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Percorso spirituale? Non c’è nulla di spirituale

Immagine Percorso spirituale? Non c'è nulla di spirituale

Nella mia carriera di ricercatore (sì, oggi voglio darmi un tono), sono venuto a conoscenza di numerosi argomenti, teorie e promesse di cambiamento. Il desiderio di cambiamento direzionato al miglioramento è innegabile, data l’insoddisfazione di base dell’uomo civilizzato. Qualcuno potrebbe dire che secoli fa si stava peggio, ma io posso parlare solo dei miei tempi, non avendo vissuto secoli fa. In questi anni ho sentito moltissime persone dire che stavano facendo un particolare viaggio interiore: sono all’interno di un percorso di tipo spirituale… sto facendo un cammino spirituale… nel mio percorso di crescita e via dicendo. Tuttavia, di spirituale ho visto sempre ben poco. Prima di imitare e ripetere, dovremmo innanzitutto domandarci che cos’è un percorso spirituale. E allora procediamo con ordine.

Finalmente la verità!

C’è una frase che mi piace moltissimo, la trovo a dir poco sublime per la sua sincerità.

I tre quarti della filosofia e della letteratura non sono altro che la chiacchiera di gente che cerca di convincersi di amare veramente la gabbia in cui è stata attirata con l’inganno (Gary Snyder).

Per chi non conosce i miei argomenti, non prendetemi per un simil-scienziato razionalista, dedito a San Tommaso e alla Dea Aritmetica. Sono un forte appassionato di concetti di stampo filosofico, del fare filosofia in modo pratico, e non rinnego certo ciò che non si può vedere o provare scientificamente (dato che la scienza è solo uno dei tanti modi per esplorare la realtà, anche se ad oggi sembra essere quello più attendibile, e di sicuro autorevole).

All’affermazione di Snyder andrebbe di certo inserito il concetto di spiritualità, e nel particolare tutte quelle teorie che parlano di ciò che può esserci oltre la vita. È logico farlo, dato che la filosofia specula sulla realtà, e nella maggioranza nemmeno specula, ma assoda logicamente, e la letteratura vuole fantasticare tenendosi però ancorata al reale. O meglio, prende forma dalla vita vera.

Forme di evasione e di espressione

Questa frase mi piace perché rispecchia sinceramente la realtà dei fatti: non siamo liberi di vivere come vogliamo, e allora ci illudiamo più o meno consapevolmente di esserlo. Curiamo le nevrosi di questa primordiale mancanza con le storie altrui perché non riusciamo a vivere la nostra, di storia. La maggior parte di queste ci istruiscono ad amare la gabbia o nel combatterla. Prima però è necessario conoscerla, questa gabbia, solo così si comprende che la soluzione non è nella lotta ma in una pacifica evasione (verso una meta). Da qui il nome del nostro progetto.

Stessa cosa si può dire dell’arte in generale, la quale, come già scriveva Freud: offre soddisfacimenti sostitutivi per le più antiche e tuttora profondamente sentite rinunce imposte dalla civiltà e contribuisce perciò come null’altro a riconciliare l’uomo (represso) con i sacrifici da lui sostenuta per questa.

Arte, letteratura, filosofia, spiritualità hanno una marcata componente di desiderio di fuga. Non che siano nate con questo scopo, ma sono state trasformate in questo. L’intento iniziale dell’arte, della filosofia o della spiritualità non era di certo l’evasione da una vita insulsa, ma l’espressione della nostra natura. Oggi però non è più così. Oggi si cerca di sopperire all’insoddisfazione con l’evasione, che, come abbiamo scritto fin dal primo articolo, se priva di una meta concreta, se fine a se stessa, perde ogni significato.

Percorso Spirituale - Marketing

Il marketing della spiritualità e la speranza di salvezza

Le argomentazioni di stampo spirituali, cioè tutte quelle a cui abbiamo avuto accesso post boom economico, sono le più ammalianti rispetto a questo discorso. Posseggono il primato di manipolazione con fini illusori e insinceri. Non parlo di religioni perché non mi ritengo per nulla esperto del settore.

