HomeStile di vitaQual è il significato della vita spirituale? Scarpe, asfalto e spirito

Qual è il significato della vita spirituale? Scarpe, asfalto e spirito

Immagine Qual è il significato della vita spirituale? Scarpe, asfalto e spirito

Camminavo, camminavo, camminavo. Non velocemente, non lentamente. Camminavo con l’andatura richiesta dal terreno. Non era una vera camminata, ma nemmeno falsa, come quella che l’uomo, da secoli, è abituato a eseguire. Camminavo e pensavo: “qual è il significato della vita di oggi? Si può ancora chiamare vita?”.

Ogni cosa prende forma in base al suo essere e dunque alla sua funzione. Ci si allontana dall’origine della propria unicità modificando le innate funzioni e, per effetto, cambia il proprio essere (corpo, mente, spirito). Queste complicate parole serbano un semplice messaggio.

[quote author=”Andrea Di Lauro”]L’uomo è l’unica creatura che ha modellato se stesso e l’ambiente. Per questo ne subisce e ne subirà le normali conseguenze.[/quote]

Un gesto spirituale?

Quel giorno camminavo. Il sentiero ghiaioso accoglieva i miei passi, che si alternavano con la giusta cadenza: né pigra né forzata. Questa quiete facilitò l’affiorare di un’idea. Mi venne in mente l’analogia tra il camminare e la spiritualità. Capii come questi due elementi, apparentemente separati, potessero ispirarmi nella scrittura di ciò che ora stai leggendo.

Qual è il significato della vita… si chiedeva un mezzo morto

Al giorno d’oggi la spiritualità è falsata, così come lo è la camminata. Questi due elementi sono appunto il risultato di uno stile di vita non affine alla nostra unicità di specie. Ne ho parlato molto e continuerò a farlo, fino a quando gli uomini non guarderanno alla radice di tutti i loro problemi non smetterò.

La nostra specie ha sostituito i morbidi terreni erbosi con piatte pavimentazioni artificiali, gli stimolanti percorsi sassosi con asfalto e piastrelle. Così abbiamo dovuto inventarci le scarpe adatte a questi terreni, e il corpo (piedi, caviglie, ginocchia, anche, spina dorsale) ha dovuto adattarsi alle calzature. Stessa cosa è successa in molti altri settori umani, così come al vivere spiritualmente e all’intendere la spiritualità.

Perché il vero camminare non è procedere tra uno squilibrio e l’altro come ormai è comune fare, così come non lo è profumare la casa con l’incenso e leggere qualche libro di Osho.

Quel giorno il mio atto non era propriamente vero ma nemmeno totalmente falso. Da qualche anno ho cominciato una sorta di percorso inverso, che riporta all’origine. Non posso giungere alla risposta di qual è il significato della vita se non sono veramente in vita. Devo essere vivo per chiedermelo. Devo essere più sveglio, e dunque più umano per giungere a una risposta vera.

Quando le circostanze lo permettono, vivo e cammino scalzo o con calzature che permettono una camminata simile a quella naturale. Ma non voglio soffermarmi su questa particolare tematica. Ciò che mi interessa ora è farti capire, sempre che tu non lo sappia già, che cos’è la vera spiritualità, in modo da comprendere quale possa essere il significato di un’esistenza di spirito.

Non credere che sia il solito maestro tutto chiacchiere e che poi pecca di risultati. Voglio rivelarti che, in fondo, io non mi occupo assolutamente di spiritualità nel senso comune del termine, ma di vita. Se ora questa introduzione può sembrarti strana, leggi ciò che segue, e tutti i tasselli automaticamente si poseranno negli spazi debiti.

[quote author=”Chuang Tzu”]Il vero uomo respira con i talloni.[/quote]

Qual è il significato della vita spirituale - Spiritualità

Spiritualità, sei forse un palliativo per la paura?

