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Il rapporto tra scienza e fede è molto più stretto di ciò che credi

Immagine Il rapporto tra scienza e fede è molto più stretto di ciò che credi

La prima volta che feci la conoscenza di uno psicologo fu alle elementari. Quell’episodio fece vacillare la mia propensione verso tematiche di stampo scientifico, ma non mi indirizzò nemmeno verso lo studio del catechismo, come era usuale fare nei primi anni di scuola. Come vedremo nel corso dell’articolo, il rapporto tra scienza e fede, che spesso comprende contesti religiosi, è molto diverso da ciò che comunemente si pensa. Fede e scienza vengono visti come nemici, questo perché ci si accontenta sempre della prima apparenza o etichetta, senza andare a scavare con le proprie mani.

Psicologi senza cervello

Quel giorno di seconda elementare fu indetto un esperimento. La maestra ci presentò una coppia di psicologi, i quali erano stati ingaggiati dalla scuola per inserire delle nuove esperienze educative. Raggrupparono tutti gli alunni e ci spiegarono una sorta di gioco con precise regole da rispettare. In quel periodo stavo sviluppando i primi comportamenti umoristici e commedianti, nel senso che mi piaceva far ridere i compagni. Cosa che prese il sopravvento al cambio scuola, anche come meccanismo di difesa.

Per colpa dei miei interventi sopra le righe l’esperimento non procedeva liscio, così la coppia cominciò a infervorarsi. Ho questa immagine stampata nella memoria: una giovane dai capelli lisci e castani che mi afferra il polso e mi dice che io nella vita non avrei combinato nulla, nulla di buono.

Vedi, se non sai rispettare queste semplici regole non sarai capace di rispettare tutte le altre regole che incontrerai nel mondo. Nella scuola, nel lavoro…

Non furono tanto le parole a farmi reagire, quanto il gesto della donna. Decisi di non partecipare al gioco. Quello fu il secondo pretesto utilizzato dalla psicologa per ribadire la sua tesi: vedi, questo dimostra che in futuro non saprai stare nella società, e non porterai a termine nessun tipo di lavoro, ma preferirai arrenderti e non partecipare, come stai facendo adesso.

Ora giudica tu il comportamento di questa professionista. Io vorrei concentrarmi su un aspetto importante del comportamento scientifico, così da cominciare a scandagliare il rapporto presente tra scienza e fede, in modo da evidenziare alcuni errori di comprensione e dare il nostro contributo per un riequilibrio della bilancia, che pende troppo a favore della scienza.

Anche la scienza richiede fiducia

Non ho raccontato questa breve esperienza per dimostrare quanto fossi fuori dagli schemi fin da bambino. Al contrario, ho sempre rispettato le indicazioni del sistema sociale a testa bassa, e fino a pochi anni fa rappresentavo senza pieghe il classico individuo comune occidentale. Ho riportato questo aneddoto per introdurre un primo concetto, quello che riguarda l’aspetto del contesto in ambito scientifico. Contesto inteso come ambiente in cui avviene un determinato fatto, esperimento ecc.

Voglio subito mettere in evidenza l’aspetto più controverso, più nascosto e meno discusso quando si prende in causa la scienza in generale: in un certo senso anche la scienza prevede una dose variabile di fede. Anche la scienza necessita di una cieca credenza, ma so che qualcuno potrebbe asserire che la scienza non richiede fede perché riporta prove pratiche e dimostrabili, che al contrario religioni o storielle metafisiche non fanno.

Ma procediamo con un certo ordine, anche se questo articolo non brillerà per schematicità e ordine.

Il rapporto tra scienza e fede - Il contesto

Il contesto è di importanza religiosa

Come ho voluto evidenziare nell’aneddoto riguardante il giudizio della psicologa, la scienza (o meglio dire gli scienziati) tengono poco conto del contesto. Snobbano il contesto quando il contesto è tutto. Un esempio? Le scienze della genetica: tutto dipende dai nostri geni e poco o nulla dalle nostre azioni in un determinato ambiente. Sembrano aver dimenticato il concetto di Epigenetica.

