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Pensare con la propria testa: l’ultimo dogma

Pensare con la propria testa: l’ultimo dogma

Sapete, è molto pericoloso dire “pensa con la tua testa” a chi crede di pensare con la propria.
Eccoci qua dopo qualche settimana di stop. Come avrete visto dal comunicato via email o dall’ultimo video su Youtube, ci sono state delle variazioni nel Project Excape. Per quanto riguarda il Blog, se a qualcuno è sfuggito, la pubblicazione degli articoli avverrà in modo casuale e non più settimanalmente. In soldoni, scriverò molto meno di prima.

Argomento di questo post è quello che credo essere uno dei dogmi centrali del nostro periodo storico, una sorta di estremismo centralizzato su se stessi. Cercherò di spiegarlo in modo semplice e, se ci riuscirò, nel modo più breve possibile.

I tre dogmi d’oggi

Per capire al meglio questa limitazione mentale è necessario includere nella discussione gli altri due dogmi imperanti del nostro tempo. Sto parlando di fede religiosa e di fede nella scienza. È doveroso specificare che quella religiosa vede le sue radici in tempi ben remoti, e che i suoi fasti sono ben lontani dalla nostra epoca. Ciononostante si tratta di un dogma ancor ben radicato nella nostra struttura sociale. Mentre, parlando di fede scientifica, possiamo ben vedere come essa sia nel suo periodo migliore, e prevedo lo sarà ancor di più.

Se allora fino a un secolo o due secoli fa il dogma imperante si riconosceva nella credenza religiosa, oggi, a mio rammarico riscontro questa cieca credenza nella scienza. Il rammarico non è certo nella scienza in sé quanto nel comportamento fideistico, nell’esclusiva fede in essa. In questo caso si dovrebbe per lo meno informarsi sul distinguo tra scienza e scienza, ossia tra le diverse tipologie di scienza e di come far scienza. Questo lo si può fare brevemente leggendo i due articoli dedicati a questo discorso.

[alert]Articoli dedicati: Il rapporto tra scienza e fede è molto più stretto di ciò che credi. E Popper e falsificazionismo: la scienza non è certa.[/alert]

Credo sia inutile specificare che non si tratta di un lavoro esaustivo. Arriviamo dunque ad oggi, e con oggi intendo gli ultimi decenni, dove la mia indole di osservatore ha evidenziato ciò che andrò a descrivere. Parlo di un affidarsi al proprio pensiero senza tener conto della vastità di quello degli altri. L’errore non risiede tanto nella fiducia in se stessi e nelle proprie facoltà, quanto nella cecità verso il lavoro altrui.

Da religiosi a lettori a ignoranti superbi

La nostra storia di uomini descrive un processo preciso, in cui siamo passati dall’esserci affidati completamente al sacerdote, allo scienziato e in seguito a se stessi. Questo riassume un contesto generale, perché anche oggi possiamo trovare ognuno di questi tre dogmi nella società.
Abbiamo chi si affida alla religione annullando completamente un proprio pensiero critico e respingendo ogni tesi scientifica. Abbiamo chi assume un comportamento fideistico (molte volte inconsapevole) verso la scienza, e ritiene ridicolo ogni contenuto di stampo religioso. E abbiamo chi ritiene vera soltanto la sua opinione, senza però rendersi conto che quell’opinione non è altro che la somma delle opinioni degli altri. Quello che cerco di evidenziare è quest’ultimo comportamento, dato che molto si è parlato del primo e moderatamente del secondo.

Poi, devo premettere che non tutto è bianco e nero. Esistono molte persone che si servono della propria capacità di pensiero, attingendo da varie fonti, che siano scientifiche o di altra sezione, senza identificarsi in esse. Senza renderle dogmatiche. Ma a questo punto si giunge quando siamo degli individui in grado di pensare. In A cosa serve la filosofia? Te lo spiega un ignorante ho descritto cosa significa essere in grado di pensare con la propria testa.

Il terzo dogma di realizza spesso in un certo tipo di persona

Questo errore lo riscontrato solitamente in persone poco acculturate e che dispongono di poco tempo da trascorrere liberamente. Vien da se che, una persona che non ha tempo per informarsi e meditare su ciò che assorbe, senza dimenticare la sperimentazione concreta quando possibile, concluderà il tutto con: io la penso così e basta! Molti non si renderanno nemmeno conto che quel io la penso così, quell’opinione l’avranno ascoltata in qualche telegiornale in uno stato di sonno mentale dopo-pasto. Questo è solo uno dei tanti esempi, nessuno si senta preso in causa. Tuttavia sorge un collegamento col passato. Oggi come oggi possiamo vedere come le religioni stiano morendo, si potrebbe dire passando di moda. Se tempo fa, quindi, il contadino passava le giornate a zappare, e non possedeva nessun tipo di strumento informativo, non poteva far altro che credere al sacerdote. Oggi accade la stessa cosa, in circostanze diverse ma con una dinamica molto simile. Molti di noi hanno i mezzi ma poco tempo. C’è inoltre da dire che i mezzi oggi sono troppi, ed è necessario molto tempo soltanto per individuare quelli veritieri.

Pensare con la propria testa, si tratta di un lungo percorso

Al contrario invece, l’individuo che cresce in un contesto accademico avrà molte più probabilità di assumere un comportamento fideistico in direzione della scienza. Ma di questo, come ho già anticipato, ho già scritto nei due articoli consigliati.

Per riassumere, il dogma del penso con la mia testa risulta superbo quando viene fatto in modo inconsapevole o superficiale. Prima dovrebbe esserci stato uno studio importante; si parla di anni e non di qualche giorno. Seguito da una prova sul campo, nella vita di ogni giorno. Poi, e nemmeno poi in tanti casi, si potrebbe cominciare a dire io penso con la mia tesa, ma sempre rendendosi conto di quanto siamo piccoli e insignificanti rispetto alla mente globale. Rispetto alla somma del lavoro di tutte quelle persone encomiabili che hanno contribuito al sapere generale.
Non dimentichiamoci mai che ognuno è figlio del suo luogo e del suo tempo. E che sono in pochi ad avere il tempo e le energie per potersi slegare dalla propria personalità.
E tu in quel dei tre dogmi ti rivedi?

[alert]Articoli consigliati: Nazifemminismo o femminismo estremo: un pretesto per odiare. E Postumano e postumanesimo, ma dove diavolo stiamo andando?[/alert]

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