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Liberi dalla civiltà di Enrico Manicardi, la recensione

Immagine Liberi dalla civiltà di Enrico Manicardi, la recensione

Liberi dalla civiltà è un testo che rispecchia perfettamente il pensiero del nostro progetto. Ho scoperto questo volume alcuni mesi fa dopo aver visionato una conferenza dell’autore Enrico Manicardi. Ricordo di essere rimasto subito colpito dalle sue parole, non tanto per l’eccellente proprietà di linguaggio, quanto per le informazioni presenti. Era come ascoltare i propri pensieri ma divulgati molto meglio di come io saprei fare.

Recensione #2 - Liberi dalla civiltà

Una prerogativa innata, che possiedo fin dall’età puerile, è quella di voler andare al nocciolo delle questioni lasciandomi scivolare di dosso le inutili velature. E con Liberi dalla civiltà il suo autore non poteva fare di meglio per quanto riguarda l’origine di ogni male umano.

Oggi ognuno dice la sua. Oggi si crede al nero, domani al bianco, dopodomani al rosso. Poi si tornerà al nero e via dicendo. Qualcuno dice che i grassi fanno male. Altri che sono buoni. Qualcuno dice che il terrorismo non esiste. Altri invece basano la loro intera politica sul rincorrere i terroristi. Qualcuno parla delle malattie riferendole a quella causa. Altri incolpano quel governo per la povertà. Qualcuno ripudia la guerra ma acquista prodotti che sostengono l’industria bellica. Siamo in un periodo dove regna la certezza dell’incertezza. Non si capisce più nulla, non si sa più a chi credere e non si sa più come agire.

Dico ciò per darti un consiglio: leggi questo volume e capirai ogni cosa. Davvero, non sto scherzando. A molti potrà ribaltare completamente le proprie convinzioni. Ti voglio anche mettere in guardia. Se sei abituato a leggere libri in stile 50 sfumature di grigio o titoli similmente banali, già dalle prime righe di questo libro ti potrai spaventare. Quello che io mi porto a casa da Liberi dalla civiltà sono quattro punti, per me fondamentali.

1° punto - Liberi dalla civiltà

Dominare la natura: agricoltura, proprietà privata, lavoro

Fin dall’inizio del testo possiamo capire come tutto ciò che non quadra nella vita delle persone abbia una precisa origine e derivi soltanto dall’uomo. Non è quindi colpa della natura crudele. Tutto prende vita dal dominio dell’essere umano sulla natura e sugli altri in generale. Dov’è che tutto è partito? Dalla pratica che ha contribuito a generare la civiltà: l’agricoltura.

Tutto nasce dal momento in cui l’uomo ha iniziato a pensare con una mentalità antropocentrica. Da quando si è messo al centro di tutto (e per questo al di sopra di ogni cosa) tutto è cambiato. Dall’agricoltura infatti ha preso vita la proprietà, i litigi, il lavoro, lo scambio e tutto quello che riguarda un contesto civilizzato. Quello che credono le persone di oggi è che abbiamo migliorato la nostra vita tramite le comodità tecnologiche, tramite le leggi, gli statuti e la scienza. Eppure la realtà continua a confermarci che siamo gli esseri più depressi di questo pianeta. Non ci credi? Magari il video qui sotto potrà farti cambiare idea.

Ogni individuo che nasce nella civiltà deve insomma imparare ad accettare la civiltà: con tutte le sue brutture, le sue iniquità, le sue forme oppressive, le sue chiamate alla mobilitazione in difesa della civiltà. Deve imparare ad accettare il fatto che la comunità non è mai una unione di persone legate da sentimenti reciproci di benevolenza, ma un campo di battaglia in cui ogni soggetto compete con tutti gli altri e su tutti i fronti. Deve imparare ad accettare il fatto che l’essenza della vita non è la gioia ma il sacrificio, che la natura non è “madre” ma matrigna e che la libertà è sempre qualcosa di “concesso”, di autorizzato, di meritato (Liberi dalla civiltà).

