fa credere, specialmente quando riguarda i ricordi, che le emozioni hanno avuto una rilevanza maggiore e una durata maggiore. Crediamo dunque che in quella data occasione, la contentezza sia durata per molti giorni, quando in realtà e scemata dopo alcune ore o qualche giorno. Un’illusione insita nell’uomo che può essere affievolita e cancellata dal ragionamento. Dato che anche il raziocinio è una caratteristica umana innata, si può dire allora che il bias della durata sia innato? Non credo, poiché la sua comparsa dipende sempre da quanto siamo stati abituati a usare il raziocinio.

Fallacia della mano calda

Quando veniamo da una serie positiva di successi, tendiamo a credere che lo stesso avverrà in futuro. Ci abituiamo a questa situazione e ci illudiamo che continui senza sosta. Questa è un’illusione molto comune che ho riconosciuto in me alcuni anni fa. Di certo un pattern psicologico appreso.

Pareidolia

È un comportamento della mente umana che cerca e trova ciò che le è più comune e noto. In questo caso parliamo dei volti. Quante volte vi è sembrato di vedere un volto nelle nuvole, nel fumo, o in altre zone insospettabili? Di questo avevo già parlato in Percezione della realtà: il pensiero crea e l’illusione acceca. Credo si tratti di un modello mentale congenito, e cioè a priori dell’esperienza. Anche se un dubbio mi fa pensare a spiegazioni contrarie.

Nei primi due anni di vita circa, il neonato fa esperienza della in primis dei suoni e delle sensazioni tattili. ma subito dopo comincia a prendere il sopravvento la vista, senso umano per antonomasia. se ci pensiamo, la maggior parte delle immagini che vediamo in quei primi anni sono i volti. Della mamma, del papà, dei nonni, della sorellina ecc. Con ciò potrebbe essere un abitudine mentale appresa, o una maggiorazione di un pattern congenito, tuttavia rimango ancora più fedele alla prima spiegazione. Una ricerca più specifica potrebbe chiarire questo dubbio.

Effetto della falsa unicità o superiorità illusoria

L’euristica cognitiva che ci fa credere che le nostre qualità individuali siano migliori di quelle degli altri, anche in assenza di prove empiriche. Tutti siano stati succubi di questo tipo bias cognitivo, il quale rientra nel gruppo delle qualità che si formano durante la vita.

Bias del senno di poi

A chi non è capitato di pensare al passato per farsi avvizzire dai rimpianti. Potevo fare così, non lo doveva fare, avrei dovuto saperlo ecc. Col senno di poi tutto sembra semplice e prevedibile, questo perché sappiamo come è andata, e perché ora disponiamo di informazioni che in passato non avevamo. Comportamento mentale appreso.

Bias d’intuizione asimmetrica

Simile al Bias della falsa unicità, pensiamo di conoscere l’intimo e la personalità delle altre persone, ma crediamo che gli altri non siano capaci di fare lo stesso con noi. Siamo quasi otto miliardi, non siamo gli unici buoni osservatori del pianeta. Sempre un’illusione derivante dalla cultura in cui si è cresciuti.

Escalation irrazionale, escalation dell’impegno

Il bias cognitivo che fossilizza l’individuo nello stesso comportamento anche se la situazione generale peggiora continuamente. Ossessività e cocciutaggine ne sono il contorno. Uno schema mentale che si forma da episodi di vita deleteri.

Illusione del controllo

Pattern mentale che illude l’individuo di poter controllare realtà che però sono fuori il suo controllo. Sarà molto interessante scrivere un approfondimento su questo bias dato che in passato ho scritto molto della relazione uomo realtà. Trattasi di un bias appreso.

Effetto pigmalione

Chiamata anche profezia che si autoavvera o che si auto adempie. Questo è uno dei bias più conosciuti. Viene portato alla luce dagli studi di Rosenthal Pigmalione, specialmente in quello che riguarda il diverso modo di interazione tra insegnanti e bambini in base al grado di intelligenza di quest’ultimi. Non l’intelligenza in sé, ma ciò che l’insegnante pensa dell’intelligenza del bambino. In soldoni, in base a ciò che l’insegnante pensa dell’alunno, il suo modo di approccio cambia, e questo produce risultati diversi.

