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Come raggiungere un obiettivo: ecco come saboti i tuoi piani

Imagine Come raggiungere un obiettivo: ecco come saboti i tuoi piani

Ogni scopo che ci prefiggiamo di conseguire è diverso dagli altri, così come lo sono le persone e le azioni utilizzate per raggiungere un obiettivo. Ciononostante si può delineare un quadro generale, o meglio, un percorso che facilità il sopraggiungere della meta o quello che la rende un miraggio lontano.

Parole vuote

Ogni qual volta si prendono in causa questi contesti, possiamo osservare come i dialoghi siano più o meno sempre gli stessi.

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Come dovrei fare per raggiungere quell’obiettivo?
Allora, io non ho la verità in tasca ma dovresti fare così…
Il mio sogno è… Hai dei consigli?
In base alla mia esperienza ti posso dire che la strada è tutta in salita, c’è molta competizione, non è facile, ma se ti impegni forse realizzerai il sogno. Ma non dimenticare che ci vuole anche molta fortuna.
Vorrei realizzare il mio desiderio… ma mi sembra utopico.
Il fatto è che non è facile, serve forza di volontà per esaudire il tuo fine. Devi lavorare molto su te stesso, devi credere in te, avere fiducia e lavorare sodo, e sperare in meglio. Magari il miracolo arriva.

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Cioè, dico, ma non ci si accorge che questo genere di (vuoti) consigli non può fornire altro che una blanda motivazione, che svanisce in qualche minuto? Consigli simili, triti e ritriti, che non aprono nuove finestre di pensiero, rimangono soltanto parole. Questo tipo di risposte può fornirle chiunque, dal macellaio sotto casa al parente o amico che sia. Ma quando sono i professionisti a farlo è tutta un’altra minestra. Senza contare che il piccolo effetto positivo, come ho detto, può essere una breve motivazione, ma questa è la punta dell’iceberg, c’è un’enorme massa oscura e glaciale sotto la superficie.

Sbarrarsi la strada prima di averla cominciata

Tutti quei blateramenti comuni sono deleteri, perché giorno dopo giorno assemblano i palazzi del nostro inconscio. Ormai lo sappiamo tutti: è l’inconscio a guidare le vite degli uomini; inconscio che viene plasmato dall’ambiente in cui si vive.

Tutti quei: non è facile, devi fare così, però è molto difficile, ci vuole culo, vai avanti e non mollare… riescono benissimo nel loro intento, perché pongono l’attenzione sugli ostacoli e generano al proprio interno un desiderio di resa anticipato.

Molte volte ce lo diciamo pure da soli: il mio sogno è aprire un ristorante. Eh, però non è facile. Perché mettere subito una barriera? Perché concentrarsi subito sugli ostacoli quando non abbiamo nemmeno cominciato ad agire? Non è forse che siamo i primi a non credere alle nostre parole e allora ripetiamo ciò che ci hanno sempre detto? Più si pensa agli ostacoli meno si agisce. Come si può pensare di raggiungere un obiettivo se l’inconscio è il primo a sapere che non si caverà un ragno dal buco? Se nel profondo crediamo a un mondo dove bisogna lottare per le briciole, competere con gli altri ed essere come dei lupi affamati quando serve, allora quella sarà la nostra vita. Non c’è dubbio. Se crediamo alla dea bendata, alla fortuna, allora aspetteremo passivamente la fortuna. Se penseremo che il percorso non sarà facile, allora non sarà facile.

Raggiungere un obiettivo - Transurfing

Alcuni spunti dal Transurfing

Che tu conosca il Transurfing o meno, per comprendere il punto focale del post non ha importanza. Voglio chiarire meglio la questione riportando alcune righe tratte dal Transurfing.

[quote author=”Transurfing”]Il Transurfing non è una tecnica di auto-miglioramento, ma un modo di pensare e di agire per ottenere quello che vuoi. Non lottare per ottenerlo, ma semplicemente ottenerlo.[/quote]

Vedi come si presenta fin da subito, e perché credo che questo contenuto ti possa ispirare nel raggiungere i tuoi obiettivi? Prima di tutto è necessario possedere un determinato modo di pensare e di agire per ottenere quello che vuoi (attenzione, quello che realmente vuoi). Soprattutto, non lottare per ottenerlo, ma semplicemente ottenerlo. Questo è uno dei punti più importanti del Transurfing. C’è un’enorme differenza dal prendere con semplicità ciò che sappiamo appartenerci e lottare faticosamente per ottenerlo.

