HomeStile di vitaSveglia, la felicità non esiste! È solo biochimica

Sveglia, la felicità non esiste! È solo biochimica

Quante teorie abbiamo ascoltato sulla questione della felicità umana. Dagli albori dell’era antica fino ai giorni nostri, milioni di filosofi, pensatori e scienziati hanno detto la loro sul tema felicità, ma solo ad oggi certe parole possono essere supportate da fatti concreti. Gli studi di questi ultimi decenni ci hanno confermato l’amara sentenza: la felicità non esiste, si tratta soltanto di reazioni chimiche situate per lo più nel nostro cervello.

La scienza che annulla la poesia

La dopamina è la sostanza chimica delle sensazioni di piacere per antonomasia. La serotonina è correlata all’umore positivo. L’ossitocina, definito anche ormone dell’amore, interviene nell’attaccamento tra le persone. Le endorfine interagiscono con i recettori di tipo oppiaceo e provocano effetti analgesici ed euforici nell’organismo. Potrei continuare, ma questo non vuole essere un prontuario di neuroscienza.

In prima analisi, questi studi possono condurre le persone verso una rappresentazione della felicità che viene ridotta prettamente al contesto materiale, ed esclusivamente nel nostro cervello. Queste prove scientifiche innegabili, dimostrano le cause e gli effetti delle nostre sensazioni ed emozioni, direttamente connesse alla felicità. Si può giungere quindi alla conclusione che la felicità (con tutte le sue sfumature e i contorni di stampo romantico) non esiste. O meglio, si tratta semplicemente di biochimica, di reazioni chimiche.

Poeta VS scienziato

La cultura poetica e romantica ha lasciato da tempo il palco a favore del razionalismo scientifico. Fin dalla nascita dei primi lumi, la razionalità scientifica ha preso piede fino ad oggi, sostenuta in modo esponenziale dal progresso tecnologico dell’ultimo secolo.

Il poeta, definito fino a un secolo fa come uno tra gli artisti massimi per eccellenza, oggi è un essere ambiguo, anacronistico, un fannullone che si crogiola nelle proprie seghe mentali. Nulla valgono i suoi discorsi, se messi a paragone con i fatti della scienza.

Un poeta potrebbe parlare di felicità per anni, ed ogni poeta potrebbe aggiungere o sottrarre elementi a proprio giudizio. Lo scienziato è molto più scarno e impostato: la felicità non esiste, almeno non nel modo romantico con cui viene intesa. Si tratta di un insieme di reazioni chimiche. A quella causa corrisponde quel determinato effetto, e via discorrendo.

Un sondaggio moderno tra le persone evidenzierebbe uno schieramento quasi totale a favore dello scienziato. Eppure, non certo per spezzare una lancia a suo favore, il poeta (se sincero) si avvicina più alla verità dello scienziato stesso. Ciò che gli manca sono le prove. Non voglio certo schierarmi sul fronte romantico, e nemmeno sull’altro, sono ormai otto anni che osservo me stesso e gli altri col fine ultimo di comprendere sempre più in profondità la felicità umana. Sai che non è da me rinchiudermi in dogmi o etichette. La mia affermazione precedente può essere sorretta dal fatto che spesso, il poeta sincero, comprende la natura meglio dello scienziato, perché quest’ultimo è occupato in un mero lavoro di catalogazione. Se, dunque, la poesia sincera cerca di comprendere, molte volte la scienza cataloga.

Stato d’animo e felicità

Nel blog si è parlato spesso di stato d’animo. Come spesso accade, lo scrivere è utile all’apprendimento, grazie ad un mescolarsi di nozioni che si hanno in testa, e questo è un caso analogo. Oltre che a comunicarti qualcosa, ora sto imparando e sto chiarendo la relazione tra stato d’animo e felicità.

Stato d’animo e felicità si somigliano molto, potrebbero quasi definirsi gemelli, e perciò possono essere confusi. Ma attenzione, lo stato d’animo non è la felicità, perché te lo garantisco, si può essere dannatamente felici anche quando lo stato d’animo è a terra. Anche quando siamo tristi, infuriati, senza energie.

Questi fraintendimenti (vedremo tra poco qual è uno dei più grandi fraintendimenti che genera l’affermazione: la felicità non esiste) piantano i semi di convinzioni irreali e deleterie. Ad esempio, si crede che il buon umore ci faccia sentire felici, o al contrario, che la tristezza ci renda infelici. Cioè, si pensa che lo stato d’animo generi la felicità.

Mangiamo una fetta di torta, e la dolcezza delle sue meringhe fa scattare le famose reazioni chimiche all’interno del nostro organismo, così il buon umore aumenta e siamo felici. Scartiamo il pacco e il regalo coincide con il nostro desiderio del momento, il nostro stato d’animo va alle stelle e siamo felici. Veniamo assunti dopo alcuni mesi di ricerca disperata di un lavoro, siamo super contenti del fatto e siamo felici. Questa, a grandi linee, è la spiegazione della felicità da parte della comunità scientifica.

