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Il personaggio antispirituale: pensare positivo aiuta gli illusi

Immagine Il personaggio antispirituale: pensare positivo aiuta gli illusi

Se il fricchettone spiritualista cerca di nascondere la sua infelicità, il personaggio antispirituale rifiuta qualsiasi cosa che esca da suoi schemi mentali. Se il credulone new age si racconta fiabe e cerca la salvezza nelle fate, il secondo è pessimista, si lamenta e ghigliottina qualsiasi cosa di diverso. Per lui la realtà è esclusivamente concreta: la vita è dura, bisogna lavorare sodo e lasciar perdere tutte le altre cazzate. Pensare positivo aiuta solo gli illusi è uno dei suoi motti.

Dalla parte dello spirito

Questo articolo vuole essere una risposta ad un mio precedente post: Il personaggio spirituale, le vibrazioni positive e il potere divino. Se in quella sede mettevo in guardia da un settore spirituale deviato, questa volta prendo in causa il San Tommaso di turno. Se in precedenza ho criticato il personaggio spirituale (che, di spirituale, a conti fatti, ha ben poco) ora passiamo sulla sponda opposta.

Partiamo dal fatto che l’errore di fondo, sia che siamo sulla sponda “spirituale” o su quella “materiale”, è l’omologazione o identificazione. Omologandoci ed identificandoci perdiamo noi stessi, la nostra unicità. Mi riferisco al divenire un esperto di belle parole e vocine suadenti, magari affidandoci al pensiero positivo da un lato, mentre dall’altro penso all’omologazione nell’etichetta di persona “seria”, scolastica, che non crede a nulla che non possa essere provato. Dove la scienza diventa unico Dio.

In questo articolo però, voglio spezzare una lancia a favore dello spirito (quando di spirito si tratta), e delineare il personaggio antispirituale medio. Questo serve a riconoscere il tipo, ma soprattutto, a riconoscere in se stessi queste caratteristiche. Il miglioramento viene sempre preceduto da una presa di coscienza.

Cosa preferisco?

In tutta sincerità devo ammettere che preferisco guardare in una direzione più spirituale della vita. La chiusura e la staticità mentale sono due cose che mi spaventano, specialmente quando le immagino sulla mia persona. Per questo non approvo un atteggiamento simile negli uomini.

Tuttavia, se devo analizzare l’ambiente in cui si riuniscono le varie fazioni (spirituali o più materiali), mi sento più a mio agio dove posso stare coi piedi per terra. Il classico personaggio spirituale, imbonitore e sorridente ma pronto a colpirti alle spalle, riesce a farmi preferire (tra le due scelte) la chiusura mentale, il rifiuto per ciò che è diverso, una visione della vita più terra terra.

Sia chiaro, non considero intelligente né un aspetto né l’altro, ma preferisco rimanere statico piuttosto che spostarmi in una direzione “falsa”, mascherata per convenienza. Pensare positivo infatti può aiutare solo se viene fatto in modo sincero, altrimenti aiuta solo ad illudersi. Se il positivo diviene una lotta al negativo allora siamo alla frutta.

Certe volte sembra che io critichi il settore spirituale perché sia schierato sulla sponda “materiale”, ma non è affatto così. È proprio perché i miei piedi calcano una sponda più “romantica” e “spirituale” che riesco a scorgere ciò che secondo me non è spirito, ma puro attaccamento materiale mascherato in modo spirituale. Ed è proprio da quella sponda che riesco a vedere, a capire l’importanza dell’aspetto materiale, perché io stesso sono un essere materiale. Da lì inoltre possiamo capire l’indissolubilità di materia e spirito, quando si parla di vita.

Le principali caratteristiche del personaggio antispirituale

Analizziamo velocemente quali sono le caratteristiche principali del personaggio antispirituale:

  • Proviene quasi sempre da un ambiente accademico o comunque scolastico, o da famiglie istruite.
  • L’ago della sua bilancia pende sempre verso prove che riguardano studi scientifici (molte volte anche a discapito della semplice e autonoma osservazione e sperimentazione).
  • Ritiene falso quasi tutto ciò che non si può vedere o toccare.
  • Si crede più intelligente e in qualche modo superiore a chi crede in teorie di tipo spirituale/religioso (stessa cosa accade dall’altro lato, anche il così detto personaggio spirituale si crede superiore alla massa).
  • Di solito non da molto peso alle informazioni provenienti dalla rete, mentre prende per oro colato tutto il materiale dei classici media, della stampa consolidata, telegiornali, giornali, studi universitari. (dimenticando che, come disse Bateson, la scienza non prova, esplora. E che è necessario che il lettore di testi scientifici conosca i presupposti di chi scrive, quindi conoscere in sostanza le motivazioni di chi sovvenziona uno studio: se i risultati coincidono con gli interessi dell’investitore qualche dubbio è sacrosanto).
  • Ritiene la scienza l’unica risposta alla vita e all’universo, e scansa qualsiasi tipo di fede (dimenticando che anche credere alla scienza è una forma di fede).
  • Il più delle volte si proclama ateo.
  • Ha bisogno di sicurezza e di avere sotto controllo il suo strato di mondo, deve credere a una società sicura, stabile, e che sia la migliore che sia esistita dall’alba dei tempi.
  • È un forte sostenitore del progresso umano, in particolare quello tecnologico, per questo mai prenderà in considerazione che possono esserci stati dei periodi in cui l’uomo viveva meglio ed era più felice.
  • Considera teorie come il pensiero positivo o altre affini come mere illusioni, crede che pensare positivo non aiuti affatto, la realtà è dura e bisogna tirarsi su le maniche.

Pensare positivo aiuta?

Pensare positivo aiuta gli illusi

Anche il personaggio antispirituale in fondo è un illuso, a mio avviso. Ripone la sua fede nelle fonti classiche sostenute dall’opinione comune, a differenza delle fantasie della Bibbia (ad esempio), o della Bhagavad Gita.

Questa tipologia di persona, però, non è a conoscenza di un fatto che può essere sconvolgente. La fede, che sia riposta nella scienza, nella religione o nel pensiero positivo, è in qualche modo venefica, se non viene resa consapevole.

La fede elimina l’investigazione, quando dovrebbe essere la ricerca e la constatazione delle prove concrete ad accrescerla. La venuta della fede però trascende questo, prende vita da un “programma” già insito in noi. Unire ciò che sentiamo in assenza di condizionamenti alle prove tangibili può trasformare una fede cieca e sterile, in una fede sana.

Cade il palco

L’antispiritualista non sa che il suo materiale di studio si tratta di mere copie, di copie, di copie… Dove la penna e l’intento della prima fonte è andata persa ormai da molto tempo.

Prendiamo ad esempio un individuo appassionato di storia, che rifiuta ogni tipo di informazione diversa da quella accademica. Ecco, l’uomo comune, e spesso anche l’insegnante, o l’uomo di scuola, non sa che ciò che ripete a memoria sono delle copie, dei simboli scritti che potrebbero non riuscire a rappresentare la realtà accaduta. Una persona impara la realtà o ciò che è accaduto dai libri e li riscrive su altra carta, inesattezze comprese. Non ha vissuto la realtà, né sperimentato il passato. Si rifà a dati.

La maggior parte degli scritti storici che riguardano ad esempio l’età prima di Cristo, risalgono nei periodi intorno al 1400. Immagina dunque quanto è andato perso della forma scritta dal pugno originale. Quanto le informazioni sono state contaminate, quanto sono state modificate per la convenienza dello scrittore e del divulgatore.

Il palco cade. Essere degli studiosi, degli accademici, spesso non combacia con l’intelligenza. Essere dei buoni lettori e degli egregi pappagalli non significa essere intelligenti.

Circa 20.000 anni fa, il Sapiens medio probabilmente aveva un’intelligenza più sviluppata e capacità manuali migliori di quelle del Sapiens medio contemporaneo (Homo Deus).

Essere intelligenti significa pensare, farlo in modo autonomo, immettere nel quotidiano quei pensieri e osservare come tutto cambia. Attenzione amico antispiritualista: alla conclusione giunge lo scienziato, non la scienza.

Mi piacciono molto anche i poveri di spirito: essi favoriscono il sonno. Beati son essi, specialmente se si da loro sempre ragione (Nietzschè).

Ma Aristotele non ci ha insegnato niente?

Uno dei numerosi insegnamenti di Aristotele sottolineava il giusto mezzo. Ti dice qualcosa? Il giusto mezzo, la metà come risposta ai grattacapi della vita. La giusta metà, l’equilibrio come meta. Una vita equilibrata è dunque la strada da percorrere e la destinazione a cui tendere.

Si rischia però di tuffarsi di capo e di sbattere la nuca a terra piuttosto che in acqua. Il giusto mezzo non è la metà perfetta tra due estremi definiti. Non a caso si dice il giusto mezzo.

La metà, non si deve trovare per forza a metà, ma cambia in base ai contesti. In fondo siamo noi a delineare gli estremi e a decidere qual è la metà. Ma la filosofia più giusta sarebbe quella di individuare gli estremi impostati dalla natura, per capire qual è il vero equilibrio, la vera metà. Questo risulta più facile man mano che ci si avvicina ad uno stile di vita più naturale. Vivere così come natura ci ha fatto in un luogo adatto all’uomo.

Capirai meglio questo discorso su estremi e metà servendoti del nostro articolo Come capire cosa fare nella vita diventando un estremista.

Sposare una vita spirituale in chiave materiale può essere la via, così come ci ha dimostrato lo stesso Aristotele. Tutti conosciamo la classificazione di Aristotele nella disciplina filosofica, e tutti sappiamo che la parola filosofia porta sempre con sé dei sotto-significati. Molti in realtà percepiscono la filosofia come un qualcosa di poco utile nella vita reale. Eppure Aristotele, uno dei più importanti filosofi occidentali, ha gettato le basi della nostra cultura scientifica. Studiò in lungo e in largo il mondo materiale. Dalle piante, ai minerali, agli animali, agli uomini ecc.

Il tuo “giusto mezzo”

Il suo esempio può essere illuminante quando pensiamo a spirito e materia. Investiga te stesso, accorgiti se ti capita di recitare o di possedere alcuni aspetti del personaggio spirituale o di quello antispirituale. E trova il tuo giusto mezzo, che, ricorda, non è necessariamente a metà. E soprattutto, chiediti, a metà di cosa, di quali estremi? Chi ha definito quegli estremi?

La verità fluisce nel fiume. Bagnati al suo interno, fluisci liberamente da una sponda all’altra, senza farne distinzione mentale. Se credi che pensare positivo aiuti, pensa positivo. Se credi che invece non serva a nulla, non farlo. È sostanziale chiedersi perché cerchi di pensare positivo o perché lo rifiuti a priori, per giungere alla radice.

Articoli consigliati: Essere se stessi secondo Diogene il cinico, Non essere triste, tu sei unico e speciale e Quella volta che venni posseduto da Leonardo Da Vinci.

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3 commenti su “Il personaggio antispirituale: pensare positivo aiuta gli illusi”

  1. Jaggi Vasudev, maestro spirituale conosciuto come Sadhguru, sottolinea come l’atteggiamento più sensato sia non prendere posizione su niente. Quando si prende posizione su qualcosa, si smette di porsi domande sull’argomento, perciò ci si sta già allontanando dalla vera conoscenza; inoltre si aggiunge quella posizione alla propria personalità (basata sull’ego), e si inizia a vedere se stessi come “uno che crede in questo” o “uno che crede in quello”, chiudendosi così ad altre idee e ipotesi.

      1. L’ho conosciuto sul web un paio d’anni fa, perché – non ricordo come, forse attraverso il sito SoundsTrue – mi ero iscritta alla newsletter della sua Isha Foundation. Ogni giorno ricevo stralci delle sue interviste, di solito accompagnati dal relativo video. All’inizio il suo modo di fare mi stava parecchio sulle scatole, per una certa aria ironica che lo caratterizza, ma i concetti che esprimeva mi sono sembrati così interessanti che ho continuato a seguirlo.

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