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Trovare la pace interiore: vedo me stesso in ogni cosa

Immagine Trovare la pace interiore: vedo me stesso in ogni cosa

Capita a tutti prima o poi di cercare una sorta di pace interiore che riesca a placare le ansie o le paure. Fin troppi hanno spiegato come trovarla, dove cercarla, come fare… Perché dobbiamo farlo anche noi? Non c’è già troppa carne sulla brace?

Trovare la pace interiore senza sapere cos’è?

Negli articoli riguardanti la felicità, abbiamo scritto più volte che: se si vuole raggiungere una meta, prima bisogna sapere di cosa si sta parlando. Credo sia logico, se si hanno le idee distorte è molto probabile approdare a mete molto distanti dalla reale felicità, o in questo caso: dalla pace interiore.

Dicevo che c’è troppa carne al fuoco, ma c’è più di un’informazione affine all’argomento che vogliamo divulgare. Non è nostra preoccupazione dare una risposta alla domanda centrale, o meglio, cercheremo di farlo dopo aver chiarificato cos’è per noi quest’inafferrabile beatitudine.

Perché interiore?

Innanzitutto c’è da chiedersi perché questo stato dell’essere viene spesso rivolto verso l’interno. Può esserci pace esterna se non è presente all’interno? Certo che no. Chi possiede qualche decennio sulla groppa sa bene che possiamo vivere la vita più agiata senza essere veramente tranquilli e felici. Anche se si potrebbe aprire un dibattito sul cosa significhi veramente una vita agiata.

Può esserci pace interna se non c’è all’esterno della propria persona? Credo di sì, anche se si tratta di un evento molto raro. Ricordi i contenuti precedenti dove evidenziavo che tra ambiente ed essere vivente esiste un filo connettore inscindibile? L’ambiente è l’essere, e l’essere è l’ambiente. Dunque, se non c’è pace nel proprio ambiente, un probabile riflesso delle condizioni esteriori lo ritroveremo anche al proprio interno. Non è però da escludere totalmente l’opzione opposta, come ho detto.

Cos’è la pace interiore?

Compreso perché viene definita interiore, rimane la domanda centrale, ancor più importante del capire come afferrarla: cos’è? Be’, pace è quando sei libero di perdere, quando non hai nulla da perdere. Non sei attaccato a vincoli o a responsabilità pur accettando di ricoprire dei ruoli o di rispettare delle responsabilità. Esiste una marcata differenza tra l’essere attaccati a ciò che si pensa di possedere, ai ruoli in cui si è identificati, ai fenomeni in cui proiettiamo noi stessi, e il poter fare tutto questo con la consapevolezza di questo possibile errore. In assenza di quiete si rischia di scambiare la propria immagine col riflesso che proietta lo specchio.

Pace, pertanto, è non aver nulla da perdere e niente per cui combattere. Se non abbiamo nulla da perdere, automaticamente non abbiamo nulla per cui combattere. Se non abbiamo nulla per cui combattere, automaticamente non abbiamo nulla da perdere.

Pace è essere in pace, non parlare di pace. Pace è essere in pace, non cercare di stare meglio falsando il momento presente. Pace è essere in pace, non ambire a un presente diverso da quello attuale. Quando sei in pace vedi te stesso in ogni cosa.

Trovare la pace interiore nel realizzare i desideri

In età prematura si cade spesso nel tranello dei desideri, dei sogni da realizzare. Viene presa in causa maggiormente la felicità riguardo ai desideri, ma si contano non pochi individui che associano la pace a essi. Qualcuno crede che, dopo aver realizzato quei tre, quattro, o cinque desideri, finalmente potrà essere in pace, o addirittura felice. Non intendo spendere altre parole in merito perché confido nell’intelligenza dei nostri lettori. Inoltre abbiamo parlato molto di questo negli articoli dedicati al tema. Se sei interessato, l’articolo sull’atarassia che ho appena linkato fa al caso tuo.

In generale si può predire con certezza che l’esaudire un desiderio a cui si è tenuto moltissimo non è probabilmente in grado di calmare la nostra continua ansia (Bruce Lee).

Pace interiore - Realizzarsi

Trovare la pace nel realizzare se stessi

Qua cominciamo a ragionare, spostiamo l’attenzione dall’avere all’essere, dal possedimento all’occasione di nuove esperienze, dal realizzare obiettivi al realizzare noi stessi. Qualcuno pensa di poter essere in pace dopo aver realizzato se stesso, ma è anche vero che trovare una risposta al significato di “realizzare se stessi” può essere alquanto aleatorio. Si rischia di cadere nel soggettivismo più incline alla prolissità senza sbocco, piuttosto che a una risposta chiara che rimandi ad azioni concrete.

Articolo consigliato: Come realizzare un desiderio impossibile: il presente non esiste.

Se identifichiamo la propria personalità nelle nostre ambizioni, allora torniamo al punto di partenza, all’errore appena descritto. Quando le persone pensano a se stesse, credono di essere il loro carattere (io sono fatto così), le loro conoscenze, ciò che vogliono, i loro sogni. Un individuo completo è la somma di tutto questo, ma non solo, e quando ci si identifica in questo si perde il collegamento con l’essenza più pura. In primis siamo tutti neutralità: la peculiarità umana di venire al mondo neutri, se non con pochi istinti primari atti alla sopravvivenza, per poi potersi spingere in qualsiasi direzione.