Ma non funziona assolutamente così! Uno stato d’animo energico ed entusiasta non genera felicità, ma è un normale effetto di una causa o della felicità stessa. Il piacere accresce lo stato d’animo verso il positivo, più cresce lo stato d’animo più cresce la felicità, ma attenzione, lo stato d’animo non può creare la felicità dal nulla, può solo contribuire ad aumentarla, se così si può dire. Se queste righe ti sembrano insensate allora sei nel posto giusto. Tra poco chiariremo il discorso.

Articolo consigliato: Popper e falsificazionismo: la scienza non è certa.

Dividere per giungere alla menzogna

Partendo dalla premessa che la divisione è solamente un’utile illusione, possiamo chiarificare ulteriormente la questione. Che tu creda alla felicità o meno, un atteggiamento frammentario può portare solo a conclusioni false.

Dividere può essere utile a indagare e a spiegare, perché tutte le parti dell’intero sono connesse, se vogliamo considerare l’essere umano un intero. Sto cercando di dire che le questioni poetiche e romantiche sulla felicità non sono false, così come le prove della scienza. Tutte e due le correnti formano un insieme e, se viene compreso, ecco comparire l’immagine sincera della vera felicità.

Secondo me l’errore viene commesso da entrambe le parti: ridurre il tutto a una formula chimica o rifiutare le prove empiriche della scienza. C’è da capire, però, che gli esperimenti scientifici divulgatori di queste interazioni ormonali, neurotrasmettitori e via dicendo, non annullano un diverso modo di indagare lo stato di felicità. Si tratta dello schieramento e del rifiuto di un contrario che precludono altre possibilità; contrario che in realtà non esiste, perché è una rappresentazione mentale che abbiamo installato noi stessi nella mente.

Pertanto, il campo poetico non viene annullato dal campo scientifico. Anzi, elargisce una spiegazione delle dinamiche materiali riguardo la felicità umana. Gli individui che affermano che la felicità non esiste (spesso persone di scienza), cadono in un paradosso, perché essi stessi credono o dimostrano per mezzo della biochimica che la felicità esiste. Uno dei primi fraintendimenti è questo, confondere una delle prove concrete dell’esistenza della felicità con la felicità stessa. L’interazione della dopamina con la serotonina, i suoi effetti ecc. non sono la felicità, ma il meccanismo materiale della felicità. Manca il retroscena “situato” in un diverso piano, più astratto, se vogliamo, che completa l’opera.

La felicità non esiste - Critiche

Andando oltre le indagini di tipo scientifico o più romantico-poetico, una buona parte della popolazione non crede all’esistenza della felicità, mentre qualcun altro si affida all’improbabile speranza di poterla un giorno raggiungere. Che sia il primo caso, il secondo o altri analoghi, queste credenze vengono generate da una mancata conoscenza di se stessi, dell’ambiente in cui si vive e quindi della felicità.

Certi tipi di ragionamento si possono, in parte, assolvere, perché se si è infelici come si può credere nella felicità? Se viviamo in un luogo che giorno dopo giorno depaupera ogni caratteristica di base per essa, la risposta più semplice sarà: la felicità non esiste, e se esiste dura qualche attimo.

La felicità non esiste: il più grande fraintendimento

Una delle più grandi critiche alla felicità, che io reputo anche il più grande fraintendimento, è confondere felicità con euforia indotta da una causa. L’euforia è passeggera, la felicità no. C’è sempre, quando siamo consapevoli di essere felici. L’euforia è la conseguenza di una causa, la felicità non viene generata da nessuna causa finora conosciuta. Questo fraintendimento porta a credere alla sua mancata esistenza, a reputarla un banale senso euforico passeggero. Mangiamo un gelato e siamo felici. Diventiamo milionari e siamo felici.

L’euforia è come la vela che si gonfia al presentarsi del vento, in modo che la nave prosegua nel suo percorso, la felicità è l’acqua su cui poggia lo scafo, sempre presente. Le persone sono infelici perché sono navi arenate su aridi scogli.

La felicità non esiste, meglio accontentarsi della serenità

Alcuni credono alla felicità, che sia fasulla (euforia) o più vicino al vero, ma ci credono. Credono ma sperano. La mettono su un piedistallo, un miraggio distante e forse mai raggiungibile, anche se, leggi bene: la felicità dovrebbe essere la normalità. La felicità è lo stato naturale dell’uomo. Cosa ci si può aspettare da una mente cresciuta in un ambiente artificiale e infelice? Chi crede alla felicità ma la percepisce lontana, come un sogno irraggiungibile, si accontenta e se ne esce con affermazioni di questo tipo: non punto ad essere felice, mi accontento di essere sereno.

A mio avviso questo succede per tre motivi:

non c’è chiarezza, non è presente un’accurata conoscenza della felicità.

L’energia vitale scarseggia, quindi puntare alla felicità è troppo faticoso (anche se non lo è affatto); è ciò che spesso ci hanno insegnato, quindi ci si arrende gradualmente, ci si rassegna alla serenità, per poi passare alle condizioni standard e quindi accontentarsi di essere uno schiavo privo di libertà; i pensieri e le azioni rispecchiano il diradamento dell’energia vitale.

