HomeStile di vitaSono morta dentro: uno stato d’animo sempre più diffuso

Sono morta dentro: uno stato d’animo sempre più diffuso

Immagine Sono morta dentro: uno stato d'animo sempre più diffuso

C’è una patologia di tipo spirituale che colpisce un vastissimo numero di individui, vivere come automi robotizzati, non essere più in contatto con la realtà: essere morti dentro. Se ti è capitato di pensare sono morta o morto dentro, allora l’argomento fa al caso tuo.

Essere morti a 20 anni

Chi ammette a se stesso o agli altri di non saper cosa fare nella propria vita o della propria esistenza è in qualche modo già morto. E non aspettarti che certi tipi di asserzioni provengano da persone attempate giunte ormai al capolinea. Questa “depressione” e assenza di entusiasmo creativo si verifica in buona parte dai venti ai trent’anni e nel periodo adolescenziale.

Tralasciando le dovute crisi, ribellioni e paranoie dell’adolescente, fasi necessarie e ineluttabili, questo dato rappresenta al meglio la società che l’uomo ha edificato nei secoli. Assenza di scopi, che siano vitali o meno importanti, e l’idea di cercare una soluzione così intrinseca e personale nel web (vana speranza), mi fa pensare soltanto a un fattore. Il tutto si può spiegare con un tipo di vita che giorno dopo giorno estirpa la voglia di vivere. Una persona che si ritrova ad ammettere di essere morta dentro, che partorisce pensieri che contemplano il farla finita o che guardano al mondo e alla vita con disgusto, riesce a spiegare il genere di esistenza attuale.

La vita comune, considerata come unica possibilità, sradica le nostre peculiarità umane per trasformarle in tecnogene, e tutto ciò viene compiuto per mezzo dello sperpero della sottrazione di energia o, come spesso avrai letto nel blog, di energia vitale.

Articolo consigliato: Il significato dell’atarassia: realizza i desideri ma non la felicità.

sono morta dentro - non so cosa fare nella vita

Sono morta dentro a trent’anni, a quaranta e a cinquanta

Questo disorientamento, questo non saper cosa fare nella vita, effetto dell’ammissione: sono morta/o dentro, viene spesso associato al mondo del lavoro. L’affermazione in questione è sovente espressa dall’adolescente che viene costretto a passare al mondo adulto, al mondo del lavoro, alla fine dei giochi…

E questo malessere non si verifica solo nei giovani. Si verifica nel trentenne che è stanco di perseguire la vita normale, che si accorge di come il sogno adolescenziale di diventare grande, possedere un lavoro, una casa, una famiglia, in fondo non lo ha reso felice. Così comincerà a fantasticare sulla spensieratezza dell’infanzia, dei tempi della scuola, dei giochi con gli amici.

Si verifica nel quarantenne che vede il proprio figlio uscire di casa e si sente perso, vuoto… Qualcosa al suo interno è morto, aveva proiettato ogni suo desiderio sul ragazzo, e ora viene privato del suo scopo vitale. Si verifica nel sessantenne che termina il proprio contributo lavorativo e va in pensione. Anche in quel caso può presentarsi questo frangente, questo disorientamento, questo non saper cosa fare nella vita o della propria vita. Una sorta di apatia dello spirito, di sensazione di stare sprecando la propria vita o di averla sprecata.

Ma vediamo perché si giunge ad una tale visione. A mio avviso il motivo si trova nelle convinzioni apprese dal luogo natio. In parole povere dalla vita classica, standard, come obbligo di normalità. Studia, trova un lavoro, compra una casa, fai una famiglia, altrimenti non sarai felice. La realtà dei fatti, però, dimostra che in tutti e due i casi l’uomo non è felice. Né quando raggiunge lo scopo standard, né quando non riesce a “costruire il castello”, perché sarà portato sempre dai classici condizionamenti a invidiare chi ci è riuscito, all’insoddisfazione, all’autocommiserazione. In tutti e due i casi è probabile giungere al decesso interiore, perché lo spirito creativo umano è stato addomesticato, soppresso.

Sono morta/o dentro è un pensiero che è la conseguenza della vita normale, così come ce l’hanno descritta, ma ascolta con molta attenzione, quella non è la vita vera. Quella non è la vita adatta all’essere umano.

