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Socrate, Bruce Lee e la filosofia delle chiacchiere

Immagine Socrate, Bruce Lee e la filosofia delle chiacchiere

Per certi versi, la filosofia di Bruce Lee e il pensiero di Socrate danzano assieme in armonia. Sia il sommo pensatore greco che il filosofo marzialista cinese, erano guardinghi da un modo di fare filosofia assolutamente inefficace e pericoloso.

La filosofia di Bruce Lee

Forse ti sembrerà strano ma è proprio vero, Bruce Lee era un filosofo. Non molti conoscono questo suo aspetto, di come il suo desiderio di conoscenza lo portò a frequentare l’università di Washington per studiare filosofia. E di come in seguito abbia amalgamato le antiche filosofie orientali con quelle occidentali. Questo lavoro, molto originale all’epoca, contribuì nella sua rivoluzione nel mondo delle arti marziali, con la creazione di uno stile di vita chiamato Jeet kune do.

Bruce Lee possedeva una propria filosofia di vita, tutt’altro che superficiale. Non si trattava di tirare qualche cazzotto o calcio volante. L’arte marziale era uno dei suoi mezzi di espressione, per permettersi di essere senza restrizioni. Chi non ha studiato la sua vita e la sua arte non può certo esserne a conoscenza, perciò desidero portarne alla luce almeno una parte. Lo voglio fare perché considero Lee uno dei miei maestri d’infanzia. Una fetta della torta del Project Excape è senza dubbio destinata a lui e alla sua influenza.

Vivere sui libri

Facciamo esperienza del mondo, della realtà attraverso simboli che la riducono a un surrogato striminzito. Impariamo la realtà tramite parole, libri di testo, discorsi enunciati da altri, appresi a loro volta da altri discorsi, memorizzati da testi scritti.

L’uomo comune studia e si accultura per questioni lavorative, per far suo il pass che gli consente un posto privilegiato nel “teatrino” che è il mondo. L’obiettivo non è il conoscere, il desiderio di andare al nocciolo della questione. Non c’è passione, non c’è vitalità, non c’è desiderio di utilizzare le informazioni per migliorare o trascendere la condizione di vita attuale. Tradurre nel quotidiano le informazioni più o meno astratte non è il fine, lo scopo moderno è memorizzare, ripetere e dimenticare.

C’è poi chi cerca le risposte della vita, o ai suoi problemi sulla carta, ma ancora una volta, i libri non contengono le risposte. Forse qualche buon libro una risposta soddisfacente la può fornire, ma non fraintendiamo. Il simbolo scritto non è la realtà. I libri possono essere molto utili nel farci giungere a pensieri e a riflessioni a cui non saremmo arrivati altrimenti, nel creare teorie da tradurre in esperienza, ma non possono rivelarci la soluzione. Dove sarebbe il bello del gioco, altrimenti? Queste semplificazioni, di solito, vengono ricercate dai pigri, dagli zombi addormentati per aver seguito le regole del sistema.

Socrate, Bruce Lee e filosofia - Azione

La realtà è azione

La realtà è azione, non chiacchiere. Le prime nozioni che si formano nella nostra mente vengono dalle azioni, dai comportamenti che osserviamo nel mondo materiale. Come si comporta un muro? Come si comporta il cielo? Come si comporta il fumo? Come si comporta la mamma? Come si comporta il mio piede?

Impariamo in primis dall’azione del mondo. Solo in seguito, negli anni a venire, cominciamo ad imparare dalle chiacchiere, sperando che siano buone chiacchiere. Ma le buone chiacchiere vengono sempre supportate dal pratico, dal gesto empirico, dall’effetto concreto. Abbiamo imparato a pensare avendo come primo modello l’azione.

Il primo maestro e obiettivo di una filosofia di vita funzionale, secondo me, è l’esperienza diretta. L’azione che insegna a pensare. Quando abbiamo imparato a pensare allora possiamo imparare ad agire ancora meglio.
Agire meglio significa estrapolare dal momento presente l’azione che più si adatta ad esso. E questo il maestro Lee lo sapeva bene. Ecco come prende vita un volano virtuoso che trasforma un comune schiavo odierno in un vero filosofo dei giorni nostri.

Accumulare nozioni

Oggi però il migliore dei filosofi è colui che accumula più nozioni, colui che ha la miglior parlantina, verbalmente seducente da riuscire a soggiogare anche chi non capisce nulla dei suoi discorsi. Vedo il sofismo regnare sovrano in molti ambiti della vita moderna, tanto che quando si pensa alla parola filosofia, vengono sempre associati termini quali: astratto, vane parole, teorie, inutile, inconcludenza ecc.

La filosofia di Bruce Lee, ancora meglio il suo esempio, hanno dimostrato il contrario. Tutta la sua carriera, così breve quanto esplosiva e rivoluzionaria, ha fatto valere il pensiero che sto cercando di esprimere.

[quote author=”Bruce Lee”]Non conta quanto sapere accumuli, ma quanto riesci a tradurlo in pratica. [/quote]

Queste parole del maestro Lee basterebbero a chiarire il punto. È molto più efficace una dimostrazione corretta di un rimprovero, ma qualcuno ha ancora bisogno delle parole inconcludenti. Queste brevi righe che ora leggerai serviranno a delineare meglio il discorso e ciò che Bruce Lee intravedeva nella filosofia accademica e ordinaria.

Complicare la realtà al posto di penetrarla e viverla

[quote author=”Dai manoscritti di Bruce Lee”]Molti filosofi predicano una cosa e ne fanno un’altra, e la filosofia che un uomo professa è spesso diversa da quello che realmente pratica nella vita. La filosofia corre il rischio di diventare sempre più soltanto qualcosa che si insegna. La filosofia non sta “vivendo”, è un’attività che concerne una conoscenza teorica, e molti filosofi non vivono le cose, ma creano semplicemente delle teorie a riguardo, le contemplano. E contemplare una cosa implica restarne al di fuori, mantenendo una distanza tra la cosa e se stessi. Nella vita accettiamo naturalmente la piena realtà di ciò che vediamo e sentiamo, di solito senza ombra di dubbio. La filosofia, invece, non accetta quello che la vita accetta; cerca di trasformare la realtà in un problema. Si pone domande come: “Questa sedia che vedo di fronte a me è davvero qui?”, “Può esistere di per sé?”. Così, invece di semplificare la vita per vivere in armonia con la vita, la filosofia complica la realtà rimpiazzando la serenità del mondo con problemi senza fine. È come chiedere a una persona normale in che modo sta respirando! Questa domanda ha l’effetto di “spezzare” il respiro quando la persona ne descrive coscientemente il processo. [/quote]

Una conferenza filosofica

Ieri ho cominciato la stesura di questo articolo, e oggi intendo concluderlo. Nella serata d’intervallo tra le due giornate, però, sono stato invitato ad una conferenza. Nel mio paese viene allestito ogni anno un festival letterario. Quest’anno ad aprire le danze c’era Vito Mancuso, un nome che non mi era per nulla nuovo. Quando l’ho visto dal vivo mi sono ricordato di averlo ascoltato persino in TV.

Beh, raccomandazioni, opere prodotte o titoli accademici a parte, devo dire che sono rimasto positivamente segnato dalla sua presenza. Riguardo al tema di questo post, mi ha colpito una sua risposta riguardo la situazione attuale della scuola italiana. Per riassumere le sue parole: da qualche anno si parla di voler eliminare la filosofia dai licei, ebbene, invece, la filosofia dovrebbe essere obbligatoria in ogni ambito scolastico ed educativo. Ma una filosofia che sia una buona filosofia. Cosa si intende per buona filosofia? Vito lo ha descritto con un esempio.

Un diverso modo di educare alla filosofia

Il modo classico di insegnare questa materia comincia sempre in modo metodico dalla storia della filosofia. Si studia il pensiero dei primi filosofi greci, tra cui c’è uno che dice che il principio che governa l’universo è l’acqua, poi arriva un altro che afferma invece essere il fuoco, la terra… e poi un ennesimo che riconduce ogni cosa al mondo delle idee, mentre un altro ancora riconduce il principio ultimo all’intelletto umano. eccetera, eccetera, eccetera. Insomma, una giostra di pazzi che ci fa uscire pazzi, dove ognuno dice la sua sugli argomenti più disparati. Un vasto marasma che al posto di indicarci una via, di educarci e di insegnarci a pensare, il più delle volte è utile alla confusione.

La filosofia, invece, dovrebbe essere insegnata partendo da un nucleo primario, dove ad esempio, nel primo anno di scuola si educa l’allievo sulla natura. E da lì si estrapola il pensiero di Aristotele sulla natura, il pensiero di Anassimandro sulla natura, il pensiero di Pitagora sulla natura.