Il Transurfing si basa proprio su ciò che tu pensi della realtà, sul principiò dello specchio. Se credi che bisogna lottare e sacrificarsi per ottenere qualcosa, allora sarà così. Se credi che raggiungere il tuo scopo è difficile, allora lo specchio rifletterà questo tuo modo di pensare, e tutto sarà complicato. Se credi alla fortuna le tue azioni non contano, non sono importanti né incisive, e l’inconcludenza diverrà abitudine.

[quote author=”Vadim Zeland”]Il mondo, come uno specchio, riflette il tuo atteggiamento.[/quote]

Lo voglio ma non m’importa, perché so già di averlo in tasca

Ho vissuto centinaia di esperienze concrete che confermano la veridicità di questo modo di intendere la realtà. Non pensare che stiamo virando troppo sul metafisico, c’è poco di fantasioso in questo concetto. La prova è che la nostra realtà e dominata dallo spazio e dal tempo, e infatti l’immagine del proprio modo di pensare non ritorna indietro istantaneamente, perché lo specchio riflette con un ritardo.

Un altro spunto utile (anzi, direi vitale) per riuscire a raggiungere un obiettivo o concretizzare i desideri, è quello di mollare la presa. Detto con le parole di Zeland: lascia andare la presa e permetti al mondo di muoversi con le varianti attuali.

Lasciar andare la presa significa non dare troppa importanza al fine che si vuole. Certo, ci importa raggiungerlo, lo vogliamo, ma l’importanza non deve trasformarsi in ansietà e preoccupazione. Come occuparsi dell’obiettivo senza che ci importi? È semplice: se siamo soddisfatti della vita, se siamo realmente felici, raggiungere l’obiettivo attuale poco importa. Se lo raggiungiamo bene, altrimenti siamo felici lo stesso. E non si tratta di passivismo, anzi, questo modo di vivere evita di darsi la zappa sui piedi con le preoccupazioni e i sabotaggi derivanti dall’avere troppa presa, troppa importanza in obiettivi che magari non sono nemmeno “nostri”.

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Il pendolo del Transurfing

Si faccia caso che, quando si parla di sogni, obiettivi o desideri, a meno che il soggetto non sia in pensione, i contesti riguardano quasi sempre il mondo lavorativo. Non prendiamoci in giro, tutti lavorano per il denaro. Anche una delle nostre più grandi passioni, se ci viene imposta otto ore al giorno ogni giorno, si trasforma in tedio e addirittura in avversione per la stessa passione. Non dimenticare che il denaro è figlio del sistema artificiale dell’uomo, quindi quegli stessi desideri originano dal volere della società e non dal proprio animo. Molti pensano di voler fare con felicità il lavoro che svolgono, ma in cuor loro sanno che se la stanno raccontando. La vera passione non prende vita per un tornaconto, è vocazione.

Per Zeland, e non solo per lui, tutto è semplice. Le complicazioni arrivano dalla Matrix, dal mondo che abbiamo creato, dalle esigenze inutili che scambiamo per obiettivi personali, quando invece sono state create per vendere prodotti.

Senza anteporre infinite spiegazioni, il pendolo spiegato nel Transurfing è un raggruppamento di energia che tende a una certa direzione, e vengono generati dalle persone. Vediamo un esempio. Abbiamo un gruppo di individui che si riuniscono ogni sera e parlano di come vorrebbero cambiare il mondo. Ecco formarsi un pendolo di energia che guida tutti i partecipanti verso questo cambiamento condiviso. Attenzione, i pendoli in sé non sono né buoni né cattivi, il loro scopo dipende dal luogo in cui prendono vita. Osserva la società in cui vivi e capirai la direzione della maggior parte dei pendoli.

Dopo aver interiorizzato questa consapevolezza potrai cominciare a capire se la meta che vuoi raggiungere si tratta di un tuo vero desiderio o è frutto del volere di un pendolo.