Se un bambino non eccelle nello studio, ma all’insegnate viene detto che è molto intelligente, allora il comportamento dell’insegnante produrrà effetti positivi e straordinari sul rendimento finale dell’alunno. Non si parla di qualità congenita ma di un atteggiamento che ha molto a che fare coi contesti sociali. In base alle esperienze di crescita, della correlazione con altri bias più o meno sviluppato. Non facciamo l’errore di credere che i modelli mentali siano divisi e non comunicanti tra loro. Questa divisione e categorizzazione serve solo a una miglior comprensione.

Impotenza appresa

Anche questo pattern mentale è abbastanza conosciuto. Così a memoria mi sembra sia il risultato degli studi sui cani di Pavlov. Abbiamo dunque uno stato passivo e inattivo del soggetto che si presenta dopo aver accolto una serie di fallimenti. Questo avviene per evitare altri fallimenti in futuro. Ma si capisce anche che la passività non è certo la soluzione. Sarà interessante anche in questo caso un ulteriore approfondimento, riguardo alla situazione generale della società d’oggi. Dato che a dire di molti, sembra essere diventata un’enorme esperimento pavloviano. Forse uno dei pochi casi in cui si può parlare di euristica innata.

Illusione di responsabilità esterna

Al contrario dell’illusione di controllo, il soggetto ripone la totale fiducia e responsabilità agli eventi esterni. Le sue azioni contano poco o nulla, tutto dipende dalla realtà esterna e non si può fare nulla. Converrete con me che questo bias può essere pericoloso e avvicinare verso stati depressivi. Senza dubbio un comportamento psicologico che proviene dall’esperienza.

Bias dell’impatto emotivo

La chiamerei anche l’illusione del sogno che si realizza. Accade quando sovrastimiamo l’intensità e la durata di un’emozione futura. Molto simile e in stretta connessione col bias della durata. Ho parlato di questo quando applichiamo questo comportamento ai nostri desideri, e ci illudiamo che, una volta realizzati, diverremmo i più felici del mondo. Un effetto illusorio che deriva dall’esperienza, e forse da un tipo di vita che ha un continuo bisogno di stati euforici per contrastare dolori reconditi e stress ripetuti.

Regola di fine picco

Quando pensiamo al passato la mente ricorda principalmente i picchi emotivi delle esperienze, sia positive che negative. Questo può fallare i ricordi, il passato viene rielaborato non sulla media delle esperienze, non viene tenuto conto dei momenti di noia, delle ore prive di esperienze eclatanti, che sono le maggiori componenti delle giornate. Le situazioni allora vengono giudicate in modo distorto e poco veritiero. Questo porta a ricadere in errori già commessi in passato.

Reattanza

Il bias dei bambini che testano la propria indipendenza dai genitori, ossia quando l’individuo si comporta diversamente da ciò che gli viene ordinato o consigliato. Atteggiamento non innato.

Pensiero antropocentrico

una delle euristiche psicologiche più diffuse, forse la più “naturale”, nel senso che ci sembra normale sia a noi che alle altre creature agire in questo modo. Si tratta di proiettare nelle altre creature le nostre caratteristiche. Così come un cane ci annusa e si aspetta di essere annusato, noi gli parliamo e crediamo che in qualche modo capisca il nostro linguaggio. Questo si può definire un bias cognitivo innato. Per approfondire ecco l’articolo adatto: Antropocentrismo, perché gli animali non soffrono come noi.

Effetto di fissità funzionale

Questo è l’ennesimo bias cognitivo molto diffuso e molto difficile da scardinare. Ne siamo tutti affetti poiché è essenziale per il risparmio di tempo e di energia. Si rivela però essere una qualità sabotante. Se si fa troppo affidamento a essa e la si calcifica in abitudine, allora diventa un’enorme limitazione. Questo pattern, in un certo senso ci oscura e ci limita la percezione della realtà. Così non vediamo gli oggetti per ciò che sono, ma pensiamo alla sedia come a un oggetto per sedersi. Un bastone, come a un oggetto per sostenere la camminata. Un giornale come a un oggetto da leggere, o al massimo per alimentare il fuoco. In sostanza, limitiamo l’uso e la manipolazione della realtà. Prediligiamo l’affidamento ai nostri schemi mentali precedenti, a ciò che abbiamo già imparato di un determinato oggetto. Se veniamo aggrediti e non è disponibile nessun coltello, bastone ecc. sarà difficile accorgersi che quel giornale sul tavolo non è solo uno strumento di lettura. Se arrotolato può trasformarsi in arma di difesa.

Un altro caso un po’ improbabile, ma purtroppo ora mi viene in mente solo questo: cosa facciamo se un orso ci aggredisce e possediamo un misero bastone per difenderci? Be’, è chiaro, uso il bastone per perquoterlo. In quell’ipotetico caso non vediamo lo strumento per ciò che è, ci fissiamo soltanto nell’utilizzo più comune. Ma potrebbe essere usato come barra da appoggiare su i due rami di quell’albero subito dietro di noi. In modo da aiutarci a salire in pochi secondi senza molta fatica e salvarci la vita. Il confine tra bias “imparato” o congenito è labile. È univoco che il risparmio energetico è un modello intrinseco del cervello. Quello descritto infatti ne è un effetto, non siamo in grado di pensare a tutte le migliaia di soluzioni disponibili in pochi secondi. Ma bisogna fare attenzione a non confondere il risparmio energetico con gli effetti di un calo energetico. In sostanza diveniamo più limitati quando viviamo in perenne scarsità energetica, dove possiamo affidarci soltanto all’abitudine e non possediamo quei guizzi intuitivi / mentali che aumentano la qualità di vita. Non lo definirei allora un bias congenito anche se la radice da cui affiora lo è.

Vai all’approfondimento (fissità funzionale, il problema della candela).

La legge del martello o legge dello strumento

Nome derivato dalla famosa frase di Maslow: se tutto ciò che hai è un martello allora tratterai tutto come se fosse un chiodo. Simile al bias precedente ma non identico. Se prima erravamo nel pensare a un oggetto in modo limitato e automatico, ora facciamo affidamento soltanto a un unico oggetto. Nella realtà allora, per ogni problema che si presenterà, cercheremo di risolverli con gli strumenti e le soluzioni più familiari, più a portata di mano e sempre nel medesimo modo. Per problemi di diversa natura tenderemo sempre a risolverli nel medesimo modo.

Effetto alone

La percezione di un fattore, di un soggetto, viene influenzata dagli altri suoi fattori. Ad esempio, se giudichiamo un’auto esteticamente bella, ci viene da pensare che sia anche costosa, quando può non essere così. Oppure, quando vediamo una persona ben vestita, giacca e cravatta, tendiamo a credere che sia anche acculturata, ma in molti casi può non esserlo. Senza dubbio trattasi di un’illusione appresa.

Pregiudizio di sopravvivenza

Se nei nostri ragionamenti tendiamo a vedere soltanto i casi di successo a discapito di quelli negativi, allora è probabile che siamo succubi di questo modello psicologico. È una fallacia statistica. Per esempio quando ci facciamo intortare dai numerosi documentari o storie che raccontano dei vari geni: Einstein, Steve Jobs, Bill Gates ecc. Il messaggio nascosto del “puoi farlo anche tu se ti impegni” viene esaltato da questi singoli esempi, tuttavia l’informazione più realistica viene tenuta in ombra. Di tutte le altre persone che si sono impegnate per anni, dotate e volenterose che non hanno raggiunto nulla non se ne parla. Del 99% dei casi non si dice nulla. Anche in questo caso come per la maggior parte si tratta di bias derivante dall’esperienza sociale.

Effetto terza persona (davidson)

Euristica psicologica che ci fa credere di essere meno influenzabili degli altri. Ad esempio riguardo messaggi pubblicitari, spot televisivi, e linguaggi persuasivi o subliminali. Connesso con una naturale situazione egocentrica, questo pensiero viene creato nel corso degli anni.

Fallacia dello scommettitore

Si tratta dell’illudersi che gli eventi del passato sia direttamente collegati e per questo modifichino gli eventi presenti o che accadranno a breve. Lo scommettitore, preso dal gioco della roulette, pensa che fino a quel momento è uscita una lunga serie di numeri neri, a questo punto è il momento di puntare sul rosso. Tuttavia la statistica matematica dice che in ogni giocata ogni numero ha la stessa probabilità di uscire di qualsiasi altro, indipendentemente dai numeri usciti prima. Parliamo di un pattern che prende vita dall’esperienza.

BREVE SPAZIO PROMOZIONALE: Capisco che leggere contenuti così corpulenti può essere faticoso, per questo motivo ho creato l’ebook del Project Excape. Una lettura ordinata per apprendere e sperimentare tutte le conoscenze di questo progetto. Adatto a tutti i dispositivi elettronici di lettura Come Kindle, Tolino o tablet, che sono molto più comodi di Smartphone o Pc.

2° Gruppo

In questo gruppo ho inserito i bias che possono essere considerati dai risvolti meno deleteri o comunque più affini a pattern mentali innati piuttosto che quelli creati nel tempo.

Legge di Weber-Fechner

Il tutto ha origine con gli esperimenti sulla percezione umana dell’intensità degli stimoli del dottor Fechner. Il discorso si dirama in molte riflessioni, tra cui: uno stimolo sensoriale di qualsiasi tipo influenza il nostro modo di stare al mondo di vivere. Uno stimolo di qualsiasi natura ne influenza uno seguente e via dicendo (l’effetto priming che vedremo subito dopo). Bisogna specificare che esistono delle soglie sotto cui lo stimolo non viene percepito dai sensi umani. In questi casi non apportano influenze.

Effetto priming

L’esposizione a uno stimolo modifica la percezione e le risposte a stimoli successivi, a riflessioni successive, a decisioni successive… in sostanza, come ho detto in precedenza, la maniera in cui stiamo al mondo viene modificata dagli stimoli ricevuti prima del momento presente.

Euristica della disponibilità

La mente si concentra sui casi specifici piuttosto che sulla statistica dei grandi numeri, che sono più vicine a una verità oggettiva. In un processo decisionale ogni persona sfrutta prima ciò che gli viene subito in mente, magari anche informazioni di cui ha soltanto sentito parlare, ed eventualmente in seconda istanza anche le altre informazioni. Nel libro di Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci si trovano numerose riflessioni a riguardi. E non è un caso dato che, proprio il Kahneman sia lo “scopritore” di questa euristica. La gente tende a valutare l’importanza relativa dei problemi in base alla facilità con cui li recupera dalla memoria. E questa è in gran parte determinata da quanto i media si occupano di quei temi. Gli argomenti spesso menzionati dai media popolano la mente conscia, mentre gli altri ne scivolano via. (Alcune righe tratte dal libro).

Potrebbe per l’appunto sembrare un comportamento limitante e negativo, e dal punto di vista di una verità oggettiva e realtà vasta è così. Prendere le decisioni essendo succubi da questo bias può farci errare la maggior parte delle volte. Direi che si tratta di un evento negativo in questo tipo di società attuale, che è molto complessa, pregna di variabili numerose, astrazioni ecc. Se paragoniamo questo modo naturale di pensare a un tipo di società più primitiva però, non lo definirei un modello così deleterio. in una società più semplice è istintivo e anche abbastanza logico ricorrere a esempi che abbiamo incontrato nella nostra esperienza personale. Contando che le informazioni di tipo statistico non erano nemmeno presenti.

Quello che intendo dire è che non è sbagliato ricorrere a informazioni personali. La propria esperienza e memoria ci è utile per evitare errori, magari già commessi. Ma nella società odierna è indispensabile potenziare la propria soggettività con nozioni oggettive, informandoci anche di ciò che va oltre noi, ed oggi lo possiamo fare comodamente.

Pensiero di gruppo

Riguarda quell’atteggiamento che ci fa reprimere le nostre azioni e opinioni sincere per favorire comportamenti che si adattano a uno specifico gruppo o fazione. La personalità viene adattata sempre più al pensiero del gruppo. Si smette gradualmente di essere un individuo per divenire un tentacolo del gruppo. Ci si preoccupa più di ciò che il gruppo pensa di noi piuttosto che della propria libertà, in ogni sua forma. Come in precedenza, può sembrare un’azione negativa; lo è, ma non sempre. Nel mondo moderno è indispensabile adottare delle skils sociali per sopravvivere al meglio, e se la guardiamo da questo punto di vista, un adattamento al gruppo può apportare dei vantaggi. Essere camaleontici ripaga molte volte in questo tipo di società, ma che sia giusto o meno è una questione più etica che psicologica. Ogni persona farà le sue valutazioni individuali. In merito consiglio questa lettura: Perché perseguire la sincerità in una società falsa e ipocrita?