Capire chi siamo in modo totale e soprattutto avere il coraggio di esserlo, conduce senza dubbio alla pace.

Qualcuno dice di aver trovato la pace nella spiritualità

Quando si parla di pace interiore è facile incappare in argomentazioni di tipo spirituale, perché la quiete è di certo connessa a questo lato dell’uomo. Come diciamo da oltre due anni, però, ci sono varie informazioni spirituali, e molte sono insincere. Fai molta attenzione, perché prendere un placebo spirituale che riesce a calmare momentaneamente l’ansia non significa essere in pace. Significa che ce la stiamo raccontando, che stiamo mettendo dei veli alla realtà, azione totalmente divergente alla meta spirituale.

Eppure molti esponenti spirituali dicono di aver trovato la pace. Il mio unico consiglio è quello di analizzare le loro parole, solo quando sei “sveglio”. Perché se non sei sveglio, le sue parole sapranno incantare la tua parte addormentata. Fai caso anche alla terminologia, è molto importante. Usano concetti altrui, triti e ritriti? Sembrano personalità costruite in teatro?

Ancora più importante delle parole sono le azioni. Osserva le azioni di chi dice di aver trovato la pace, ma quelle spontanee. Mi riferisco alla vita fuori dal palco, fuori dagli schermi, perché sullo schermo tutto è finto, costruito, spettacolarizzato.

Quindi la pace si trova oltre il mondo materiale?

Assolutamente sì e assolutamente no. Sì e no allo stesso tempo, perché la nostra parte spirituale può eludere il mondo materiale, tuttavia non potrebbe esistere nessuno spirito senza il mondo materiale. Ogni esperienza e concetto che abbiamo maturato sullo spirito è derivato dalla fusione del proprio corpo fisico con quello mentale e con quello spirituale. Ogni cosa è nata dall’esperienza nel mondo materiale, quindi è inutile demonizzarlo per voler andare oltre. Può esserci solo sanità nel discostarsi da pensieri di influenza cartesiana che cercano di dividere e analizzare “in vitro” ogni cosa, dimenticando così l’insieme.

Credo che la vera pace sia in qualche modo spirituale, ovvero quando le beghe del mondo materiale non riescono a toccarci, ma è dalla vita nel mondo materiale che può presentarsi la pace. Comprendi?
La pace può avvenire solo nel mondo materiale da una destinazione che va oltremondo.

Pace e felicità sono normalità

L’essere umano nasce felice, e quando è felice la pace è molto probabile, o molto “vicina”. Anche se sono due stati dell’essere molto simili e strettamente connessi, si può essere in pace senza essere felici, o si può essere felici senza essere pienamente in pace.

Spesso si confondono. Felicità e pace non sono la stessa cosa. Al presentarsi della felicità inconsapevole, nei primi anni di vita, c’era la pace, poi sono sopraggiunte le ansie della civiltà. Classificazioni, obblighi, ruoli, desideri imposti ecc. A quel punto svanisce sia la pace che la felicità. A questo proposito prova a osservare un bambino di pochi mesi o pochi anni e, a parte rari casi motivati, dimmi se non è in pace e felice di essere al mondo, pur non essendone consapevole? A lui non serve sapere di esserlo, non è stato ancora portato all’inumanità estrema.
Riappropriarsi di questi due stati è impossibile se non ci si stacca (in principio anche solo mentalmente) dai condizionamenti della civiltà.

Al contrario della felicità (da adulti), la pace può andare e venire, ma la felicità c’è sempre.

Io non ho trovato la pace

Per chiarirci meglio, voglio usare esempi del mio quotidiano. La felicità, come ho spesso detto, è una costante, come un fondale marino. La superficie può essere calma, cioè in pace, o burrascosa, cioè in ansia, ma il fondale è sempre presente. Quando mi capita di innervosirmi, di attaccarmi al desiderio di specifici risultati, di voler dimostrare qualcosa ecc. riconosco di non essere assolutamente in pace in quei momenti, ma se provo a interrogarmi sulla felicità, non posso negare la sua presenza. Sì, c’è anche nei momenti in cui sono incazzato come Hulk quando ha appena sbattuto il mignolo sul comodino.

Se in quel preciso istante mi interrogo, be’, so di essere felice. Credo sia ovvio omettere che, se siamo realmente felici, incazzature, ansie e stati d’animo sconfortevoli si presentano in misura molto minore del normale.

La pace, invece, è più connessa a una questione di presenza. Se non sei presente, la pace sfugge facilmente, anche per chi si sente in pace per buona parte del suo tempo. Devo ammettere che ho sperimentato dei periodi di pace interiore, se così vogliamo chiamarla, ma ammetto di non aver trovato quella pace a cui si ispirano i grandi maestri spirituali. Ricordo un periodo abbastanza durevole di beatitudine, di totale assenza di ansie e paure: quando la felicità mi rimise in piedi da un’esistenza praticamente vuota. Col passare degli anni questa quiete dell’animo va e viene, ma la gioia di essere al mondo non mi ha lasciato mai più, persino nei momenti più dolorosi ero felice.

