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Non riesco ad essere felice, esiste un modo per risolvere i miei problemi?

Immagine Non riesco ad essere felice, esiste un modo per risolvere i miei problemi?

Non riesco ad essere felice, qua va sempre peggio, tutte a me, ma cosa mai avrò fatto per meritarmi questo… Lo ammetto, anche io mi comportavo in questo modo. Non facevo del male a nessuno, non avevo nemici, seguivo una rispettabile etica e morale, ma la vita continuava a bastonarmi. Però, c’è un grosso “però”, seguivo ciò che per me era moralmente giusto in base alle conoscenze che avevo anni fa, e non facevo del male a nessuno. Sì, a nessuno a parte me stesso.

Essere al passo coi tempi è la causa dei problemi di oggi

La frase non riesco ad essere felice era ormai divenuta una filosofia di vita non voluta, imposta dal mondo esterno. Un secondo paio di occhi. Mi credevo una delle persone più sfigate di questa terra. Allo stesso tempo, sono pronto a scommettere che altri miliardi di uomini la pensavano e la pensano allo stesso modo.

Flagellarsi con questo tipo di affermazioni e con questi pensieri può portare a due direzioni:

  1. Rimanere sempre al solito livello, lamentarsi e cercare piaceri che possano farci superare a fatica le giornate.
  2. Farci sprofondare sempre di più fino al culmine della sopportazione.

Se stai leggendo questo articolo è probabile che ti trovi in una situazione simile. Spero comunque che il tuo caso sia il secondo. Come disse Tyler Durden in Fight club, è solo dopo che hai toccato il fondo che sei libero di poter fare qualsiasi cosa.

Ripetere non riesco ad essere felice a se stessi, o pensare che vita di merda, solitamente rispecchia il credo (indesiderato) degli adolescenti. Gli adulti ormai hanno fatto il callo, si sono arresi e negli anni adattati, fino a pensare che la vita sia questa. È normale così, la vita è questa. C’est la vie. Nell’età giovanile siamo stati tutti alla ricerca di accettazione, di popolarità, visibilità, amore, appartenenza a gruppi ecc. in un gioco inconsapevole in cui la propria identificazione in qualcosa di esterno balzava dalla squadra di calcio alla fidanzatina, dalla reputazione a scuola al gruppo musicale, dalla marca dell’abito al taglio di capelli.

In età adulta invece questo desiderio si affievolisce, ci si comincia ad arrendere all’anonimato, ma non per questo i problemi cessano. Vengono solo sostituiti. Se prima cercavamo popolarità ora cerchiamo il gadget elettronico, la coppia felice e il mutuo per la casa. Vogliamo che i nostri figli (così ardentemente desiderati) appaiano sempre in vetrina. È così che finiscono su Facebook, come degli oggetti qualsiasi.

Il problema di tutti i problemi è cercare di essere al passo coi tempi, perché chi non ci riesce si sente in qualche modo escluso, e comincia a credersi il protagonista della tragedia come altri milioni di persone.

Perché i tuoi problemi valgono più degli altri?

In televisione sono anni che i protagonisti momentanei cercano di far vedere quanto hanno sofferto in passato, mentre adesso sono forti. Continuano a ingrossare il sacco che contiene tutte queste lagnanze e dimostrazioni di egocentrismo. I talent show, che dovrebbero essere incentrati sul talento, sono pregni di questi esempi.

Andare a piagnucolare in TV per raccontare quanto si è sofferto in passato è forse una dimostrazione di forza?
Esiste qualcuno che forse non ha sofferto? A te che fai il tragico, finiscila di compiangerti… tutti soffrono, non sei l’unico come credi.

Sei povero e non puoi permetterti l’ultimo modello di cellulare? Oh mio Dio, che schifo di vita che ti è capitata, vero? Tutte le tue amiche hanno il ragazzo ma tu sei brutta e grassa, ti senti sola, nessuno può comprendere il tuo dolore? Penserai non riesco ad essere felice senza un ragazzo in cui affogare le mie insicurezze. È morto un tuo parente e soffri come un cane. Perché devi provare questa sensazione? Non è giusto, non a te. Devi far vedere a tutti quanto soffri, perché solo tu soffri così. Sei malato gravemente. Perché gli altri sono normali e possono vivere una vita normale, mentre tu no? Non è giusto vero?

Finiscila di fare il protagonista della tragedia. La vera tragedia è che stai sprecando l’opportunità di essere al mondo. Ormai sei al mondo, non puoi farci niente. Qualunque sia la tua situazione sei qua, e fino a quando non capisci la vera essenza della vita continuerai a soffrire come un cane in qualunque frangente. Se non comprendi la magnificenza e l’opportunità di essere vivo soffrirai. Soffrirai da milionario, o da sposato e con una bella famiglia, e anche quando conquisterai quel figo da paura. Soffrirai quando avrai comprato l’auto dei sogni, soffrirai quando farai il lavoro che ti piace e anche quando avrai realizzato il tuo desiderio più irrealizzabile.

Tutti hanno problemi, non sei il solo o la sola. Ci sono miliardi di persone al mondo che dispongono di un intreccio di problematiche a dir poco innumerevole. Perché i tuoi problemi dovrebbero valere più di quelli degli altri? Perché meritano più attenzione degli altri? Sei uno tra miliardi. Finiscila! I tuoi problemi non valgono un cazzo. Scusa la schiettezza ma farsi compatire dagli altri può solo accrescere la sofferenza.

Non riesco ad essere felice - Combattere?

Non riesco ad essere felice e allora devo combattere

E se credi di sapere dove io voglia arrivare ti stai sbagliando, a meno che tu non conosca già la filosofia di questo progetto. 🙂 Cosa ci insegnano da sempre sulla vita e sui problemi? Che vanno affrontati con forza di volontà. Crescendo a pane e luoghi comuni, che raramente combaciano con la realtà, giungiamo a pensare inconsciamente che la vita sia dura, faticosa, un’esperienza che va affrontata, una cosa da combattere.
È per questo che oggi il guerriero va tanto di moda. Ho combattuto e ho vinto, ho sconfitto la malattia, mi sono sacrificato per anni e adesso ho raggiunto la vetta… Sì, ma dieci minuti sulla vetta possono ripagare anni di sacrificio?

Ormai soffrire e sacrificarsi è diventata una cosa normalissima, come la pioggia che cade dal cielo o il cinguettare degli uccelli in primavera. Diciamo pure che è addirittura una speranza comune.
Esistono persone talmente abituate al dolore che inconsapevolmente ne sono persino dipendenti. Molti (fraintendendo la nostra filosofia) criticano queste mie parole. Dove sta il bello se non ti conquisti le cose? Non voglio ridurmi ad una mammoletta, io sono un combattente. Bisogna sempre sacrificare una cosa per averne un’altra…

Ma chi ha mai affermato che non è bello conquistare i propri desideri? Ma c’è modo e modo di farlo, perché secondo me i mezzi sono molto più importanti del fine. Sia per quanto riguarda il rispetto della propria morale sia per la facilità con cui si ottengono le cose che si vogliono dalla vita. Tanti parlano ma quanti concretizzano? Inoltre non si accorgono che è proprio il combattere quotidianamente a ridurli a fantocci privi di energia vitale. Al principio ci indurisce, ma dopo un po’ si comincia a cedere sotto i colpi incessanti della vita (quando si considera la vita un nemico da affrontare). La vita ci rimanda sempre ciò che pensiamo di essa, ce lo riflette come davanti ad uno specchio.

Chi non lotta è un debole che va disprezzato, la forza di volontà sbandierata nei film va benissimo fin quando rimane sul grande schermo, nella vita vera si dilegua in qualche giorno. Nella vita moderna l’atto di volontà richiede sempre uno sforzo, un lottare contro se stessi o contro un elemento esterno. “Interagire, fare esperienza” ormai sono stati sostituiti dal verbo affrontare.

Vivere il problema in modo problematico

Hanno instillato in tutti noi col contagocce questi modi di pensare e agire, goccia dopo goccia e ad ogni occasione. Quando ancora non camminavamo assorbivamo le espressioni e gli atteggiamenti dei nostri genitori mentre litigavano. Quando non ci compravano i giocattoli copiavamo gli altri, la reazione alla sensazione di privazione non si trasformava in uno stimolo produttivo, ma in un lamento. Arrabbiarsi, piangere e disperarsi.

