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Non dipendere da nessuno: i pericoli delle delusioni d’amore

Non dipendere da nessuno: i pericoli delle delusioni d'amore

James Hillman diceva che non è tanto il trauma che crea il danno, quanto il ricordare in modo traumatico. La stragrande maggioranza degli esseri umani sperimenta traumi più o meno marcati nell’ambito amoroso e nelle relazioni in generale, cosa che rilascia dolori e sofferenze. Col maturare dei tempi è normale giungere al non voler dipendere più da nessuno, ad allontanarsi dalle relazioni di coppia mantenendo le distanze. Anche in quel caso, però, dopo un po’ di tempo in cui c’è una parvenza di benessere, riemerge la sofferenza.

Due strade pericolose

Siamo nati per vivere in comunità. Siamo piccole cellule in connessione coi nostri simili, formichine che danno vita al formicaio, ma siamo anche individui unici. Come avevo spiegato in altri due articoli passati, la dipendenza affettiva è un virus deleterio così come l’estremizzare l’indipendenza emotiva nell’eremitismo. E questo ve lo dice una persona che fin da piccolo sognava di scrutare il paesello sottostante dall’alto della sua dimora tra i boschi.

La felicità è reale soltanto quando è condivisa, scriveva Christopher McCandless (sì, quello di Into the wild), concetto con cui mi trovo in accordo solo se viene interpretato in un modo preciso. Anche quando siamo soli possiamo condividere la felicità con noi stessi.

Non dipendere da nessuno - Stampella

Ti piace essere una stampella?

Non sono quel tipo di persona che basa il proprio benessere sugli altri: così si rischia di rasentare la dipendenza. Si rischia di usare gli altri come mezzo e non come fine. In questo modo l’altro diviene una stampella, e chi vorrebbe essere trattato da stampella? Allo stesso tempo capisco l’intenzione di McCandless e del suo messaggio. L’uomo può essere felice da solo ma la sua natura lo spinge alla compagnia e alla condivisione. Anche le menti più deviate dai traumi infantili e altre esperienze simili hanno cercato l’attenzione e la compagnia pur essendosi creati il loro “eden” fuori dalla società. Vedi ad esempio Theodore Kaczynski.

Essere indipendenti emotivamente per paura

Riprendendo il concetto di Hillman, se continuiamo a crogiolarci nella disperazione e nel dolore non facciamo altro che ricordare in modo traumatico. Al posto di vivere totalmente l’esperienza del rifiuto altrui, del tradimento, dell’amore non corrisposto ecc. rifiutiamo tutto: il dolore e le ramificazioni che germogliano dal saper accettare. Combattiamo contro il ricordo delle delusioni d’amore nel corso degli anni a venire, limitiamo le relazioni con gli altri, viviamo nella paura e crediamo di essere maturati mentre puntiamo al non dipendere da nessuno. Andiamo ora verso la radice di questa evoluzione non tanto fruttifera per l’essere umano.

Non dipendere da nessuno, una risposta alla prigionia

C’è poco da dire, non siamo liberi di vivere come vorremmo. Per farlo è necessaria una quantità di energia, conoscenze e tempo libero che pochi riescono veramente solo a desiderare. Figuriamoci quando ci si deve sporcare le mani. Eppure è così facile, perché ognuno di questi punti contribuisce ad innalzare l’altro. Più abbiamo energia più siamo spronati dal nostro stato d’animo a conoscere e a guadagnare del tempo. Più acquisiamo conoscenze, più aumentiamo il livello di energia e di tempo libero. Più abbiamo tempo, meno siamo stressati. Mettere in pratica l’adeguato stile di vita per l’energia vitale e per la propria conoscenza riesce senza intoppi.

È sempre più comodo e veloce cedere alle compensazioni droganti però. Nessuno può avere colpa in questo, siamo stati inconsapevolmente cresciuti così. Tutti cerchiamo piaceri comodi e veloci, ma la responsabilità arriva quando capiamo che tutto ciò è illogico e deviato.

Uno su due sì, ma due su due proprio no!

Se allora non siamo liberi non siamo nemmeno soddisfatti nel profondo, e allora gli altri divengono strumenti per aumentare la contentezza. Prima di un tempo più maturo, prima di cercare di non dipendere da nessuno l’uomo medio ricerca la pelle d’oca degli stati amorosi, cerca sesso, orgasmi multipli, carezze consolatorie, compagnia… Tutti palliativi del proprio malcontento. Quando questo succede da ambo le parti, allora la coppia è spacciata. Quando l’ago della bilancia pende verso uno dei due individui, invece c’è ancora la possibilità che uno faccia evolvere l’altro.

Un uomo che ha ottenuto la libertà non ha più bisogno di quella sicurezza che crea l’illusione di un sostegno (Vadim Zeland).

Capita questa dinamica, il soggetto nel mezzo del cammin, o più avanti con l’età, capisce il valore della libertà e della solitudine, del saper stare con se stessi e vivere in armonia col mondo all’infuori del mondo umano. E allora c’è il rischio di cadere nel baratro opposto. Mi riferisco all’indipendenza emotiva come risposta ai torti subiti, i quali possono sotterrare un sano desiderio di condividere le esperienze con gli altri. Non dipendere da nessuno non deve significare un vade retro, anche se molte volte può risparmiarci rapporti travagliati e sofferenze emotive.

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L’evasione priva di una meta ti porta ad essere un fuggitivo per tutta la vita

Anch’io ho usato questa strategia del non mi vai a genio ed è meglio troncarla subito qua. Se da un lato si è rivelata un salvagente (non lo nego), dall’altro può avermi privato di esperienze positive inaspettate. Questa è una piccola critica che muovo a me stesso, e che in futuro mi spingerà verso un mio personale equilibrio riguardo l’argomento.

Voglio consigliare anche a te di capire quale può essere il tuo equilibrio, questo per evidenziare anche le due strade pericolose che portano ad un abisso sicuro. Non dipendere da nessuno è un nobile obiettivo, ma solo quando non si tratta di rispondere al fuoco delle disfatte amorose del passato.

Avevo tre sedie in casa; una per la solitudine, due per l’amicizia, tre per la compagnia (Thoreau).

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