Per quanto ho detto finora, io non posso dirti come fare a raggiungere la pace interiore, ti ho offerto la mia esperienza e le mie considerazioni. Tuttalpiù, posso suggerirti parole d’altri.

Identificazione e insignificanza

Ciò che è più lontano da uno stato di quiete è di certo l’identificazione, l’attaccamento morboso e innaturale ad alcuni mattoni della realtà. Un oggetto, un lavoro, un’altra persona, un concetto, un dogma, un’illusione su noi stessi. Divenire ciò che siamo, tornare umani come sovente ripeto, o individuarsi, come diceva Jung, può essere la strada che conduce alla pace dell’animo.

Diamine, sei quello che sei, e l’onesta verso te stesso occupa una parte precisa e vitale nel processo continuo del diventare un “reale” essere umano e non un essere umano di plastica (Bruce Lee).

Sei quello che sei, non cercare d’essere qualcun altro, non identificarti nei modelli sociali. Tu non hai nessun sogno, nessun desiderio, se fai tuo questo pensiero puoi riuscire a realizzarli con più facilità e puoi godere del processo. Quando non siamo attaccati, quando osserviamo il mondo e noi stessi come una stella, dallo spazio interstellare, allora sappiamo di essere insignificanti. È un grande potere amico, credimi, è un grande potere!

Scoprire la propria insignificanza ti rende potente, non hai nulla da perdere e nulla per cui lottare, sei in pace. Ma questo non significa rinunciare a tutto, puoi prendere ciò che desideri senza essere confuso dalla falsità del mondo umano (artificiale).

Nessuno è così libero e vivo come colui che ha accettato la morte, che ha accettato la propria insignificanza (Anthony De Mello).

Evitare i dolori della modernità: da Aristotele a Schopenhauer

In questo periodo ho terminato un’analisi di alcuni scritti di Schopenhauer, riassunti nell’Arte di essere felici. Il pensiero più significativo che traspare da quest’opera dice di evitare il desiderio di essere felici, perché si tratta di un’illusione; inoltre, le ceneri di questo cercare la felicità, sono veri e propri dolori. Se la felicità è un fuoco inafferrabile, tutto ciò che rimane sono ceneri di sofferenza. Evitare la sofferenza piuttosto che cercare la gioia è la sostanza, concetto ripreso da Aristotele: l’uomo saggio non persegue la felicità ma l’assenza di dolore.

Mi trovo sia in accordo che in disaccordo con questo modo di intendere la felicità. Ora, però, prendiamo per buona la parte sana. Per quanto riguarda il mio disaccordo avrò modo di approfondirlo in un futuro articolo. Se facciamo aderire questo discorso alla meta della pace interiore, allora una strada può essere quella di evitare i dolori più comuni del sistema attuale. Giorno dopo giorno, questa miriade di dolori più o meno intensi ci istruisce a un atto immondo: l’odio. Seguendo questo suggerimento, possiamo concentrarci sull’evitare le ansie e le sofferenze, e non sul voler raggiungere la beatitudine a tutti i costi. Credo sia il migliore degli inizi.

Tutto ciò che si conosce davvero, si impara automaticamente ad amarlo. Odio significa sempre mancanza di conoscenza dell’oggetto (Il destino come scelta).

Forse, in fondo, l’assenza della pace interiore è solo mancanza di conoscenza; e qual è la più alta conoscenza se non quella del ritorno alla genuina sincerità, alla spontanea innocenza del neonato? Non siamo forse completamente presenti, inconsapevolmente consapevoli, quando siamo spontanei?

Articoli consigliati: Come essere sempre felici? È veramente facile, a patto che… E L’oltreuomo di Nietzsche, dove sta andando l’umanità?

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4 commenti su “Trovare la pace interiore: vedo me stesso in ogni cosa”

  1. Non credo che siamo “completamente presenti, inconsapevolmente consapevoli” quando siamo spontanei come un neonato. La consapevolezza, secondo me, presuppone che il soggetto vada oltre le percezioni e le reazioni agli stimoli, che sono anche degli animali. Serve la nostra parte umana più evoluta, che coinvolge anche le scelte, la volontà. Mi sembra necessario. 🙂

    1. Con “spontanei come un neonato” intendevo che siamo consapevoli: concentrati su ogni cosa ma senza classificare nulla. Mi è venuto in mente l’immagine del neonato nella culla che semplicemente osserva la realtà senza misurare o classificare nulla. Questo è solo un esempio, un immagine, una sensazione da applicare quando vogliamo avvicinarci all’inconsapevole consapevolezza, che secondo me, è ciò che si avvicina di più al concetto di pace.

      Poi chiaramente si gioca sui termini, che possono tradursi in significati un po’ diversi a me, a te, o ad altri lettori.

      Ammetto anche la possibilità di errori in questo caso, non mi sento sicuro al 100% in questo argomento. Come ho scritto nel post: io non l’ho trovata 🙂 la pace interiore duratura 🙂

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