La psicologa ha subito anteposto il suo giudizio, direzionato dai suoi studi di base scientifica, al contesto: una stanza di una scuola elementare. Ma una classe di una scuola elementare non è il mondo. Una stanza come quella rappresenta una piccolissima parte del contesto, degli ambienti naturali e artificiali in cui viviamo. Le sue credenze, derivanti per la maggior parte da volumi di genere psicologico, che non sono altro che un insieme di molte teorie e alcune “certezze” comprovate da esperimenti pratici, l’hanno portata a generalizzare la realtà, a deviarla verso le proprie convinzioni. Convinzioni che, quando diventano dogmatiche, sviano la vista dall’aspetto più importante: l’ambiente in cui avviene l’evento. Non dimentichiamoci che il dogma prende vita quando si è troppo identificati in uno specifico settore o credenza.

Sarai d’accordo con me quando dico che un gioco di prima elementare non può minimamente rappresentare un esame per conseguire la patente di guida o l’obiettivo della costruzione di una casa. Non sono comparabili nemmeno lontanamente perché si svolgono in luoghi diversi, in tempi diversi e con dinamiche totalmente diverse. Il tempo, infatti, ha dato torto al giudizio della psicologa, perché mi ritengo una delle persone più felici della Terra. 🙂 E voglio che il numero delle persone felici accresca sempre più.

Il laboratorio non è il mondo

Già avrai intuito dal sottotitolo che molti degli esperimenti scientifici eseguiti in laboratorio non possono essere attendibili, se teniamo conto di ciò che abbiamo appena appreso. Se il contesto è tutto ma esso viene dimenticato, o replicato alla meno peggio, si può dire che sia necessaria una dose di fiducia nella scienza, per tappare la distanza che serve a giungere al 99% di sicurezza. Con ciò, il rapporto tra scienza e fede comincia ad essere molto più intimo di ciò che si crede. Cioè, il laboratorio non può rappresentare la totalità dell’ambiente, così come la classe della scuola ne rappresenta soltanto una sua piccola porzione. Quindi, una situazione che in laboratorio funziona 999.000 su 1.000.000 nel mondo potrebbe risultare molto varia: 900.000 su 1.000.000, oppure 660.000 su 1.000.000, in base alla singolarità del caso. Anche se si cerca di replicare l’ambiente, non siamo a conoscenza di tutte le infinite variabili, intrecci e caratteristiche dell’ambiente.

Uno studio scientifico dice che gli studi scientifici non sono affidabili

No, non è uno scherzo. È per questo che da alcuni anni me ne sto molto alla larga quando entra in ballo la famosa frase: recenti studi scientifici affermano che…

Non che a me servisse questo tipo di esposizione, mi servo di un ragionamento per quanto possibile critico e del buon senso, ma c’è sempre qualcuno più inguaiato di altri quando si parla di assuefazione da informazioni “scientifiche”. Mi riferisco a un articolo che mette in luce un recente studio scientifico, il quale scredita l’attendibilità dei passati studi scientifici. Per la cronaca, come si era capito, io di dubbi ne avevo già molti. 🙂

Eccone un piccolo assaggio, forse la parte più rilevante: il 50% delle scoperte in scienze cognitive non hanno potuto essere replicate. Cioè, non erano vere. Per la psicologia sociale il risultato è ancora più alto: il 75% degli studi del 2008 non ha trovato nessun riscontro.

Se desideri leggerlo per intero ti lascio qui il link: Gli studi scientifici non sono affidabili. Lo dice uno studio scientifico. Non a caso uno dei risultati più sconcertanti lo si trova nelle scienze sociali, cosa che da ragione al precedente discorso: il laboratorio non equivale al mondo sociale. La mappa non è il territorio.