Da quando l’uomo ha levato il proprio sguardo alle stelle, da quando ha iniziato ad interrogarsi sul suo destino e sull’universo che lo circonda, egli ha dovuto fare i conti con la propria transitorietà e, di conseguenza, con la grande paura della morte. Le più nobili e complesse creazioni del suo spirito, le filosofie, le religioni, sono state create per vincere questo terrore, per allontanarlo da sé, per esorcizzarlo in qualche misura. Lo scopo ultimo di ogni interpretazione del mondo, di ogni schema di pensiero e codice di comportamento è sempre stato quello di permettere il raggiungimento di qualche forma di “immortalità”.
Apparentemente, a questo proposito, le filosofie d’occidente e quelle dell’oriente operarono scelte molto diverse tra esse: mentre nell’occidente dominato dalle religioni monoteistiche finì con l’imporsi l’idea della sopravvivenza dopo la morte, dell’eternità di vita di quell’essenza dell’uomo che è chiamata “anima”, in oriente, anziché incoraggiare questa concezione, si preferì idealizzare l’annullamento dell’individualità, ed il ritorno al Tutto che ci ha generati. In altri termini, mentre le filosofie e le religioni dell’ovest proclamavano che non abbiamo nulla da temere dalla morte in quanto una parte di noi continuerà a vivere in eterno, quelle dell’est asserivano che la morte non va temuta in quanto la vita continuerà anche oltre il provvisorio aggregarsi di atomi che ha generato la nostra attuale individualità.
Non è questa una differenza da poco: essa ha segnato un modo di vedere profondamente diverso in molti campi, imponendo rapporti molto dissimili con la natura che ci circonda, dando vita a forme di espressione culturale ed artistica diametralmente opposte.

Questo breve estratto dal libro Kuji Kiri è stata una conferma, o meglio, un mettere in ordine alcune mie considerazioni passate. In sostanza, la spiritualità si può dividere in due campi. Quella che ha una meta (trascendere la vita normale), e quella che invece viene usata come palliativo, un pretesto per scappare da qualcosa. Il significato della vita spirituale di oggi si rispecchia nel secondo campo.

Le principali cause di questa fuga sono due, e una di esse l’abbiamo già vista nelle righe poco sopra. Al giorno d’oggi, inoltre, queste due motivazioni subdolamente mascherate in altro, vengono sfruttate dagli odierni maestri o guru del marketing e della manipolazione psicologica. Così una considerevole parte della popolazione si rifugia nelle varie scuole di pensiero che si definiscono (falsamente) spirituali.

I due motivi che causano la fuga

Possiamo asserire senza dubbi che il primo motivo di questo cercar ristoro è la paura della morte. Il secondo, invece, non meno importante, è una profonda insoddisfazione della propria situazione o della vita in generale. Di solito le persone più anziane si perdono nel primo caso, mentre le più giovani nel secondo. Ecco secondo noi qual è il significato della vita spirituale moderna, le motivazioni della sua esistenza.

Queste sono le due cause che spingono 9 persone su 10 a frequentare i contesti in questione e non, come dovrebbe essere, dare ascolto a quel profondo richiamo, all’amore e all’attrazione per la spiritualità che trascende la norma. Non si tratta di un desiderio di una evoluzione personale, tanto meno di una vocazione sincera. È un tentare di curare la propria anima insoddisfatta.

I significati della morte per capire la vita

Se ci soffermiamo sul primo motivo, per scandagliarlo più minuziosamente, senza lunghe sessioni introspettive possiamo giungere a comprendere che esistono tre tipi di paura della morte. Fai attenzione, perché capire qual è il significato della morte può far intendere il senso della vita in generale.
[ul style=”number”][li]Paura di perdere ciò che si ha: riguarda la paura di perdere la propria vita così come la conosciamo, i propri averi, i propri affetti, ciò per cui si è lavorato un’intera vita. Non a caso una delle grandi verità buddiste afferma che l’attaccamento è la prima causa della sofferenza.[/li][li]Paura dell’ignoto: il timore di cosa potrà avvenire dopo il trapasso, di quello che si potrà trovare dall’altra parte; in fondo, la paura in generale nasce proprio dall’incertezza.[/li][li]Paura di perdere ciò che si è: forse quello più inconsapevole, perché non molti ci arrivano; tutti noi abbiamo paura della morte perché siamo affezionati a noi stessi e, che ci siano reincarnazioni o meno, dopo morti non torneremo più ciò che ora siamo, o almeno a ciò che crediamo vero.[/li][/ul]

