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È vero che le persone intelligenti sono infelici?

Immagine È vero che le persone intelligenti sono infelici?

Oggi voglio sfatare quel luogo comune che vede l’acutezza mentale corrispondere a un mal di vivere. Per farla più semplice: le persone intelligenti sono infelici, mentre gli stupidi vivono meglio.
E, a proposito di luoghi comuni: La legge morale dentro di me: l’uomo è cattivo per natura?

I fondali dei mari non sono luoghi comuni

Credo che questa dicotomia tra intelligenza e felicità non sia vera, ma la cosa che mi sconcerta è la provenienza di questo tipo di affermazioni. Molte volte questo modo di vedere la vita viene da persone acculturate e che si ritengono intelligenti. Forse hai già sentito discorsi del tipo: stanno meglio gli stupidi perché non si interessano di nulla, non si fanno problemi, non hanno preoccupazioni, niente li tocca, non si soffermano a pensare, non si pongono domande, sono felici nella loro ignoranza.

Prima di questo tipo di discussioni si dovrebbe ben comprendere cosa significa intelligenza, ma credo che sarebbe necessario uno spazio a parte, data la mole della riflessione. Inoltre, parte di questo chiarimento lo protrai anche leggere tra le righe di questo stesso post.

Credo che, come spesso avviene, i luoghi comuni poco ci azzecchino con la realtà dei fatti: rimanere alla superficie di qualsiasi argomentazione non può che far emergere opinioni false. la verità è nei fondali, i luoghi comuni cavalcano le onde.

Altro luogo comune: La paura della felicità.

Consapevolezza: le persone intelligenti sono infelici

Intelligenza = Consapevolezza

Meditiamo un attimo e rendiamoci conto dell’enorme stupidità di chi si ritiene così intelligente da credere che esistano persone stupide come quelle degli esempi sopracitati. Cioè, ma stiamo parlando di esseri umani o di soprammobili? Di automi robotizzati? Per quanto sia vero che gli uomini di oggi abbiano uno stile di vita e dei comportamenti robotici, stiamo prendendo in causa un essere vivente facente parte della stessa specie dello stesso soggetto che lo classifica come stupido.

Che una persona sia meno acculturata o intelligente, o più consapevole di certi aspetti o meno, stiamo sempre parlando di persone. Come si può pensare che, una persona, per quanto superficiale sia non abbia degli interessi, pensieri, preoccupazioni, che non si faccia dei problemi e che non si ponga delle domande?

In questo caso mi viene proprio da pensare alla stupidità di chi si ritiene intelligente, il quale confonde spesso intelligenza con acculturamento. Come scrive Zeland, acutezza e ottusità non sono livelli di sviluppo diversi d’intelligenza, ma gradi diversi di consapevolezza. E ricorda, il tuo grado di consapevolezza dipende strettamente dal tuo stile di vita e da tutto ciò che fai durante il giorno. C’è una bella differenza nel pensare all’intelligenza in questo modo.

Un modo di pensare ignorante ritenuto intelligente

La questione è molto semplice, non è che gli individui definiti stupidi o ignoranti siano dei comodini senza pensiero, ma che i loro pensieri riguardino contesti più commerciali o banali. Non è che niente riesca a intaccare il loro umore perché possono sembrare felici e spensierati (sarebbero maestri Zen molto invidiati altrimenti), è solo che contesti più superficiali riescono a modificare il loro stato d’animo.

Se a un professore universitario viene il mal di vivere mentre sta studiando Leopardi o mentre riflette sull’etica universale, al cosiddetto ignorante sorge l’incazzatura perché l’Inter ha perso contro l’Atalanta. Anche l’individuo che non brilla per essere una cima ha delle preoccupazioni, e se nei suoi discorsi non rientrano l’etica, la morale, la fisica dei quanti o la chimica organica, non significa che la sua vita sia priva di riflessione o grattacapi. Magari si porrà della domande di carattere diverso, ma confondere questo con l’assenza totale di problemi, pensieri, ansie ecc. è davvero da ignoranti.

Articolo consigliato: Tutti i tipi di euristiche e bias cognitivi e cosa sono nello specifico.

Giovani felici e adulti scontenti

L’esempio dei giovani adolescenti calza a pennello. Sappiamo tutti che il giovane medio, in quanto a inclinazioni, gusti, tendenze, interessi e via dicendo, potrebbe essere ritenuto molto più grezzo e banale rispetto all’adulto. Nonostante ciò, non deve essere un atteggiamento da relegare nella stanza atta a ospitare i ritardati e gli ottusi.

Molti, comparando la propria esistenza con quella della gioventù, ricordano la spensieratezza e la gioia di quegli anni trascorsi, ma questo non vuol dire che le persone intelligenti sono infelici o che quando si era più stupidi si era più contenti. Le soddisfazioni che avevamo in gioventù non derivavano certo dalla propria imbecillità o ignoranza, anche se il nostro stile di vita generale era molto più banale. Le cause sono molteplici e diverse. Ne abbiamo parlato spesso in questo blog.

La conoscenza porta all’infelicità. Mah.

Eppure questa credenza comune ha contagiato molti di noi. Pensare che le persone intelligenti sono infelici equivale al crederete che più aumenta la conoscenza, più aumenta lo scontento. Il sapere aumenta il dolore, questo morbo Leopardiano che ha distratto dalle reali cause dell’infelicità. Anzi, lo ha proprio ribaltato. Come direbbe qualche personaggio famoso da talk show: io Leopardi lo aborro con tutto me stesso. 🙂

Che visione del mondo e della vita ci può essere emanata da un povero cristo che ha trascorso tutta la vita nella sofferenza?

La felicità è maestra, non si giungerà mai all’essenza delle cose se sprovvisti della sua guida.

Per rendere più valido questo mio discorso desidero raccontarti un breve aneddoto della mia esperienza, perché (l’ho già scritto molte volte, lo so) parlo sempre dopo esperienza avvenuta. Quando non lo faccio, a parte dimenticanze, lo comunico sempre. Non sono un grande fan delle teorie prive di esperienza.

Le persone intelligenti sono infelici? La mia esperienza.

La tesi comune vede persone acute infelici e babbei gioiosi, ma nella mia vita ho avuto prova dell’opposto. Se ripenso al me stesso di alcuni anni fa, vedo una persona molto più ignorante di ora. Pure io sono passato in fasi d’identificazione. Schierarsi all’interno di certi credi, o fazioni, o generi musicali fa parte di una fisiologia necessaria alla comprensione di se stessi e del mondo, e alla possibile maturazione. Perché crescere non sempre è sinonimo di miglioramento. Ho commesso le mie belle stupidaggini, e ripeto, necessarie a comprendere cosa realmente conta. Mi nutrivo di molte banalità, cercavo di riempire il tempo e non di impiegarlo: sono due cose molto diverse. Cercavo intrattenimento becero, oggetti, party, apprezzamenti, il tutto per riempire un vuoto celato ma costante. Quel vuoto che, come già detto in altri post, rivela l’unica mancanza possibile: quella della vera felicità.

Per molti aspetti, ora mi considero una persona molto più intelligente, anche se non credo di essere stato stupido nel vero senso della parola. Credo sia solo una questione di mancanza di esperienza, e soprattutto di una sostanziale differenza di azioni. Da un certo punto di vista sono sempre la stessa persona di quindici anni fa, ma da un altro punto di vista sono completamente diverso, tutto quello che penso e che faccio diverge dal passato. Ed è questo a definire la propria intelligenza o meno, le nostre azioni quotidiane, non la nostra intima essenza.

Le persone intelligenti sono infelici e i tonti sono felici? Suvvia, non sta in piedi. Da quando ho cominciato a comportarmi in modo più intelligente, che si traduce nel cercare di essere quello che realmente sono, la qualità della mia vita è migliorata sempre più. Da quando mi sono accorto di essere felice la mia intelligenza, sia che si tratti di intelligenza emotiva, analitica ecc. è accresciuta in modo esponenziale. La mia capacità di distinguere il falso dal vero si è evoluta, ho imparato una quantità abnorme di informazioni, e soprattutto le ho utilizzate ogni giorno. Tutto ciò mi ha condotto verso un miglioramento fisico, a capire il mio corpo. A una consapevolezza della mia mente, a comprenderla. A quella spirituale, che ha preso vita dopo essersi liberata dalle catene delle restrizioni commerciali, modaiole.

Un intelligente può trovare la felicità, un beota non sa nemmeno di cosa stiamo parlando

Da quando ho cominciato a occuparmi della vita, della vera vita, la felicità è aumentata sempre più, altro che stupidi e beati. L’ignorante sembra beato solo perché non vuole portare a galla il suo stato emotivo, non vuole sentire la presenza di quel vuoto. La società artificiosa, ci ha insegnato fin dai primi passi ad assordare quel vuoto coi film, con la musica, i videogiochi, le storie, le feste e tutti i tipi di dipendenza comuni e non.

Se le persone intelligenti sono infelici e gli stupidi sono soddisfati della loro vita allora io vivo in un mondo al contrario, ma avendo calpestato tutte e due le strade posso affermare che non è così. Mia opinione chiaramente confutabile.

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8 commenti su “È vero che le persone intelligenti sono infelici?”

  1. Abbraccio in gran parte quel che dici . Mi ritengo infelice ed è x questo che approfondisco gli argomenti , alla ricerca forse di una gratificazione compensativa . Non mi ritengo intelligente , ma vedo che applicarsi fa tanta differenza . Sono sicuro che chi se ne sbatte di molti argomenti trova cmq in altri più frivoli le stesse preoccupazioni in % , Sarà la nostra natura . L’ erba del vicino è sempre più verde . Oggi delle mie infelicità ne ho fatto un bagaglio culturale e prendo sia questo il bello , cioè è importante x me .

  2. Matteo Dalla Villa

    MI pare che l’articolo abbracci troppi punti senza che questi vengano adeguatamente documentati. Sembra un modo per spazzare i luoghi comuni e spacciarsi per i giustizieri dell’umanità che propongono punti di vista innovativi e fantasmagorici. A parte la polemica, volevo esporvi il mio pensiero e spero, nonostante le mie antipatiche quanto incisive parole, che venga letto e che si possa intavolare un confronto costruttivo. La consapevolezza porta tendenzialmente ad avere un numero superiore di problemi e se i problemi non aumentano in quantità aumentano necessariamente in qualità. La consapevolezza porta ad una indagine più approfondita della realtà che svela tutte le sue contraddizioni. Man mano che si va più in profondità i problemi diventano più complessi e spesso irrisolvibili. Questo genera ansia, inquietudine, depressione a causa della mancanza di un appiglio, di una idea comoda e di un luogo di convinzioni in cui accasciarsi per riposare la mente e fermare la ricerca. Le persone più intelligenti hanno problemi più grandi di loro e non sono gli stessi della maggior parte delle persone e per questo non possono essere aiutati se non da chi è come loro. Questi problemi non sono: “Ho bisogno di un gelato. Prendo il gelato, ora sono felice”. Spesso la presenza delle altre persone li fa sentire inadeguati in quanto incapaci di comunicare. Usano un linguaggio diverso dalla gente comune e spesso si annoiano nei soliti “anestetici” come discoteche o altri luoghi di questo genere. Questi sono posti sempre uguali a sè stessi e loro necessitano di emozioni forti sempre nuove che non sono così facili da reperire. Inoltre molte persone intelligenti sono in qualche modo narcisiste. Hanno una percezione di sè spesso realistica e cioè si riconoscono, in quanto sono intellettivamente superiori agli altri. Per questo hanno bisogno di distinguersi e per farlo rimangono necessariamente soli. La solitudine è mancanza di amore e questo rende ogni uomo infelice. L’amore è necessario per sopravvivere. Le persone meno intelligenti si “accontentano”. RIescono ad amare con più facilità, riescono ad amare anche ciò che c’è di falso, pur di evitare le contraddizioni della vita, in quanto sono inconsapevoli delle stesse. In conclusione di questo ultimo pensiero possiamo dire che le persone più intelligenti sono anche le più coraggiose sotto l’aspetto intellettuale. Sfidano ogni dogma e ogni preconcetto mentre le persone meno intelligenti si assopiscono su di essi, senza reclamare la verità. Le persone più intelligenti hanno ovviamente molti vantaggi. Sentono di più, percepiscono di più il sublime e i segreti nascosti della vita. Questo però ha un prezzo salato. Basta poi guardarsi indietro nella storia. Centinaia di geni sono morti poveri, soli, per malattie psichiche o suicidi. Non sono fatti per vivere come gli altri. Grazie per lo spunto, attendo una risposta

    1. Andrea Di Lauro

      Che sia un’opinione diversa o più affine alla mia, sono contento perché il tuo è un commento argomentato, e non come spesso accade: due parole messe li per passare il tempo, o per dissetare la propria smania di protagonismo.

      Per cominciare, non ci riteniamo di certo giustizieri come tu dici, ho semplicemente parlato della mia esperienza. Pur essendomi ritenuto sempre una persona intelligente ho vissuto due vite completamente diverse, una da infelice, e una da felice. Sono solo i fatti a poter dire se siamo persone intelligenti o meno. Ma bisogna fare attenzione, poiché l’intelligenza non è altro che il grado di consapevolezza posseduto e non ciò che viene comunemente pensato su di essa (livello di cultura ecc.).

      Da quando ho cominciato a essere più consapevole, e dunque più intelligente, ho cominciato a studiare, a informarmi, e soprattutto ad agire, a mettere in pratica la saggezza: non si diviene saggi col semplice trascorrere del tempo.
      Questo non mi ha portato a problemi più complessi, anzi, mi rendevo sempre più conto che non c’era nessun problema, che la maggior parte di essi sono frutto dei nostri costrutti mentali, programmazioni culturali, mancanza di una conoscenza approfondita, di consapevolezza, e quindi: di stupidità.

      Quando facevo la vita dello stupido, ossia accettavo la vita comune senza domandarmi quasi nulla, non ero felice, anche se trascorrevo il mio tempo nel cercare divertimenti continui, banalità, contesti non troppo pretenziosi.

      Dici che: “Man mano che si va più in profondità i problemi diventano più complessi e spesso irrisolvibili”. Ma di quali problemi parli? La maggior parte di essi deriva dalla mancanza di libertà che il sistema ci impone, eppure è proprio dalla conoscenza, da un atteggiamento di indagine che io sono riuscito a crearmi una vita più libera e più umana, non certo accettando di essere un prodotto dell’ambiente in cui vivo, e dunque uno stupido (inconsapevole).

      È la conoscenza che mi ha permesso di ideare uno stile di vita che potesse mantenere e addirittura accrescere lo stato di felicità che stiamo cercando di far comprendere con questo progetto:
      https://www.projectexcape.it/la-radice-del-progetto/

      Anche io, come dici, mi sentivo spesso un pesce fuor d’acqua nei contesti sociali comuni, annoiato dai discorsi banali e dalle situazioni ordinarie, ma non per questo ho smesso di vivere. L’atteggiamento vittimista non dimostra intelligenza, tutt’altro.
      La mia vita sociale ne ha risentito? Certo, ma quando capisci che la vita sociale non è la vera vita questo può solo che darti un’ulteriore conferma, e soddisfazione.
      Ho semplicemente cambiato ambiente, e questo mi ha permesso di conoscere persone più affini al mio grado di consapevolezza. Al posto di andare al bar vado a farmi una scalata o una passeggiata nel bosco. Al posto di andare in discoteca organizziamo una serata in cui guardare le stelle in compagnia attorno a un fuoco.

      Dici che “La solitudine è mancanza di amore e questo rende ogni uomo infelice”, non credo sia assolutamente così, anzi, queste sono proprio le credenze comuni su solitudine, amore e felicità che dimostrano una mancanza di indagine approfondita, la quale non si fa soltanto sui libri.
      https://www.projectexcape.it/come-combattere-la-solitudine/

      Siamo infelici perché viviamo in un luogo disumano, da cui si ha una vita disumana. E, se la condizione umana è essere felice di essere al mondo, quando non siamo più umani non siamo più felici per automatico effetto. Non c’è nessun segreto arcaico da scorpire.
      https://academy.projectexcape.it/felicita-per-homo-sapiens/

      È vero che una persona stupida si accontenta più facilmente in quanto a relazioni amorose, ma questo non le rende assolutamente felice, l’accontentarsi è sempre un compromesso, un atto falso; e ciò che è falso ha poco a che fare con la reale soddisfazione.

      Per finire ribadisco che non esistono persone stupide e intelligenti, come se fossero due specie distinte. A parte i rari casi irrecuperabili, siamo tutti uomini: essere stupidi o intelligenti è una scelta, ma questo alto grado di consapevolezza non viene reso noto dall’opinione che abbiamo di noi stessi, ma dai fatti, da come va la nostra vita, dall’essere felici o meno.
      Io stesso mi consideravo intelligente in passato, eppure i fatti dimostravano che ero proprio un idiota.

      1. Matteo Dalla Villa

        Non volevo sembrare saccente nel commento precedente. Nel caso mi scuso. Ero in preda ad un certo scompenso. Spero che questo commento chiarifichi qualche punto e ne approfondisca altri. Apprezzo il tuo commento in quanto contestualizzato e di ampio respiro. L’intelligenza non è facile da definire. Essa non è sempre la presa di coscienza. Essa può anche essere un maggior sentire. La consapevolezza è spesso macchiata dalla grigia razionalità, l’intuizione è il vero genio. La follia, l’irrazionale. Sono d’accordo con il fatto che l’intelligenza non è solo esperienza. Altrimenti tutti gli anziani sarebbero dei geni. L’intelligenza è l’analisi sotto la sfera razionale e irrazionale dei fatti. Quanto più è completa l’analisi tanto più sarà completa la visione. Questo si discosta dalla intuizione che è fulminante e deriva dalla sensibilità. Un dono che prescinde dall’analisi anche se aiuta nella costruzione di una più eterogenea consapevolezza. Considero la cultura come un espressione di curiosità, spesso di bisogno. Le persone si vedono anche in base alle qualità dei propri bisogni. Flaubert necessitava di scrivere come se fosse il pane, il vino e il riso. Il suo bisogno contestualmente era quello di conoscere per avere una maggiore consapevolezza. La consapevolezza si fa anche con la cultura. Significa conoscere il pensiero altrui e in qualche modo viaggiare. Ovviamente non la paragono all’esperienza tangibile. Quest’ultima ha un valore inestimabile e superiore. Ma la prima aiuta, se una persona intelligente è in grado di contestualizzare nella realtà e di trarre insegnamenti dalle voci del genio senza sfociare in scadente idealismo, nel momento in cui si unisce all’esperienza. La solitudine è un sentimento. Nel momento in cui una persona è sola, in ogni caso ama. Altrimenti non potrebbe vivere. Ama sè stesso e da qui nasce il narcisismo di molti geni.. Siamo infelici perchè non sappiamo amare, credo. Siamo bloccati nel nostro egoismo e narcisismo. Amiamo le forme perfette. Queste sono le malattie dell’idealismo che ci protegge dalla realtà. La verità fa paura. Le persone più intelligenti che vanno a contatto con la sostanza intima, profonda e vera delle cose non hanno scampo. Non riescono a crearsi illusioni. Sono persi nel loro stesso nichilismo. Quello porta angoscia. La verità a cui attingono, in verità, li spinge sempre di più a dubitare di tutte le cose e questo ti uccide. Da qui nasce la depressione. E’ futile essere felici ed essere tristi. Per questo ergo un muro di razionalità che mi fa vedere tutto troppo chiaramente, troppo lucidamente. Molti geni non riescono ad uscire da questo abisso. L’abisso attrae, ti coinvolge, inizia ad amarti e tu ami lui. Questo abisso non da pace, sei irrequieto. Chi non ha illusioni è solo. Non solo da persone ma anche da pensieri amici. Non puoi godere nulla senza illusioni. Per questo ce le facciamo le illusioni pur essendone consapevoli e questa consapevolezza non ce le fa godere. “La maggior parte di quei problemi deriva dalla mancanza di libertà”. A mio parere, il contrario. La libertà crea problemi. Non solo problemi pratici. Chi è libero, quindi più vicino ad essere sè stesso, viene spesso escluso e non capito. Chi è libero è costantemente in pericolo di errore, di aver preso la strada sbagliata. Questa è la vera vita. Su questo sono convinto. Ma è la vita più difficile e ricca di insidie. Comunque è normale. Passiamo la vita a darci degli idioti perchè in un certo momento non avevamo abbastanza esperienza o istruzione per capire. Questo è il prezzo dell’autocritica. Ma continuiamo a crescere e ad evolverci. Chissà se un giorno riusciremo a morire con una idea completa della vita. In tal caso moriremmo felici. Grazie

        1. Andrea Di Lauro

          Nulla di cui scusarti, anzi, i tuoi interventi non dimostrano superficialità e frettolosità, cosa molto rara sulla rete.
          Sono completamente d’accordo con tutto ciò che hai scritto nella prima parte di questo commento.
          Riguardo la solitudine è proprio così, in primis, amando se stessi si può deviare verso un narcisismo, poiché ci si ritiene superiori e più intelligenti. Così si ristagna nel proprio egoismo e narcisismo… Anche in questo caso credo sia sempre una questione di consapevolezza: se sono consapevole dell’ego, posso godere dell’amore verso me stesso in modo sano, al posto di prendere la strada verso il narcisismo prendo quella dell’autostima. Posso quindi godere di me stesso, del mio essere così intelligente senza identificarmi nel personaggio che penso di essere. Questa secondo me è autostima priva di narcisismo.
          Questi stessi geni e narcisisti, quanti ne abbiamo “visti”, molto probabilmente erano personalità geniali soltanto nel loro settore, ma che non possedevano un chiaro quadro generale delle cose.
          Come l’astrofisico che ha vinto il Nobel e che ha trascorso tutta la vita a scartabellare per provare le sue teorie, che poi affoga le discordie di una vita monotona e stressante nel tabacco, nel junk food e in altri vizi compulsivi. Eppure era un genio; certo, un genio infelice.
          Ma questo quadro generale è un miraggio che, oggi, per merito della facilità con cui possiamo assorbire conoscenza, è sempre più tangibile. Pensiamo alla possibilità che abbiamo di reperire libri, articoli, informazioni di 4000 anni fa, fino a quelle d’avanguardia scientifica ad esempio.

          Forse è proprio per questa mancanza di una visione adiacente a quello che può essere il quadro generale, della vita, di come gira il mondo che questi geni cadevano in depressione o nel nichilismo estremo. Dico questo sempre attingendo dal mio vissuto. Sarò strano io, ma più mi sono liberato dalle illusioni è più ho riscontrato giovamenti. O forse, (credo proprio sia così) il fatto è che non mi ritengo per nulla un genio.
          Però, e questo lo dico per evitare ipocrisie inutili, so di possedere un quadro generale che ogni giorno viene comprovato dai fatti che osservo.

          Io ho proprio iniziato ad assaporare ogni cosa col dipanarsi delle illusioni, anche se bisogna ricordare che non esiste vita che ne sia totalmente scevra. A meno che non si parli di un certo Siddharta 😉

          Stessa cosa per quanto riguarda la libertà. È vero che una vita più libera implica più responsabilità, più scelte, maggior necessità di energia… qualcuno potrebbe dire più coraggio, ma secondo me ci vuole più coraggio (un coraggio snaturato del suo carattere) a fare una vita da schiavo. È vero che quest’ultima è più comoda, ma non è di certo senza problemi. È più comoda, non più semplice.
          Una vita più libera diviene realtà quando ci si scrolla gli orpelli di dosso, si va sempre verso la semplicità, la frugalità.

          Mi sembra di capire che i problemi di cui parli siano sempre in rapporto alla società, agli altri, e non lo nego affatto. Ma basta distanziarci da tutto questo, che sia un poco o del tutto. Tra le due opzioni, credo sia quella migliore. Non nego di non provare solitudine, certe volte, ma la sento come una solitudine sana. Non è un bisogno dell’altro, non è un sintomo d’astinenza, di dipendenza, ma di un’esperienza che viene negata. Parlo della condivisione della vita con gli altri. Con persone che possono capire cosa sto dicendo ora, e che sono simili a me in questi contesti, questo è certo.

          Mi fermo qua. Per riepilogare il tutto in una domanda: stai forse dicendo che una persona intelligente dovrebbe reprimere se stesso e accettare una vita comune per soffrire di meno?

          1. Matteo Dalla Villa

            Sono assolutamente d’accordo con il pensiero sulla libertà. La vita libera va ricercata, nonostante questa possa promettere maggiori difficoltà di quella da schiavo. La psicoanalisi ci mostra che la maggior parte della popolazione ha tendenza nevrotiche ossessive. Chi più chi meno. Questo si traduce in schiavismo. Schiavismo delle proprie manie e ossessioni. Spesso si sfocia anche nell’essere psicologicamente schiavi degli altri, dei genitori e dei loro insegnamenti ad esempio. Ho diciannove anni e sto ricercando la piena emancipazione dai genitori, l’esempio è mirato :). C e gente che segue e gente che conduce ed è maggiore la gente che segue. Questi sono, a mio parere, al di fuori di una coscienza propria ma sono ipnotizzati da una dipendenza comoda che li protegge. Questa non è vita. Chi conduce invece (Non per forza persone ma anche uno stile di vita o una visione) è più a rischio. Puo sbagliare tutto, puo aver sbagliato una sola cosa che però ha portato alla rovina tutti i suoi seguaci. Responsabilità. Per questa ci vuole intelligenza e coraggio e quest’ultimo è il principio primo del vivere.
            Dato che dobbiamo darci illusioni per vivere almeno diamoci illusioni intelligenti e complete. e che possano cambiare le cose, Farci crescere e far crescere gli altri. E’ raro trovare l’opportunità di esprimere delle idee e poter condividere punti di vista. Soprattutto di poter leggere o ascoltare punti di vista interessanti e intelligenti se non dalla grande letteratura o dalla filosofia. Grazie per questa condivisione e questo impegno volto al confronto.

          2. Andrea Di Lauro

            Grazie per i tuoi interventi, mi farebbe piacere continuare questi scambi anche su altri argomenti. Alla prossima 😉

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