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La legge morale dentro di me: l’uomo è cattivo per natura?

Immagine La legge morale dentro di me: l’uomo è cattivo per natura?

Io sono un essere umano, diverso, molto diverso dalle altre creature di Gaia. Posseggo il libero arbitrio, la più alta manifestazione della magnificenza e della “follia” della natura. Posso essere conscio di me, sono quel soggetto che si auto-osserva “da fuori”, che riesce a giudicare le sue azioni, che può dominare gli istinti in base alla situazione. Ma c’è un’altra caratteristica che mi rende uomo: la legge morale dentro di me.

Libero arbitrio

In queste righe iniziali non mi riferivo soltanto a me, ma prendevo in causa l’essere umano in generale. Tutti noi facciamo mostra di queste intrinseche caratteristiche, così come ogni canarino cinguetta allo stesso modo e ogni ragno tesse la tela allo stesso modo.

Noi umani andiamo oltre: le azioni che posso compiere singolarmente possono differenziarmi in modo considerevole da un altro essere della mia stessa specie. Il libero arbitrio, tesi ancora molto dibattuta dalla scienza, dai filosofi, dai religiosi ecc. mi differenzia sia dagli altri animali ma anche dalle altre persone.

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Tralasciando il fatto che esso esista o meno (ne abbiamo già parlato), un’altra sfaccettatura della nostra conformazione umana ci rende unici al mondo. L’ho scritto nelle righe iniziali: la legge morale dentro di me, dentro di te, dentro ogni uomo.

Siamo crudeli nel DNA?

L’argomento cardine dell’articolo è questo: l’uomo è cattivo per natura? La sua natura è violenta, egoista? Esiste una morale al suo interno o è solo un espediente culturale per compensare altri aspetti congeniti di crudeltà?

Così come spesso abbiamo detto che la felicità è una qualità innata dell’essere umano, crediamo allo stesso modo che lo sia anche la moralità, ma non solo. Tanto l’empatia quanto la capacità di autocoscienza o l’utilizzo di azioni che vanno contro la propria sopravvivenza fanno parte dell’essere umano. Prendendo in causa ogni caso conosciuto nella storia umana potremmo fare un elenco assai lungo, ma così la strada non vedrebbe mai una fine. Non è questa la direzione, la questione è capire se il comportamento morale sia un attributo già presente nella nostra natura o se viene appreso dal contesto esterno, socioculturale.

La legge morale dentro di me - Homo Sapiens

L’essenza dell’Homo Sapiens

Partiamo col dire che, innanzitutto, credo che la neutralità rappresenti l’essenza dell’uomo, opinione a cui sono giunto in questi ultimi anni e che sto cercando di verificare a me stesso in primis. Neutralità nel senso che l’essere umano possiede un nucleo neutro come essenza di specie, ed è grazie a questo che può essere qualunque cosa desideri. Già il fatto stesso di poter desiderare qualunque cosa rivela questa “essenza vuota” che può contenere tutte le cose.

L’uomo, pur essendo strutturato come creatura di terra, se lo desidera può mutare i suoi atteggiamenti. Potrà allora imparare a nuotare, scoprire le costellazioni di coralli dell’ambiente marino, arrampicarsi sugli alberi, sulle rocce, scalare pareti dalla verticalità agghiacciante. Può modificare la materia per creare strumenti, costruzioni. Può imparare, ritornare alla neutralità e dimenticare.

Capisci, è come tornare a un centro da cui si può imparare ad essere qualunque cosa si desideri. Con questo non voglio dire che il vuoto neutrale sia scevro da determinazioni o inclinazioni, o che vada a comporre la nostra essenza nel totale. Esistono qualità innate che fanno parte dell’uomo, e tra queste abbiamo, secondo me, il più alto grado di bontà al mondo, di empatia e di desiderio morale. Se ciò può far nascere in te numerosi dubbi, per quanto leciti possano essere, domandati innanzitutto come mai oggi, in una società così invalidante, competitiva, ingiusta e maligna si possono vedere azioni d’amore verso il prossimo e veri e propri sacrifici per il bene altrui.

Se non hai chiaro il concetto di morale, cerchiamo allora di ragionare assieme in poche righe, anche se mi rendo conto essere un argomento assai vasto.