C’è da capire una premessa ineccepibile prima di zampettare come cuccioli inesperti verso i cammini spirituali d’oggi: essi non hanno nulla a che fare con la spiritualità. Senza voler essere ora troppo esaustivo, nella sostanza le scuole di pensiero d’oggi hanno pochi obiettivi: vendere prodotti e “aiutare gli altri” (da notare le virgolette). Aiutarli nel senso del raccontare ai proseliti ciò che vogliono sentire, farli star bene momentaneamente per mezzo di illusioni poco realistiche, rilassarli…

Mi riferisco al creare una specie di pace momentanea fondata su teorie illusorie. Ma si sa, quando queste fondamenta cedono, l’intera costruzione rovina addosso al povero malcapitato, a meno che non continui per anni ad auto-illudersi, cosa che però porta con sé un dolore celato e continuo. Si potrebbe dire che l’obiettivo altruista viene fatto per la vendita, cosa assolutamente non riprovevole, pur che venga semplicemente dichiarato.

Sia chiaro che non mi riferisco ad ogni teoria, scuola o tipo di cammino o percorso spirituale. Senza voler essere troppo diplomatico, si tratta di ciò che ho potuto osservare sia dal vivo che sul web in questo vasto panorama. Queste forme di mistificazioni hanno molta presa perché sfruttano l’infelicità dell’uomo moderno, e perché, come si può leggere ne Il nome della Rosa del buon Umberto Eco: Non conta la fede che un movimento propone, conta la speranza che offre.

Nessuna favola o speranza di motivazione

Molti in questi anni, non essendo andati in profondità, hanno confuso il Project Excape con un progetto spirituale. Fin dagli inizi, però, abbiamo detto di non esserlo e di non voler fornire nessun tipo di viaggio spirituale. Non abbiamo mai puntato sulla consolazione momentanea che attira i disperati come api sul miele. Non abbiamo mai cercato di indorare la pillola o di santificare la speranza, la motivazione, o promesse divine. Anche in questo caso, potrebbe essere oro luccicante, ma noi ci rivolgiamo prettamente a un tipo differente di persona: a chi si è accorto di questi inganni, a chi non se la racconta più, a chi ha il coraggio e la sincerità di ammettere la propria infelicità, a chi è tediato dalle infinite ripetizioni della crescita personale e/o spirituale.

Quando le persone dicono sto facendo un cammino spirituale vorrei sempre rispondere che non sta facendo alcunché di spirituale, ma dovrei argomentare come ora sto facendo. Quindi preferisco starmene in silenzio. Ora lo posso fare, anche se non si tratta di un dialogo.

L’unica destinazione dell’autentico percorso spirituale

Per prima cosa c’è da distinguere l’unico scopo della reale spiritualità da tutto il resto. Questo scopo si chiama unione col tutto, con l’assoluto. Questo avviene con la disidentificazione da ogni cosa; potare ogni ramo, recidere ogni filamento della tela, tramite il disfacimento dell’io e di ciò che pensiamo di essere. Un vero e proprio annullamento di sé per ritornare nell’uno. Che sia un modo per esorcizzare ciò che dovrebbe avvenire normalmente nella morte? Che sia un modo per sperimentare ciò che avviene nel trapasso per poi cercare di tornare indietro, alla vita normale? Chissà, domande che forse rimarranno senza risposta.

Questa è l’unica meta dei concetti spirituali antichi: unirsi col tutto, e prima, sondare zone che non si possono esplorare nella vita normale. Luoghi ignoti di cui oggi nessuno può parlare. Abbiamo già spiegato il perché di questo in uno degli articoli più importanti del progetto: Ritornare umani per ritornare a sentirsi felici. Per dirla in breve, prima di poter puntare a una sincera ricerca, dobbiamo ritornare veri umani. Se ieri, dunque, la cosa poteva essere più semplice, data la maggior vicinanza alla condizione di Homo Sapiens, oggi è necessario un percorso inverso che non significa brutalizzarci a mo’ di ominide. Data l’odierna natura artificiale dell’uomo, basti pensare alle menti degli infanti cresciute dagli smartphone, è indubbio accettare l’indispensabilità di un ritorno alla nostra essenza umana, prima di volerla varcare.

Prima di voler conoscere l’ignoto dobbiamo almeno essere in possesso del quadro generale del noto. Chi siamo, cos’è la (umana) realtà, aver vissuto e non esser stati sprecati. Altrimenti, se in cuor nostro sappiamo di aver buttato via una vita, viene automatico cadere nella falsa spiritualità solo per cercare ristoro.