Credenze standard per un modo di vivere standard

Lo stile di vita che fin da piccoli abbiamo eseguito imprime una visione della vita che, più o meno, coincide per tutti gli abitanti del globo che lo seguono. Per elencare alcune convinzioni comuni:

Il mondo è un luogo che fa schifo, pericoloso, dove tutti vogliono approfittare di te.
La natura è ostile e crudele.
L’essere umano è una creatura debole e malaticcia.
L’essere umano ha bisogno della tecnologia per sopravvivere (data la sua condizione).
La vita, tutto sommato è composta da molta sofferenza e qualche piccolo piacere di tanto in tanto.
La vita fa schifo.
Per avere qualcosa bisogna sacrificarsi.
La felicità è fatta solo di qualche momento sporadico, il resto della vita è noia e dolore.

Nei link collegati a queste affermazioni puoi trovare delle spiegazioni che sono frutto di una vita più vera. Seguimi con diligenza, perché ora andremo al punto centrale dell’articolo. Credo che il miglior modo di rappresentare al meglio il fulcro del discorso sia quello di esporre un pensiero di Alfred Adler, psicoterapeuta proveniente dalla scuola freudiana.

La nostra opinione sui fatti importanti della vita dipende dal nostro stile di vita (Adler).

Da qualche mese, dopo aver riletto questa frase, mi sono accorto della strettissima relazione tra questo pensiero e la radice del Project Excape. In sostanza, si tratta dell’esplicazione di un preciso stile di vita pratico e dei relativi mutamenti. Mutamenti che sono anche di pensiero, e dunque di come si vedono le cose, la vita.

Dal parere di Adler si può capire come le nostre opinioni su ogni fatto dell’esistenza, del mondo, dell’universo, siano strettamente connesse a tutto ciò che facciamo durante il giorno. Il tuo stile di vita, quindi, forma le tue opinioni, le plasma, le distorce. Cambiamenti nelle azioni quotidiane producono cambiamenti nelle proprie credenze. Sono anni che lo ripeto a me stesso, e nell’esiguo lavoro divulgativo di cui mi sono occupato negli ultimi anni, e veder rinforzato questo concetto da un personaggio così competente non può che farmi piacere.

Non credere che le tue opinioni siamo tue, nella maggior parte sono frutto dello stile di vita appreso dal luogo in cui hai vissuto. Non c’è nulla che non va in te, sei morta/o dentro per ciò che hai fatto e che fai, non per ciò che sei, poiché sei ciò che fai.

Per vedere occorre essere svegli

Da questo “big bang psicologico” si può aprire un mondo, o per restare in tema, può espandersi un universo teorico e pratico. Secondo la visione di questo blog/progetto, più un individuo segue uno stile di vita umano, ossia congeniale alla propria natura, più è vicino alla pura realtà, al vero. Sarà perciò distante dall’illusione, dal falso, e maggiormente portato alla felicità normale, diritto e peculiarità di ogni essere umano. Che è il contrario di questo annichilimento interiore.

Se questa via viene percorsa, il problema di cui stiamo parlando può divenire solo un ricordo passato, di quando eravamo una persona corrotta da una vita insulsa. Non c’è tempo per chiedersi cosa fare della propria esistenza perché si è occupati a viverla. Se questa via più umana viene praticata, la verità comincia a presentarsi, i pezzi del puzzle universale si uniscono, il pensiero autonomo diviene egemone, accresce il desiderio di essere liberi, di essere uomini, di essere felici.

Da un maggior grado di consapevolezza, frutto per l’appunto di un modo di vivere più adatto alla nostra specie, la nave chiamata uomo prende una rotta diversa dall’usuale. Potranno giudicarti ambiguo, anacronistico e via dicendo, ma ricorda che il sistema non vuole la tua felicità. Da quando mi sono riscoperto felice, da quando ho cambiato in modo graduale le mie azioni quotidiane, le opinioni sono mutate radicalmente. Anni fa, da intelligente addormentato quale mi ritenevo, non riuscivo a vedere.

In altri termini, se non sei sveglio il mondo non ti si può presentarsi per ciò che è realmente, così come la vita, te stesso, gli altri, il collante che unisce è muove ogni cosa. È chiaro che filtriamo sempre la realtà in base ai nostri condizionamenti mentali, ma più siamo adiacenti all’essere umano puro, più la (nostra) realtà di esseri umani si può presentare.