[alert]Articolo consigliato: Avere paura di morire: il metodo delle convinzioni.[/alert]

Questi timori serviranno da pretesto per credere a tutte quelle teorie angeliche della vita dopo la morte, delle infinite reincarnazioni, spiriti guida, contatti alieni ecc. Con ciò non dico che questi discorsi non possano essere veri, ma pur sempre di discorsi si tratta, nient’altro. Secondo me, la vita non sarebbe più così stimolante se già si conoscesse il “dopo”. Che gusto avrebbe la vita in questo caso? È anche questa incognita che rende la domanda qual è il significato della vita? così eterna e così vitale per l’uomo.

Excape non è escape, fuggire senza una meta non è la soluzione

Il secondo motivo che abbiamo visto, invece, è il voler fuggire da quella tremenda situazione di vita che l’uomo moderno ha creato e che continua stupidamente a perpetrare. Ma, come ho detto, scappare dalla realtà per inseguire le fate non significa essere spirituali. Al contrario, è negare la propria responsabilità della situazione schifosa che, ascolta bene, ci siamo creati da soli.

Leggere qualche libro che parla di immortalità, di anime divine o reincarnazione per colmare il nostro più ancestrale timore, forzare sorrisi e abbracci a destra e sinistra, accendere qualche incenso nella propria abitazione cosparsa di cristalli e pendoli energetici, meditare con lo scopo di fuggire dal quotidiano ecc. non rendono la tua vita più spirituale. Tutto questo non è spiritualità, è solo un nuovo giocattolo, è marketing. O meglio, è essere preda del marketing, del sistema spirituale di oggi.

La vera spiritualità è azione, non fuga da noi stessi

La vera spiritualità si espleta nella pratica, non nelle chiacchiere fumose, e non deve essere utilizzata per scappare dal proprio quotidiano. Al contrario, ci deve far comprendere qual è il quotidiano che veramente vogliamo per poi trascenderlo. Un vero percorso evolutivo lo si attua nell’azione consapevole, nei respiri di ogni giorno, nel semplice passeggiare, nel contemplare un albero o un insetto, nel coltivare l’orto, nel pulire il pavimento, nel consumare un pasto, nel dialogo con un altro essere vivente, nell’educare i figli, nell’imparare, nel creare, nel costruire, nel suonare uno strumento, nell’accorgersi di essere, nell’esserci soltanto, nelle esperienze che si avvicinano alla morte…

[quote author=”Andrea Di Lauro”]Ogni atto compiuto deve essere accompagnato dalla consapevolezza di un progressivo risveglio dal torpore chiamato norma.[/quote]

[quote author=”Ernst Bernhard”]Il superamento del dolore non può essere il motore vero dell’aspirazione alla conoscenza. Questa ne può essere stata sollecitata e suscitata. Ma sempre rimane al centro la ricerca del senso e del mistero ultimo, di cui anche noi dobbiamo essere i depositari. Uno Yoga che ricerchi quiete, esperienza di beatitudine e pace celeste e cerchi di raggiungerle con la meditazione, sa sempre di morfina e di ipnosi. Per Buddha il fatto determinante era la conoscenza dell’ordine del mondo, non un’“esperienza Yoga”. Dopo sette anni di inutili esercizi Yoga gli venne l’impulso illuminante e la volontà assoluta di raggiungere a ogni costo la conoscenza liberatrice dell’ordine del mondo. E questo riuscì.[/quote]

Caramelle per adulti

Capisci che ciò che al giorno d’oggi chiamano spiritualità non è nient’altro che caramelle per adulti? Da bambini ci sono i dolci e le caramelle. Da ragazzi ci sono le relazioni amorose. Da adulti arriva la spiritualità.
In ogni fase della vita, quindi, c’è sempre qualcosa che serve a farci andare avanti. Io le chiamo stampelle. Andare avanti forzatamente, privi di energia e spinta vitale, perché ogni giorno ci costringono a procedere in un sentiero inumano che non sentiamo nostro. È per questo che poi si cercano le stampelle su cui appoggiarsi, su cui ci si sente un po’ più sicuri.