La via spirituale non è crescita personale o psicologia

Se l’unico scopo è questo, sondare zone oltre la vita normale per unirsi col tutto, che nella sostanza è una forma di morte, o una forma diversa di “vita” oltre la vita umana, tutto il resto la potremmo definire pseudo-spiritualità.

Molti confondono semplici principi di psicologia con la spiritualità, come tutto ciò che magari ha a che fare con particolari tecniche meditative, attrai questo e quello, la famosa Legge di attrazione. Molti mischiano concetti di crescita personale, sempre di derivazione psicologica ma con un linguaggio più semplice, con la via dell’ascesi. Più che crescita c’è decrescita.

C’è da capire, ancora una volta, che le argomentazioni che più si avvicinano alla vera spiritualità, non sono nient’altro che l’asilo di un sincero percorso spirituale. Se l’asilo è il procedere all’annullamento della propria identità, l’unione col tutto è la laurea. Il lettore intelligente capirà che non si può andare oltre all’asilo solo con qualche sporadica meditazione o lettura del santone indiano mentre nella realtà dei fatti siamo scimmie ammaestrate (o, se si vuole, esseri umani non più umani, robot, zombie, macchine organiche). Ho scritto dell’infondatezza tecnologica in Ho tutto ma sono triste: il fallimento del progresso tecnologico.

Passato, presente e futuro in equilibrio per essere veri umani

Essere costantemente nel qui ed ora, ad esempio, significa stravolgere la propria condizione umana, poiché poter spaziare al passato e al futuro fa parte della nostra essenza. Non esisterebbe nessuna forma di apprendimento e nemmeno la possibilità di sopravvivere senza la memoria.

Ciò che magari poteva fare il monaco zen del tredicesimo secolo, ossia vivere per la maggior parte in questa condizione, nella società di oggi risulta impensabile. Più che altro si gioca a fare i guru. A parole si crede di fare un viaggio mistico mentre nei fatti lo stile di vita è il medesimo di chi non sa nemmeno di cosa si sta parlando.
Nella maggioranza dei casi, si riscontra un accrescimento dell’ego tramite la credenza illusoria di elevarsi spiritualmente. Scopo totalmente contrario al disfacimento della personalità, che è l’unica meta della via spirituale.

Potrei lanciare una mia personale obiezione al monaco che sia spinto da vocazione oppure dal desiderio di fuga. A mio avviso, prima di voler andare oltre la zona dell’uomo, bisognerebbe aver sperimentato in abbondanza le regioni umane. In parole più abbordabili, prima di voler andare oltre la vita bisognerebbe aver vissuto pienamente, e fatto piena esperienza della vita a noi concessa.

Cammino spirituale di ieri e di oggi

Dal desiderio di varcare i limiti umani, deriva un sincero cammino spirituale, che non è desiderio di fuga e di miglioramento della propria condizione. Questo è un percorso non spirituale, poiché si parla ancora della vita normale e di problemi comuni.

Nei periodi precedenti l’era industriale, quando il mondo naturale dominava ancora sul mondo umano, il desiderio di andare oltre la condizione umana era più sincero. Non esisteva la profonda insoddisfazione d’oggi, frutto di uno stile di vita assolutamente inumano. Se in alcuni periodi e particolari zone delle ere antiche ci sono state condizioni che a fatica offrivano la sopravvivenza, di certo non lo nego, non si è mai giunti al totale stravolgimento delle caratteristiche umane come nei tempi attuali. Da questo posso evincere una maggior veridicità dei percorsi spirituali e della bontà dello scopo primario prima descritto in ere più remote.

Gli asceti dell’antica India, con le pratiche vediche, yogiche, dharmiche ecc. I taoisti dell’antica Cina, i Buddisti. Gli Yamabushi: i monaci delle montagne giapponesi praticanti dello Shugendo. Gli Sciamani dei nativi americani, gli Alchimisti medievali dell’Europa, i Sufi del Medio Oriente. Tutti questi uomini di queste categorie non erano spinti, come oggi, da una forma di guadagno personale nel prendere una via spirituale. Non erano esasperati da una vita inumana dove non si possiede nemmeno il tempo di fermarsi qualche minuto senza fare nulla. Per quanto le comodità odierne fossero inesistenti, la gabbia era molto meno pressante, c’erano molti più varchi e spiragli. Almeno è ciò che la mia esperienza di studio e immaginazione mi porta a pensare.

Oggi invece non esiste ambiente più falso degli ambienti spirituali, e mi ripeto, non tutti, il mio è un discorso generale. Nella fattispecie, il grafico della confusione spirituale e della falsità si è inarcato di molto dopo l’avvento della Teosofia.

Tutta colpa della Teosofia

Per chi non conosce questo termine, la società Teosofica è stata fondata a New York nel 1875 da un pugno di persone, con lo scopo di rievocare e divulgare le antiche saggezze orientali. In particolare si ricorda il nome più noto di Helena Blavatsky. Si può dire che tutta la spiritualità moderna sia una derivazione teosofica, che guarda caso ha cominciato a diffondersi nel periodo dell’incremento esponenziale dell’industria; e quindi, del mondo artificiale e dei profitti.

Che sia stato mosso da buone intenzioni o meno, questo movimento non sembra aver raggiunto lo scopo preposto. Per tutta una serie di circostanze, questi individui cresciuti in culture occidentali, hanno riadattato le informazioni coi mezzi a loro disposizione. Chi sa di cosa sto parlando sarà innanzitutto conscio delle difficoltà di traduzione tra lingue orientali e occidentali. Dei concetti intraducibili da una lingua all’altra, dei neologismi che si sono dovuti inventare e che possono cambiare la natura di idiomi assai vitali per la pratica spirituale.
Senza dimenticare i propositi che potevano essere assai diversi da quelli di un antico asceta rispetto a un esponente della Teosofia del 1800.

Nel libro Tu non sei Dio, che abbiamo recensito qualche anno fa, abbiamo un paragrafo chiarificante sulla questione, proveniente dalla penna di Meyrink:

Più l’umanità attuale si interessa di argomenti occulti, più i giusti concetti sembrano farsi confusi. La colpa è della superficialità, dell’assenza di principi metafisici, e dell’indifferenza verso tutti i campi che non abbiano a che vedere col denaro. Ma anche del deprecabile fatto che chiunque può pubblicare un libro dopo l’altro, seminandoli nel mondo come un’erba cattiva che sommergerà le rare piante pregiate del giardino incantato della segreta conoscenza.

Si legge, in seguito, che:

Gli argomenti occulti non rientrano nei bisogni primari dell’essere umano, ossia non sono necessari alla sopravvivenza dell’individuo.

Percorso Spirituale - Medioevo

Medioevo moderno

Oggi invece vediamo che anche il percorso spirituale più acclamato e contornato da misticherie seducenti, tenti di riportare alla vita, e nel particolare, al miglioramento di questa, magari dopo un’iniziale sofferenza. Eppure si dovrebbe distinguere l’asilo dall’università. È innegabile riscontrare una vita più agiata e rilassata nell’aver individuato e abbandonato qualche nostra maschera, qualche identificazione, ma il vero cammino dell’uomo che vuole andare oltre l’uomo è ben altro.

Continua, Meyrink, mettendo in guardia i lettori:

Il movimento spirituale teosofico, se non saggiamente indirizzato, può essere il preludio di un nuovo medioevo, con le sue superstizioni e le sue follie.

Un pensiero visionario degno di encomio direi. Come potevano pensare questi incauti individui di non traviare queste radici spirituali? Non era forse meglio riscoprire le antiche conoscenze della propria cultura prima di voler andare all’oriente? Come si può pensare di tradurre precetti asiatici tramandati per lo più e non a caso in forma orale, in forma scritta e poi in una lingua occidentale?

Come spiegare a parole una vita oltre la vita, che trascende per logica ogni tipo di linguaggio verbale? Non ci è stato allora di grande aiuto quel grande insegnamento della filosofia Zen che dice: Nulla di quanto vale la pena di essere appreso può essere insegnato.

Spiritismo non è spiritualità

Oggi più che mai possiamo vedere il risultato di queste rielaborazioni, che nella maggior parte dei casi sono autosuggestioni, pillole magiche per non sentire la sofferenza, illusione, belle parole, discorsoni angelici senza un minimo di senso logico. Mentre in altri casi si arriva a parlare e a santificare personaggi che hanno, chissà per quale dote speciale o aliena concessione, il dono di essere in contatto con entità spirituali.

