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La vita è una merda? diventa un Dio

Immagine La vita è una merda? diventa un Dio

La vita è una merda! Quante volte in passato ho detto questa frase. Se avessi l’opportunità di salire su una DeLorean la userei soltanto per tornare a quei tempi e darmi un bel cazzottone sul naso. Per quanto uno soffra, a scanso di patologie mentali, preferisce sempre la vita alla morte, e questo dice tutto.

Non c’è fretta però, andiamo per gradi, perché c’è molto da dire. Chi sta male non si accontenta certo di queste poche parole, vuole fatti o soluzioni per poter smettere di soffrire.

Può cambiare l’opinione sulla vita?

Come si è intuito, in passato ero un tipo di persona alquanto lamentosa, sofferente e che pensava che la mia esistenza fosse schifosa… ‘na merda, insomma. Oggi come oggi, da quasi dieci anni, l’opinione che ho sulla vita è molto distante da queste affermazioni. Cos’è cambiato? Sono diventato milionario? Ho conosciuto la ragazza della mia vita? Faccio un lavoro che mi piace? Viaggio, spendo e spando? Ho realizzato il mio sogno più grande?
Niente di tutto questo, o meglio, alcune di queste aspirazioni sono arrivate dopo il cambiamento.

Non voglio farvi pipponi mentali di come e perché la mia intera personalità sia cambiata nel giro di un secondo e di come l’opinione di ogni cosa si sia ribaltata. Se sei curioso e vuoi sapere di più sulla mia esperienza ne ho già parlato in un vecchio articolo. Ciò che è importante sapere è questo: quando credevo che la vita e il mondo fossero schifosi e deludenti, quando urlavo sia al mio interno che all’esterno la vita è una merda! mi comportavo perfettamente come l’uomo medio comune. Rispettavo tutti gli standard della vita normale, specialmente per quanto riguarda il modello del consumatore doc.

La vita è una merda - Violenza

Violenza verso di sé

Gli ingranaggi del sistema moderno girano solo se l’individuo acquista. L’ambiente moderno, ovvero tutto ciò che ci circonda, è strutturato per spingerci ad acquistare qualsiasi tipo di rimedio utile o meno che sia. Questo ormai l’ho detto tante volte nel blog, rende l’uomo insoddisfatto.

Consumare e acquistare dona un piacere momentaneo che viene sempre sostenuto da un’“invisibile” sofferenza di fondo, che è sempre presente ma che può essere repressa.

La vita era una merda perché io ero una merda! Che significa essere una merda? Non che agissi in modo cattivo o disonorevole verso gli altri, anche se molti lo fanno. Devi sapere che anche essere violenti verso se stessi significa essere una merda. Parlo di violenze sottili, invisibili all’occhio soggiogato dal comportamento normale. Comportamenti che vengono ritenuti normali, o scusati o fraintesi con una sorta di bene superiore e futuro, non vengono visti come atteggiamenti violenti. Reprimere ciò che si è, a mio avviso, è senz’altro violento, e oggi tutto il sistema moderno è repressione della propria umanità.

La vita è una merda perché tu sei una merda!

Non è che la vita è una merda, tu sei una merda, verso te stesso, perché ti sei adeguato a una vita di merda che, col tempo, hai imparato ad accettare come normale. E questo concetto, per mia fortuna (anche se non credo alla fortuna), l’ho capito abbastanza presto.

Prima di comprendere, la mia esistenza era composta solamente da lavoro e svaghi e divertimenti per lenire il dolore generato in larga parte dal lavoro. Facevo un lavoro che mi faceva schifo, lo ripetevo ogni giorno per poter sopravvivere e spendevo un bel po’ dei soldi guadagnati per lenire le ferite che quel lavoro mi stava provocando. Queste brevi righe rappresentano l’esistenza del 90% della popolazione mondiale, se non di più. Io non ero da meno, facevo violenza verso me stesso in quel modo, per poi cercare di consumare qualsiasi tipo di contenuto per scaricare lo stress, compiendo un’altra forma di violenza celata che innesca dipendenze.

Vita normale

Così, quando non lavoravo cercavo divertimenti di ogni tipo, feste, popolarità, accrescimento dell’ego, di valutazioni positive degli altri nei miei confronti. Trascorrevo il tempo libero, se così lo si può chiamare, davanti ai videogiochi e in generale ad ogni forma di intrattenimento che riusciva a darmi emozioni intense. Cercavo lo sballo per poter dimenticare lo schifo della vita.

Cercare continuamente passatempi e divertimenti è il primo indizio di una semplice cosa: la mancanza di felicità. Nutrirsi continuamente di storie altrui tramite libri e serie TV indica che non sappiamo nutrirci dell’unica storia che veramente conta: la nostra.

In tutte le sue forme particolari, informazione o propaganda, pubblicità o consumo diretto di divertimenti, lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante (La società dello spettacolo).

La vita è una merda - Creatore

Da consumatore a creatore

Valutando i miei ultimi nove anni, invece, posso parlarti di una delle più grandi differenze presenti nella vita di prima e di quella attuale. Prima ero un estremo consumatore, ora sono un creatore. Se la vita è una merda perché, in sostanza, non si fa altro che consumare cibo, bevande, film, piaceri corporali ecc. divenire dei creatori la trasforma in una vera figata.

Altro che è uscito l’ultimo film degli Avengers. Quando il film lo crei ogni giorno nel concreto, quando poi riesci a goderti gli Avengers in un modo che prima, quando si era addormentati, non è nemmeno paragonabile, è lì che sta la figata! Quando si vivono le esperienze come passatempo se ne perde tutta la magia, la vera essenza e il possibile messaggio dell’esperienza.

Innanzitutto, se perdiamo tutto il nostro tempo nell’essere spettatori passivi, conosceremo poco o nulla di noi stessi e della vita che veramente vogliamo. Tutti i modelli impressi dalle rappresentazioni cinematografiche saranno i nostri padri, i personaggi a cui ispirarsi, a cui voler somigliare. Seguiremo inconsapevolmente le direttive di Hollywood e del mood corrente. Come ho detto, se la vita è un continuo consumare non ci rimane tempo per vivere: l’essenza della vita è fare, poi viene il resto.

L’alienazione dello spettatore a vantaggio dell’oggetto contemplato si esprime così: più contempla meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la propria esistenza e il proprio desiderio (La società dello spettacolo).

Ritornare all’essere

Essere uno spettatore estremista, che è la normalità di una vita comune, conduce la mente dell’individuo a intendere se stesso e la realtà come una cosa che accade. Passare a una vita da regista muta questo in una sensazione di potere (congenito), di controllo sulla propria vita, che si traduce in azione costruttiva, utile a un domani sempre gioioso. Prima di questo è molto importante comprendere come un tipo di vita votato al mero consumare ci trasforma come persone, dove l’idea di se stessi si congiunge all’idea di avere, dimenticando così l’essere. Nessun avere può dare una vita felice se non sei, e spostarsi dall’avere all’essere si fa ritornando a creare.

Da bambini non avevamo gli strumenti… ci mancavano le immense gru, i camion per costruire i palazzi, le formule matematiche per tenere in volo un aereo, ma quante storie, quante avventure e quanti mondi abbiamo creato con l’ausilio di un pupazzo nella mano.

Da quando è la felicità a guidarmi, trascorro quasi tutto il mio tempo nel creare, nel pensare, nel progettare, costruire, dare vita… e questo, oltre che a donare un’immensa gioia (è scontato dirlo), mi rende contento anche nei fallimenti. Che si raggiunga l’obiettivo preposto o no non importa, creare ci rende umani, e avvicinarsi alla nostra umanità ci rimette in possesso di ogni caratteristica innata, tra cui la felicità.

Trasformarsi in un Dio/Uomo

Non sono stato io a dire che l’atto creativo è un atto divino, ciò che più ci avvicina al concetto di divinità, ovvero ad un essere che può trascendere la norma. Siamo l’unica creatura a poter creare cose nuove su questo pianeta, e questo dovrebbe parlarci di qualcosa che non abbiamo ancora scoperto, o meglio, che abbiamo frainteso. Perché la vita è diventata una merda proprio per merito di questo fraintendimento. Riappropriarsi di questa caratteristica divina e innata può veramente portare a un controllo della realtà ora impensabile: da sogni lucidi nel mondo vero. E non si tratta di balle new age, ma della vita normale di un vero essere umano.

Che sia da destra o da sinistra: tira il filo

Se uno stato felice rende creativi, è facile capire che, tenendo conto di uno dei pensieri dominanti di questo progetto, creatività e felicità sono connesse. Non è importante da dove si comincia quando due elementi sono collegati. Se non sei felice, se la tua vita è una merda e quindi non riesci ad essere creativo, passa da un tipo di vita consumistica ad una creativa. Se non arrivi al filo della felicità fai il giro della stanza e tira il filo della creatività.

Comincia col diventare “cuoco” e non sempre cliente da ristorante. Non cercare di essere felice se non lo sei, ma dai avvio agli atti creativi, riducendo man mano tutte le dipendenze, tutti i divertimenti a cui sei attaccato, perché i divertimenti divertono per poco, c’è sempre la necessità di placare la noia con l’ennesimo divertimento. Dar vita alle proprie creazioni invece diverte in modo più intenso e duraturo.

Ma, è necessario un “ma”… non è che si diviene creativi dall’oggi al domani, a meno che tu non sia molto giovane (in questo caso non sprecare quegli anni). Dico questo perché ognuno di noi è stato disumanizzato nel corso degli anni, è stato privato della sua energia, di quella spinta energetica che è insostituibile e ineccepibile nell’atto creativo. Forse l’atto creativo è l’azione che richiede maggior energia vitale di qualunque altra, e qua si può capire la difficoltà di ciò in un mondo invaso da zombie amorfi come quello odierno.

Ma ‘ndo vai se l’energia non ce l’hai?

Passare da una vita passiva, da consumatore a una situazione più creativa può annullare il pensiero che la vita è una merda per trasformarlo in la vita è una vera figata. Per far sì che questo accada, dobbiamo farlo accadere. Sono indispensabili alcuni fattori, ma il più importante, come ho anticipato, è possedere la giusta spinta vitale.

La senti vero? La senti quella tenue ma incessante sofferenza generata dalle doti che possiedi e da ciò che invece riesci a esprimere? Questa è una sensazione che tutti abbiamo provato, dove poi si cerca spesso di giustificare questa mancanza con le circostanze esterne, coi problemi del proprio paese…

Invece tutto dipende da noi, perché abbiamo accettato di trasformare il nostro corpo-mente-spirito in un essere che non è più in grado di mettere in moto le sue idee o, addirittura, nemmeno di averne, di idee. Quand’è che ci sentiamo così liberi e vivi se non nell’atto creativo?

La vita è una merda - Requisiti

Primo requisito: energia

La prima analisi da compiere per capire qual è il livello della propria energia è semplice: se nell’atto creativo incorri in un senso di inadeguatezza, di resistenza, di svogliatezza, allora l’energia vitale va aumentata. Se nei momenti precedenti a qualsiasi tipo di azione che non sia meccanica o passiva percepisci dell’attrito, della mancanza di voglia, allora c’è un lavoro che va fatto a monte. In sostanza, se in questi casi preferisci sempre un divertimento, un piacere istantaneo, un film al comporre una strofa, al scalare una parete mai vista, allo scrivere una pagina, al creare un piatto mai mangiato, al mettere in pratica qualsiasi tipo di idea o progetto, non possiedi un adeguato livello di vigore per divenire un creatore. Senza vitalità non puoi trasformarti in nessun Dio, ma ancor prima, in un nessun vero umano. L’uomo di oggi non è uomo.

Di energia vitale ho detto già tutto quello che dovevo dire, almeno nelle basi di quest’argomento, quindi non vorrei ripetermi. Per cominciare ti consiglio questo articolo: Come cambiare la propria vita con l’energia vitale.

Secondo requisito: tempo

Se la prima azione per passare da una vita da consumatore a una da creatore è lavorare sulla tua energia, la seconda è capire l’importanza di aver tempo da perdere.

Non ridere, so che sembra paradossale, eppure io ho cominciato questa trasformazione in un periodo in cui disponevo di molto tempo libero. Al principio ne ho perso molto, è vero, ero sempre preda dei divertimenti, del far passare il tempo, ma dopo un po’ sono giunto a un punto in cui si vuole fare qualcosa di più proficuo. A questo punto si arriva solo quando siamo liberi di poter perdere tempo. Bisogna essere liberi; liberi in primis dal lavoro. Non a caso questa rivoluzione è giunta quando mi licenziarono dal mio posto di lavoro a 500 metri da casa, ben pagato, al caldo, botte piena e moglie ubriaca…

La libertà è il combustibile della felicità, e nel consumare non c’è vera libertà. Hanno ridotto la libertà nel poter scegliere pasta o pizza stasera. Drammatico, azione o comico? Ciuccio rosa o azzurro? Scarpe beige o grigio perla? Carrozzeria opaca o lucida? Ma questo non significa essere liberi di fare, di poter finalmente vivere da umani. Questi sono gingilli da contorno e tali devono rimanere. Non devono sostituire nessuna spinta creativa!

Articolo consigliato: Che cos’è la libertà e come aumentarla oggi.

Divenire un Dio creatore non è utopia per un vero essere umano

L’ambiente artificiale atrofizza il libero arbitrio. Il tempo non viene più speso nel compiere azioni, ma nel scartare azioni che ci sono precluse. Scartare tutte le possibili varianti dell’azione che verrà attuata è l’ossessione moderna a cui siamo costretti.

]La felicità non consiste nel poter fare ciò che vuoi, ma nel voler sempre ciò che fai (Nietzsche).

La vita è una merda se non sei libero di decidere cosa fare, e l’illusione di decidere, ossia scegliere tra un vasetto di omogeneizzato al vitello o al pollo non equivale ad esserlo. Come dice Nietzsche, c’è una grandissima differenza nel fare ciò che vuoi, e nel volere veramente ciò che fai. Siamo liberi di sguazzare nel fango quando potremmo nuotare in acque termali.

Nei tempi antichi deteneva il potere chi aveva accesso alle informazioni. Oggi avere potere significa sapere cosa ignorare (Harari).

Se vogliamo ridar vita a questa nostra caratteristica divina risulta fondamentale capire il nostro periodo storico e sapere cosa ignorare: distinguere l’essenziale dalla distrazione, perché la vita è una merda solo quando abbiamo bisogno di distrarci da una vita che ci ha deluso. Questa consapevolezza diviene il normale effetto di un corpo e di una mente consoni al proprio spirito umano. Parlo di attuare una vera e propria ristrutturazione dell’organismo e della psiche. A livello mentale si può ovviare nel conoscere realmente come l’essere umano funziona, e a quale vita è conforme. A livello fisico si tratta di applicare questa vita, cosa che puoi trovare nella più volte citata serie “Radice” di questo blog.

Articoli consigliati: Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, a morte l’attualitàPerché la mia vita fa schifo? Si vede che doveva andare così e Come combattere la solitudine? Sposa il mondo.

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