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La vera felicità non è inseguire il piacere

Immagine La vera felicità non è inseguire il piacere

C’è questa opinione comune che classifica la felicità come l’euforia indotta da qualche causa, dal piacere, dalla sensazione che ci può dare un cibo, il bacio di una persona o il realizzarsi di un sogno. Ma la vera felicità non è il piacere.

Quella perenne sensazione di vuoto

Attenzione amico lettore, con questo non voglio dire che felicità e piacere siano due componenti sconnesse, anzi. Sono fattori collegati e che si modificano a vicenda. I piaceri possono accrescere la felicità, quella vera, così come la presenza della felicità modifica la visione del mondo e dunque l’apprezzamento di piaceri che prima erano offuscati. Ma, ripeto, il piacere non è la felicità, così come la vera felicità non è il piacere.

Tutti noi abbiamo vissuto intense gioie nella vita, eppure, ognuno di noi ha fatto esperienza di quella sensazione di fondo. Parlo di quel vuoto, di quella consapevolezza che c’è qualcosa che non quadra. Qualcosa di sbagliato, che ci fa guardare al futuro in modo timoroso, che tentiamo di riempire con le più contorte macchinazioni della società. Quel vuoto è la semplice mancanza di una peculiarità primaria dell’uomo: la felicità.

Ping pong emozionale

La vita comune degli uomini si potrebbe tradurre in questa metafora: una partita a ping pong tra tristezza e piacere. In questo gioco, si cerca di compensare alla sofferenza con vari tipi di piacere, gioco assai legittimo se non si conoscono i meccanismi di fondo.

Combattere e cercare di superare, o di arrancare, a mio avviso non è una soluzione soddisfacente. Come ho spiegato nell’articolo Orientarsi tra piacere e dolore (che tra l’altro ha avuto l’onore di vincere un concorso per essere pubblicato), suggerisce un comportamento diverso.

Passare incessantemente dall’euforia alla tristezza non ci rende felici. Quel vuoto permane costante sia quando proviamo le gioie più intense sia quando siamo depressi e disperati. La vita è fatta di alti e bassi dicono. Io voglio specificare che la vita delle persone infelici è fatta di alti e bassi.

Articolo consigliato: Il significato dell’atarassia: realizza i desideri ma non la felicità.

La vera felicità tappa il buco

L’unica cosa che può estinguere quella sensazione è il presentarsi della vera felicità. Come faccio a dirlo? Be’, da quando sono felice quel vuoto non c’è più. In qualche momento mi sembra di percepirlo, ma poi torno al presente: eccomi, ci sono. E mi accorgo che si trattava solo di un ricordo, di un’esperienza del passato.

La domanda che tutti si aspettano è come fare ad essere veramente felici, e in questo progetto abbiamo consigliato più volte come avvicinarsi a questo stato. Secondo me è necessario riumanizzare (più umano e meno artificiale) le due componenti base, perché l’individuo ritorni felice: la parte fisica e la parte mentale. Essendo collegate tra loro, quando si modifica il fisico cambia anche la mente e viceversa.

Della parte fisica abbiamo ampiamente parlato nella serie Radice. La felicità è una caratteristica innata e basilare del vero umano, e per la sua stabilità sono indispensabili alcuni principi base. In Radice spieghiamo quali sono. Per quanto riguarda la zona mentale la cosa si fa più complessa. La mente è stata infettata da convinzioni e schemi di pensiero che deviano da tutto ciò che riguarda la vera felicità e l’essere uomini come natura ci ha fatto. Trovare un’interpretazione che vada bene e che riesca a farsi comprendere da ogni tipologia di mentalità è un compito arduo.

Senza badare a questi ostacoli, in parte abbiamo già affrontato le convinzioni e gli schemi mentali della mente, ma sicuramente in futuro ci addentreremo più in profondità. Stiamo pensando ad un corso completo, dalla A alla Z, in modo che il neofita o l’esperto abbiano tutte le informazioni necessarie. Poi si tratterà di agire. Tu cosa ne pensi di quest’idea? Credi sia utopica o presuntuosa?

La vera felicità - Il piacere

I danni del seguire il piacere

Torniamo in argomento. Abbiamo visto che il piacere non è la vera felicità, ma ho anche affermato che felicità e piacere non sono divisi tra loro. È molto importante capirlo. Leggi bene e imprimi nella mente le prossime parole.

Il piacere non può creare la felicità. La vera felicità non ha causa, e può verificarsi solo in presenza di veri uomini, normali e come natura ci ha fatto, che godono del solo fatto di essere in vita. Tuttavia, quando si è già felici, i piaceri sani possono accrescere lo stato di felicità, ma non possono accrescerla se prima non si è realmente felici.

Piacere drogante

Vediamo ora cosa intendo per piaceri sani. Per rispondere in poche parole, mi riferisco a piaceri che non provocano effetti collaterali, tra cui il meccanismo di difesa chiamato dipendenza. Parte di quest’argomento lo trovi anche in: La colazione salutare che non ti aspetteresti, una sana alternativa.

Partiamo dal problema di base: la società moderna, tramite il suo stile di vita, ha deviato gli obiettivi primari e modificato le caratteristiche umane. Ad esempio, ha cancellato in parte o totalmente la libertà di essere se stessi in tutte le sue forme. Manca completamente la nutrizione con vero cibo, c’è abbondanza di pensieri superflui, preoccupazioni, paure. Ha cancellato la possibilità di giocare, di riposare quando lo si desidera, di non essere schiavi dell’orologio. O di poter vivere in ampi spazi, alla luce del sole. Di nutrirsi di aria buona. Ha estirpato il libero arbitrio, la volontà di poter vivere come si vuole.

Tutte queste privazioni che al giorno d’oggi sono passate in secondo piano sono alla base di uno stato felice. Questo compromette l’equilibrio tra piacere e sofferenza di ogni umano. Il livello di appagamento viene alterato, vola in caduta libera, e allora si cominciano a ricercare dei sostituti piacevoli, che io chiamo stampelle. Piaceri che deviano dalla nostra natura di uomini e che rilasciano vari effetti secondari.

Verso il baratro

Essendo dei sostituti che non combaciano con la nostra natura, l’organismo tenta di difenderci facendo scattare la dipendenza. È un meccanismo subdolo, perché in qualche modo, alle condizioni attuali serve a farci andare avanti in un periodo stressante, ma dall’altro ci distrugge il corpo e la mente: la nostra umanità.

Un individuo potrebbe servirsi, ad esempio, di una sostanza drogante per un determinato scopo e per un periodo ristretto, ma poi dovrebbe ritornare alla condizione umana normale. Questo, nella mia visione, potrebbe essere un comportamento intelligente. Oggi però non è l’eccezione, ma la normalità. E non credere che, quando ci si riferisce a queste stampelle si parli solo di droghe pesanti classiche. Al giorno d’oggi quasi tutto è stato privato della sua essenza per essere trasformato in un sostegno. Questo abominio è stato compiuto ad esempio in “cose” come l’amore in generale, le relazioni tra le persone ecc.

Man mano che il circolo vizioso si fa più marcato, si diviene schiavi dei piaceri droganti e ci si allontana dalla possibilità di essere realmente felici. Così la partita di ping pong ricomincia: tip – tap, tip – tap, tip – tap. Euforia – tristezza, euforia – tristezza, euforia – tristezza… Un gioco che può produrre soltanto un senso generale d’insoddisfazione.

Il principio cardine del sistema è il prurito. Più ti gratti più ti da sollievo e più hai bisogno di grattarti e più ti gratterai, fino al sangue. Ciò che fa paura è che il sollievo dal prurito può essere frainteso per la vera felicità.

Articoli consigliati: Trovare la felicità nel futuro di adesso, Come essere felici nella vita? Smetti di cercare l’amore. Il significato dell’atarassia: realizza i desideri ma non la felicità.

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2 commenti su “La vera felicità non è inseguire il piacere”

  1. Il nostro stile di vita sicuramente è tanto artificiale da moltiplicare le situazioni di disagio e di vuoto. Credo però che l’uomo non possa essere naturalmente felice come un animale. Nel pacchetto “essere umano” c’è il lavorio mentale, con tutti i suoi effetti positivi e negativi. Quello di liberarsi dagli effetti peggiori è uno sforzo comunque giusto e necessario.

    1. Andrea Di Lauro

      Pienamente d’accordo. L’uomo, per quanto lo si possa definire animale, e non a torto, e pur sempre diverso dalle altre specie. Infatti il progetto che stiamo perseguendo e divulgando cerca di farci avvicinare alla nostra umanità, che può essere confusa con la nostra parte animale.

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