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Prepararsi alla morte: prima di tutto è necessario vivere

Immagine Prepararsi alla morte: prima di tutto è necessario vivere

È un’attitudine comune quella dell’interesse alla morte o, in altri termini, quella di prepararsi alla morte da parte della persona oltre i cinquant’anni. È a mio avviso tristemente inconcludente “svegliarsi tardi”, questo perché non vi può essere una conoscenza e relativa preparazione dell’argomento, se non si è pienamente vivi.

Pervenire o prevenire il trapasso?

Detto in breve, prepararsi alla morte è un compito concernente i vivi, e non a persone che ormai sono sfinite nel corpo-mente-spirito. È inutile cercare di esorcizzare il proprio trapasso quando, ad esempio, si scopre di essere malati gravemente. Dovrebbe essere un addestramento volontario, non una necessità dettata dalla paura dell’imminente dipartita.

Parliamo di un’esperienza che richiede tempo, anni, forse decenni; perciò è necessario cominciare da giovani, o in età matura, per cercare di dare una temporalità sociale alla questione. Un’autocoscienza, una presa di consapevolezza che si traduce anche nelle azioni concrete, ma che si può fare, anzi, si deve fare da giovani, quando siamo più vivi, quando è presente più spinta vitale. Da mezzi morti non si possiede l’energia per comprendere né la morte né la vita.

Prepararsi alla Morte - Prepararsi

Prepararsi alla morte: il messaggio più importante

Qual è il messaggio più importante per chi volesse imparare a prepararsi alla morte? Secondo me, di certo questo: vivi! Vivi più che puoi! Non scendere a compromessi a discapito della possibilità di vivere, che significa essere appassionati alla vita e a tutto ciò che contiene… che significa darsi la possibilità di sperimentare, di agire, compiere azioni nuove, diversi frangenti, il tutto condito dalla capacità di saper assaporare ogni cosa.

… per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto

La funzionalità di questo messaggio risiede proprio nel suo paradosso: per morire bene, in modo naturale e senza attriti è indispensabile vivere, o meglio aver vissuto. Se sei pronto a vivere niente potrà spaventarti; se sei pronto a morire niente potrà spaventarti.

La maggior paura connessa alla morte non è l’ignoto o la sofferenza, ma il rimpianto di non aver vissuto realmente, di essersi adeguati a un’esistenza incolore. Raramente, per l’individuo che ha gioito molto e goduto di ogni petalo, nuvola, di ogni passo e di ogni relazione, e di ogni gioco, tristezza ecc. ci sarà timore della morte. L’uomo che ha vissuto generalmente non la teme, anche se la questione non si conclude di certo qui.

Capito che il miglior modo di predisporsi alla morte è vivere realmente, esistono poi questioni più specifiche che si possono trattare. Lungi da questo breve articolo un tipo di analisi di tipo filosofico approfondito, introspettivo o dai connotati religiosi riguardo alla morte. Non è mia intenzione calarmi in quell’ade della sintesi, servirebbero troppe parole, servirebbe un libro intero.

Le tre grandi paure

Nel post Qual è il significato della vita spirituale? Scarpe, asfalto e spirito ho toccato l’argomento elencando le tipologie di paura che secondo me sono più sviluppate nell’uomo attuale.

[ul style=”list”][li]Paura di perdere ciò che si ha. [/li][li]Paura di perdere ciò che si è. [/li][li]Paura dell’ignoto.[/li][/ul]

Perdere gli averi, le relazioni e tutto quello che si è costruito in vita è il timore più infantile tra questi. Se, come ci ricordano gli scritti buddhisti, tutto è impermanenza, che senso avrebbe lottare contro di essa e cercare vanamente di cristallizzare l’acqua del fiume che sempre scorre?

Perdere ciò che si è, è uno stadio “avanzato” di paura, se così vogliamo dire. In questo caso, lasciar andare se stessi è più complicato: noi tutti abbiamo paura della morte perché siamo affezionati a noi stessi.

Essere vivi, essere morti, esiste qualcos’altro? E se sì, cosa sarà mai? L’insondabilità e la mancanza di termini di paragone si traduce in quel vuoto che è l’ignoto. Il timore per l’ignoto è una paura che per qualcuno si rivela la più ostica, insuperabile, mentre in altri è distante dalla consapevolezza. In questi casi può venire sovrastata da una delle altre due: più paura di non poter più vedere i figli o la moglie, ad esempio.

