HomeStile di vitaNon so cosa fare della mia vita: la tua più grande paura

Non so cosa fare della mia vita: la tua più grande paura

Immagine Non so cosa fare della mia vita: la tua più grande paura

Quali sono le tue paure? Come sono cambiate le paure dell’uomo col trascorrere dei secoli? E come sono cambiati i modi di reagire a questi timori? Lo sai che non so cosa fare della mia vita è uno dei pensieri più frequenti delle nuove generazioni, una delle più grandi paure moderne?

Non so cosa fare della mia vita VS Sto per essere ammazzato

Le paure di oggi rispetto a quelle di secoli fa sono molto differenti. Non parlo di paure primordiali come quella della morte. Se anni addietro la paura era incentrata su fattori più concreti e connessi alla sopravvivenza, oggi è legata a elementi più astratti, virtuali, sociali. Le paure di una volta si potevano contare sulle dita di una mano, oggi invece non ci basterebbero le dita di mani e piedi.

I timori più diffusi dell’uomo “primitivo” erano veramente pochi: forse la paura di essere attaccati da un animale ostile, paura di essere uccisi da un uomo con cui si sta combattendo, paura che il raccolto non sia abbastanza buono…

Paura del futuro: Non so cosa fare della mia vita

La paura del futuro

Tralasciando queste paure primordiali (che possono manifestarsi oggi come si manifestavano secoli fa) le più comune di oggi riguardano il futuro. Quest’angoscia comprende una vasta serie di minacce che minano la naturalezza di una vita pacifica. A questo capostipite (la paura del futuro) si legano tutti i discendenti che vengono generati: paura di non trovare lavoro, paura di non trovare un fidanzato, paura di non passare l’esame universitario, di essere bocciati all’esame per la patente, paura di non arrivare a fine mese, di non aver abbastanza denaro per i nostri piani futuri, paura di non svegliarsi dall’anestesia, paura della noia…

Qui si inserisce a pennello l’apprensione che da vita al titolo di questo articolo: non so cosa fare della mia vita. La civiltà è giunta ad un punto tale di pateticità che una delle preoccupazioni più in voga è non saper cosa fare della propria vita. Ci rendiamo conto del messaggio insito in questo fatto?

È essenziale notare una cosa: nell’antichità la paura generava una reazione utile al contesto. La disfatta o la riuscita del combattimento, della fuga, della sopravvivenza quindi, dipendevano sempre in grosso modo dal soggetto. Al contrario, i timori odierni dipendono quasi per intero da qualcosa che l’individuo non può controllare o comunque su cui può influire poco o nulla. Se la minaccia è la possibilità di venire licenziati, qualcosa possiamo di certo fare ma la decisione non spetta di certo a noi. Se la decisione è a nostro sfavore non possiamo farci niente.

Precipitare in aereo

L’esempio dei viaggi in aereo è perfetto. Mettiamo in contrapposizione queste due intense preoccupazioni, una antica ed una moderna:
1- Paura di essere uccisi mentre si combattendo.                                                                                                       2- Paura di precipitare o di un disastro aereo mentre si vola.

Nel primo caso c’è una forte tensione che serve ad allertare tutto l’organismo, e questa è utile a sopravvivere. In quel frangente sono indispensabili movimenti precisi, forza, resistenza, riflessi che aumentino le probabilità di vittoria. In quella situazione la paura serve a reagire, perché vincere o venire sconfitti dipende da noi, dalle nostre gesta, e questo, anche se non dilegua la paura, in qualche modo ci fa vivere l’esperienza in maniera diversa dal secondo punto.

Articolo consigliato: Prepararsi alla morte: prima di tutto è necessario vivere.

Nel secondo caso (la paura di schiantarsi in aereo) la situazione cambia, e non di poco. Chi ha viaggiato in aereo per più di qualche tratta, ed ha sperimentato stranezze che per i piloti ormai sono normalità, sa di cosa parlo. Quando in aereo si vivono turbolenze di varia intensità, rumori ambigui, forti vibrazioni, virate anomale ecc. la mente va in un’unica direzione: immagina un disastro aereo. Da qui la paura di volare, o meglio, di precipitare. Ma se nel primo caso l’individuo può servirsi di questa paura per essere più forte, nella situazione moderna non può fare assolutamente nulla. È legato al sedile all’interno di un spazio chiuso e ristretto all’altezza di 10000 metri. La sua paura “naturale” perciò comincia a trasformarsi in vero e proprio panico, terrore, derivati da un’incapacità di azione. Non puoi fare nulla se non accettare il disastro, la sofferenza… la morte.

