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Il significato di Fight Club e quello del Project Excape

Immagine Fight club e Project Excape: due ideologie comuni ma diverse

[alert title=”SPOILER” type=”warning”]Attenzione, spoiler all’interno dell’articolo! Sei avvisato. :D[/alert]

Fight Club è un film che ha contribuito a cambiare la mia vita. Se anche tu hai avuto modo di goderti questa pellicola con occhi attenti al suo significato sai a cosa mi riferisco. Se invece non lo hai mai visto, ti consiglio di non leggere questo articolo prima di averlo fatto, perché è inzuppato di spoiler. Ci sono due modi per conoscere Fight club. Il film è tratto dal libro omonimo. Noi abbiamo fatto nostri entrambi, a te la scelta sul media che preferisci.

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Fight Club di David Fincher
Politica di trasparenza
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Fight club di Chuck Palahniuk
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La prima volta che vidi Fight Club non me la ricordo più di tanto, ero poco più di un poppante e mi fermai quindi alla superficie. La seconda invece la ricordo bene. Anzi, benissimo.

Dopo aver ascoltato il monologo riportato nel video qui sopra non sono più stato lo stesso. Forse è il caso di dire che, in realtà, mi sono indirizzato verso me stesso.

1° punto in comune - Fight Club

Fuga dalla società

Il primo punto che accomuna l’ideologia di Fight Club al Project Excape è proprio la fuga dal classico modo di vivere moderno. Te ne sarai accorto, excape sta per escape, che tradotto significa evasione, fuga. Abbiamo sostituito la “S” con la “X” per un motivo preciso, che ti riveleremo più avanti. La “X” ha un particolare valore, così come questo film (o libro) possiede un determinato significato. Però è necessario andare più in profondità delle risse che caratterizzano la storia, ma vediamo…

Qualcuno potrà chiedersi perché fuggire dalla vita di oggi. Abbiamo tutto ciò che vogliamo, cibo, comodità, sicurezza, divertimenti, sballo. Oggi abbiamo tutto ma non siamo più nulla. L’uomo non è più nulla, o come dice la filosofia di questo progetto, l’uomo non è più uomo.

Tuttavia, come abbiamo affermato già dal primo articolo di presentazione del progetto (Project Excape, cos’è e come funziona), la fuga senza una meta, la fuga fine a se stessa perde ogni significato. La meta del Fight Club, che poi si evolve nel Progetto Mayem (o nel progetto Caos nel libro) è il punto zero. Ossia la distruzione delle società monetarie per tornare tutti uguali, senza più né ricchi né poveri. Questa è una soluzione che cercano di attuare molti gruppi di pensiero più o meno ribelli o estremisti. Noi invece preferiamo altro alla distruzione. Preferiamo agire sul singolo individuo piuttosto che direttamente sulla grande massa. Tutte le correnti di pensiero che in passato hanno provato a cambiare la massa hanno fallito. Noi crediamo che la miglior cosa da fare sia agire su di sé e modificare la propria vita. È inutile modificare il globale quando lo stile di vita del singolo non subisce mutamenti. Il castello non sta in piedi.

Distrutto un sistema ne verrà subito un altro, più o meno simile. Tramite sotterfugi sempre più sottili prenderà le redini delle menti del popolo. Se invece l’individuo muta il suo pensiero, arrivando a capire ciò realmente conta, non servirà più far cadere il sistema, perché esso sarà già crollato.

2° punto in comune - Fight Club

Quale tipo di salotto mi caratterizza come persona?

Il secondo punto d’incontro è il rifiuto di uno stile di vita che ci ossessiona, come direbbe Tyler. Tutto parte con una critica allo sfrenato consumismo degli anni ’90, dove il film è appunto ambientato. E siccome oggi la storia non è cambiata più di tanto, anche noi abbracciamo questa critica, trasformandola in atteggiamento quotidiano.

Come spesso ripeto, anche qua si tratta di un gioco di identificazione. Questo porta a piccoli piaceri momentanei, seguiti da cali drastici e sbalzi di umore. Non si può dire certo di una vita felice. Cos’è in fin dei conti il consumismo? È una delle tante droghe del vivere moderno. È proiettare una parte di se stessi nell’oggetto, così da identificarsi nelle cose possedute, così da innalzare la loro importanza, così da credere che ciò che siamo è quello che abbiamo. Ormai le carte sono scoperte, ogni persona di oggi conosce il significato di consumismo, eppure…

[quote author=”Fight Club”]Le cose che possiedi alla fine ti possiedono.[/quote]

3° punto in comune - Fight Club

Il significato iniziale di Fight Club: lottare con noi stessi

Noi rifiutiamo la lotta come filosofia di vita, eppure ogni giorno, tutti noi lottiamo con noi stessi, chi più chi meno. Questo è il terzo punto in comune. Secondo noi, lottare con se stessi è indice di sanità mentale, perché finalmente comprendiamo che siamo in due. Ci accorgiamo che in realtà non siamo soddisfatti e possiamo migliorare. Al principio lottare con se stessi è la miglior cosa che ci possa capitare. Quando invece la lotta procede incessante e non porta risultato allora la situazione diventa solo lotta fine a stessa, distruzione, insoddisfazione, infelicità, rassegnazione.

Il Fight Club comincia proprio così, col protagonista che si prende letteralmente a cazzotti da solo. Una rappresentazione metaforica ma al contempo concreta della lotta con se stessi. Abbiamo già spiegato la nostra teoria che riguarda l’io delle persone. In breve, la tesi dice che tutti noi siamo formati da due io. L’io innato e l’io creato (creato appunto dalla società in cui viviamo). Senza troppe spiegazioni, la metafora, secondo me, spiega la presa di coscienza di questa scissione, di queste due parti che formano la persona. Se vuoi approfondire questa tesi ti invitiamo a leggere l’articolo Introspettività: i due io del tuo io.

Così prende vita il Fight Club

È un gruppo di uomini che prima si mette in discussione. Mette in discussione la vita, il suo significato, i pensieri, per poi lottare con se stessi e chiedersi alla fine chi sono veramente? La vera battaglia, a suon di pugni contro gli altri, sarà solo la normale conseguenza. Sarà utile alla conoscenza di loro stessi e per sfogare le repressioni del vivere moderno. Ma il lavoro più importante è avvenuto prima, nella lotta contro loro stessi.

Inoltre le prime regole nate nello scantinato del bar (o meglio, le prime due) dimostrano nuovamente il rifiuto per il normale stile di vita che fin da bambini ci viene insegnato.

[quote author=”Tyler Durden”]Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. Seconda regola del Fight Club: non dovete parlare mai del Fight Club.[/quote]

Peccato sia una regola fatta apposta per essere infranta. Questo dimostra di essere una regola paradossale. È una regola che nella sua natura rifiuta il rispetto delle regole.

4° punto in comune - Fight Club

Lasciarsi andare per avere il controllo

Quando si analizza oculatamente il luogo in cui si vive (e per riflesso noi stessi perché tutti noi, in principio, non siamo altro che lo specchio della società in cui viviamo), ci appare dinanzi la miglior meta che un uomo possa desiderare: la libertà. Parlare di libertà è sempre abbastanza complesso. Ciononostante ogni persona ha la possibilità di aumentare il proprio grado di libertà. Fight Club ci mostra una via. È una strada che consiste nel perdere ogni speranza, nel lasciarsi andare.

[quote author=”Tyler Durden”]È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa.[/quote]

Sul perdere ogni speranza siamo (come progetto) completamente in sintonia. Questo è il quarto punto in cui ci troviamo d’accordo. La speranza è sopravvalutata. Sperare rende passivi e inattivi. Come disse Cioran: sperare è la forma normale del delirio. Lasciarsi andare o toccare il fondo invece può essere utile e illuminante per qualcuno, ma non è sempre necessario. È vero che lasciarsi andare, essere leggeri e farsi scivolare di dosso ciò che non conta porta a una maggior libertà. Qualcuno ha anche la necessità di toccarlo, il fondo, “per poter vedere la luce”. Ma sorge un problema opposto quando ci si lascia troppo andare. Se si procede troppo all’estremo si sfocia nell’autodistruzione fisica. Nel film si può capir bene nella sequenza dell’incidente stradale. Ricordi vero quando Tyler provoca l’incidente di sua spontanea iniziativa?