Dovrebbe essere palese la questione. Già nel notare la continua e ormai decennale contraddizione degli esperimenti scientifici qualche dubbio dovrebbe essere sorto. Ma dal dopoguerra in poi siamo stati abituati a credere alle affermazioni di stampo scientifico in modo religioso.

Molti palchi dovrebbero cadere, dato che migliaia di studi scientifici poggiano le basi su precedenti studi e così via. Una diramazione che ha preso vita da un nucleo falso, marcio, dovrebbe essere pertanto considerata marcia. Molte informazioni dovrebbero essere rimesse in discussione. Eppure…

Teoria VS realtà

Tutto ciò porta a un paradosso, dove lo stesso metodo scientifico, se applicato con rigore, smonta molte teorie di stampo scientifico. Cominci a capire cosa intendo quando dico che la scienza richiede fede? Che in realtà il rapporto tra scienza e fede, intesa spesso come fede religiosa, differisce dal modello standard? Che il confine tra queste due categorie è più labile di ciò che si crede?

Perché in uno dei primi post di questo blog consigliavo di riporre più importanza alla propria sperimentazione empirica piuttosto che alle notizie scientifiche o non scientifiche? Perché, quando il lavoro viene fatto in modo critico e obiettivo, seguendo per quanto possibile il metodo scientifico, è più attendibile di tutto quel marasma che è divenuta l’informazione oggi. Oltre tutto, una propria indagine viene eseguita nel contesto mondo e non in un laboratorio, privo di tutte le variabili del caso.
Si dovrebbe anche dire che il singolo caso nel mondo scientifico equivale al nulla, tuttavia non è questo il discorso. Sto dicendo che mi fido più della mia personale esperienza che delle informazioni odierne, che siano di stampo scientifico o meno.

Purtroppo ci hanno addestrato a delegare questi e altri compiti agli esperti, perché noi siamo impegnati a fare altro. Riassumendo: fare gli schiavi per comprare droghe e passatempi che agiscono da cerotto alle ferite dello schiavismo.

Ma questi esperti da quali motivazioni sono spinti nel giungere alle loro conclusioni? Quali sono le loro direttive? Da dove provengono e per quale motivo? Se non si capisce ciò che sto dicendo rendo il discorso più terra terra.

Puoi dire di aver qualche prova della buona fede degli esperimenti scientifici di cui leggi? Hai controllato di persona il loro svolgimento? Sai se sono stati ripetuti migliaia o almeno centinaia di volte? Sai se sono stati fatti in doppio cieco? I risultati sono stati riportati senza alterazioni o manipolazioni? Sai se le indagini di cui parla una fonte sono veramente avvenuti? Conosci il finanziatore dell’esperimento scientifico? Conosci le motivazioni del finanziatore?

Per fare un esempio: se una multinazionale che produce mozzarelle sovvenziona uno studio scientifico che mette in relazione il consumo di latticini e la salute, il risultato sarà scontato, non credi? La mozzarella sarà dunque un alimento molto importante, da cui l’organismo potrà assimilare il calcio indispensabile, i grassi necessari, le proteine utili a chi fa sport. Mentre un’azienda specializzata nei sostituti del latte, come ad esempio latte di soia, budini al riso, formaggi vegetali ecc. potrà decidere di finanziare uno studio sulla pericolosità dei latticini, dove l’esito, molto probabilmente, non sarà a favore di questi ultimi.

Ecco spiegato l’ennesimo punto dove è richiesta una buona dose della nostra fede, se si è pigri. Altrimenti c’è solo un modo per fare a meno di questo comportamento “religioso”: sperimentare autonomamente rimanendo il più obiettivi possibile. Io stesso, utilizzando il metodo scientifico, ho sfatato molte raccomandazioni scientifiche ribadite da decenni.

Il rapporto tra scienza e fede - Opinione

L’opinione dello scienziato

Ma mettiamo il caso che un esame scientifico venga fatto da un gruppo autonomo e spinto dalle migliori intenzioni. Be’, anche in questo esempio c’è da tenere conto di un fatto importantissimo: che lo scienziato non è la scienza e viceversa.

Facendomi aiutare dalle parole di uno scienziato: è necessario che il lettore di testi scientifici conosca i presupposti di chi scrive (G. Bateson, antropologo, sociologo, psicologo). Essere obiettivi e neutrali, specialmente quando in gioco non c’è un barattolo di caramelle, diventa molto difficile. E anche se consapevolmente si crede di non aver parteggiato per nessuno dei due piatti della bilancia, ci siamo spostati inconsciamente verso destra o sinistra.

Come ho detto, la scienza non è lo scienziato, perché quest’ultimo possiede delle preferenze e delle speranze non attribuibili alla scienza, o delle direttive dall’alto che lo guidano. Lo scienziato non è onnipresente, né onnipotente come spesso lo si vuole far passare al giorno d’oggi. Si fa presto a dimenticare le enormi sbandate dei precedenti studi scientifici e a osannare e accettare senza critica il recente studio scientifico che afferma che…

È proprio il termine “scientifico” che elargisce questa sicurezza assoluta, ma ricordiamoci della frase di Bateson appena citata. Lo scienziato possiede, come tutti, una vita colma di variabili, desideri, problematiche che lo influenzano e lo trainano verso un obiettivo sperato. Tutto questo, in un gruppo di ricerca, aumenta in modo esponenziale e crea altre variabili… I diversi modi di pensare e di agire, la psiche di ognuno viene in contatto con le altre, e formano una sorta di psicologia di gruppo che tende al risultato sperato. E in molti casi, al risultato auspicato dal finanziatore che da la pagnotta quotidiana al gruppo di ricerca.

[quote author=”Jung”]La scienza adempie al suo scopo e alle sue finalità fissando delle leggi che non sono null’altro che l’espressione abbreviata di processi molteplici se pur concepiti in qualche modo unitariamente. Mediante una tale concezione la scienza trascende il semplice dato dell’esperienza, per cui, nonostante la sua universalità e obiettività, sarà sempre il risultato della costellazione psichica soggettivo dello scienziato.[/quote]

A favore della fede religiosa?

È necessario comprendere che la scienza non è Dio. Lo scienziato non crede in Dio, tuttavia ripone la scienza al ruolo di onnipresenza e onnipotenza. Ripone una fede senza dubbio nelle teorie scientifiche. Stesso identico comportamento del religioso. Cambia solo l’imperatore sul trono.

È facile dimenticarsi di un fatto molto importante, la scienza è solo uno dei tanti modi di esplorare la realtà, che poi sia il più esatto o il miglior modo disponibile al momento, be’, questo è un altro discorso. Non dimentichiamo che, sempre dalle parole di Bateson: la scienza non prova, esplora. Sia chiaro che non mi riferisco a tutti gli scienziati, e nemmeno includo ogni tipo di scienza in questo discorso, come vedremo tra poco.

Il mio vuole essere un discorso che tende a un favoritismo religioso o di fede religiosa? Assolutamente no. Sto cercando di svelare le carte in tavola, perché il rapporto tra scienza e fede o religione non è così contraddittorio come sembra. È presente una guerra tra le due fazioni, sono d’accordo, ma è una guerra dove i due avversari lottano per lo stesso ideale.

Nell’ultimo secolo l’uomo ha ucciso Dio (come direbbe Nietzschè) e lo ha sostituito con la scienza. Le religioni ormai sono destinate a scomparire. Questo è lampante nell’osservazione delle nuove generazioni. Il comportamento religioso, però, è stato tramandato alla scienza. Credere e obbedire ciecamente alle regole della Bibbia, così come credere e obbedire ciecamente alle regole della scienza. In tutte due i casi, l’annullamento della propria individualità e di un proprio pensiero critico fanno da padrone. Per non parlare del giudizio derivato da una propria esperienza. Si ascolta, si crede e si imita, senza chiedersi il perché. Tutti fanno così.

Se la fede, però, poteva rendere l’uomo disciplinato, mansueto, moralmente più giusto… la scienza lo rende mediocre, standardizzato. Tuttavia conosciamo bene anche i lati oscuri della religione, come la repressione di piaceri naturali, come ad esempio quelli sessuali ecc. Non voglio certo riportare in auge pratiche dogmatiche di questo tipo. Credo si sia capito dove punta il dito del Project Excape.

Per completare il discorso di questo articolo, ti consiglio una lettura che approfondisce il discusso tema del progresso tecnologico. La tecnologia può essere considerata neutrale? La sua utilità o pericolosità dipende realmente dall’uso che ne facciamo?

Rapporto tra scienza, fede… e magia

Se finora il mio parlare sul rapporto tra scienza e fede ti ha fatto storcere il naso, devi sapere che i principi funzionali della stessa scienza sono i medesimi della magia. Cooooosa? Magia? Ma cosa ti sei scolato?

Non dico che le modalità per esplorare la realtà siano le stesse, ma quando si parla del modello di base, questo è uguale sia per la scienza che per la magia, e pure per la religione. In tutte e tre le categorie è richiesto sempre un atto di fede. Lo scrittore Enrico Manicardi lo spiega divinamente (per rimanere in tema) nel suo libro Liberi dalla civiltà.

[quote author=”Liberi dalla civiltà”]La scienza si regge sulle stesse basi teoriche della magia, la quale precede temporalmente l’avvento della religione come suo antecedente necessario. James G. Frazer, uno dei fondatori dell’antropologia, lo ha spiegato sin dal 1890. La magia parte dal presupposto che, in natura, a un evento segue necessariamente e invariabilmente un altro, senza alcun intervento soprannaturale o individuale. In questo caso, il concetto fondamentale è identico a quello della scienza moderna; alla base dell’intero sistema c’è la fede, implicita ma reale e incrollabile, nell’ordine e nell’uniformità della natura. Il mago è fermamente convinto che le stesse cause produrranno sempre gli stessi effetti, esattamente come ne è convinto lo scienziato (e noi tutti che crediamo alla scienza). Esiste quindi una stretta analogia tra le concezioni magiche e le concezioni scientifiche del mondo. Entrambe presuppongono una successione perfettamente regolare e certa degli eventi, determinata da leggi immutabili, la cui azione è prevedibile e calcolabile con precisione.[/quote]

È possibile distinguere una scienza pura da una fondata sulla fede?

Possiamo distinguere una branca scientifica che si comporta in “modo religioso” da una che sia ripetibile e da cui si possano estrarre delle leggi universali sempre vere e ripetibili? Sembra proprio una domanda da un milione di dollari, e devo ammettere che fino a qualche tempo fa non avrei saputo rispondere. Oggi, invece, voglio provare a farlo, ma sia chiaro che il merito di questo responso non va certo a me. Dunque, se dovessi riscontrare delle inesattezze, vanno reputate a una mia errata comprensione, alla mia penna, e non a quelle degli autori che ora vedremo. Il mio vuole essere un discorso neutrale, che non reputa errato un modo di agire sorretto dalla fede, sia per quanto riguarda nella religione che nella scienza. Servirsi di un diverso punto di vista per analizzare il rapporto tra scienza e fede è lo scopo primario. Dare il nostro contributo per riportare un equilibrio nei casi più disparati di questo periodo storico è di vitale importanza.

Il rapporto tra scienza e fede - Hume e Kant

Hume e Kant

Per Hume, filosofo scozzese della scuola empirista, la psiche umana opera sul materiale che giunge dall’esperienza, dai sensi. Ciò equivale a conoscere. Questa conoscenza non può prescindere dal soggetto conoscitivo, che è l’uomo. Questa corrente di pensiero, specialmente l’ultima informazione, verrà presentata in forma molto più approfondita da Immanuel Kant, il filosofo tedesco che ha rivoluzionato l’epistemologia.