Il secondo anno si fa conoscenza dell’uomo. Così l’allievo impara la visione di Pirrone riguardo l’uomo, riguardo a cosa siamo. Per poi passare al pensiero di Kant, e di Fichte e così via, in modo da avere il quadro generale sul cosa sono, sul chi sono, sul come sono strutturato. 

Il terzo anno si potrà studiare il sistema scientifico integrando Cartesio, Galileo, Bacone ecc.

Il quarto si prenderà in causa il filone religioso, in modo da imparare a conoscere la realtà anche tramite questa interpretazione che da sempre ha fatto parte dell’umanità. Anche in questo caso ci sarà lo studio di vari personaggi quali, ad esempio: filosofi monisti, filosofi panteisti, Nietzschè con il suo pensiero del “Dio è morto”. Sant’Agostino, Kierkegaard, Tommaso d’Aquino… in modo che l’allievo abbia il quadro generale di ogni tema vitale dell’esistenza.

Cos’è l’universo, il mondo, la natura? Cos’è l’uomo, chi sono io? Esiste un essere superiore, come può essere fatto? Se sì, perché? Se no, perché? Non dimentichiamo che tutte queste domande e informazioni sono indispensabili alla formazione di una mente critica che pensa in autonomia.

[alert]Articolo consigliato: A cosa serve la filosofia? Te lo spiega un ignorante.[/alert]

La filosofia di Bruce Lee nelle scuole? Why not?

Ed io, all’intelligente discorso di Mancuso, aggiungerei delle iniezioni di plasma filosofico dell’oriente. Secondo me la filosofia non può essere circoscritta. È chiaro che una filosofia di stampo occidentale può essere compresa meglio da noi occidentali, ma questo perché, man mano che cresciamo, ci identifichiamo nel nostro essere occidentali. Ma la filosofia (del conosci te stesso) serve a capire e a trascendere questo aspetto, altrimenti la peculiarità diviene limitazione.

Per questo, se si aprono le porte ai venti da oriente in tenera età, il Levante può mescolarsi ai soffi occidentali senza restrizioni o classificazioni. Me li vedo Eolo (Dio del vento) e Fujin (Dio del vento) che si confrontano seduti al tavolo, uno soffia la schiuma dal suo boccale e l’altro fa roteare il suo foulard per scacciare una mosca imperterrita.

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Questo connubio a mio avviso sarebbe una rivoluzione estremamente fruttuosa, in modo che fin da bambino un individuo possa andare oltre le mere regole e credenze su di sé e sulla realtà, così come Lee insegnava nel contesto delle arti marziali.

Ma, forse, ciò che ritengo di massima importanza per chiudere questo cerchio, è l’espletazione nel proprio quotidiano di tutti questi saperi. Se confiniamo le esperienze di questi saggi a dir poco immani nella mente, o ancor peggio nelle parole o nei libri, senza che vengano tradotti in azione, si promuove quello che io considero un oltraggio verso tutti loro. Studiare, stivare e dimenticare, o servirsene soltanto per ostentar cultura è oltraggioso. E allora perché non educare alla filosofia anche tramite il gesto concreto? Perché non insegnare ad usare il pensiero filosofico nella vita di oggi?

Perché non servirsi di un pensiero orientale e votato alla concretezza come quello del piccolo drago, ad esempio? E tu come vedresti una scuola dove viene insegnata la filosofia di Bruce Lee, magari in palestra nell’ora di ginnastica?

La filosofia di Socrate e la maieutica

Ho voluto appiccicare al pensiero filosofico di Bruce Lee quello di Socrate perché credo che siano più affini di quanto si pensi comunemente. Se il filosofo cinese disdegnava il modo classico, inconcludente, arzigogolato e fine a se stesso di far filosofia, il pensatore greco divergeva dall’insegnamento standard.

Chi non conosce la maieutica socratica può immaginare l’antico filosofo nell’atto di educare qualcuno tramite la parola, visionandolo mentre ripete frasi e insegnamenti del tipo “devi fare questo, non devi fare quello”. Tuttavia maieutica prende vita dal concetto di estrarre, portar fuori, arte che vide le sue radici nel lavoro di sua madre: una levatrice. E chi meglio della levatrice aiuta a portare fuori (in quel caso la vita, il nascituro)?