Dalle prime esperienze di vita fino ad ora ci hanno insegnato che il problema è brutto e cattivo, o come mi piace dire, ci hanno insegnato che il problema è problematico. Vivere i problemi in modo problematico è il vero problema. E dire tra un lamento e l’altro “che schifo di vita, non riesco ad essere felice, non ci riuscirò mai, capitano tutte a me”, conferma questo processo debilitante.

Il problema non è qualcosa da risolvere o da combattere. Da elemento esterno deve essere riconosciuto come proprio, e riportato internamente. Fino a quando lo si considera problematico, lo scontro, sorretto dalla forza di volontà, sarà l’unica strada.

Le difficoltà forgiano uomini forti, ma costruiscono menti abituate alla rinuncia e all’insoddisfazione perenne.

Una malattia può essere considerata un problema, un fattore esterno che non dipende da te. Se invece riporti il problema della malattia al tuo interno, tu stesso diventi la malattia, e la malattia diventa te. In quel momento divieni consapevole dei tuoi errori, scopri che dovevi solo smettere di fare ciò che scatenava il sintomo, il malessere. Il problema non è problematico ma un occasione per aumentare la qualità della propria vita.

Lamentarsi di problemi che creiamo noi

I problemi oltre a non essere problematici vengono per la maggior parte creati da noi stessi.
Secondo la mia visione, più responsabilità diamo a noi stessi per gli eventi della nostra vita, più siamo in grado di assaporare le gioie e diminuire i problemi. Più si evolve più le problematiche si diradano. Ma come ho detto, se non si riconosce il problema come un’occasione di evoluzione non si può evolvere. Si finisce come ci hanno sempre dimostrato a battere i piedi a terra, urlare, reprimersi, combattere e cercare di risolvere.

I grattacapi della vita derivano maggiormente dalle scelte che hai preso. Se invece credi che i problemi capitano e basta, non hai speranze. Solo la morte può salvarti da quest’esistenza problematica. La morale dunque non è scoprire come risolvere i problemi, ma come non crearsene di nuovi.

Articolo consigliato: L’arte di essere fragili, una recensione anti-fragile.

I tuoi problemi non sono tuoi

E non ho ancora finito, perché come hai letto, i tuoi problemi non sono tuoi. Fino a quando continuerai a identificarti nelle tue problematiche le vivrai sempre come un qualcosa di problematico. Se sei identificato nel tuo ruolo lavorativo, gli inconvenienti al lavoro saranno problematici, ti provocheranno ira, tristezza, e dovrai risolverli, lottarci contro. Ma sei solo uno tra miliardi, rilassati. Tutti hanno problemi, i tuoi problemi non sono tuoi se non sei identificato in nessun ruolo. Tu sei solo tu, non sei un meccanico, né un italiano, né un sottopagato, né un malato…

Non voglio ancora fermarmi, sei giunto fin qua e voglio farti un piccolo dono. So che qualche volta è difficile seguire i discorsi dei nostri articoli, ma nelle banalità non c’è miglioramento, solo effimera consolazione.
Prendi carta e penna e segnati il punto seguente. Quando mi è venuto in mente io l’ho fatto subito. Utilizzo spesso questo suggerimento che leggerai.

Quando un inconveniente bussa alla tua porta prova a sopperire ad esso come se fosse quello di un altro. Immagina che il tuo problema sia quello di un’altra persona, perché così andrai dritto al nocciolo senza perderti in scusanti o ambigui sentieri. Quando i problemi sono “nostri”, il coinvolgimento e l’identificazione ci offuscano la strada. È per questo che spesso riusciamo a trovare soluzioni ai problemi degli altri mentre i nostri ci appaiono colossi insormontabili.

Esistono infinite forme di problematiche, se fino ad ora non hai trovato una risposta soddisfacente in queste mie parole, posso solo dirti un’ultima cosa: ogni volta che non sai come agire ispirati alla natura. Osserva il comportamento della formica, il volo del passero, la stabilità della quercia, il cadere al suolo della foglia. Osserva la natura e capirai. Capirai che pensieri come che schifo di vita o non riesco ad essere felice non hanno nulla a che fare con la vera vita.

Articoli consigliati: Che cos’è la felicità? È la cosa più semplice al mondo. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, a morte l’attualità. E, Microbiota e microbioma umano: loro decidono la tua vita.

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