Prepararsi alla Morte - Addestrarsi

Addestrarsi al poi vivendo ora

Se ci si fa caso, una vita soddisfacente può essere la medicina a ognuna di queste paure. Si può tramutare in quel prepararsi al trapasso che molti uomini e donne di mezza età cercano di raggiungere. Sarà allora difficile per il settantenne che vive di rimpianti una sincera preparazione al decesso, così cercherà vie alternative. Allora il decesso non sarà più decesso ma passaggio in un’altra dimensione, trasformazione, liberazione dell’anima che lascia la prigione (il corpo). Tenterà, per esorcizzare il suo rimpianto e la sua paura, di trasferire la vera vita altrove, in altre dimensioni, piani sottili, astrali, multiversi, galassie lontane, dappertutto ma non qui.

Come ho scritto, esistono anche degli atteggiamenti che possono essere d’aiuto in merito alla questione, che si possono abbinare a una vita in cui siamo stati liberi di esprimere la nostra natura. Anche in questo caso, per parlare sempre metaforicamente di foglie e radice, e chi mi conosce sa bene il significato di ciò, non si pensi che i metodi possano sostituire una vita soddisfacente. Non si pensi dunque di barattare le foglie con la ben più importante radice.

È necessario allora allenarsi alla morte, trascendendo i ricordi, trascendendo ciò che si pensa di sapere di sé e della vita. Il tutto però mentre si vive, non mentre recitiamo e reprimiamo ogni nostro intimo volere. Oppure, se più anziani, con la consapevolezza di aver vissuto.

Due aiuti dal Project Excape

Voglio quindi consigliare due comportamenti pratici di cui poter usufruire nel quotidiano. Il primo riguarda di una sostituzione linguistica, che è un’azione sia a livello mentale che verbale, molto molto semplice quanto efficace. Troverai il tutto spiegato nel post: Avere paura di morire: il metodo delle convinzioni.

L’altro è quello di portare la filosofia dell’eterno ritorno di Nietzsche sempre nella quotidianità. Come prima ti lascio qua l’articolo: L’eterno ritorno dell’uguale: come Nietzsche può salvarti la vita.

Ricordo proprio ora che parlai di morte in uno dei primi articoli di questo blog, ispirato dalle foglie d’autunno che si adagiavano al suolo pronte a morire. Caso vuole, e se sia un caso o no non sta a me deciderlo, che sia di nuovo qua a parlarne più o meno nello stesso periodo.

Imparare a morire dalle foglie, son io che torno al passato o è il passato che torna in me?

[quote author=”Andrea Di Lauro”]L’autunno è decadenza, e la decadenza è morte. Ma l’autunno è una decadenza che contiene la consapevolezza della rinascita primaverile. Ogni foglia contiene il progetto del fiore futuro. Quando essa cade, quando va alla terra per morire, lo fa adagio. Essa non conosce il nostro significato di morte. Forse dovremmo imparare a morire dalle foglie d’autunno.[/quote]

Ecco cosa scrivevo qualche anno fa. Dovremmo imparare a morire dalle foglie, pur tenendo conto che noi non siamo foglie. Il mondo esteriore può insegnarci ad essere noi stessi, veri umani, ma la scelta spetta sempre a noi. La foglia non decide di morire in quel modo, è la sua natura. Noi invece possiamo decidere come vivere, esprimere la nostra natura o meno, dove questo andrà a definire come moriremo. Se con questo scritto ho tolto la speranza a qualcuno di voi lettori… mi spiace, mi spiace molto… ma non è mai stato mio intento illudere, dato che l’essere falso fa star male me in primis.

Prepararsi alla morte è uno degli atti più sinceri, è inutile illudersi, altrimenti si giungerà al momento finale con una paura enorme e travolgente, puro panico che allontana da uno degli eventi di maggior valore: avviene una volta sola. False speranze non servono a nulla, in fondo è come dice Balasso (il comico veneto): anche nelle situazioni più disperate c’è sempre una speranza, ma non è detto che serva.

[alert]L’unica causa della paura di ammalarsi: il destino! e Vorrei essere Felice? No! Non c’è nulla che puoi fare, a parte…. e Come affrontare una separazione: Caos VS Amore.[/alert]

2 commenti su “Prepararsi alla morte: prima di tutto è necessario vivere”

  1. La consapevolezza della nostra mortalità può essere un aiuto a vivere intensamente e bene. Se vivessimo una vita infinita, che spinta ci sarebbe a onorare il valore di ogni momento? Anche se io credo nella reincarnazione, non per questo la vita deve diventare un fantasma sbiadito; anzi, motivo in più per vivere davvero. Sennò cosa siamo venuti a fare? 🙂

    1. Andrea Di Lauro

      Appunto, che senso avrebbe pensare: “nella prossima vita andrà meglio”, e così, poi si penserà anche nella prossima, e nella prossima, e ancora… senza mai vivere ma attendendo una vera vita che è sempre altrove

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