Le batoste sono state talmente tante che la fiducia in un qualsiasi tipo di vita felice, o in qualcosa che le assomigli è andata perduta; colui che continua a soffrire di anno in anno tende a dare la colpa della sua insoddisfazione sempre a qualcosa di esterno: il governo, le persone, la mancanza di tempo… quasi per nulla si renderà conto che le scelte che ha preso, che tuttora prende, hanno scavato e scavano i solchi dei binari, che lo hanno condotto a quella condizione e che lo condurranno allo sfacelo.

Per non dilungarmi troppo, ho parlato di felicità e serenità anche in questo articolo, non perdertelo.

La felicità non esiste! Ma allora che vivi a fare?

Se sei ancora convinto che la felicità non esiste allora cosa vivi a fare? Qual è la tua aspirazione? Sempre che tu ne abbia una. Sei forse già morto dentro, ne hai prese così tante dalla vita (inumana) che ormai ti senti un fantoccio senza emozioni? È rimasta solo una grande rabbia? E allora, non vorrai mica fare il protagonista della tragedia? Credi forse di essere l’unico a soffrire? Fino a quando non cesserai la tua battaglia non uscirai mai dalle sabbie mobili, perché la vita non è una battaglia da vincere. Nessuno vince contro la vita se la prende a cazzotti. La vittoria è di colui che la vive.

Ti vuoi forse accontentare della serenità, perché credi che la felicità non esista? O perché credi sia irraggiungibile, o perché non puoi raggiungere ciò che dura solo qualche attimo? Sveglia, hai le idee molto confuse, felicità e serenità sono facce della stessa medaglia, non credere di poter raggiungere uno stato sereno se non sei felice. La felicità è una serenità al cubo, se così si può dire.

Come puoi infine credere di poter essere felice se metti in pratica uno stile di vita che preclude ogni condizione per il naturale stato di felicità? Come puoi pensare di essere felice e sereno se vivi una vita inumana, che scarseggia di energia vitale, entusiasmo e spinta creativa?

Lo spirituale come armonia di corpo e mente

Se non riusciamo a creare l’immagine intera della felicità né dopo aver compreso i meccanismi del corpo né dopo aver utilizzato la mente e il sentimento in modo poetico, è utile allora unire i due “emisferi”. Sia chiaro, unire il poetico allo scientifico non può garantire la vera felicità, ma batte una strada consona alla questione.

Se la felicità romantico-poetica può essere definita poco concreta e la felicità tradotta in biochimica e formule chimiche può essere troppo limitata al corporeo, possiamo affermare che la vera felicità è una cosa del tutto spirituale.

No, amico lettore, non intendo allontanarmi dalla vita terrena. In questo contesto, con “spirituale” non voglio trascendere il corpo e la mente, ma consiglio di mescolare corpo e mente per cominciare a intendere la propria parte spirituale, cioè quella che va oltre il tempo e lo spazio, che reca le intuizioni più importanti, che porta messaggi non verbali, che puoi percepire ma difficilmente spiegare.

Si può dire che la vera felicità è spirituale, perché quando siamo consapevoli c’è sempre, come il mare, e non dipende da nessuna causa conosciuta. Spirituale come armonia tra corpo e mente, e un pizzico di qualcosa in più.

Ho prodotto molti contenuti per quanto riguarda questo tema vitale, ho fornito numerose informazioni. Se ciò ti può sembrare presuntuoso, allora potrei affermare anch’io che non ho la verità in tasca, che questa è una mia opinione, eccetera eccetera. Ma se reputo vicino al vero queste informazioni, se negli anni ho verificato in modo obiettivo la loro funzionalità nel concreto, perché dovrei fare dei passi indietro?

Detto questo, se intendi cominciare a creare le condizioni per la tua felicità, desidero consigliarti la strada su cui si posa il Project Excape: la Radice. Questa è indispensabile alla tua felicità. Che tu sia già felice o che non lo sia, puoi trarre soltanto benefici da questo percorso.

Il paradosso di Lewis

Voglio concludere con un magnifico aforisma di Jerry Lewis. Il cinismo, la passività e la negatività sono effetti normali di una vita insensata. Capisco benissimo che giungere a pensare che la felicità non esiste è normale, in queste condizioni, o che fraintendere una prova dell’esistenza della felicità (le prove biochimiche) con la stessa felicità può essere automatico. Ciononostante, credo che molti di quelli che si sono arresi, coltivino inconsapevolmente un seme al loro interno. Il seme della propria umanità, il seme da cui può avere origine un’intera foresta.

La felicità non esiste. Di conseguenza non ci resta che provare ad essere felici senza (Jerry Lewis).

Hai notato il paradosso della frase? Provare ad essere felici senza felicità pone già l’esistenza della felicità, e annulla la prima parte: la felicità non esiste.

Articoli consigliati: La vera felicità non è inseguire il piacere, Vuoi esaudire un desiderio? Armati di pazienza e Impara ad essere felice scoprendo la vera consapevolezza.

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