[quote author=”Tyler Durden”]Se dovessi morire adesso cosa penseresti della tua vita?[/quote]

Lasciarsi andare e non aver sotto controllo ogni cosa

Ciò non toglie che il lasciarsi andare, come filosofia di pensiero, è molto più fruttifera del cercare di aver sotto controllo ogni cosa. In questo parlo per esperienza. È attraverso il non controllo, lasciando fluire armonicamente pensieri ed azioni senza coercizione, abbandonandosi e facendosi trasportare dal caos che giungerai al vero controllo di te stesso. Ricorda forse un po’ la filosofia di Bruce Lee?

[quote author=”Bruce Lee”]Usa il non metodo come metodo avendo l’assenza di limiti come limite.[/quote]

5° punto in comune - Fight Club

Tyler e Mr. Ikea

Prima di lasciarsi andare completamente però, il protagonista del film deve affidarsi al suo alter ego. Per riuscire ad affidarsi al non controllo, deve cedere il controllo all’altro se stesso. Lasciarsi andare serve anche a capire chi si è veramente e per capirlo bisogna riconoscere di essere in due (questo succede quando il protagonista scopre di avere un’altra personalità).

Questa non è pura finzione, perché questo succede anche nella realtà. Come ho già detto, anche se può suonare anormale, è indice di sanità mentale.

[alert]In questo senso ti consigliamo di leggere il nostro articolo Lo sai che tutti soffriamo del disturbo di personalità multipla?.[/alert]

Tutti noi siamo dei Mr. Ikea che hanno creato dei Tyler, ossia ciò che vogliamo intimamente essere. Questo è il nostro quinto punto in comune. Qui viene il bello, perché la realtà supera la finzione ed è pure molto più bella. In fin dei conti, ciò che vuoi essere, ciò che vorresti essere, non è nient’altro che ciò che sei veramente.
Quello è ciò che sei realmente, il tuo io innato è quello. Devi solo riprendertelo indietro. Tu sei Tyler in realtà. Mr. Ikea, ossia ciò che credi di essere, è solo un personaggio costruito dalla società in cui vivi.

Ti ho mandato in confusione? Il significato è affidarsi a Tyler nella vita vera, bisogna far prendere le redini della nostra persona alla nostra parte innata, a ciò che profondamente e sinceramente vogliamo essere. Ed è quello che fa Mr. Ikea (il protagonista) nel film, anche se il finale andrà a scontrarsi con la nostra filosofia.

6° punto in comune - Fight Club

Il Fight club esce dagli scantinati e si evolve nel progetto Mayhem

Sesto punto. Finalmente il progetto Mayhem introduce la pratica vera e propria. Dopo la critica al consumismo e a se stessi, per capire cosa si è realmente, si comincia ad agire concretamente per sfuggire al nido Ikea. Anche il Project Excape nasce per questo, ma nel Mayhem il nobile scopo si perde nella follia di essersi lasciati andare un po’ troppo. Inoltre c’è sempre l’errore di tentare di agire nella massa piuttosto che nella propria e singola vita. Il Fight club esce quindi dagli scantinati e si evolve nel progetto Mayhem, dove Tyler comincia a distribuire compiti in busta chiusa ai membri, che riguardano per lo più atti vandalici che distruggono i simboli del sistema moderno.

7° punto in comune - Fight Club

Dovete combattere e dovete perdere

Il compito che mi piace di più, e forse l’unico che veramente abbia un significato da trasporre nella vita reale, è il primo che viene dato da Tyler. Per questo lo vediamo come il settimo (e ultimo) punto in comune con la pellicola. Ricordi la Taverna di Lou, quella sorta di bettola dove avvengono i primi combattimenti? Ricordi la scena in cui Tyler si lascia deliberatamente pestare e poi ordina anche agli altri di provocare qualcuno per poi dover perdere?