Articolo consigliato: Domande esistenziali: cos’è la realtà

Secondo me, fino a quando non si predilige un percorso direzionato verso il superuomo, come la direbbe Nietzsché, o come io lo intendo, verso il vero uomo, parlare e insegnare dovrebbe essere vietato. Così non si fa altro che spargere le speculazioni del sistema di vita frivolo, ci si tramuta in abili pappagalli che ripetono senza aver fatto esperienza. E ripetere concetti quando sono falsi e illusori non può che generare negli altri illusione, visioni distorte dell’uomo, della sua natura, del mondo, della vita. In sostanza, dei fatti importanti della vita.

Non potete fare esperienza di qualcosa se non avete la necessaria sensibilità, e non potete sviluppare la vostra sensibilità se non sottoponendovi a una lunga serie di esperienze (Homo Deus).

Se non c’è energia si dorme, se non si è svegli non si vede la strada

Mentre gli anni trascorrevano, soggiogati da uno stile di vita annichilente, abbiamo perso quella spinta vitale che ogni bambino possiede. Ricordi? Che sensazioni ti dava essere al mondo? Vedevi il mondo, vedevi le cose, che sensazioni ti rimandavano? Eri sveglio/a? E ora? Come percepisci te stesso/a? Come percepisci le cose, che sensazioni ti rimandano? Come percepisci la vita?

Quando l’energia vitale scarseggia, si vive di imitazioni, ripetizioni, reazioni e luoghi comuni. Essere morti dentro diviene la norma. Per vivere più felicemente è necessario un pensiero autonomo, atti creativi, i quali, però, necessitano di molta energia vitale.

Se ti stai domandando quale sia la risposta a tutte queste parole che finora hai letto non temere, il Project Excape è nato da un’indole concreta. Pur trattando temi che sono così vasti e per certi versi astratti, il suo cuore è pratico e semplice da comprendere. Alla fine di questo post ti linkeremo degli utili rimandi, che secondo noi possono rispondere alla domanda centrale, a questo smarrimento in una vita illogica.

Sono morta dentro - Scegli la vita

Tutto comincia da qui, scegli la vita

Non ricordo chi sia stato a dire che gli uomini cercano di essere felici impegnandosi in ogni maniera per non riuscirci, tuttavia vedo il problema ancora più a monte. Abbiamo alterato l’habitat e noi stessi così ampiamente, che prima ancora di cercare di essere felici, o di percorrere una via più naturale, non sappiamo assolutamente cosa sia la felicità, o la vita vera. Peggio ancora, abbiamo un’opinione distorta di cosa sia la felicità, l’uomo, la vita, il mondo… Si ricerca la gioia in una gabbia concreta, che per rimando costruisce una gabbia mentale.

Tutti alla ricerca della pelle d’oca… Se foste in vera relazione con la realtà avreste la pelle d’oca venti volte al giorno.

C’è un modo peggiore di essere morti nel vero senso della parola, che si chiama il limbo di essere morti dentro. Essere privi di voglia di vivere, di energia vitale, di consapevolezza, di velocità ed elasticità mentale. Privi di un senso critico e di un senso spirituale, di un’opinione critica e propria sui fatti importanti della vita che conducono al vero. Tutto comincia da ciò che ogni giorno mettiamo in pratica.

Per noi spunta solo quel giorno al cui sorgere siamo svegli (Thoreau).

Articoli consigliati: La Radice, Come capire cosa fare nella vita diventando un estremista, Ritornare umani per ritornare a sentirsi felici.

FINALMENTE È ARRIVATO

Se non ti piace leggere da Pc o smartphone è pronto l’ebook del Project Excape. Se lo desideri puoi sostenere il progetto leggendo in modo ordinato e cronologico gli articoli più significativi, come se fosse un libro.
Scopri l'ebook

In tutte le librerie digitali come Amazon, Kobo, IBS ecc.

2 commenti su “Sono morta dentro: uno stato d’animo sempre più diffuso”

  1. “Alla fine di questo post ti linkeremo degli utili rimandi, che secondo noi possono rispondere alla domanda centrale, a questo smarrimento in una vita illogica.” ciao Andrea, innanzitutto complimenti per l’articolo…cercavo questi link ma non li ho trovati!

    1. Andrea Di Lauro

      Alla fine trovi un piccolo riquadro con gli articoli consigliati e tre link che rimandano alla serie Radice, più altri due articoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *