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La paura di avere malattie e l’ammalarsi per vivere sani

Immagine La paura di avere malattie e l'ammalarsi per vivere sani

Quando dico che la malattia è un’opportunità di vivere sani le persone mi guardano stranite. La paura di avere malattie è una sciocchezza. La malattia è essa stessa guarigione. Prima di avanzare con la lettura ti consiglio di leggere l’articolo Perché devi assolutamente conoscere Anthony De mello. Quando li avrai letti entrambi capirai il perché di questo suggerimento. Ti informo anche che questo non è uno scritto da prendere sotto gamba, non si tratta di una lettura tanto per. Prenditi il tempo necessario.

Cos’è la malattia

La malattia è uno dei maggiori maestri di vita. È l’indicazione che serve a comprendere la direzione per una vita più umana, e quindi più felice. Oggi invece come viene vissuta la malattia? Al solito, come il classico modello di pensiero ci insegna: un evento negativo da combattere e che non dipende da noi. Si crede che le malattie siano sempre esistite e che siano una normalità. D’altronde cosa potevamo aspettarci dal modello che insegna ad affrontare la vita e non, come più logico e naturale dovrebbe essere, vivere la vita. E se io ti dicessi invece che in natura le malattie sono una rarità?

La malattia è sempre congiunta a qualche forma di dolore o fastidio, strumenti utili a far capire che è presente qualcosa di anomalo. Possiamo capire perché la paura di avere malattie è molto presente oggi. Essa è correlata alla mal interpretazione del dolore. Si può dire che la paura di avere malattie è un effetto di questa errata interpretazione, di questo rifiuto.

Rifacendomi alle parole di Eric Rolf, la malattia è il risultato dell’applicazione di una forza contraria a te stesso.
Cosa si può intendere con forza contraria a te stesso? Beh, ogni tipo di comportamento che contrasta la propria natura. Tutto è molto più semplice di ciò che ci hanno fatto credere, e la malattia non ne è esente.

Se un’aquila, per qualche strano motivo, si ostina a non voler volare, le sue ali si ammaleranno, si atrofizzeranno, invieranno sensazioni di debolezza e dolore. Se un cammello, per qualche strano motivo, decidesse di visitare la Scandinavia, dopo qualche tempo in quel luogo per lui impervio, si ammalerebbe e morirebbe. Se un cane, per qualche strano motivo, decidesse di rinunciare alla gioia di correre liberamente nei prati per chiudersi nella comodità di quattro mura calde, prima o poi si ammalerà. Se un canarino, per qualche strano motivo, decidesse di rinunciare a pescare i vermetti nel prato per nutrirsi di arance o cioccolata, ecco che comparirebbero le malattie. Questa interpretazione logica sembra essere stata dimenticata da noi esseri umani. Quando agiamo in contrasto con ciò che siamo emerge un sintomo, spesso doloroso, che cerca di farci comprendere l’errore. Niente di così complicato.

La malattia indica un disequilibrio nella coscienza; il nostro scopo non è combattere la malattia ma utilizzarla (Malattia e destino).

Le cause della malattia

Le cause della malattia

Se il tuo desiderio è cercare, in qualche modo, di superare la paura di avere malattie, sappi che devi prima di tutto conoscere cos’è la malattia. L’obiettivo di vivere sani sembra essere in contrasto con la malattia, ma questo è ciò che abbiamo imparato dai media classici. Come dice l’aforisma qua sopra, invece, non deve essere combattuta, essa giunge per essere utilizzata, per comprenderne la cagione.

Provando a chiedere ad un individuo comune qual è la causa delle malattie al 90% risponderà che è colpa dei batteri cattivi, dei virus, della genetica, del freddo, dei pesticidi, del caso… Ossia trarrà delle conclusioni che rimanderanno sempre a qualcosa di esterno a lui, e che raramente dipende da lui. Mai rivolgerà la responsabilità verso se stesso, in direzione dei suoi atteggiamenti quotidiani e delle usanze apprese che lo hanno preceduto nei secoli. Una sorta di peccato primordiale che ereditiamo da uomo a uomo come specie. Questa è la vera causa delle malattie. Volersi attenere ad uno stile di vita inumano ha generato questo peccato, fatto oggi di avido possesso, schiavitù di altri esseri viventi, cementificazione, spazzatura, carbon fossile, sedentarietà, scatolette, onde wi-fi…

Questo modello genera la malattia, che tenta di evidenziare l’incongruenza vitale dello stesso modello. Anche se sarebbe meglio dire che è il nostro organismo a rispondere con la malattia (che è la guarigione), per riportare la persona alla salute, all’equilibrio. Per spiegarmi meglio in una frase: l’essere umano è l’unico animale che ha modificato se stesso e il suo ambiente, per questo ne subisce e ne subirà le conseguenze.

È da sciocchi scaricare la responsabilità dei nostri malanni al fato, alla sfiga, alla genetica… un mondo malato non può ospitare creature sane. Le creature sono il mondo e il mondo sono le creature.

Non sono i batteri o le radiazioni a provocare la malattia, è l’uomo che li utilizza come mezzi per realizzare la sua condizione di ammalato (Malattia e destino)

Desideriamo così tanto l’equilibrio che siamo sempre malati

Un essere vivente che forza altre migliaia di esseri viventi in anguste cabine per poterli ingravidare, farli partorire, produrre latte e uova, sottrargli i propri figli ed infine ucciderli, può sembrarti forse un atteggiamento di un essere sano? A me sembra l’azione di una specie profondamente malata nel corpo, nella mente e nell’anima.

Correre, correre e correre, sempre di fretta senza mai avere il tempo di fermarsi per accorgersi di essere al mondo, di essere vivi… ti sembra forse un comportamento logico? Una vita stressata, dove non c’è mai tempo per viverla può forse mantenere lo scopo di vivere sani? Siamo sempre occupati a far altro, ce la raccontiamo, dicendo che lo facciamo per migliorare la nostra vita, ma giungiamo in punto di morte senza aver mai vissuto realmente. Procrastiniamo la felicità per costruire sicurezza fino alla fine dei nostri giorni perché viviamo nella paura. Siamo perennemente malati e ormai ci sembra normale.

“Ecco, io sono malattia” così parla l’azione cattiva; questa è la sua onestà (Nietzsche).

Cosa si può guadagnare a volare da un ponte e gli accidenti di Hillman

Prima di giungere alla questione che voglio far comprendere, apro una parentesi che sembra trottare verso il metafisico. Vedremo però alla fine di questo breve percorso scritto, come il cerchio si chiude.

Desidero relazionare Il contesto di malattia agli accidenti di James Hillman, noto pensatore (junghiano) ed esperto di filosofie antiche. Nel suo libro Il codice dell’anima, viene spiegata la teoria degli accidenti di percorso. Intendendo (in questo caso) l’accidente come “malattia”, il suo discorso ci può indicare una meta logica e sensata. Sarebbero necessarie più parole per esporre il pensiero di Hillman, ma cercando di comprimere, gli accidenti, e in questo caso specifico, le malattie, vengono scelti dalla tua anima. Sono ciò che l’anima utilizza per non farci “uscire” dal percorso che abbiamo scelto prima di venire al mondo, o per riportarti al suo interno.

Ciò che le serve, l’anima lo usa. Sono strabilianti la saggezza e il senso pratico che essa dimostra nell’utilizzare accidenti e disgrazie (Il codice dell’anima).

So che per alcune persone può risultare un contesto fantasioso ma, con calma, ci arriviamo. Possiamo trarre un’inaspettata praticità dal pensiero di Hillmann.

Paura di avere malattie - Accidente

Un accidente di percorso che tuttora mi fa da maestro

Il 31 dicembre di 10 anni fa, tracotante e senza preavviso, un evento funesto proruppe nella mia vita. Dopo aver cercato di mantenere in carreggiata l’auto alla meno peggio, pensai quella famosa frase che spesso si legge nei romanzi d’avventura: “ecco, è finita, sono spacciato!”.

