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Stare bene con se stessi, il caposaldo della gioia

Immagine Stare bene con se stessi, il caposaldo della gioia

Schopenhauer nella sua raccolta di massime, poi denominata L’arte di essere felici, scrisse che il saggio sa che la felicità di un individuo dipende interamente da ciò che lui stesso è per se stesso, mentre non dipende per nulla da ciò che egli è nell’opinione altrui. In sostanza, e detto in modo comune e semplice: stare bene con se stessi.

In relazione a questo, trascrisse anche un aforisma sintetizzante di Goethe, ma non per questo riduttivo: La personalità è la felicità più alta. Non dimenticare di recuperare l’articolo in cui ho discusso L’arte di essere felicità di Schopenhauer.

Domande essenziali

Chi e cosa siamo, allora, per noi stessi? Sappiamo chi e cosa siamo ora, o possediamo un’immagine di noi che è quella del passato? E, non meno importante, che divergenza di verità c’è tra l’immagine che abbiamo di noi e il reale individuo che siamo? L’immagine coincide con la nostra personalità reale?

Sono tutte domande che meritano tempo da cui maturare le risposte. Serve un’indagine introspettiva, che non deve però essere fraintesa con mero pensiero, con lo stazionare sulle nuvole. L’indagine interiore la si fa sempre nel mondo esteriore, così come i cambiamenti interiori modificano il modo in cui ci approcciamo all’esteriore.

Per stare bene con se stessi e avvicinarsi così alla gioia dobbiamo prima sapere chi siamo, e per sapere chi siamo non basta sapere chi siamo per noi, dobbiamo anche servirci del rapporto con gli altri. Devo imparare a conoscere ciò che so di me, ciò che gli altri sanno di me, e ciò che io e gli altri ancora non sappiamo di me. Un mezzo pratico e indiscutibilmente quello del viaggio. Viaggiare in solitudine ci rivela aspetti in ombra di noi stessi, così come il viaggiare in compagnia ne rivela di altri. Se volete una risposta veloce e senza tanti fronzoli, alla domanda chi sono? potete rispondere istantaneamente e in modo pratico. Basta che osserviate la vostra realtà, la vostra vita. Ciò che finora avete fatto, come vedete la realtà, quali sono i vostri contatti umani, i vostri passatempi, le convinzioni sul mondo. Ecco chi siete.

Dopo aver applicato questa attenzione, diventa vitale domandarsi, come in ogni affermazione comune che rischia di cadere nel luogo comune, cosa significa stare bene con se stessi? Vediamo alcuni punti indispensabili a una possibile risposta.

Capacità di stare da soli

Una delle prime rassicurazioni che ci dicono che siamo in grado di stare con noi è la capacità di stare soli. Non solo con indifferenza, si tratta proprio di un godere della propria compagnia, di non sentire il bisogno di altri quando siamo con noi stessi. La socialità deve quindi essere una scelta, un atto di volontà, un sano desiderio più che un bisogno.

Stare bene con se stessi - Io mi piaccio

Io mi piaccio

Per rispettare il primo punto vien da sé l’indispensabilità del piacersi come persona. Risulta infatti difficile stare in compagnia di persone che non ci piacciono, e la stessa cosa avviene quando siamo con noi stessi. Molte persone che non sono capaci di stare in solitudine sanno inconsciamente di essere dei buoni a nulla, insicuri, addirittura malefici.

Stare bene con se stessi allora prevede in primis il piacersi per ciò che siamo, che a sua volta prevede una certa dose di autostima. Se noi stessi non abbiamo nulla di interessante da raccontare o da far vedere a noi stessi allora saremo sempre morbosamente attratti dagli altri.

È l’uomo arcaico in noi, ripudiato dalla nostra coscienza orientata collettivamente, che ci appare così orribile e inaccettabile e che tuttavia è il portatore di quella bellezza che altrove cerchiamo invano (Jung).

Se stiamo bene con noi stiamo bene col mondo, l’inverso è impossibile

Stare bene con sé prevede anche lo stare bene col mondo. Non nel senso che vediamo tutto roseo, anche se oggettivamente esistono molte problematiche nel mondo degli uomini, tuttavia partire da una base solida cambia l’approccio con la realtà. Con base solida intendo la consapevolezza di essere persone degne di essere conosciute, che fondamentalmente non hanno troppi attriti interiori, verso sé, e che quindi non proiettano questi attriti all’esterno.

In soldoni, mi riferisco a persone che non lottano con la realtà e col mondo, perché in primis non sono in lotta con loro stessi. Questo facilita un approccio più rilassato con la realtà, col mondo in generale. Al contrario, se un individuo cerca di far quadrare le cose nella realtà quotidiana, nel lavoro, nelle relazioni, nella società in generale, ma vive varie forme di conflitto interiore, la cosa diventa impossibile.

Articolo consigliato: Come combattere la solitudine? Sposa il mondo.

Esprimere ciò che si è

Questo è uno degli aspetti più complicati da raggiungere, e non perché sia complicato in sé.  In fondo, essere ciò che si è dovrebbe essere la cosa più semplice al mondo. Come spesso ho ribadito, è il contesto sociale a rendere difficoltosi alcuni comportamenti. Ogni persona consapevole sa quanto sia necessaria la recita in questo tipo di società. Questa discrepanza tra ciò che siamo e ciò che sentiamo dover essere, rende arduo l’obiettivo dell’essere in pace con sé. La recita ci rende nevrotici, anche se in forma minore di quella patologica, ma è comunque fonte di stress e di conflitto con sé.

Per essere ciò che si è, non tutti lo sanno, in quest’epoca delle interminabili parole inconcludenti, dobbiamo esprimere ciò che siamo. Non solo raccontandolo su Facebook o Youtube, ma facendolo. Se una persona non esprime, non fa fiorire, non crea, non agisce in conformità ai suoi desideri e non può stare bene con se stessa.

Stare bene con se stessi - Giudizio

Giudizio

Ti racconto di un aneddoto che mi capitava spesso in passato, nella mia carriera giovanile di frequentatore di discoteche. 😉 Da giovincelli abbiamo tutti trascorso varie fasi di insicurezza, nel particolare, ricordo quel desiderio di esprimermi a ritmo di musica. Sono sempre stato consapevole di possedere un buon senso del ritmo e del movimento, ma per ragioni di vergogna non lasciavo le redini.

Anche tu potrai pensare a quante volte hai soffocato una tua voglia per paura di essere troppo scarso o addirittura per vergogna di essere superiore alla media e risaltare troppo alla vista altrui.

Questo era il mio caso, così avevo bisogno di stordirmi per poter permettermi di essere me stesso senza preoccuparmi del giudizio. Oggi come oggi invece, conoscendo questi attriti molto meglio, riesco a entrare in una pista da ballo (cosa che ormai non faccio più da anni per la ripetitività delle solite musiche) e esprimere ciò che sono senza bere nemmeno un cocktail o intrugli simili.

Più la distanza tra ciò che sentiamo di poter fare e ciò che realmente facciamo è vasta, più stare bene con noi stessi risulta lontano.

Stare bene con se stessi è anche avere un comportamento morale

Vado verso una conclusione prendendo in causa un messaggio di Kant, che più volte ho citato in questo spazio. Attenendomi all’argomentazione introduttiva: uno dei caposaldi della gioia è di certo la personalità, ciò che pensiamo di noi. Ho accennato anche a persone cattive che cercano gli altri proprio perché percepiscono inconsciamente questa loro caratteristica. Esistono molti comportamenti amorali a cui siamo, chi più chi meno, costretti nel mondo sociale. Dato che sopravvivere oggigiorno si traduce nel guadagnare denaro, sappiamo anche che molte volte si presentano delle scelte amorali che però prevedono un guadagno. Tutte queste dinamiche sono sempre dei veri e propri scontri interni, rispetto alla consapevolezza e al grado morale della persona. Per questo sono convinto che chi persegue uno stile di vita amorale non possa raggiungere quello stato di gioia a cui spesso mi riferisco. Se c’è uno scontro interno lo stare bene con sé, e dunque una possibile felicità, risulta improbabile. Ma anche nel personaggio senza scrupoli non può esserci felicità, dato che questa è caratteristica intrinseca dell’essere umano. Ma lo è anche la moralità, l’empatia, il preoccuparsi del benessere altrui. Quindi, se una persona ha perso queste capacità innate dell’uomo, a mio avviso, avrà perso anche la possibilità di essere realmente felice.

La moralità non è propriamente la dottrina del come renderci felici, ma di come dovremmo diventare degni di possedere la felicità (Kant).

Essere diversi

Non è allora che dobbiamo cercare la moralità, di essere buoni con gli altri, col mondo per essere felici, ma semplicemente ritrovare e rispettare la nostra natura (che è morale) di esseri umani, e la felicità sarà solo la normale conseguenza. Bisogna essere persone degne di essere felici, non cercarla. Questo si ricollega al discorso iniziale: se non stai bene con te, se non rispetti te rispettare il mondo sarà utopia… stessa cosa per la felicità.

E allora, come si fa a stare bene con se stessi se ancora non si è raggiunta questa fase? Una delle molteplici risposte è: se non sei in pace con te, allora diventa una persona diversa. E come si diventa una persona diversa? Se vuoi essere una persona diversa devi semplicemente fare cose diverse.

Banale? Certo, ma in quanti lo applicano piuttosto che andare a cercare continue risposte sull’internet o dall’opinionista di turno?

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