Socrate non diceva assolutamente a nessuno cosa pensare o cosa fare, il metodo socratico consisteva nel fare domande. La sua filosofia era accompagnare, facilitare la propria autoeducazione. L’arte di fare domande per scoprire in modo autonomo l’arte del vivere in modo saggio. Un approccio filosofico che stimolava al pensiero e all’azione concreta piuttosto che al collezionare informazioni. Ho toccato l’argomento anche in: Come educare un bambino, i figli siamo noi.

Socrate, Bruce Lee e filosofia - Maestri

Il maestro del Jeet kune do e il maestro della maieutica

Sia Bruce Lee che Socrate cercano di destrutturare l’individuo da tutti i meccanismi appresi che rimandano prettamente all’arte della chiacchiera. La filosofia di Lee evidenziava l’apprendimento dall’azione e per l’azione, così come il metodo socratico aiutava nel costruire un pensiero proprio da tradurre in azione. Tanto che, addirittura, il filosofo di Atene sconsigliava la scrittura, il prendere appunti, per avvalorare la memoria, il gesto piuttosto del simbolo scritto.

Quanto mi sarebbe piaciuto vederli assieme questi due personaggi, così come, analogamente, ho cercato di fare un parallelismo tra la corrente platonica e quella di Diogene nell’articolo: Essere se stessi secondo Diogene il cinico.

Narcisismo intellettuale

Non ha senso dunque continuare a immagazzinare teorie e vocaboli per poi vomitarli senza averli vissuti. Non è necessario, se non all’autostima fallace e falsa (egoica), arrampicarsi sugli specchi delle domande esistenziali. Non gingillarti in modo astratto sul senso della vita, perché vivere la vita è il senso della vita. Non parlare di cos’è la realtà prima di capire cosa sei tu, e per capirlo devi vivere nel mondo materiale. Non parlare di che cos’è il mondo se il tuo stile di vita è innaturale, perché la percezione della realtà cambia in base allo stile di vita che si persegue. Non parlare dell’economia che si trova nell’altra parte del globo quando non sai nemmeno cosa c’è sotto la tua pelle. Non credere in Dio, non ritenerti ateo o agnostico prima di aver conosciuto il tuo bene e il tuo male, per vedere dove tende la tua natura.

Non studiare senza prima aver rotolato su di un prato. Non leggere senza prima aver imparato a pensare. Non insegnare se prima non sei assolutamente sicuro che il tuo interlocutore possa giungere da solo alla fonte del dilemma. Non continuare ad accrescere le tue nozioni se poi vengono dimenticate, o peggio: non tramutate in azione quotidiana.

Scegliere tra foglie o radice

Domandiamoci: idealizzare un luogo, un tramonto, la vicinanza di una persona amata rende quell’evento più vero o più falso? Cercare di spiegare un’esperienza attraverso simboli che ne riducono la natura, spiegare la bellezza di un tramonto… non è forse meglio viverlo? Non è forse meglio accompagnare la persona amata sulla cima del monte e condividere l’esperienza del tramonto?

Far tramontare le maschere apprese dalla vita nel sistema può forse liberarci dalla tentazione di cadere nel filosofeggiare fine a se stesso. Masturbarsi con la filosofia può servire soltanto al proprio ego.

[quote author=”Andrea Di Lauro”]Ai così-detti “filosofi” di oggi piace complicarsi la vita con le parole. Compito del filosofo è giungere all’essenza delle cose, non quello di trastullarsi coi colori delle foglie, dimenticando la radice.[/quote]

Essere laureati in filosofia non significa essere filosofi

E che cos’è la radice se non non quello che facciamo ogni giorno? Essere laureati in filosofia non significa essere filosofi. Non si diviene più saggi col trascorrere del tempo, con lo studio o con la divulgazione di saggi concetti, ma con la pratica quotidiana della saggezza. E questo è stato ampiamente dimostrato nei due esempi che ho voluto riportare. Sia il Jeet kune do di Bruce Lee che la filosofia delle domande di Socrate, hanno comprovato questo modo di vivere.

[quote author=”G. Debord”]Essi non realizzano la filosofia, filosofizzano la realtà. La vita concreta di tutti si degrada in un universo speculativo.[/quote]

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3 commenti su “Socrate, Bruce Lee e la filosofia delle chiacchiere”

  1. Alessandro Orlandi

    Ciao Andrea,
    Bellissimo questo articolo. Uno dei miei sogni anche per me è incontrare Bruce Lee e magari fare un “combattimento filosofico”.
    Sono d’accordo su tutta la linea del tuo discorso: senza mettere in pratica la nostra filosofia o quella che riteniamo migliore per noi , rimane uno sterile chiacchericcio.

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