Bias del presente

Questo schema comportamentale è insito in noi fin nelle remote zone del cervello, un istinto radicato fin dalla nostra origine. Quindi, a istinto, optiamo per un piacere o una gratificazione ora piuttosto che una di maggior entità ma in un futuro imprecisato o specifico. Solo la nostra sviluppata razionalità da essere umano riesce a scavalcare questo istinto.

Effetto bizzarria

In psicologia dell’apprendimento ormai è assodato che le cose strampalate e bizzarre siano più facili da ricordare rispetto a quelle normali. Similarmente anche le immagini a sfondo sessuale riescono nell’obiettivo.

Fallacia della congiunzione

Se dobbiamo prendere una decisione o individuare quale, tra varie opzioni, sia quella più vera, allora l’opzione più densa di informazioni sarà quella vera. Anche se si tratta di un’euristica psicologica positiva, nel senso che è utile, delle volte può indurci in inganno. Una conoscenza del funzionamento di statistica e probabilità potrebbe ovviare a questo problema. A differenza degli altri del gruppo si tratta di un bias cognitivo appreso dall’esperienza.

Desiderabilità sociale

Molto simile al bias del pensiero di gruppo. Quest’atteggiamento mentale si riscontra nel campo dei questionari a scopo di ricerca, quando il partecipante tende a dare risposte che sono più socialmente accettabili. Come la fallacia della congiunzione la desiderabilità sociale è un modello di pensiero imparato nella vita sociale.

3° Gruppo

In questo gruppo troviamo i bias che dal campo soggettivo si spostano verso l’intersoggettivo. Comportamenti che hanno maggior presa nei contesti sociali. Ho voluto inserire anche alcuni bias che riguardano le ricerche scientifiche.

Bias del diradamento di compassione

Empatia e compassione fanno parte dell’essere umano. Se una persona soffre, la nostra capacità di immedesimazione riesce a riflettere su di noi quella sofferenza, e in qualche modo la facciamo nostra. Quando però non è una sola persona a soffrire ma sono molte di più, la questione cambia. La sofferenza diventa più accettabile, e quindi meno importante. All’aumentare delle persone che soffrono calano empatia e compassione. È semplice capire che parliamo di una qualità innata dell’essere umano.

Bias di pubblicazione

In questo caso, i risultati di qualche ricerca o studio a base scientifica vengono distorti inconsciamente. L’aspettativa dello scienziato va a modificare in svariati modi la procedura e le tesi finali, in modo da adattarsi al volere di questo. Trattasi di euristica appresa.

Effetto Barnum Forer

Deriva dal famoso “test” del profilo psicologico che sembra adattarsi a qualunque tipo di persona. In breve, ogni tipo di persona rispetta questa descrizione, e dunque tutti penseranno che sia vera, che sia su misura. Una persona più consapevole però, noterà che questo profilo è farcito di giudizi generali che sono caratteristica di qualsiasi individuo. Un’illusione diffusa nelle cartomanzie, tarocchi, test di personalità, oroscopi, letture a freddo, e di certo non innata.

Legge di Parkinson

Senza dilungarmi troppo, questo atteggiamento mentale si presenta quando dobbiamo portare a termine un qualche lavoro. Se abbiamo tempo a sufficienza tendiamo a sprecarne di più, se invece i tempi sono molto stretti, allora ci si applicherà maggiormente. Sembra banale ma a ragionamenti più approfonditi seguiti da riassetti del comportamento può essere molto utile. Non saprei ancora definire se fa parte dei modelli mentali innati o appresi, anche se propendo più per la seconda opzione.

4° Gruppo

Nell’ultimo insieme abbiamo i bias conosciuti e sfruttati da chi lavora in campo pubblicitario. È molto utile venirne a conoscenza e auto-osservarsi obiettivamente per non essere l’ennesima preda.

Euristica affettiva

In qualsiasi decisione ciò che fa spesso da padrone sono le emozioni. Questo viene enormemente sfruttato dal mondo del marketing. Più che un elenco delle caratteristiche di un prodotto, le pubblicità cercano di fa sorgere un’emozione e si impegnano a chiudere l’acquisto nel momento in cui l’emozione è al suo apice. Ancora una volta, la preponderanza del seguire le emozioni è una qualità innata, ma così come la ragione che può decidere di dare meno o più ascolto ad esse.

Effetto ancoraggio

il bias dell’ancoraggio viene molto sfruttato in campo marketing, specialmente quando si parla di prezzi dei beni. Si tratta di quell’euristica che influenza le nostre decisioni e risposte in base a un fattore di paragone. Per dirla più semplicemente usiamo degli esempi noti.

Se chiedo a un gruppo di persone quanto è alto il palazzo più alto del mondo avrò una serie di risposte. Se invece pongo la domanda diversamente: il palazzo più alto del mondo è più o meno alto di 330 metri, e quanto e alto? In questo caso le risposte saranno molto diverse dal primo caso, ora abbiamo un’informazione a cui paragonare la nostra risposta. Questo, probabilmente ci porterà a dare dei numeri che si aggirano sui 260 metri, sui 300, sui 500 al massimo. A nessuno o quasi verrà in mente di dire che il palazzo più alto raggiunge gli 829 metri.

Anche se alcuni valori possono trarre in inganno e portare a conclusioni errate, non considero questa euristica come un errore del cervello poiché, in qualsiasi decisione dobbiamo sempre partire da associazioni e paragoni con le altre cose che compongono la realtà. I nostri errori dipendono allora dal nostro livello di conoscenza della realtà in cui viviamo. L’errore non è nel sistema cerebrale ma in quanto lo abbiamo utilizzato e come. Dopo questo discorso non posso fare altro che confermare la presenza congenita di questo modello cognitivo nell’essere umano.

Pregiudizio dell’innovazione

Altro bias conosciuto nel marketing. A chi non è mai capitato di pensare in modo automatico e privi di dati empirici, che un oggetto appena uscito sul mercato sia meglio di uno vecchio? Quest’illusione ci fa credere che ogni innovazione sia completamente vantaggiosa ma nasconde rischi e parti che magari sono peggio del passato. Un pattern cognitivo creato specialmente dalla vita degli ultimi due secoli, dato l’esponenziale sviluppo tecnologico.

Bias del sovraccarico di scelte

Se dobbiamo prendere una decisione, più opzioni abbiamo a disposizione e più complicato sarà farlo. Ci metteremo più tempo e avremo più difficoltà. Anche in questo caso è interessante pensare a un classico negozio o store digitale. Nessuno ormai vende vende uno, due o tre prodotti. Si tende sempre ad accrescere la vastità del catalogo. Quando entriamo in un negozio è vero che, in presenza di molti articoli scegliere quale acquistare è più difficile. Tuttavia, più cose vengono esposte più meditiamo. Investiamo del tempo, facciamo dei paragoni, e inconsapevolmente non vogliamo che tutto questo “lavoro” mentale vada sprecato. È vero, la scelta è più complessa, ma ci sarà una scelta. Più articoli ci sono, quindi, e più probabilmente avverrà l’acquisto.

Effetto scarsità

La conosciamo tutti eppure quanti ancora ci cascano. Telefonate subito perché sono disponibili ancora 100 pezzi! Più un oggetto è difficile da reperire, sia per quantità che per tempistiche, più tenderemo a desiderarlo. E su questo le promozioni pubblicitarie ci sguazzano alla grande. Tutti ne siamo stati fregati. DI certo un bias che deriva dall’esperienza dell’ultimo secolo.

Bias del punto cieco

Per finire, non è caso che lo abbia lasciato per ultimo, abbiamo il bias del punto cieco. In questo caso viene spiegata l’inconsapevolezza dei nostri stessi bias. Non ci rendiamo conto di essere manovrati dalla maggior parte di questi automatismi mentali. Potremo allora definirlo il meta-bias, colui che ci nasconde gli altri bias.

Conclusione

Se le spiegazioni di alcuni bias ti sono sembrate troppo brevi e semplicistiche posso capire. Non era mia intenzione approfondire, lo farò in seguito dedicando lo spazio necessario a ogni argomento. Ciò che veramente mi sta a cuore è aver fatto capire a chi mastica già l’argomento che il bias non è tanto un errore quanto un modello impermeabile allo spreco di energie. E di aver fornito un vasto elenco per facilitare i primi spunti / riflessioni a chi era a digiuno di tali conoscenze. Anche per quei tipi di bias cognitivi che sono meno conosciuti. Ripeto, perché è importante: L’errore non è nel sistema cerebrale ma in quanto lo abbiamo utilizzato e soprattutto come. I nostri errori logici dipendono dal livello di conoscenza personale della realtà e di noi stessi, poiché ne facciamo parte.

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