Capottato in un fosso dopo aver letteralmente volato da un ponticello cercai di capire quale fosse il cielo e la terra, ma quel poco che capivo se lo prese subito l’istinto di sopravvivenza. Nessuno si fece male, a parte me. Tornai a casa con la diagnosi di “contrattura muscolare a livello lombare”. Dopo una settimana di intensi dolori, la seconda diagnosi fu più seria, la frattura del rachide D12, più comunemente conosciuta come vertebra dorsale. Non sto a spiegare il rischio che ho corso (paralisi, sedia a rotelle ecc.). Ciò che ci interessa è successo negli anni a venire.

I Primi periodi andarono tutto sommato meglio di quello che avessi potuto sperare, ma circa tre anni dopo il trauma comparvero i primi sintomi, che non erano i movimenti negati o i classici dolori alla schiena o alla zona cervicale. Si trattava di problemi di natura digestiva. Il mio quotidiano ne è stravolto. Anche le azioni più semplici come lo star seduti e distesi mi provocano fastidi non indifferenti. Cominciai dunque a informarmi su salute e alimentazione in generale, cosa che già facevo ma in modo diverso e in minor misura. Allo stesso tempo provai ogni soluzione che la medicina mi offriva per occultare i sintomi. Le visite non rilevavano mai nulla di grave o meno grave, ma io continuavo a stare sempre più male. La soluzione sembrava non arrivare mai, gli anni passavano ma io continuavo a conoscere sempre più e a sperimentare sul mio corpo ciò che andavo studiando. Vedevo come l’applicazione di certe informazioni facevano scomparire il sintomo, e come il ritorno al classico stile di vita (per lo più alimentare) mi facesse regredire e ritornare alla quotidiana sofferenza. Scoprii molto tempo dopo che la causa dei disturbi digestivi era la vertebra fratturata (allo stesso livello dello stomaco), ma nel frattempo divenni molto esperto di salute in generale. Quel trauma, quella malattia, quell’accidente mi fornirono la spinta nel prendere una determinata strada: la mia. Hillman lo definirebbe un movimento della barra del timone (anche se in questo caso molto brusco) per volontà dell’anima.

Senza la comparsa di quell’accidente avrei forse continuato con la vita insulsa che stavo compiendo, forse sarei incorso in accidenti ben più gravi, e non sarei divenuto la persona che sono oggi. Inoltre ho capito solo dopo che i sintomi mi parlavano chiaro. Cioè mi costringevano a fare certe azioni e a rinunciare ad altre; e vidi come tutto tornava, il cerchio si chiudeva.

Altri esempi simili al mio dal “Codice dell’Anima”

Mentre era in collegio il fratello maggiore di James Barrie batté la testa pattinando sul ghiaccio e morì. La madre si ammalò per il dolore e rimase chiusa in camera per anni a piangere la perdita del figlio prediletto. Il piccolo Jamie (aveva sei o sette anni all’epoca) le teneva compagnia e si sforzava di farla ridere; madre e figlio si raccontavano storie a vicenda, lei di tipo biografico, lui di fantasia. La ghianda aveva dato forma all’incidente, al dolore e all’isolamento secondo l’immagine di J.M. Barrie, scrittore di avventure fantastiche.

Vedi, qua non si parla di una malattia diretta, tuttavia mi interessa evidenziare l’analogia tra l’accidente e il ritorno all’interno del proprio sentiero. Vedremo poi questo concetto tradotto in vasta scala e relazionato alla singola malattia. Con questo però non voglio dire che ogni trauma sia positivo, ma può essere considerato più o meno allo stesso livello delle malattie. Cioè, la malattia sopraggiunge per farci capire un nostro atteggiamento innaturale, così come l’accidente viene cercato dall’anima per farci comprendere che siamo usciti dall’innato sentiero. Non dico che sia sempre così e che bisogni cercare una spiegazione a tutto cercando di far quadrare le proprie credenze, eppure, nei casi di una certa rilevanza, per la mia esperienza posso dire di essere molto vicino al pensiero di Hillman.

Ci sono accidenti che travolgono la barca, scompaginano la forma. Per esempio gli shock da bombardamento durante la prima guerra mondiale. Gli stupri sotto minaccia fisica; gli scontri ad alta velocità; la crudeltà ricorrente e violenta. Eppure alcune anime sembrano assumerseli e addirittura collaborare con essi, mentre altre vi rimangono fissate, impastoiate, e si dibattono nel vano tentativo di trovarvi un senso (Il codice dell’anima).

Vedi? Scontri ad alta velocità, come nel mio caso. Alcune anime collaborano con gli accidenti ed altre invece rimangono impastoiate in essi. Devo ammettere che per alcuni anni sono rimasto pure io impantanato nei sintomi, perché li rifiutavo e non scorgevo il semplice messaggio, che non è il solito messaggio astratto, buono da piazzare in qualsiasi tipo di discorso (tanto non dice nulla di preciso e non si rischia l’ammonimento logico). Vedremo verso fine articolo cosa intendo.

Nel cominciare a collaborare con la malattia si è aperta la visione di un nuovo mondo, e mi ci sono buttato dentro con curiosità. Molte volte ho maledetto quel tragico momento, giocavo anch’io a fare la vittima. oggi invece, ringrazio spesso quell’evento.

Capire il perché della paura di avere malattie e l’occasione di vivere sani

Questa sugli accidenti può essere forse una tesi per scusare l’esistenza della malattia? Assolutamente no, perché credo che la malattia sia qualcosa di molto distante dalla vera vita del vero umano, ma è necessaria all’equilibrio. Si tratta del miglior modo che la realtà ha escogitato per riportare equilibrio nel mondo umano. Ed è ciò che mi interessa far capire al lettore con questo articolo. Tutti i sintomi del malato non sono degli eventi sfortunati, ma conseguenze delle proprie azioni consapevoli e inconsapevoli. Effetti dei nostri comportamenti e dei comportamenti degli uomini che ci hanno preceduto. L’ho già detto e lo ripeto, la vita in un luogo malato genera esseri malati. È indispensabile più investigazione e meno lamentele, più responsabilità verso se stessi e meno vittimismo.

Articolo consigliato: Il significato della vita? Dio non gioca a dadi (forse)

So che sto trattando un tema delicato, perché alcune malattie possono sembrare giunte dal nulla. Il malato non ha fatto nulla di male. Ma è secondo il suo modo di vedere le cose che crede di non aver compiuto violenza verso se stesso o verso l’ambiente, visione che è stata appresa dal sistema moderno e artificiale.

Camminare con le scarpe non può assolutamente essere considerato un comportamento sbagliato, l’abbiamo “sempre” fatto. Questo involucro artificiale però cambia totalmente la nostra postura e il nostro modo naturale di camminare. Da ciò derivano tutte le maggiori patologie a livello articolare (ginocchia), della spina dorsale (ernie, lombalgie ecc.). Dedicherò un articolo apposito a questo tema. Spalmarci di agenti chimici e creme quando siamo sotto il sole ed evitare il suo contatto come fosse la peste sembra naturale oggi, ma l’assenza di luce solare sul corpo è una delle più grandi cause di indebolimento delle ossa (per dirne solo una). Altro che pastiglie di calcio e vitamina D.

Più ci distanziamo dalla natura, da ciò che siamo, seguendo i comportamenti artificiali, più la malattia affiora per farci capire l’errore. L’applicazione di una forza contraria a te stesso. Diogene di Sinope diceva che nessuno patisce danno se non per propria mano. Sono comportamenti così radicati nel nostro modo di vivere che difficilmente sono consapevoli. Quindi la persona comune, invaso dalle malattie, penserà cosa mai abbia fatto di male per meritarsi una simile vita. Capitano tutte a lui. Questa comune corrente di pensiero porta alla paura di avere avere malattie, perché non si conosce la sua vera natura. Anche se, volendo cogliere l’aspetto positivo di questa paura: genera un desiderio di vivere sani, in salute. Perché dal dolore insito nei sintomi può crescere il desiderio di sanità, così come dall’infelicità l’obiettivo di essere felici.

La malattia è la guarigione

Volendo riassumere la visione moderna della malattia risulterebbe schematizzata all’incirca in questo modo:

Processo verso la malattia

Assumiamo un comportamento inumano, contrario a ciò che siamo, che ci fa deviare dal nostro sentiero. Ed ecco l’insorgere della malattia e dei suoi sintomi. Il dolore e i messaggi indicatori (le azioni che ci vengono vietate) cercano di rimetterci in un sentiero più umano. Per risposta c’è una resistenza al sintomo e una lotta contro il sintomo e la stessa malattia. Nella maggior parte dei casi, nel corso degli anni, questo porta al cronicizzarsi del malanno.

Mi viene in mente il classico esempio degli stati febbricitanti. Cosa succede di norma? Gli stati influenzali e la febbre sono un meccanismo difensivo che il corpo utilizza per liberarsi da tutta l’immondizia che gli scarichiamo dentro. Questo avviene in gran parte con l’alimentazione, e in minor misura da ciò che ci spalmiamo sulla pelle, aria inquinata, e l’azzeramento di altri sbocchi di tossine (vedi movimento fisico). Si tratta proprio di un sistema di disintossicazione che il corpo utilizza, e invece viene visto come un evento negativo. Lascia perdere che hai preso freddo, il virus e via dicendo. Centrano poco o nulla. È vero che il freddo non aiuta le difese immunitarie, ma se possiedi un organismo abbastanza pulito, che al posto di cercare di stivare immondizia cura il proprio sistema immunitario, il freddo gli fa un baffo.

Non sono parole al vento. Da quando ho cambiato stile di vita sono anni che non conosco più la febbre, e nei periodi in cui sgarro e mi strapazzo posso beccarmi un leggero raffreddore, che si dilegua in un giorno.

Continuando il discorso sulla febbre, qual è il modo comune di rapportarsi a questa semplice malattia? Al solito, combatterla. Non lasciare il tempo al corpo di spurgare le schifezze innaturali, no di certo, ma ingolfarlo ancor di più con cibo e medicine. Mangia che devi guarire, ci dicono. E noi forzeremo e sopprimeremo le sensazioni che il corpo ci manda. Non abbiamo nessuna fame (logico dato che il corpo sta cercando di guarire) ma andremo ad ingurgitare lo stesso cibi per lo più incompatibili con l’essere umano. E per dare l’ultimo colpo di grazia ecco arrivare i cocktail medicinali: Tachipirinha, il Tachiflupiglialo e il Quantum verde (così per dargli un non so che di guarigione quantica, dato che va sempre di moda). Altra immondizia chimica che cerca di far sparire i sintomi. Questo moderno atteggiamento, ripetuto anno dopo anno, contribuirà ad aggravare l’intossicazione del corpo nel lungo periodo, che poi darà sfogo a malattie ben peggiori di un semplice raffreddore.

Ecco perché ho affermato che la malattia è la guarigione. L’essere vivente, in natura, nasce sano. La salute è lo stato naturale dell’uomo, quindi dobbiamo finirla coi comportamenti inumani se vogliamo ritornare normali, in salute. Non si tratta di curare le malattie.

Come abbiamo fatto? Come siamo giunti a credere che il mondo potesse creare una vita così dolorosa e insoddisfacente come quella di oggi? Che senso ha per il mondo mettere in vita creature malate e sofferenti? Siamo noi ad aver creato tutto questo. E la cosa che più mi spaventa è che questo modo di intendere la vita è considerato normale. Più che considerare un’esistenza cosparsa di malanni come normale, è da considerare la malattia un normale sintomo che evidenzia atteggiamenti anormali. Ma fino a quando si crede che il sintomo sia qualcosa di brutto, cattivo e malvagio, avere paura delle malattie sarà una normalità.

Non solo parole: vivere sani è una questione pratica

Ammalarsi quindi può essere l’opportunità di vivere sani e di capire che la paura di avere malattie non ha alcun senso. Così come abbiamo visto per la febbre, la malattia ci guarisce per riportarci ad uno stato più salutare, malattie più gravi possono (se comprese) reindirizzare ad una vita più umana.

Attingendo da quel favoloso volume che è Malattia e destino, riporto nell’articolo un esercizio composto da due semplici domande:

  • Che cosa mi impedisce di fare il sintomo?
  • A che cosa mi costringe il sintomo?

È indispensabile entrare in comunicazione coi propri sintomi per conoscere il messaggio. Prendiamo come esempio il mio trauma, la frattura vertebrale. Anche se si tratta di sintomi generati da un accidente o trauma non ha importanza, la questione non cambia. Cosa mi ha impedito di fare in questi anni? Mi ha impedito di stare troppo fermo in una singola posizione, di stare troppo seduto, di stare steso o seduto dopo i pasti. Sembrano sciocchezze ma questi sintomi, ripetuti per 365 giorni, possono essere logoranti, se non compresi. Tuttavia mi hanno impedito solo frangenti che non dovrebbero esistere in un’esistenza naturale. Ora conosco lo stato di salute di un corpo in continuo movimento. Ora conosco la facilità digestiva di un corpo che si muove dopo i pasti.

Tornando alla prima domanda, mi ha impedito di nutrirmi “fino all’orlo”, e sappiamo tutti che viviamo nell’epoca in cui si muore per il troppo cibo piuttosto che per la sua scarsità (nei paesi industrializzati). Mi ha impedito di nutrirmi di un certo tipo di alimenti, quelli considerati “più buoni” al gusto. Qualcuno potrebbe vederla come una grande sfortuna, ma questo sintomo ha dato avvio a sperimentazioni alimentari che forse non avrei cominciato. Questo mi ha fatto conoscere la vitalità di un organismo che si nutre in prevalenza del proprio cibo elettivo, proprio come fa ogni animale in natura.

Vediamo poi che le risposte alla seconda domanda, almeno nel mio caso, combaciano con quelle della prima. Infatti i sintomi di malessere mi costringevano a non poter star fermo. Quante volte, stanco e privo di forze, desideravo solo rilassarmi, ma non potevo stare né seduto né disteso. Mi costringeva a non mangiare, nel senso che poche volte avevo fame, eppure, per abitudine, mangiavo lo stesso. Potrei scrivere ancora molto riguardo la mia esperienza ma penso che tu abbia capito il messaggio.

Trasporta queste due domande nella tua vita, falle tue e cerca di rispondere sinceramente. Si mette in moto un meccanismo sorprendente. Nella società moderna però, per effetto dello stile di vita inumano, si trova molto spesso un caso comune. Riprendendo nuovamente in prestito le parole di Eric Rolf: in moltissimi casi il malato non vuole guarire; ovvero non vuole compiere la nuova azione che gli viene richiesta anche se sostiene l’esatto contrario. Generalmente il malato vuole che cambino le cose senza dover essere lui a cambiare il suo stile di vita.

Questo lamento continuo e senza voler agire concretamente lo si riscontra in moltissime persone. Questo è ciò che succede per la maggior parte nel caratteristico vivere veloce attuale. Non c’è mai tempo né per vivere né per tornare in salute. Il mal di testa indica qualcosa ma preferiamo sradicare il cartello indicatore per mezzo dell’“innocua” pastiglietta. Non c’è tempo per una vita felice, anche se è la maggior aspirazione di ogni uomo, così mettiamo un cerotto lì e una puntura la. Un antidolorifico qua e un occhio bionico di là. Siamo giunti al punto di pensare che l’uomo sia una creatura debole, frutto di questo modo illogico di pensare. Esistono filosofie di pensiero che in base a questa visione distorta della malattia vogliono vedere un diverso tipo di uomo, un superuomo in stile Robocop.

Articolo consigliato: Chi sono i transumanisti e perché starne lontani.

Non ho nessun mulino a cui portare acqua

Ho provato sulla mia stessa pelle tutto ciò che ho scritto. Ho cercato la guarigione per molto tempo, ma all’inizio della malattia ancora non sapevo che la guarigione necessitava di un cambiamento di coscienza. La questione vale anche al contrario:

La guarigione comporta sempre un cambiamento di coscienza (R. Steiner).

Ho fatto esperienza dei sintomi più persistenti maledicendoli e lottandoci contro. Ma più mi intestardivo e più si presentavano, più cercavo di reprimerli e più il messaggio si faceva sfocato.

Sono il rifiuto e la resistenza che trasformano il sintomo in un sintomo patologico (Malattia e destino).

E con questo mi sembra di aver detto tutto. La malattia va vissuta, se gli dichiariamo guerra abbiamo già perso. Stiamo dichiariamo guerra a noi stessi. Gli slogan “ho sconfitto il cancro” (ad esempio) sviano da un modo più naturale di capire e di guarire dai sintomi. Ribadisco, so di toccare temi delicati e so anche che verrò attaccato. Pertanto voglio informare il lettore del suo diritto di essere in disaccordo, e lo voglio fare in due punti:

Punto primo: se non lo hai fatto leggi l’articolo che ho consigliato all’inizio di questo post.

Punto secondo: io non possiedo nessuna azienda da difendere, non faccio parte di nessuna categoria o gruppo a cui sono schierato, non devo essere coerente a determinate prese di posizione o identificazioni. Non ho nessun tipo di interesse materiale nel dire ciò che ho detto. Non devo portare nessuna acqua a nessun mulino. Non devo creare proseliti e non me ne frega niente che mi si creda o che mi si critichi. Ho solo riportato parte della mia esperienza e ciò che ho compreso della malattia, così come il Project Excape fa in tutti gli argomenti trattati. Prima di informarti o mentre lo fai, chiediti sempre: per quale tipo di interesse questa fonte mi sta regalando questa notizia? Cosa ci guadagna? E per finire ricorda, avere paura delle malattie può portare alla conoscenza della malattia e all’occasione di vivere sani. Ma solo se la paura viene vissuta e non combattuta.

L’aria condizionata è un prodotto della civiltà, ma io mica mi posso prendere una polmonite civile (Totò)

Articolo consigliato: Alimenti con vitamina B12, vitamina D, vitamina C… I 4 pilastri della salute. Nutrizione alimentare: fai la differenza per la tua energia vitale e Uscire dal ciclo della sofferenza: differenza tra dolore e sofferenza.

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5 commenti su “La paura di avere malattie e l’ammalarsi per vivere sani”

  1. Articolo molto interessante, che cade a fagiolo durante la mia ricaduta nell’influenza, e mi ha anche suggerito una lettura per il prossimo futuro. Sono d’accordo sul fatto che non ci prendiamo mai la responsabilità di ciò che ci succede, figurarsi di una cosa “brutta” come una malattia! Sui testi che leggo ho incontrato spesso il concetto che il corpo in sé è neutro, e le malattie umane possono nascere soltanto dallo spirito, inteso come scelte, pensieri e sentimenti negativi. Vivere in modo non conforme alla nostra natura non può restare privo di conseguenze.

    1. Mi ero impantanato in questo post, ho dovuto lavorarci su parecchio ma sono contento che sia capitato nel momento giusto. Qual è la lettura che ti ha colpito, Malattia e destino o Il codice dell’anima?

        1. 🙂 🙂 Comunque se non hai mai letto nulla di Hillman credo sia il migliore da cui cominciare, o almeno è ciò che mi ha consigliato un super-appassionato/esperto di Hillman 🙂
          Che tra l’altro è stato colui che mi ha regalato il libro.

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