Kant ha compiuto una vera e propria rivoluzione trasmigrando l’attenzione dall’oggetto che si vuole conoscere, nel caso più ambizioso la realtà, al soggetto: l’uomo. Ossia, è necessario studiare l’uomo e sapere come è fatto per conoscere la nostra realtà. Ho già trattato questo argomento in: Cos’è la realtà. Ci tengo inoltre a precisare che ero giunto a questa consapevolezza prima di conoscere il pensiero del filosofo, e lo faccio non tanto per una questione di vanto, ma per puntualizzare un fenomeno. Quando si giunge ad una consapevolezza in modo autonomo, per mezzo di riflessione e atti empirici, questa conoscenza difficilmente viene dimenticata, e può divenire il cavallo che traina il nostro quotidiano. Al contrario del mero studio del tipo “memorizza e dimentica”.

Continuando il discorso, per Kant la scienza è esperienza più principi sintetici a priori. Non scendo nel tecnico filosofico altrimenti quest’articolo non vedrebbe mai una fine. Per farla più semplice e breve: la scienza si basa sull’esperienza, la quale viene filtrata dal soggetto, in questo caso: l’uomo. Le nostre caratteristiche umane sono d’importanza sostanziale quando si cerca di analizzare la realtà o fare scienza, perché in primis bisogna sempre partire da se stessi. Perché noi stessi siamo scienza. Altrimenti sarebbe come analizzare il mondo batterico senza avere la più pallida idea di cosa sia un microscopio.

Per farti un esempio, tutti noi possediamo un modo di percepire lo spazio e il tempo in modo esattamente uguale agli altri individui della nostra specie. Vedremo poi tra qualche riga il rapporto che Kant aveva non soltanto con la scienza ma anche con la fede in Dio.

L’unica vera scienza

Detto questo, se vogliamo trovare una scienza pura che non contempli la fede, dobbiamo andare a pescare nei 3 principi di associazione di Hume, in particolare il terzo. Il principio afferma che la mente funziona per associazione per causalità, e mette in luce un aspetto che a qualcuno potrebbe ribaltare completamente ciò che finora credeva del mondo. Perché non è la natura ad essere strutturata in una rete di causa ed effetto, ma è la mente ad esserlo. In natura non c’è nessuna causa e nessun effetto, è la mente che collega due eventi reputandoli causa ed effetto.

Esempio: siamo in un bosco e notiamo il terreno umido, alcune gocce che cadono dalle foglie, i tronchi un po’ viscidi. A questo punto colleghiamo questi effetti alla causa pioggia, tuttavia non siamo certi che questo fatto sia avvenuto. Non abbiamo fatto esperienza di quella pioggia passata, non l’abbiamo vista ne percepita sulla pelle. Il terreno umido e l’acqua sulle foglie possono tranquillamente dipendere dalla dispersione d’acqua dell’idrovolante che stava andando a spegnere un incendio poco lontano. Così, vedendo i rami bagnati siamo risaliti ad una causa errata. Inoltre siamo sempre noi a separare in causa ed effetto il materiale liquido che viene a contatto con quello terroso.

Hume precisa che le nostre conoscenze in realtà sono credenze, che non sono frutto di ragionamento istantaneo ma di abitudini pratiche. Le nostre credenze sono reazioni abitudinarie. La scienza, così come la fede religiosa, afferma che da una determinata causa avviene un determinato effetto, tuttavia questo rimane un dato probabile e non certo. Quanto possiamo essere sicuri che per questa causa sopraggiungerà questo effetto? Forse il rapporto tra scienza e fede si gioca su una differenza di probabilità?