Questo fatto secondo me è anche alla radice degli attacchi di panico. l’incapacità di azione e di cambiare cose che non dipendono da noi danno vita a queste reazioni del corpo, a questo panico e terrore. Da ciò si può dire che una paura considerata “minore”, come la paura di volare, scavalca una paura considerata maggiore, come la paura di morire in combattimento. Perché non si può far nulla per evitarla. C’è anche da tenere in considerazione che queste paure moderne, chiaramente con la differenza dei casi, durano molto di più di quelle che si potevano avere nei tempi antichi, e sono molto frequenti nel corso della vita attuale. La paura del futuro infatti sembra essere una costante nelle menti degli individui.

Effetti sull’uomo

Le paure ancestrali sono state sostituite dalle paure del mondo civile. Questo può sembrare un grande passo della civiltà. Per alcuni versi può essere vero, ma per ciò che riguarda gli effetti generati dalle esperienze in questione non lo è affatto.

Sono grato al cosiddetto progresso per non essere più costretto ad un tipo di sopravvivenza al limite dell’umano, ma dall’altro lato credo che, tra un fendente e l’altro, la qualità della vita antica fosse meglio di quella che oggi ci vogliono far credere. Quando mi riferisco a “qualità della vita” non intendo comodità o piaceri beceri.

Sempre secondo il mio punto di vista, tutti questi ripetuti attacchi sminuiscono ai nostri occhi ciò che siamo come essere completo. Questa impotenza, questa debolezza, questa incapacità di azione e di poter decidere come vivere la vita riporta dei gravi effetti a livello del nostro organismo. Ne risentono il nostro sistema nervoso e la nostra psiche, contaminando i pensieri e limitando la creazione della realtà che desideriamo.

Gli attacchi di panico sono solo una piccola parte, non siamo a conoscenza di tutti i sintomi derivati dal moderno stile di vita e dalle paure che giorno dopo giorno ci costringe a vivere. Continui a ripeterti non so cosa fare della mia vita? Allora, per prima cosa, vai a leggere la nostra serie Radice… troverai lo stile di vita che ti permetterà di fare tutto ciò che vuoi e di non avere più paura del tuo futuro.

Il nevrotico è una persona che si preoccupa di qualcosa che non è accaduto in passato. Non è come noi, persone normali, che ci preoccupiamo di cose che non accadranno in futuro (Anthony De Mello).

Articolo consigliato: Trovare la pace interiore: vedo me stesso in ogni cosa. Antropocentrismo, perché gli animali non soffrono come noi, e L’arte di essere fragili, una recensione anti-fragile.

FINALMENTE È ARRIVATO

Se non ti piace leggere da Pc o smartphone è pronto l’ebook del Project Excape. Se lo desideri puoi sostenere il progetto leggendo in modo ordinato e cronologico gli articoli più significativi, come se fosse un libro.
Scopri l'ebook

In tutte le librerie digitali come Amazon, Kobo, IBS ecc.

3 commenti su “Non so cosa fare della mia vita: la tua più grande paura”

  1. Articolo interessante. Una precisazione devo farla però. Un attacco di panico è qualcosa di un po’ più complesso in quanto ne esistono diverse forme, diverse intensità e con cause diverse e manifestazioni diverse. Direi piuttosto che lo stato mentale descritto nell’articolo può scatenare un attacco di panico ma può anche succedere che una persona che non ha alcun timore del futuro, del lavoro ecc ecc. abbia degli attacchi di panico tutte le volte che vede passare una macchina gialla. La cosa “tremenda” è che non è detto che si accorga che la causa è il passare di un automobile gialla e potrebbero volerci anni per capire che l’auto gialla scatena l’attacco di panico. Il panico comprende una moltitudine di dinamiche inconsce delle quali appunto non si ha coscienza. Quando le si comprende 9 volte su 10 il panico cessa.

    1. Ciao Riccardo e benvenuto. Ti ringrazio per il tuo intervento. Chiaramente la mia parentesi sugli attacchi di panico è più generale che specifica. Questi effetti, come molti altri, derivano da uno stile di vita inumano. Poi è indubbio che ci siano cause scatenanti diverse, come ad esempio la macchina gialla, dove, andando più a fondo, si scopre (magari) un trauma passato in cui il cervello aveva inconsciamente registrato l’immagine dell’auto gialla.

      1. Si esattamente. Ho voluto commentare perché conosco il problema Dell ansia e del panico e so quando può essere tremendo soffrirne. Fortunatamente, se uno non si fa prendere dalla resa, può essere risolto. Grazie e buon lavoro!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *