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La quinta Sally: i traumi infantili e le conseguenze da adulti

Immagine La quinta Sally: i traumi infantili e le conseguenze da adulti

La quinta Sally è un’opera di Daniel Keyes che riguarda i disturbi dissociativi. Se conosci o hai sentito parlare di questo libro appena uscito, non aspettarti da me l’ordinaria recensione (mi è piaciuto quello, non mi è piaciuto quell’altro ecc.). Andrò più in profondità, come rispecchia il nostro modo di intendere la vita. Mi soffermerò sul tema secondo noi centrale della questione: i traumi infantili e le conseguenze che derivano da adulti. Poi analizzerò dei disturbi simili e più velati che seguono lo stesso meccanismo.

La quinta Sally - Recensione #4

Maschere e personalità

Mi sono già servito di un precedente libro di Keyes, dove ho evidenziato un parallelismo tra le personalità multiple e le maschere che tutti possediamo. Per capirci, tutti noi possediamo delle maschere, dei personaggi diversi a cui ci affidiamo durante le nostre giornate. Pochi sono consapevoli di questo fatto, ma quando si comincia ad auto-osservarsi ecco che si delineano le varie maschere. Non si tratta certo di personalità distinte come nei casi patologici che vedremo, ma possono essere considerate i primi albori di queste ultime, a mio avviso. Se vuoi approfondire vai a leggere l’articolo Lo sai che tutti soffriamo del disturbo di personalità multipla? . È stato ispirato dal libro Una stanza piena di gente.

La quinta Sally

Una stanza piena di gente racconta la vera storia del caso più famoso di personalità multipla, mentre La quinta Sally è frutto della fantasia di Keyes. Tuttavia, solo leggendolo si evince nuovamente la conoscenza di Keyes per queste tematiche.

La storia racconta le vicende di Sally Porter, una ventinovenne con qualche rotella fuori posto. 🙂 Possiede ben quattro personalità diverse. Oltre a Sally ci sono Jinx, Derry, Bella e Nola. La sua vita è chiaramente traghettata verso il caos dai desideri delle diverse personalità. Questo caos distruttivo, come i conoscitori dell’argomento sanno, avviene perché l’una non si ricorda ciò che ha fatto l’altra.

Non voglio fare spoiler, preferisco non rovinare la possibile lettura, anche se ritengo Una stanza piena di gente superiore a La quinta Sally sotto molti punti di vista.

I traumi infantili e le conseguenze da adulti

Questo disturbo dissociativo, o di personalità multipla, è sempre correlato ad abusi subiti nei primi anni di vita. Molto spesso si tratta di abusi sessuali. Questo infatti lo troviamo sia nella storia di Milligan che in quella di Sally.

Articolo consigliato: Che cos’è l’amore in psicologia? Tra ego, sesso e condivisione.

Questo genere di traumi infantili portano delle conseguenze nella vita adulta. Depersonalizzazione, derealizzazione e  simili, sono meccanismi che la mente attua per difendersi da esperienze troppo dolorose. Una delle conseguenze più estreme è, per l’appunto, lo svilupparsi di personalità diverse dalla propria. Nel caso di Milligan, se non lo sai, si arrivò fino a 24 personalità.

Se solo ricordassi…

Una delle caratteristiche più gravi del disturbo è la relazione del trauma con la capacità di ricordare. Al principio, dopo gli avvenuti traumi infantili, nessun bambino o ragazzino è consapevole di possedere più personalità. Questo è dovuto al fatto che una non ricorda cosa fa l’altra. Così, Sally si sveglierà in un letto d’ospedale o si troverà nel mezzo di una pista da ballo senza sapere come ci è arrivata.

Gli affetti da questo disturbo giustificheranno il tutto come dei semplici vuoti di memoria. La ritengono una cosa normale perché fa parte di loro fin dai tempi infantili. Questo è il motivo del diramarsi della patologia fino all’età adulta. È molto difficile diagnosticarla, specialmente se il paziente svolge una vita solitaria.

Una personalità onnisciente

Conseguenze dei traumi infantili sono, come abbiamo visto, il generarsi di personaggi diversi da se stessi. In seguito avviene spesso uno strano evento, che forse indica il desiderio di unione (guarigione) del malato: la nascita di una personalità che conosce le altre. Questo riesce a rimettere un po’ di ordine nella vita, ma è sempre poca cosa. Senza un terapeuta e persone vicine che possono aiutare il paziente, la guarigione risulta complicata.