2° punto - Liberi dalla civiltà

Linguaggio, arte, rito, religione, scienza

Il testo mette in evidenza le increspature che sono presenti nella millenaria cultura umana. Oggi conosciamo il mondo tramite misurazioni, parole, linguaggi matematici, simboli, dati. Ma sempre meno facciamo esperienza diretta del mondo. E questa è una delle concause della nostra depressione.

Acculturarsi significa imparare a interpretare il reale filtrandolo attraverso la forza evocativa di un simbolo. Però il simbolo non è qualcosa di concreto e vivente: è uno schema concettuale che ci siamo imposti. I numeri, le lettere, le ore sono mere convenzioni (Liberi dalla civiltà).

Tutta questa cultura simbolica in fondo non fa nient’altro che restringere la realtà, rimpicciolire l’immensa vastità della realtà, del mondo e della vita all’insano modo di esistere attuale. Comunemente si crede che le arti umane siano delle doti sopraffine, una peculiarità degna di merito, eppure, in fin dei conti, ci affidiamo a tutto ciò solo per fuggire inconsapevolmente dalla civiltà. La cultura umana non è mai riuscita a creare qualcosa che sia migliore della creazione già presente in natura. Inoltre, quando ha raggiunto picchi di inestimabile bellezza o utilità, lo ha sempre fatto ispirandosi alla natura.

Quando ascoltiamo o suoniamo un brano, quando ammiriamo o produciamo un dipinto, quando leggiamo o scriviamo un’opera, quando studiamo o quando costruiamo qualcosa, partecipiamo a un rituale. Il fine è sempre quello di riavvicinarci alla grande Madre. Utilizzare la cultura e le arti per distanziarci ancora di più dalla natura non porta alla gioia. Calma solo i nervi momentaneamente.

Alla base dell’intero sistema che regge il concetto di magia, religione o scienza c’è la fede. Scriveva James G. Frazer (uno dei fondatori dell’antropologia): il mago è fermamente convinto che le stesse cause produrranno sempre gli stessi effetti, esattamente come ne è convinto lo scienziato (e noi tutti crediamo nella scienza). Esiste quindi una stretta analogia tra le concezioni magiche e le concezioni scientifiche del mondo. Entrambe presuppongono una successione perfettamente regolare e certa degli eventi, determinata da leggi immutabili, la cui azione è prevedibile e calcolabile con precisione; il capriccio, il caso, l’incidente, sono elementi estranei al corso della natura (Liberi dalla civiltà).

3° punto - Liberi dalla civiltà

L’economia e il denaro

Tra le varie tematiche non potevano di certo mancare l’economia e il suo fidato scagnozzo: il denaro. L’autore entra nel dettaglio dall’anima economica, fin dalle sue origini, e dimostra l’illogicità su cui si fonda. Oggi è difficile avere pensieri che non riguardino un personale tornaconto o di ambito monetario. Oggi il semplice atto di dare qualcosa per il solo gusto di farlo è cosa quasi estinta. Il solo atto di scambiare gli oggetti (baratto), che a noi potrebbe sembrare nobile e giusto, non è assolutamente presente nelle comunità così-dette primitive e non civilizzate. In quei contesti ogni componente del gruppo partecipa ad ogni attività e regala tutto ciò che ottiene a tutti gli altri.

La chiave della prosperità economica è la creazione organizzata dell’insoddisfazione. Più siamo malati più il mondo è malato, più la vita è malata, più l’economia gira (Liberi dalla civiltà).

4° punto - Liberi dalla civiltà

La tecnologia: una tematica sempre più attuale

Verso la conclusione di questo mastodontico tomo troviamo una delle argomentazioni che più mi sono piaciute. Mi ha ispirato futuri articoli che usciranno qui nel Project Excape. Sto parlando di un tema che mai come in questo periodo ha bisogno di essere illuminato dal buon senso umano: la tecnologia. Possiamo tutti vedere in che sorta di società ci stiamo indirizzando. Senza essere dei visionari possiamo facilmente prevedere il nostro destino di cittadini.

Altro che lavoro, denaro, arte, linguaggio, droghe e tutto il resto. Sono gli strumenti tecnologici che ci stanno distanziando sempre più dal mondo. Ci stanno estirpando l’esistenza per cui siamo nati, una vita tarata su aspetti umani. Ci stanno facendo dimenticare chi siamo realmente. È inutile osannare la tecnica meccanica quando non si conosce in profondità la sua natura. È inutile continuare a battere sulla neutralità della tecnologia ritenendola soltanto un mezzo (errore che tempo addietro facevo anche io).

Oggi, dall’alto di una consapevolezza diversa, posso dire che i mali che la tecnologia risolve sono stati generati dalla stessa tecnologia del passato. Quindi: i rimedi di oggi saranno i problemi di domani. C’è forse vera intelligenza in questo modo di agire? Potrei parlare per ore di queste tematiche, ma questa non è la sede più adatta. Dato che uno scrittore è riuscito a riassumere tutto il discorso in una sola frase, mi servo di essa per chiudere l’argomento.

La tecnologia è l’abilità di organizzare il mondo in modo tale da non aver bisogno di sperimentarlo (Max Frish).

In conclusione, Liberi dalla civiltà è un libro che va letto

Può sembrare fantasioso che un libro conceda una tale prelibatezza, ossia quella di venire a conoscenza della causa di ogni male umano, eppure vi confermo che è così. Oggi siamo tutti abituati a pensare servendoci di schemi di pensiero che sono stati generati nel corso dei secoli da quella sovrastruttura che io chiamo mondo umano. Anzi, sono questi schemi di pensiero originati da secoli di civiltà che si servono di noi. Tutto è una causa di una causa di una causa. Tutto è un problema di un problema che origina da un problema. Però non si guarda mai in direzione della causa originale e, come affermo spesso, non si guarda alla radice perché si rimane abbagliati dal colore delle foglie.

Si parla di gestione delle risorse, di politica, di manovre, di debito pubblico, di PIL, di filosofie sempre troppo astratte, del giusto, dell’errato, di tecnologie ecologiche. E la crescita? Peccato che ci dimentichiamo sempre di andare alla fonte dei mali umani.

Dopo questa breve presentazione, se anche tu sei affamato di sapere il perché di quest’attuale sistema imbecille, ti consiglio questa lettura. Concludo tentando di riassumere la civiltà tanto elogiata dai tecnici, dai tecnologi e dalla scienza, utilizzando una frase di quest’opera, delicata ma necessaria.

La civiltà ha reso il suicidio un rimedio ipotizzabile, e questo basta a descriverla (Liberi dalla civiltà).

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4 commenti su “Liberi dalla civiltà di Enrico Manicardi, la recensione”

  1. Accetto volentieri il suggerimento di lettura. Di solito tendo a evitare i testi che vedono la realtà a tinte fosche – pur essendo consapevole che una visione chiara della realtà è fondamentale per il cambiamento – ma questo libro mi sembra da leggere.

    1. A proposito: i TED, in tutte le loro versioni, sono una risorsa vitale per l’umanità. Non so come sia possibile che non ne parlino tutti. Io quando li ho scoperti lo avrei gridato per strada. 🙂

      1. Andrea Di Lauro

        Già, il bello è che prendono in considerazione innumerevoli argomenti. Ed ogni personaggio riesce a donare qualcosa di veramente importante.

    2. Andrea Di Lauro

      È un testo bello tozzo. Può fare paura ma ne vale la pena. Se tutti leggessero, o meglio, comprendessero il messaggio di questa corrente di pensiero non ci sarebbero più discussioni inutili. Questa sembra l’era delle discussioni inutili 🙂
      Comunque nemmeno io sposo temi pessimisti, anzi, credo che il mio futuro sarà sempre migliore, questo perché amo il mio presente. Una persona che è certa di un “bel futuro” all’interno di questa illogica civiltà può essere solo un pazzo o un estremista/ottimista 🙂

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