“Questa vita fa schifo, il mondo fa schifo, ma tanto siamo solo di passaggio, il bello comincerà dopo.”
“Tutto è perfetto così, tutto va bene così, il sistema è perfetto così ecc.”

È inutile negarlo, siamo nati uomini, ma il sistema artificiale che abbiamo creato ci ha peggiorati. Ci ha tramutati nell’unico essere fuori dal mondo naturale. Per questo non possiamo intraprendere veri percorsi spirituali se prima non ritorniamo ad essere veri umani. Per questo, prima di chiedere aiuto al Cielo è necessario re-imparare a stare sulla Terra. Ed è qua che si concentra il nostro progetto. Non pretendo certo di parlare di cose realmente spirituali, come l’anima prima della vita, di ciò che ci succederà dopo il trapasso, della ricerca del vero ignoto, delle esperienze trascendentali o dell’unione con l’assoluto. Quest’ultimo elemento è il vero e unico fine della vera spiritualità. Non è nel nostro interesse ora parlare di questi contesti pur avendone toccato le foglie qualche volta.

[alert]Articoli consigliati: Esiste la reincarnazione? Quella volta che venni in contatto con la Dea della coscienza universale.[/alert]

Per il momento, a noi del Project Excape non interessa unirci con l’assoluto e diventare uno col tutto. Se siamo qua, in vita, è per sperimentare la separazione e l’unione. È per fare esperienze, è per vivere realmente in felicità. Quella felicità che lo stile di vita innaturale ci sottrae anno dopo anno.

Qual è il significato della vita spirituale - Cielo e Terra

Non c’è cielo senza terra

È essenziale capire qual è il significato della vita, il senso della vera vita, e tornare empiricamente a viverla. Poi, e solo poi, si può decidere di guardare al Cielo. Solo quando siamo in equilibrio, radicati nella Terra, possiamo varcare la soglia che conduce allo spirituale. Il tutto, ovviamente, solo se sentiamo un reale desiderio di evoluzione verso strade ignote.

Tutti gli uomini nascono umani, poi col trascorrere della vita in un luogo che non si sposa con le loro caratteristiche (fisiche, mentali, spirituali) si trasformano in qualcos’altro, che umano non dovrebbe più essere chiamato. Sto parlando di un essere vivente infelice. È inutile inventarsi storielle poco concrete o non realizzabili per tornare felici. Sognare non serve a nulla. La nostra via è tornare a essere veri umani per tornare a essere felici. Se seguirai assieme a noi questo sentiero vedrai che, più ritornerai alla tua originalità, più sarai felice. Ma prima è necessario comprendere cos’è la vera felicità, perché le informazioni che abbiamo assorbito su di essa sono per lo più errate o distorte. Abbiamo parlato molto di felicità e continueremo a farlo.

Se vuoi emigrare oltre la zona dell’uomo prima devi ritornare ad essere un uomo vero

Dopo questo breve discorso avrai capito che il nostro progetto si fonda sul ritorno a un determinato stile di vita. Questo viene supportato per la maggior parte dall’azione pratica, non certo da tematiche poco chiare, consolatorie e prive di risultati. Il Project Excape non pretende di farti divenire uno. Non ti promette l’estasi, non vuole spiegarti come trascendere il mondo materiale. Al contrario, vuole farti capire come godere pienamente del mondo materiale, senza però rifiutare quel pizzico di vera spiritualità (dove si capisce che una non esclude l’altro). Un esempio lo hai potuto vedere all’inizio di questo scritto. Ritengo più spirituale camminare scalzi piuttosto che partecipare alla conferenza di questo o di quel maestro, o fare una seduta coi pendoli energetici o bagni vibrazionali per poi tornare alla vita moderna per nulla spirituale.

Questa è solamente una delle tante azioni che si possono compiere per tornare veri umani. Non voglio dire che anche tu, domani, devi cominciare con tale accorgimento. Ciò che mi preme ora è utilizzarlo come modello di comprensione. Si può direzionarsi verso l’origine attuando modifiche nel campo alimentare, del contatto con le piante e gli animali, del movimento consapevole, del respiro, del silenzio mentale, come abbiamo spiegato nella serie più importante di questo progetto.

La camminata come miglior modello di comprensione

Re-imparando la vera camminata (sull’avampiede), l’intera postura del corpo cambia. I piedi si fortificano, così i polpacci e la zona del femore. Questi mutamenti degli arti inferiori procedono verso l’alto, verso l’intero bacino, per poi salire ancora. Saranno causa di cambiamenti a livello dell’intera spina dorsale e del baricentro, fino ad arrivare alla zona cervicale e alla testa. Un cambiamento nei piedi si ripercuote sull’intera postura, sull’intera impostazione e movimento del corpo, e per riflesso sulla mente, sui pensieri. Un cambiamento di mentalità e di pensieri che si riverbera inderogabilmente nello spirito. Per questo ritengo più spirituale un semplice gesto come il camminare scalzi sui sassi al leggere l’ultimo libro New Age o all’indossare tuniche di caratura indiana.

Due rami e una radice per migliorare

Riepilogando, nell’odierno periodo esiste la branca del falso spirituale. Questa racchiude tutte quelle pratiche o teorie angeliche, streghe Wikka o pulizia dell’aura, che di veramente spirituale hanno ben poco, se non nulla. Spesso il loro obiettivo è un altro.

Poi, è presente la branca della crescita personale, del coaching in generale, del counseling ecc. Questa, a mio avviso, è più onesta della precedente. Qua però esiste, a parte rarità, un rimescolamento continuo delle stesse informazioni e tecniche. Come se non bastasse, queste sono prevalentemente attinte da studi psicologici statunitensi di fine anni ottanta e novanta, dove in alcuni casi si sfiora la banalità, in altri invece si possono acquisire degli espedienti molto utili.

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Poi c’è il Project Excape, che come già sai si occupa di vita vera, del ritorno ad una umanità vera. Noi non ci definiamo né coach né spirituali, anche se per far intendere alle persone il campo in cui ci muoviamo, dobbiamo utilizzare parole come crescita personale o spirituale. Hai a disposizione questi tre vasti campi se desideri migliorare la tua condizione vitale. Scegli con saggezza, anzi, sperimentali tutti e tre. Mi auguro che tu scelga la radice. È inutile consolarsi con stampelle spirituali o immagazzinare tecniche e teorie quando poi non possediamo l’energia vitale per metterle in pratica.

[alert]Articolo per approfondire la questione: Percorso spirituale? Non c’è nulla di spirituale.[/alert]

Il primo passo è fatto

Che tu abbia compiuto venti, trenta, cinquanta o settanta giri intorno al sole non fa differenza. Se percepisci che qualcosa non va, che la tua esistenza non è come dovrebbe essere, non appoggiarti alle stampelle. Se spesso ti chiedi qual è il significato della vita, o della vita spirituale non cedere alle dipendenze, non accontentarti del tirare avanti. Fermati. Fermati e liberati gradualmente dalle stampelle. Fermati e torna indietro. Avvicinati a ciò che eri quando sei nato. Ritorna a essere un vero essere umano per godere della vera vita, dove la vera felicità è un fatto normale.

Scappa anche tu con noi verso un’esistenza più consona a ciò che sei. Prendi questo treno, oppure costruiscine uno tuo, ma non accontentarti di quel relitto che ti propongono ogni giorno. Il primo passo è fatto, ma ora? Vai nella sezione Inizia da qui e procedi in questa camminata consapevole.

[alert]Articoli consigliati: Come raggiungere la felicità, spiritualità, crescita personale e cliché. Ritornare umani per ritornare a sentirsi felici e Qual è il senso della vita? Destino VS libero arbitrio. [/alert]

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