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Mushin: tecnica segreta o saggezza millenaria?

Immagine Mushin: tecnica segreta o saggezza millenaria?

Per spiegare lo stato di Mushin a chi non ha mai sentito questa parola, si potrebbe dire che si tratta di uno stato mentale di vuoto, di non mente (paradossalmente). Proprio sulla sottile linea del paradosso gioca questo stato: una mente non mente, imperturbabile, non condizionata, che non si lascia distrarre da nulla ma che è consapevole di tutto, pronta e reattiva.

Chi conosce poco del Mushin, o chi ha le idee confuse in merito può pensare che si tratti di qualche tecnica mentale di stampo orientale, di un tipo di espediente per risolvere alcuni problemi, di un tipo di meditazione per alleviare lo stress, ma la radice del Mushin è ben altro. Non è il frutto di un lavoro “astratto” che andiamo a eseguire sulla nostra mente, né il cercare di guidare o il forzare il campo cognitivo in determinate direzioni. Non parliamo di sessioni meditative, anche se possono essere uno strumento utile nel far si che questo “stato mentale” si presenti, e nemmeno di visualizzazioni o forme di ipnosi.

Il Mushin nella pratica marziale

Il Mushin nella pratica marziale

I praticanti di arti marziali conoscevano e ricercavano il Mushin già da tempi assai remoti. Io stesso sono venuto a conoscenza di questo concetto tramite le culture marziali. Cosa potrà centrare una mente vuota con le mosse e tecniche delle arti marziali? Chi ne ha fatto esperienza in modo sincero e distante dagli stereotipi, dal personaggio holliwoodiano che malmena i cattivi, probabilmente sa cosa voglio dire. Capisce la differenza della qualità di movimento che scaturisce da una mente calma, piuttosto che da una mente piena di rappresentazioni.

Si possono conoscere un numero spropositato di tecniche, ma una mente vuota, calma, che non si posa su nulla, riesce a donare una velocità e precisione di movimento incomparabili col “normale” stato mentale.

[quote author=”Bruce Lee”]Se tu capisci la situazione in cui ti trovi e lasci che sia la situazione a controllare le tue azioni, allora impari l’arte di interagire con la vita.[/quote]

Repetita iuvant

Questo è il Mushin, uno stato non stato, perché non può essere definito, un’attenzione sul tutto, che non è distratta da nessun pensiero. Il marzialista (di ieri e di oggi) prova e riprova gli stessi movimenti non per impararli a memoria, quello è solo il primo compitino da bravo scolaretto. Deve andare oltre, quei movimenti devono diventare esso stesso, fondersi con la sua essenza, in modo che escano nel momento propizio senza volontà. E questo può avvenire con estrema semplicità nello stato del Mushin, quando non c’è pensiero che decida cosa fare, quale mossa usare.

Il Mushin nel quotidiano

Non solo di arti marziali si deve parlare quando prendiamo in causa la non mente, ma di qualsiasi arte, della vita in ogni suo angolo. Quando siamo in uno stato di silenzio, lasciamo che sia la stessa vita a porgere le soluzioni che cerchiamo. Si va pure oltre: non c’è soluzione, perché ora, non c’è alcun problema. E se c’è non è problematico. Nel Mushin tutto si risolve con normalità perché non c’è nulla da risolvere. L’azione nasce risoluta senza impedimenti perché il momento la richiede, sia quando stiamo spadellando una pietanza di verdure fumanti, sia quando stiamo attaccando l’avversario… Sia quando stiamo battendo la tovaglia fuori dalla finestra, sia quando stiamo scalando il monte… Sia quando non stiamo facendo nulla.

L’azione non può essere più perfetta di così in quel momento, lo sappiamo senza conoscerlo in modo razionale: si tratta del miglior atteggiamento che si adatta al singolo istante, che stiamo facendo o non facendo.

Attenzione però, il Mushin non è illuminazione divina, ma una semplice normalità dell’uomo, come il pollice opponibile o il pensiero analitico. Non è vuoto assoluto, disgregazione completa dell’io, di ogni tipo di giudizio o schema universale. Qua siamo oltre alla vita, oltre l’esperienza umana. Nel Mushin, viene molto più facile comprendere tali concetti: comprenderli, non capirli; portarli dentro.

[quote author=”Bruce Lee”]Esiste una sottile differenza tra il “non avere forma” e l’avere una “non forma”. La prima è ignoranza, la seconda è trascendenza.[/quote]

Essere capaci di padroneggiare il Mushin nella normale quotidianità è proficuo, per ogni cosa. Da un punto di vista pratico, della pulizia e ordine di pensiero, dei rapporti con gli altri… La capacità di “vedere” e di andare diretti, di ascoltare i rumori ma soprattutto il silenzio. L’azione giunge quando deve giungere, o non si fa nulla perché l’istante non richiede nulla. Il grande vantaggio di questa mente non mente è giungere alla verità in ogni frangente del nostro quotidiano, in modo da evitare ramificazioni macchinose che via via ne generano altre: complicare l’esistenza.

[quote author=”Sun Tzu”]L’attaccamento a qualsiasi strategia per quanto buona, se mantenuto a lungo porterà alla sconfitta.[/quote]

Passare dalla reazione all’azione

L’abitudine, attenersi all’ordinario è utile alla conservazione della propria energia, ma quando l’energia sobilla possiamo andare oltre per sondare nuovi aspetti della vita. La vita, in fondo, è bella per questo: ha infiniti aspetti. Ma parlo di vita vera, non del modello di vita normale chiuso nelle nostre menti annoiate dalla routine.

Veniamo a noi, perché ti starai domandando come accedere alla mente non mente. Basta uno schiocco di dita, o un’intera vita, non lo so. Padroneggiare il Mushin non è facile né difficile. In ogni esperienza umana serve pratica ripetitiva per facilitare un qualsiasi tipo di evento ricercato.

I praticanti di arti marziali si abituano a quest’esperienza quando, ad esempio, una parata che salva la faccia avviene senza volontà, non pensata. Il movimento è avvenuto rapido, anche se non c’è rapidità quando non la si rapporta a nessun altro tipo di velocità. Avviene dunque in modo giusto, perfetto, preciso e pulito. L’incastro perfetto, l’unione della dualità pronta a disgregarsi ancora. L’ho vissuta sulla mia pelle proprio nella pratica di quest’arte, e ho avuto la fortuna di poterla osservare da fuori un paio di volte. Nessuna tecnica segreta, ma nemmeno un tipo di saggezza da tramandare. Avviene!

Quando la mente non si sofferma su nulla allora si comincia ad agire per la prima volta. Agire o reagire è diverso, passiamo una vita a reagire…

La parata non è stata una reazione all’attacco, ma un’azione naturale, vera, e proprio per quel motivo risulta perfetta all’attacco, si incastra, lo annulla o lo evita nel modo più perfetto che poteva essere.

Come raggiungere il Mushin?

Nel primo momento in cui conosciamo il Mushin lo impariamo, e dunque lo definiamo in qualche modo, ma è proprio capire questo che può permetterci di padroneggiarlo ancora (anche se non si dovrebbe parlare di padronanza). Non possiamo aspettare che ricapiti tra vent’anni o mai più. Dobbiamo stare lontani da quella definizione, o meglio: essere consapevoli della categorizzazione, che è utile alla nostra comprensione ma pericolosa. Classificare consapevolmente non ci invischia nel pericolo di classificare, ne siamo lontani. Definire e giudicare il Mushin, dire: “il Mushin è questo” senza essere consci di sé, allontana da una possibile esperienza di Mushin.

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Qualcuno invece potrà ricercare questo stato nella meditazione, e qualcun altro nel sorseggiare un brodo caldo. Non sta a me dire come cercarlo. Ognuno sente come cercarlo e se cercarlo.

Prova sotto l’albero o batti la pala nella neve cristallizzata, sia mai che esca lo spirito del Natale dalle fenditure ghiacciate; una nostalgia che silenzia la mente. Prova camminando o rimanendo immobile, non sta a me delineare percorsi predeterminati. Ma è nel Mushin che si scopre il modo più facile di trovare il Mushin. Come disse il Buddha, o chi per lui: se siamo vuoti possiamo contenere l’universo.

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