Personalità molto diverse e personalità dannose

Difficoltà per nulla isolate e di genere molteplice giungono anche dalla diversità delle personalità. In La quinta Sally, Keyes sottolinea bene questo aspetto. Ognuna delle “donne” vuole qualcosa di diverso che può non piacere alle altre, e questo genera dei contrasti.

Nella finzione così come nella realtà, i pazienti possono contenere dei caratteri prettamente emotivi, che scansano ogni logica razionale, mentre altri si affidano soltanto alla logica, al raziocino, metodici, che deridono il piano emotivo. Spesso succede che una singola personalità sia caratterizzata esclusivamente da una singola emozione. Ad esempio, una può essere timorosa, può aver paura in particolare del sesso maschile,  mentre un’altra può essere guidata dalla lussuria, o ancora dalla rabbia.

Il frangente comporta non pochi grattacapi alla persona, perché ogni personalità viene guidata da un singolo aspetto dell’esistenza, così che la vita sociale in generale diventa difficoltosa e ingestibile.

La quinta Sally: i traumi infantili e le conseguenze da adulti

Le conseguenze dei traumi infantili sul corpo

Ci sono alcuni esempi che possiamo trovare sia in La quinta Sally che in Una stanza piena di gente, che potrebbero essere catalogati nel fantastico e nel surreale. Mi riferisco ai cambiamenti fisici indotti dai cambiamenti di personalità. Senza dimenticare i cambiamenti nelle abilità possedute.

Sì, hai letto bene, non si tratta di fantasia. Devo ammettere che questa particolarità stimola (e non di poco) il mio interesse. Nel libro ci viene indicata la repentina miopia all’avvento di una personalità, mentre le altre ci vedono normalmente. Pensiamoci, se siamo affetti da una malattia, essa può essere estinta dal sorgere di una diversa personalità. Questo apre molte finestre di pensiero. Di questi esempi ce ne sono molti. Keyes, nella sua storia, ci mostra come un personaggio sia desideroso di ballare e molto bravo nel farlo, mentre un diverso coprotagonista sia totalmente negato.

Strano ma vero

Ma come spesso succede, la realtà supera la finzione. Nel caso di Milligan e delle sue 24 personalità si è assistito a qualcosa di inverosimile, che sfiora la fantascienza. Ragen, una delle personalità del protagonista, jugoslavo di 23 anni, è esperto di arti marziali e possiede una forza al limite del credibile. Allen e Danny, altre due personalità, sono degli ottimi pittori, tanto che le proprie opere vengono acquistate a cifre considerevoli. Poi c’è Arthur che legge e scrive in arabo ed è un profondo conoscitore delle tecniche mediche. Tommy, di 16 anni, capace di evadere da qualsiasi tipo di manette o costrizioni immobilizzanti.

Keyes racconta anche l’episodio in cui Milligan, sotto l’influenza di Tommy, riuscì a liberarsi dalla camicia di forza quando era internato nell’ospedale psichiatrico. Questi fatti confermano questo tipo di disturbi dissociativi e levano ogni dubbio o malizia che faccia pensare a un’impeccabile recitazione dell’individuo.

Esiste una branca della psicologia, chiamata Psicoestetica, che si interroga e che ha sviluppato delle tecniche a riguardo. Devo ancora informarmi nel dettaglio, ma sembra sia una disciplina nata da poco tempo. Inoltre sembra essere molto efficace anche nei casi dissociativi in questione.

Dobbiamo ammettere che queste tematiche fanno nascere non pochi spunti di riflessione. Aprono le porte a molte teorie, ma soprattutto alla possibilità di esperimenti pratici. È un mondo affascinante che desidero scoprire. Una carrellata di domande mi giungono alla mente, ed ora ne voglio proporre una anche a te:
Personalità diverse possono avere anime diverse?

La terapia

Per ovviare a questo strano problema, complicato a dir poco, viene consigliata la fusione. In tutte e due le opere di Keyes il terapeuta attua questa soluzione. Le conseguenze patologiche negli adulti derivano principalmente da traumi infantili, come abbiamo visto, quindi è necessario andare a ritroso.

Il primo punto consiste nell’individuare ogni personalità. Il secondo punto è delineare l’ordine di comparsa delle stesse. Dalla prima all’ultima nata. Si parte dunque dall’ultima in ordine di apparizione, e si fonde la personalità a quella principale. Nel caso di La quinta Sally, Sally Porter è la personalità completa (se così la vogliamo chiamare). Il terapeuta fonde le altre “persone” in lei, una ad una fino all’ultima.

Detto così può sembrare un semplice “gioco”, ma il lavoro del terapeuta e quello del paziente è molto più articolato. Specialmente in un caso come quello di Milligan, 24 personaggi non sono di certo pochi.

L’innaturale è traumatico

Usciamo dalla zona patologica estrema e veniamo a noi, a noi comuni esseri normali. 🙂 Senza andare a cercare definizioni da dizionario, un trauma è un evento (doloroso) che di solito trascende il limite di sopportazione. È un evento che contrasta la natura di una determinata specie (in questo caso quella umana) e che trascende i normali schemi mentali. Va oltre l’ordinario. Questi traumi possono essere repressi nell’inconscio e generare da adulti, anche molti anni dopo l’evento, diverse forme ossessive e vari disturbi dissociativi, tra cui quello in questione.

Detto questo, secondo me, tutto ciò che in un certo senso sconfina dalla normale esperienza umana si può considerare trauma. La stessa nascita innaturale è un trauma: luci accecanti, distacco violento e veloce dalla madre, taglio del cordone ombelicale, forti rumori, passaggio alla respirazione, schiaffetti, senso d’impotenza.
Esistono chiaramente dei traumi più evidenti, più destabilizzanti, e quelli più tenui, che non discostano di molto dalla natura umana. Fin dall’infanzia, tutti noi abbiamo subito vari generi di traumi, siamo stati incanalati in contesti sociali “innaturali” che hanno portato delle conseguenze fino all’età adulta. Per metabolizzare i fastidi, la vergogna, il dolore e ciò che in sostanza ci fa stare male, si attivano dei meccanismi di difesa più o meno marcati.

Il ladro non viene sempre di notte

Apro una piccola parentesi per raccontarti un’esperienza che ho vissuto qualche anno fa. Una mattina come molte altre, il campanello di casa non voleva smettere di suonare. Era una di quelle mattine che non ne vuoi sapere di alzarti dal letto, capisci? Decisi di non calcolare il fastidioso rumore. I disturbatori dietro alla porta, però, erano riusciti nel loro inconsapevole intento: disturbare definitivamente il mio sonno. Così, controvoglia, mi alzai. Un paio di passi verso il bagno, una sciacquata veloce, mi lavo i denti e sono pronto per il mondo. L’abitudine ti porta a chiudere la porta del bagno anche quando vivi da solo. Apro la porta per uscire…

Ma? Cosa diavolo? E tu chi sei? Un volto dai lineamenti sconosciuti a pochi centimetri dal mio. Un secondo dopo, un’espressione di puro terrore nel suo viso, e altri due compagni di festa che scappano come caprioli impazziti verso l’uscita. Eppure non avevo dato nessun party la sera prima.

Erano stati molto silenziosi, ma si vede che io lo ero stato di più. Gli scassinatori si erano dileguati senza che avessi avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo. Il resto della storia la potete immaginare. Telefonata ai carabinieri, eccetera eccetera. Non mi soffermo su quel tipo di dettaglio perché non è rilevante, ma sugli aspetti psicologici del caso.

Modifiche nella struttura psichica

Dopo quell’episodio non riuscivo più a dormire la notte. Non ero rimasto particolarmente spaventato, almeno a livello conscio. Eppure ogni piccolo rumore riusciva a svegliarmi. Mi alzavo a controllare se ci fosse qualche mostro, come si faceva da bambini.

Capire con quale facilità e silenziosità un estraneo può entrare in casa tua costruisce al tuo interno un sistema d’allarme. Sempre di meccanismo di difesa si tratta. Un meccanismo inconscio di vigilanza che attivava il mio organismo a qualunque suono sospetto. Immagina il cruccio. Questo è un esempio di una delle conseguenze fastidiose che un trauma può produrre, anche quando il trauma può non sembrar tale.

La quinta Sally: i traumi infantili e le conseguenze da adulti

Esperienze traumatizzanti minori

Molte delle situazioni che riteniamo normali al giorno d’oggi sono dei meccanismi mentali difensivi, doverosi alla compensazione di esperienze poco umane, nel senso che non rientrano nella natura della nostra specie. Ad esempio, la creazione dell’ego è un prodotto che serve alla vita sociale. Lì avviene la prima nostra “frammentazione”. Alcune abitudini e soprattutto le dipendenze sono anch’essi meccanismi di difesa utili a compensare il dolore.

È chiaro che non siamo unici, veniamo al mondo per sperimentare la separazione. Questa frammentazione è fisiologica alla vita, il vero pazzo è colui che crede di essere uno. Tuttavia, più ci frammentiamo (in modo innaturale), più ci allontaniamo dalla nostra essenza. Diveniamo più malati, e quindi più infelici.

Siamo in grado di metabolizzare incredibili dosi di infelicità scambiandole per il doveroso corso delle cose: non ci sfiora il sospetto che nascondano ferite da curare, e fratture da ricomporre (Alessandro Baricco).

Quello che cerco di dire è semplice, gli esempi delle opere La quinta Sally e Una stanza piena di gente dimostrano il risultato estremo di uno stile di vita errato e delle relazioni innaturali che ci sono tra persone disumanizzate. Nel mondo naturale, all’infuori di quello umano, non si vede mai una madre abusare sessualmente di un figlio, ad esempio. Anche nella nostra vita, seppur in piccolo, succede questo. Non ci dissociamo di certo, ma in un certo qual modo lo facciamo. Come ho spiegato meglio nell’articolo precedente sui disturbi di personalità, questo avviene con la creazione delle maschere.

Cosa possiamo fare?

Comunque, c’è modo e modo di rapportarsi col trauma. Il modo più efficace sarebbe quello di creare uno stile di vita che sia libero dalle dinamiche “normali” di oggi, ma questo avviene dopo. Tutti siamo costretti a passare da una via comune, dove i traumi, che siano infantili o in età più adulta, non si possono evitare e sono portatori di conseguenze con cui dobbiamo fare i conti.

James Hillman disse che non è tanto il trauma che crea il danno, quanto il ricordare in modo traumatico. Questo ci fa capire che il trauma in sé, per quanto traumatico, può essere vissuto e ricordato in modo da non renderlo tale. Inoltre, in quel “ricordato” è racchiuso un mondo che va ben oltre al semplice verbo “ricordare”.

L’intento di Hillman, così come il mio, non è quello di cambiare le carte in tavola. Il trauma è sempre traumatico, ma possiamo decidere se reprimerlo nell’inconscio, dove non fa così male, o se viverlo. Vivere pienamente l’esperienza secondo me è sempre la risposta ad una vita di qualità. Alla vera vita, in fondo. Purtroppo, il momento traumatico è veloce e destabilizzante, trascende gli schemi mentali e colpisce dove siamo più inermi.

Sapere chi e cosa siamo

Più la persona è consapevole di se stessa, centrata, più velocemente riesce a reagire, a comprendere l’esperienza negativa e il perché di essa. Se la persona conosce se stessa comprende e vive l’esperienza in modo più semplice. Ricorderà l’esperienza senza velature, senza paura, ne trarrà giovamento per capire ulteriormente se stessa e per evitare frangenti simili. Un bambino invece non è ancora formato, ha appena imboccato la strada. Per questo i traumi infantili riescono a destabilizzare la sua psiche in modo così violento. Le emozioni del bambino sono più accentuate di quelle degli adulti. Sia le positive che le negative. Se c’è una cosa che possiamo fare, allora, è vivere ogni tipo di esperienza senza rifiutarla.

Se siamo genitori invece, è bene ricordare che i bambini non ragionano come noi. Vivono tutto in modo più vero, perché non dispongono ancora di tutte le maschere degli adulti. Dobbiamo tenere conto di questa loro fragilità quando si parla di contesti negativi. Facciamo attenzione. Esperienze che a noi possono sembrare normali, per un bambino potrebbero tramutarsi in traumi infantili, con conseguenze deleterie da adulti.

In verità non potreste portare maschera migliore del vostro stesso volto, uomini del presente. Chi mai potrebbe riconoscervi? (Nietzsché)

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