[quote author=”Kant”]Guardiamo il mondo attraverso le lenti del vero e del falso (conoscenza), con le lenti del giusto e dell’ingiusto (morale), con le lenti del bello e del brutto (estetica).[/quote]

Cos’è la legge morale al mio interno?

La legge morale dentro di me e di te non è una rappresentazione astratta, un concetto astratto, ma ha a che fare con i fatti, con le scelte che ogni giorno facciamo. La morale è strettamente connessa all’empatia, perché è nostra peculiarità. Pure tu possiedi la capacità biologica di empatizzare con l’altro, che sia umano o cavallo o cane… di sentire l’altro, di essere triste quando piange o sta male, di rispondere con una risata alla risata, alla sua gioia.

Ma allora come possiamo affermare che l’uomo è cattivo per natura e la moralità è un apprendimento culturale? Non è forse più logico pensare al contrario, anche se da anni siamo stati rimbambiti da logiche di competizione, dinamiche darwiniane di supremazia sugli altri riportate ai contesti sociali, Homo homini lupus ecc.

Perché quando le nostre azioni provocano danno ad altri, che sia in modo indiretto o diretto, percepiamo quel fastidio interno? Fastidio che, è un fatto assodato, va via via svanendo nell’abituarsi a compierlo e a giustificarlo (di questo ne parlerò tra poco)? Perché non riusciamo ad essere sereni se qualcuno intorno a noi sta male? Se uniamo una cattiveria radicata nel nostro DNA assieme a una società competitiva e ipocrita questo non dovrebbe esistere, o almeno rappresentare una rarità estrema.

La legge morale dentro di me - Morale / Società

Morale VS Società

Queste ultime domande in qualche modo ci dicono cos’è quella parte innata di noi che si chiama morale. La legge morale dentro di me perciò non deve far star bene solo me, ma deve avvantaggiare sia me che la comunità in cui vivo.

Se ad esempio faccio fatica ad arrivare a fine mese, e la situazione mi spinge a decidere di rubare del cibo, quell’azione non è morale, poiché si traduce in un mio vantaggio a discapito del titolare e dei dipendenti del piccolo alimentari fuori casa. Se un conoscente di un mio amico dimentica il portafoglio nella sedia del bar, e scelgo di tenermi i mille euro che ci trovo dentro, quella non è una scelta morale, poiché avvantaggio me a discapito di un altro essere.

Il funzionamento sociale è fondato sui comportamenti immorali, sull’avvantaggiarsi a discapito altrui, ma se quella legge morale è innata, allora la società è inumana. Non a caso ribadisco sempre questo concetto.

Siamo strutturati biologicamente per avere empatia, ma questo avrebbe poco senso senza percorrere una via morale. L’attrito tra la morale interna e le regole della vita moderna ci fa soffrire al principio, ci fa sentire in colpa; riflette la sofferenza altrui in noi. Ci siamo passati tutti, poi si manda giù il boccone amaro, giorno dopo giorno fino alla desensibilizzazione. Se lo fanno tutti perché devo essere l’unico stupido che non si tiene i soldi nel portafoglio? Ho sofferto abbastanza, ora mi riprendo ciò che la vita mi ha sempre negato.

Se si comprende che il valore morale è nostro come l’azione del respirare, non si rimane impantanati nelle falsità e nelle informazioni distorte dal nostro periodo storico. La morale non è un sacrificio da attuare a nostro discapito allora, è un atto piacevole come il nutrirsi, come un abbraccio. Stare bene con sé quando siamo ciò che siamo è naturale. Il principio morale è presente in noi, quindi non ci dovrebbe essere discrepanza. L’attrito si genera sempre tra questa e i contesti sociali fondati sull’immoralità.

La punizione non annulla il gesto compiuto

La società moderna è fondata sull’immoralità :Per mantenere un controllo sui cittadini, per non farli eccedere nella bestialità, sono indispensabili regole e punizioni. Queste ultime però annullano ogni possibilità di comportamento morale: compiere una buona azione per paura della punizione non è un comportamento morale. Quando restituisco il portafoglio, non perché ritengo sia giusto, ma perché ho paura della punizione, allora non c’entra nulla quella legge morale insita in me.

Come dice Kant, se non fossimo liberi di agire non ci potrebbe essere moralità, e in qualche modo, queste regolamentazioni e punizioni ci sottraggono molta libertà. Inoltre, vorrei ricordare al lettore che la punizione non annulla il gesto compiuto, né lo previene neanche lontanamente in modo totale.

La promessa dell’incarcerazione o della sanzione che sia, per quanta paura possa imporre, non annulla l’atto immorale, le atrocità e le ingiustizie verso gli altri. Un insieme di esseri umani che si sono riavvicinati alla propria umanità invece potrebbe puntare a una società più retta e in armonia. Sia chiaro che non voglio fare il sognatore immaginando il mondo perfetto. La realtà ci insegna che esistono sempre le eccezioni e che tutto muta, ma non stiamo discutendo di un sistema utopico. È facile come bere un bicchier d’acqua, poiché se un essere umano non è ancora stato disumanizzato in modo considerevole, non sono necessarie regole o punizioni, sarà la sua stessa natura a farlo comportare in modo giusto, sarà il naturale mettersi nei panni dei suoi simili a non farlo compiere atti immorali. Tutto questo però all’interno di una società che non sia stratificata gerarchicamente. Ciò è funzionale al progresso tecnologico, economico ecc. ma se non hai chiaro qual è la sua natura, ciò che viene chiamato progresso non è che il mettere le pezze agli errori di ieri. L’ho argomentato meglio nell’articolo: Ho tutto ma sono triste: il fallimento del progresso tecnologico.

[quote author=”Kant”]Agisci in modo da trattare l’umanità, sia te stesso che gli altri, sempre come fine e mai solo come mezzo.[/quote]

Sulla servitù volontaria di Etienne De La Boetié

Per capire un aspetto del perché l’uomo moderno continua ad obbedire a regole immorali pur essendo per natura l’essere dal più alto grado di empatia, voglio far presente al lettore alcuni punti sostanziali tratti dalla penna di De La Boetié.

Perché i sudditi obbediscono al tiranno:

[ul style=”bullet”][li]Per abitudine: si è propensi a dire di sì, perché siamo stati istruiti fin da piccoli a obbedire. Obbedire a genitori, parenti, al prete, al professore ecc.[/li][li]Progressivo abbruttimento: quando sei abbruttito da carestie, violenze, guerre sei propenso ad obbedire. L’abbrutimento dell’animo per mezzo degli spettacoli che il potere propone, esche e distrazioni: pane e circensi. Più cose brutte guardiamo o viviamo, il trash, i programmi gli eventi negativi, i TG, più diventiamo brutti.[/li][li]Educazione alla solitudine: obbediamo perché siamo soli. Nel dire “no” al padrone della fabbrica siamo soli, siamo divisi, abbiamo paura. La stratificazione sociale divide, genera paura, e nella paura è normale obbedire.[/li][li]La stratificazione gerarchica: siamo abituati alla stratificazione, c’è Dio, il Papa e noi. Fin dalla scuola abbiamo il preside, il vice preside, il professore, il supplente, il bidello. Così come il giudice, la giuria, l’avvocato… o il direttore, il capo-area, il capo-ufficio, l’impiegato, la segretaria.[/li][/ul]

L’immoralità si sviluppa ampiamente dalle prime civiltà in poi

Anche da questo breve trattato di De La Boetié possiamo evincere come il comportamento immorale da cui derivano le cattiverie e le sofferenze umane siano figlie di innesti socioculturali.

Per giustificare quelle correnti di pensiero che comparano l’uomo a virus del pianeta, a crudele per natura ecc. serve un’ignoranza di base di come l’uomo funziona e della sua storia, in particolare quella riguardante i millenni anteriori alle prime civiltà della Mesopotamia. Quella legge morale dentro di me, dentro te e gli altri, purtroppo viene gradualmente uccisa da un ambiente ingiusto e folle, e dato che l’essere è l’ambiente e viceversa, diveniamo ingiusti pure noi. Come dicevo all’inizio però, esiste quella componente chiamata libero arbitrio, che per quanto ormai sia stata anestetizzata dallo stile di vita moderno, rimane l’unica cordicella a cui aggrapparsi per ritornare Homo sapiens.

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