[quote author=”Vadim Zeland”]La cosa peggiore è che una persona, schiava di un sistema, non solo perde la libertà di scelta, ma comincia a volere esattamente ciò che vuole il sistema. Così, questi sono processi che sono in corso in tutto il mondo.[/quote]

Raggiungere un obiettivo nella realtà, non nei sogni

Per concludere, voglio portare alla luce uno dei modi migliori per sabotare un sano lavoro che genera risultati in modo semplice.

Tutti abbiamo vissuto l’adolescenza in un modo più o meno simile. Non è per marcare lo stereotipo dell’adolescente depresso che dico questo, ma non possiamo negare lo struggimento adolescenziale per desideri che ora, magari, riteniamo stupidi o privi di senso.

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Nel complesso, e tralasciando casi fuori dal comune, non ce la passavamo male, anzi. Solitamente il ragazzino è molto più felice dell’adulto, ormai impantanato nella vita lavorativa. Eppure l’ossessiva e anormale importanza che l’adolescente emette nei suoi obiettivi lo divora dall’interno, lo deprime, genera ira verso gli altri e il mondo. Questo succede perché i sogni adolescenziali non si realizzano mai: questo è effetto dell’eccessiva importanza.

Ricordate quanto fantasticavamo in quei periodi? Quello era un modo per compensare i sogni infranti (queste parole non demonizzano l’immaginazione in sé, ma la direzione dell’immaginazione). Sognavamo realtà alternative, dove una situazione prendeva un verso opposto a ciò che era accaduto e che ci aveva delusi. Sognavamo di vivere in mondi diversi e fantastici perché la realtà della scuola e della pressione degli altri su di noi non ci soddisfaceva. Mondi in cui eravamo acclamati e popolari, dove tutti potevano vederci, dove non eravamo dei “nessuno”.

Però sognare vite e mondi diversi non fa realizzare i sogni. Come ho detto è da considerarsi un effetto delle batoste della realtà vera, un comportamento compensatorio. Ora, da adulti, questo modo di fare sembra essere quasi scomparso. Pian piano ci si arrende, ci si abitua al peggio. Ma questo modo di sabotare il raggiungimento dei propri obiettivi non è andato del tutto perso… è stato solo modificato. Ora riversiamo i nostri sogni nelle storie, nei romanzi, nei film, nelle serie TV che ci guardiamo la sera sul divano. Ricadiamo nello stesso errore, inoltre, con tali pratiche e abitudini perdiamo anche la capacità di immaginare (non tanto per i libri, quanto per gli schermi).

Adolescenza protratta

L’abbaglio di cui sto parlando è quello di continuare a scappare dalla realtà. Oh, se avessimo cominciato ad essere in vero contatto con la realtà da adolescenti ora potremmo essere considerati dei super-uomini. Sognare vite e situazioni diverse serve da cerotto, e il cerotto non estingue la ferita che si chiama insoddisfazione. Un consapevole contatto con la realtà invece annulla il sogno adolescenziale. Non è possibile sognare realtà diverse quando siamo completamente consapevoli della realtà, ora. Vivere ogni cosa ora ci fa vedere la realtà, gustare il vero mondo e realizzare i propri obiettivi in modo normale.

Fino a quando vivrai i tuoi fini come miraggi lontani, come sogni distanti, resteranno proprio dei sogni lontani, sfumati, onirici e dunque irreali. Fino a quando continui a trasferire questi desideri nelle tue distrazioni, intrattenimenti ecc. questi resteranno confinati negli schermi, nelle storie fantastiche. Questi sono ottimi modi per boicottarsi.

Ritornare alla realtà è il miglior modo per raggiungere un qualsiasi obiettivo. So che può sembrare un consiglio privo di concretezza, ma non è della motivazione che dura qualche minuto che abbiamo bisogno. Un puro e costante contatto con la realtà può farti accorgere di essere felice, e la felicità è alla base della concretizzazione di qualsiasi meta. Ricorda, non è raggiungere un obiettivo che regala la felicità, ma l’inverso.

[alert]Articoli consigliati: Vuoi esaudire un desiderio? Armati di pazienza, Come posso far avverare un desiderio? Soltanto precedendo il futuro e Sveglia, la felicità non esiste! È solo biochimica.[/alert]

2 commenti su “Come raggiungere un obiettivo: ecco come saboti i tuoi piani”

    1. Andrea Di Lauro

      Grazie a te del commento. Nel Blog puoi trovare molti articoli simili, e che aprono nuove finestre di pensiero.

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