[quote author=”Tyler Durden”]Questa settimana ognuno di voi ha un compito da svolgere: dovete uscire e mettervi a litigare con un perfetto sconosciuto. Dovete battervi… e dovete perdere.[/quote]

In questo caso io ci ho visto una metafora molto interessante che vuole sottolineare la perdita dell’ego. Perdere quando si sa di poter vincere, perdere perché in quella circostanza rappresenta una vittoria. Perdere parte del proprio ego per raggiungere una consapevolezza diversa.

https://www.youtube.com/watch?v=wk5rX2TFnEY

Finale contrastante

Avrai capito che riteniamo questa pellicola d’ispirazione. Secondo me questo è uno dei migliori film mai prodotti, tuttavia questa è solo un’opinione molto personale. Ma la conclusione del film, per quanto sia eclatante, lasci di stucco e con un po’ di quell’amaro in bocca che sempre ci sta, non è molto in linea con i precetti del Project Excape. In breve, il film avanza verso la fine mostrando il protagonista che si spara in bocca. Prende questa decisione per uccidere il suo alter ego, cioè Tyler, riuscendoci anche. In pratica il film mostra che Mr. Ikea, ossia il “buono”, colui che cerca di fare la cosa giusta, uccide la sua parte cattiva (Tyler). Ma siamo veramente sicuri che era quella la parte cattiva? Quale dei due bisogna uccidere nella vita reale? E soprattutto, siamo sicuri che sia necessario uccidere una delle due parti?

A te la risposta. So che probabilmente ho fatto nascere in te la voglia di rivedere questo film (o di vederlo per la prima volta, anche se ti sei spoilerato praticamente tutto arrivando a leggere fino a qui) con una nuova consapevolezza, per questo ti auguro buona visione. Per omaggiare i fan di questa fonte d’ispirazione a dir poco geniale finiamo così: where is my mind?

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6 commenti su “Il significato di Fight Club e quello del Project Excape”

  1. Ciao ragazzi, per prima cosa voglio che sappiate che penso che siete grandi. Vi vorrei chiedere di aggiungere a questo post un altro punto riguardo la scena della lisciva. In particolare quando Tyler impone al protagonista di accettare la sofferenza e di non scappare dal dolore. Penso abbia qualcosa in comune col vostro comandamento: imparare a stare sulla terra prima di pensare al cielo.
    So che se sarete d’accordo riuscirete ad elaborare un bel concetto 😉

    1. Andrea Di Lauro

      Oh my God, la liscivia, come ho fatto a farmi sfuggire la liscivia 🙂
      Ciao Luca, ti ringrazio dei complimenti, fanno sempre molto piacere. Non ricordo perché non ho inserito questo episodio, ma calza proprio a pennello. Forse non ho voluto prolungare ulteriormente l’articolo, dato che l’argomento richiedeva più di qualche riga. Ma credo proprio che lo inserirò, grazie a te. Ribadisco, è proprio un piacere “avere” dei lettori così attenti.

      1. Ahahah grande! Se aggiungessi qualcosa su mio consiglio sarei onorato di leggerlo. Sai manca anche il concetto di “fare il sapone” ovvero di quando Tyler dice che dobbiamo ringraziare il sacrificio umano che ci ha permesso di ottenere i benefici di cui godiamo oggi (Lo spiega bene nel libro). Però capisco che questo è stato omesso di proposito perché il sacrificio è controproducente per la felicità. Però magari si può fare un accenno alla gratidudine verso gli altri (concetto di interdipendenza buddista) che con il loro lavoro ci hanno permesso di usufruire dei benefici di cui godiamo oggi. Ad esempio ringraziare la fatica e lo studio di Edison per l’invenzione della lampadina. Poi magari per loro non era uno sforzo ma una vera e propria missione di vita, che portavano avanti grazie al loro alto stato vitale.

        1. Andrea Di Lauro

          Vedo che conosci molto bene la direzione di questo progetto. Infatti non penso che Edison si forzasse a fallire ogni santo giorno, prima di giungere alla lampadina funzionante 🙂

          1. Mi sono fermato alla radice, che ho trovato molto sensata, e voglio studiarla prima di procedere con le altre letture. In generale mi trovo molto d’accordo con i vostri principi. Sono cose che avevo già abbozzato nella mia mente e trovare qualcuno che li ha già espressi mi incoraggia perché mi fa risparmiare un sacco di strada 😛 per questo vi ringrazio e vi prego di continuare così.

          2. Andrea Di Lauro

            È proprio questo il nostro intento. È improbabile una comprensione profonda a chi non ha sviluppato autonomamente questa consapevolezza. Questo perché o non la si capisce o la si rifiuta a priori, dato che mina le proprie convinzioni e le azioni di ogni giorno.

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