La stessa Blavatsky dichiarava di essere in contatto con degli spiriti guida, rivelatori della verità. Questa è un’ulteriore confusione, scambiare spiritualità con spiritismo, che ritengo una delle zone più pericolose della spiritualità deviata presa in causa finora. Preferisco analizzare questo fraintendimento magari in un articolo singolo. Se desideri approfondire queste ultimi paragrafi, allora non perderti due contenuti fondamentali: Le balle sull’energia spirituale: si tratta solo di consapevolezzaCos’è il Reiki e perché devi stare molto attento.

Rivolgendomi esclusivamente a coloro che dicono di star facendo un percorso spirituale, vorrei evidenziare che nel 99% dei casi non è così. Leggere due libri, ascoltare il parolaio di turno, meditare un’ora al giorno e cercare di essere più presenti non è un percorso spirituale. Ancor meno lo è recitare il personaggio spirituale con vocina suadente e modi gentili costruiti.

Come puoi perdere te stesso e rimanere te stesso?

Cercare di migliorare la propria condizione non è un cammino spirituale; questo (percorso) lo si può intraprendere con sincerità solo dopo che si è vissuto, solo da una condizione molto vicina alla nostra natura umana, poiché è stata corrotta tanto nel fisico che nella mente e spirito. Praticare la meditazione e altre pratiche annesse con lo scopo di sdoganare tutti i nostri costrutti mentali, tutte le maschere, i condizionamenti… possono essere considerati la preparazione al viaggio, o come dicevo sopra, l’asilo. Il viaggio spirituale di cui nessuno può parlare comincia dopo, nell’ignoto, nella perdita dell’identità e dell’umanità.

Può esser logico perdere ciò che si è, senza prima aver conosciuto ciò che si è? E soprattutto, che senso ha voler divenire l’assoluto se non si ha la coscienza di potersene accorgere? Questo è uno dei tanti dilemmi che i più avanzati e onesti maestri spirituali si domandavano.

L’essere diventa il mondo intero, perdendo però nel contempo la propria individualità. La scoperta del trascendente è una realizzazione altissima, ma in cui si perde in un sol colpo tanto l’individualità che il mondo. Non serve trovare il centro individuale senza trovare la totalità del mondo, né la totalità del mondo senza l’individuo. Ancor meno serve trovare la pace suprema se questa pace annulla sia il mondo che l’individuo. “Non mi interessa lo zucchero” esclamava Ramakrishna, “mi interessa mangiarlo”. E che ce ne importa delle realizzazioni più sublimi, se non abbiamo più individualità, se non esistiamo più? È questa la contraddizione da risolvere, eppure l’intuizione ci dice che se noi esseri con un corpo aspiriamo a una totalità, questa deve esistere e deve essere possibile in un corpo, altrimenti non potremmo nemmeno immaginarla (Aurobindo).

Mi piace questo tipo di approccio, quello di Aurobindo, che si può cercare di estrarre dal testo L’avventura della coscienza. Questa è un tipo di spiritualità che non fugge nell’alto dei cieli ma che riporta alle radici terrene.

SPAZIO PROMOZIONALE: Da oggi c’è una novità. Per chi ha difficoltà a leggere su Pc o Smartphone, per chi ama leggere un libro in modo ordinato e più classico, per chi vuole dare un contributo al blog: l’Ebook del Project Excape.

Prima di chiedere aiuto al Cielo impara a stare sulla Terra

Ma come? Non ho forse detto fino ad ora che il cammino sincero va oltre la vita umana? Facciamo un breve appunto prima di giungere a conclusione. L’essere umano possiede una parte spirituale, la quale si atrofizza quando corpo e mente sono disumanizzati. Nello specifico, quando eseguiamo una vita non adatta alla nostra conformazione psico-fisica. Essendo un tutt’uno, corpo, mente e spirito si influenzano a vicenda. La divisione che ho fatto (corpo, mente, spirito) è da considerarsi un’utile illusione necessaria alla spiegazione.

Articolo consigliato a chi vuole approfondire le ragioni della spiritualità d’oggi: Qual è il significato della vita spirituale? Scarpe, asfalto e spirito.

Quindi, nel dire che un reale cammino spirituale vede la sua meta oltre l’uomo, oltre la vita umana, non significa negare la componente spirituale dell’uomo. Tutto è spirituale nella vita adatta all’uomo. Tutto può essere fatto ed esperito con spiritualità: assaporare un frutto, riparare una bici, pensare alla propria personalità… ma non si tratta di un vero percorso spirituale.

Per questo mi piace vivere con spirito senza andare a sbandierare che sto facendo un viaggio mistico o d’ascesi che sia. Ho le idee chiare in merito. Il percorso che il Project Excape propone non è assolutamente un’esperienza spirituale ma è ciò che dovrebbe essere fatto prima di questa, sempre che poi lo si desideri, e dopo aver goduto della vita reale. Bisogna cominciare dalle fondamenta, dalla radice e (per far la rima), come diceva Nietzsche:

Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua miglior saggezza (Nietzsche).

Articoli consigliati: Quella volta che venni in contatto con la Dea della coscienza universale e Il significato dell’atarassia: realizza i desideri ma non la felicità.

FINALMENTE È ARRIVATO

Se non ti piace leggere da Pc o smartphone è pronto l’ebook del Project Excape. Se lo desideri puoi sostenere il progetto leggendo in modo ordinato e cronologico gli articoli più significativi, come se fosse un libro.
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10 commenti su “Percorso spirituale? Non c’è nulla di spirituale”

  1. Ciao, ho letto l’articolo abbastanza velocemente, aimè la pazienza è una virtù che non attecchisce in me. L’unica cosa che mi sento di dire, a commento dell’articolo, è che conoscendoti, quello che scrivi è coerente con quello che sei. Pertanto è una verità, La tua verità. Credo ci siano infinite verità. Verità corrispondenti ad ognuno di noi. È bello tu abbia scelto di renderla accessibile, il tuo impegno avrà di certo frutti.

    1. Andrea Di Lauro

      Ciao Stefano, grazie per esserti preso parte del tuo tempo. Capisco benissimo ciò che dici, ma vorrei fare un appunto. Non vorrei sembrare il professorino che deve dimostrare di saperne sempre una più del diavolo, o farmi grande a parole, scriverò le prossime righe perché credo possano aprire nuovi spiragli.

      Ho ragionato molto in passato sulla verità, e credo ci sia da fare una distinzione tra La Verità, e Le Verità.
      La verità è ciò che viene definito verità oggettiva, Le verità invece sono le verità soggettive.

      C’è una verità oggettiva a cui ogni verità soggettiva si deve attenere. Ad esempio: la mia verità soggettiva è che la mela mi piace più dell’arancia. La tua verità soggettiva è che l’arancia ti piace più della mela.
      La verità oggettiva e innegabile è: se non assumo del cibo per un tot di tempo vado incontro alla morte dell’organismo.

      Credo che bisogna fare attenzione al relativismo dei luoghi comuni, che viene usato per dare ragione alle proprie tesi, cosa che facciamo un po’ tutti. È lo stesso concetto di quando scrivevo: “non è che il tempo è relativo, è che ogni cosa ha suo tempo”. Il tempo in sé, nel nulla, non esiste; sono le cose, la materia a generare il tempo. Se l’esistenza dello scorrere del tempo è la verità immutabile e oggettiva, le differenze dello scorrere del tempo rispetto alle materie diverse sono le verità oggettive. Per un uomo può essere vero vivere 40 anni, per un altro 60, sono verità diverse. Ma nessun uomo può vivere al di fuori del tempo. Questa è la verità oggettiva, “più alta” rispetto alle verità.

      Mi auguro di non aver incasinato la faccenda 🙂 ma credo che questo approfondimento possa essere utile anche alle altre persone che leggeranno i commenti.
      Alla prossima.

      https://www.projectexcape.it/verita-assoluta/

  2. Ciao Andrea, non so se ho capito bene quello che intendi. La verità oggettiva di cui parli sembra pur sempre essere un concetto. Al di là dei concetti non c’è alcuna verità. E da qui ogni verità è possibile. Se osservo un pensiero, posso vedere che non è diverso dalla materia. Se guardo una mela o la immagino è un po’ la stessa cosa. I pensieri le immagini che si manifestano nella mente sono in continuo mutamento e movimento, C’è una verità oggettiva in questo movimento? Quello che voglio dire è che ogni verità è possibile proprio perchè non c’è alcuna verità che non sia qui ora. Certo se non mi nutro muoio, perciò per mantenere questa verità mangio, ma se per caso non volessi seguire questa verità molto probabilmente ne scoprirei altre, quindi cos’è una verità oggettiva se non un concetto creato per proteggersi, per dare durata al tempo.

    1. Andrea Di Lauro

      È un tema assai complesso e, lo ammetto, alquanto presuntuoso da mia parte, per poter solo pensare di parlarne.
      Cerco di spiegare meglio. Innanzitutto, quando dici che immaginare una mela o guardarla è un po’ la stessa cosa è vero, ma è quel “un po’” che fa la differenza. Ci hanno ripetuto molto negli ultimi anni che il cervello non fa distinzione tra realtà vera e realtà immaginata, ma non dobbiamo dimenticare che noi non siamo solo il nostro cervello. Il solo fatto che, tramite il pensiero, coscienza ecc. siamo in grado di distinguere realtà e immaginazione, ci dice che sono due cose diverse seppur simili.

      Ciò che intendo con verità oggettivo è una sorta di guida più alta che attira a sé tutte le altre infinite verità esistenti e mutevoli. Se le verità soggettive sono mutevoli, la verità oggettiva dominante non lo è. Se non ci fosse una verità ultima a cui tutto tende, che rende in equilibrio il tutto, sarebbe tutto caos e tutto si autodistruggere in poco tempo, o forse in un solo istante. Non che l’universo non sia caotico, anzi, ma è un caos che ha il tempo di ordinarsi in schemi ordinati proprio per la stessa esistenza del tempo. Qua lo spiegato anche con un esempio: https://www.projectexcape.it/il-significato-della-vita-dio-non-gioca-a-dadi/

      Comunque credo la verità oggettiva non sia un concetto perché noi esseri umani non possiamo giungere alla sua comprensione. Siamo una piccola porzione di realtà, e possiamo ambire alla conoscenza della nostra piccola porzione.

  3. Se viene offerto un manuale per”” riuscire”” in un sistema nevrotico,questo non offre la possibilità di incrementare la propria spiritualità,ma solo di concepire come divenire un” ricco e felice” nevrotico;un tassello ancora più produttivo della macchina nevrotica,un funzionale cespite.sul termine più strumentalizzato in.quest epoca,la felicità,un ultimo pensiero: come può esistere quest ultima,se coscienti di azioni quotidiane che portano”benessere” ad uno e sofferenza ad altri.il solo associare l’esclamazione” amo il”mio”cane all’azione di tenerlo al guinzaglio mostra la non consapevolezza e ipocrisia”inconscia” di questo” mondo umano”

    1. Perfettamente d’accordo con te Daniele, non a caso abbiamo sviluppato questo progetto e i suoi frutti, che sono utili ad allontanarci progressivamente da questa follia. Sia chiaro che è necessario affidarsi ancora agli strumenti del mondo umano per questa evasione con una meta ben precisa, questo perché ci siamo nati dentro. Sarebbe un’utopia considerare di poter riuscire a liberarsi di tutta l’immondizia in pochi mesi o anni.

  4. “A proposito di Ego”
    Premetto che sono capitato in questo sito per un altro tipo di ricerca. Mi ha incuriosito il tema di cui parli “Ego” e vorrei dire quello che io ho scoperto con la mia esperienza personale.
    Siamo d’accordo sul fatto che l’Ego è parte della nostra personalità terrena, e può essere sviluppato solo qui. È proprio questa la necessità primaria di ognuno di noi. Bisogna però Essere allo stato puro e qualunque uomo di buona volontà può correggersi , in fondo lo sa già chi è, bisogna avere il coraggio di Essere chi si è veramente. Non c’è altro, l’ Ego ci fa ricordare chi in Realtà siamo. Questo è il Risveglio.
    Porta l’Ego con te sempre e non dimenticarlo, e lui non ti dimenticherà.
    Grazie per questo sfogo.
    Cari saluti
    Roby

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