Fai attenzione perché, come dice Hume, se la realtà è strutturata nel gioco di causa-effetto, allora fare scienza è impossibile. Non esiste una scienza pura al di la dell’esperienza nel momento presente. Quindi, l’unica scienza vera è l’esperienza che io faccio ora: vedo, sento e percepisco la pioggia, quindi posso essere certo al cento per cento che sta piovendo, e che in questo luogo ha piovuto.

La scienza è un calcolo di probabilità

Sara è appena entrata a casa della sua migliore amica ma qualcosa la insospettisce. La marca del profumo è la stessa, l’odore di acqua di colonia le ricorda il suo fidanzato. Nell’anticamera dell’appartamento riposa un paio di scarpe da ginnastica uguali a quelle del suo lui, le verrebbe voglia di controllare il numero ma si trattiene. A quel punto, mentre sono impegnate a visionare alcune foto nella camera da letto, Sara nota alcuni capelli scuri sul cuscino dell’amica e non ci vede più. Sbotta in una scenata inaspettata, urla, chiede dove si è nascosto. Nel trambusto arriva il padrone di casa, padre dell’amica, il quale emana un forte odore di acqua di colonia, proprio identico a quello del fidanzato di Sara. Dopo aver risolto il malinteso, l’uomo di mezza età allaccia le sue scarpe ed esce a fare l’usuale corsetta pomeridiana. Si scoprirà che i capelli scuri sul cuscino, essendo l’amica di Sara bionda, erano di un tale conosciuto il giorno prima, con cui l’amica ha scambiato più di qualche effusione amorosa. 🙂

Sara ha collegato alcune cause a un determinato effetto, ha reagito in modo abitudinario, ha giudicato prima di fare l’esperienza qui ed ora, ossia prima di vedere il suo fidanzato. Le probabilità forse erano anche abbastanza alte, ma basta solo una volta e i nostri collegamenti causal-effetto vengono recisi dall’errore. Questo, per Hume, dimostra l’impossibilità di fare scienza. Per il filosofo il fenomeno è vero nel momento in cui c’è; è l’esperienza in atto a dirmi che ora i palazzi svettano verso il cielo e che gli spaghetti che sto mangiando sono piccanti. La scienza è un calcolo di probabilità, di abitudini, nulla di certo.

Ecco, se la si vuol vedere così, è l’ennesima prova che tende ad accomunare un rapporto sempre più stretto tra scienza e fede. Ma non abbiamo ancora finito, perché per Kant esistono delle scienze pure, completamente vere.

[alert]Articolo consigliato: Popper e falsificazionismo: la scienza non è certa.[/alert]

Kant, tra scienza e fede

Il rapporto di Kant tra scienza e fede può essere facilmente frainteso, specialmente quando parlava della fede in Dio. Kant parte dal presupposto che la metafisica è una pretesa arrogante della ragione, perché vuole andare al di la dell’esperienza. La religione, quale “arte” spirituale, la si può considerare tranquillamente all’interno della metafisica. Quest’ultima, però, non è scienza, perché, ad esempio, non possiamo fare esperienza empirica di Dio.

Le scienze che possono essere definite vere e pure invece partono dall’esperienza, ma possono trascenderla, nel senso che un esperimento può venire considerato replicabile alle stesse condizioni, da cui si può estrarre una legge universale. Questa è sempre vera e può essere ad esempio la famosa mela di Newton che cade a terra. Se la lasciamo cadere andrà sempre a terra. Dunque per Kant una scienza pura oltre l’esperienza in atto è possibile. La fisica è possibile, perché è basata su fenomeni nello spazio e nel tempo, che sono due delle maggiori forme mentali a priori che tutti noi possediamo in egual modo.

La geometria, costituita da forme, da corpi che possono essere percepiti solo per mezzo delle nostre forme mentali a priori (sempre lo spazio e il tempo), è vera, possibile e ripetibile. Così come l’algebra ad esempio, che è uguale per tutti e non fondata sul relativismo. Non c’è qualcuno che può affermare un’algebra diversa da un’altra, come non c’è nessuno che può asserire che un quadrato ha forma triangolare.

Tutto ciò che viene considerato informazione empirica, materiale, generata dalle forme della mente, la possiamo conoscere, al contrario del metafisico di cui non possiamo fare esperienza. Il filosofo non riteneva la metafisica una scienza, la religione basata sulla fede una scienza, tuttavia la considerava una delle caratteristiche innate dell’uomo. Il suo pensiero potrebbe sembrare a sfavore della religione o della fede nel senso religioso, ma non escludeva assolutamente l’esistenza di ciò che va oltre l’esperienza. A me piace molto il rapporto che Kant aveva tra scienza e fede, ed esorto il lettore ad approfondire il suo pensiero, anche per quanto riguarda il religioso e il moralistico, per poter essere ispirati pienamente dalle sue rivoluzioni intellettuali a dir poco illuminanti.

La verità dentro e fuori di noi

Il contesto di un oggetto che galleggia o al contrario, affonda, è semplice. Abbiamo ad esempio un pezzo di legno e una certa porzione d’acqua, nient’altro. Questo contesto non prevede tutte le migliaia di variabili dell’universo con tutti i suoi possibili intrecci. Per questo dagli esperimenti elementari della fisica si possono estrarre delle leggi universale che possiamo giudicare vere anche senza farne esperienza diretta.

Ma Kant, come ho detto, è andato ancora oltre, poiché ha evidenziato l’importanza di un’attenzione più mirata verso la struttura mentale di chi fa scienza. Perché se vogliamo capire il mondo dobbiamo partire innanzitutto dal soggetto che studia il mondo, da noi stessi. Finora l’uomo sembra essere l’unica parte dell’universo a poter conoscere se stesso, ma per procedere in questo arduo compito è basilare ritornare uomini veri, come in origine. L’Homo Demens di oggi, almeno la maggioranza, non è più in grado nemmeno di essere cosciente, cosa che ci dovrebbe contraddistinguere dagli altri esseri.
Caratteristica primaria dell’Homo Sapiens è la felicità di essere al mondo, ma la maggior parte di noi non è più Homo Sapiens. Per questo è necessaria una vera e propria ristrutturazione psicofisica. Ma questo è un altro discorso che esula troppo dall’argomento di discussione.

Il rapporto tra scienza e fede, che sia di tipo religioso o magico, è accomunato da una ricerca, quella della verità. Capire le nostre forme mentali a priori ci consentirà di avvicinarci al vero, perché la verità è sia dentro che fuori il soggetto conoscitivo. Non si può comprendere il fuori senza aver fatto esperienza del dentro e viceversa.

[quote author=”G. Bateson”]Le regole dell’universo che crediamo di conoscere sono sepolte nel profondo dei nostri processi di percezione.[/quote]

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2 commenti su “Il rapporto tra scienza e fede è molto più stretto di ciò che credi”

  1. La scienza è solo uno dei tanti modi di esplorare la realtà. Quanto è vero! E’ la nostra ostinata ricerca di sicurezze ce lo fa dimenticare. Ci costa troppa fatica concepire che la realtà sia complessa, e occorra il nostro impegno attivo per comprenderla. Così ci affidiamo a una parte o all’altra, mettiamo frettolosamente un’etichetta e usiamo questa nuova “idea” per filtrare la realtà. Non c’è da meravigliarsi se non otteniamo risultati soddisfacenti.
    Gli scienziati, tra l’altro, non sono necessariamente privi di senso religioso come si crede. Molti di loro si definiscono credenti, e alcuni sono dei veri illuminati, come per esempio Einstein (ma questo aspetto di lui viene perlopiù taciuto).

    1. Andrea Di Lauro

      Sì, sapevo anch’io del particolare di Einstein. In merito a questo, nel post dell’articolo sulla pagina Facebook una persona ha inserito un commento fantastico: Un po’ di scienza ti allontana dalla religione, troppa ti ci riporta 🙂

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