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La Felicità è una scelta, ma come si fa a sceglierla? La Soluzione

Immagine La Felicità è una scelta, ma come si fa a sceglierla? La Soluzione

Eccoci tornati al tema centrale del progetto: ogni cosa, in fondo, ha a che fare con la felicità. Questa è uno stato dell’essere che non ha alcunché di mistico, di misterioso o eccezionale… è la normalità dell’essere vivente che rispetta la sua natura. L’uomo, tuttavia, è la creatura che più di ogni altra ha corrotto se stessa. E allora, questo stato dell’essere (la naturale felicità), da normalità si è tramutata in una serie di decisioni da prendere. Se la felicità è una scelta vediamo in cosa consiste quest’ultima.

Siamo le rappresentazioni dei nostri intrattenimenti

Tutto il comparto dello spettacolo, che va dal mondo televisivo, del cinema, dei fumetti, libri, videogiochi ecc. propugna da quasi un secolo sempre il medesimo messaggio: lotta per i tuoi sogni e sarai felice. In sostanza, tutti i media che raccontano una storia quasi sempre portano questo tipo di messaggi, in cui emergono protagonisti dai connotati eroici.

Questi contenuti plasmano la nostra personalità fin da bambini e, senza rendercene conto, giorno dopo giorno, anche noi agiamo in quel modo. Ma il mondo reale non è un film! La fatica, il peso, la stanchezza, il dolore viene percepito, è costante e sfiancante. Il personaggio fantastico, non essendo reale segue solo le direttive dell’autore: non prova nulla poiché non esiste, eppure noi impariamo a comportarci come esso in un mondo che non è fantastico.

La Felicità è una scelta - Successo

Seguire il successo

Ma questo gioco, che non è assolutamente un caso, viene riproposto anche per i personaggi reali, ovvero gli idoli che hanno avuto successo e che tutti vorrebbero imitare: i vari attori di Hollywood, i campioni dello sport, i geni dell’imprenditoria, dagli Elon Musk agli Steve Jobs…

Le sagaci arti dello spettacolo, perfezionate da anni di lavori, riescono a costruire personaggi che vengono percepiti quasi come divinità. Sempre belli e sfavillanti, col sorriso sulle labbra, con la battuta pronta. Un lavoro da favola, donne bellissime e uomini affascinanti, un conto in banca da far invidia a chiunque. Queste persone devono essere per forza felici. E allora ecco che diventano i testimonial del successo umano, che viene erroneamente associata alla felicità. Ma udite udite signori: il successo non è assolutamente la felicità!

Non dico che alcuni di quegli uomini fortunati non possano essere sinceramente felici e soddisfatti (anche se noi comuni mortali non conosciamo il retroscena dello spettacolo, ne vediamo soltanto la punta dell’iceberg). Ma noi vediamo solo la recita e non l’intera quotidianità di quelle esistenze così invidiate. Il fatto sostanziale e innegabile è un altro, e molti di noi lo hanno imparato dall’esperienza: imitare i modelli di successo non porta alla felicità, la scelta da fare è completamente diversa.

E tu stai agendo in modo corretto?

Molti, ma ancora troppo pochi, hanno capito il giochetto, e ne hanno veramente le palle piene, ma l’habitat è molto più potente di qualsiasi tipo di idea, poiché l’ideale vive nell’individuo, e l’individuo vive 365 giorni all’anno nell’habitat. Se l’habitat è strutturato in un modo contrario a quel tipo di ideale, allora è una partita persa. Sì, è vero, l’individuo, dentro sé, potrà sempre serbare quel sentimento, quell’idea, ma verrà fiaccato giorno dopo giorno dallo stile di vita del luogo.

Quasi tutte le persone credono di essere “i buoni”,. Sono convinti senza dubbio di essere “nel giusto”, di agire nel modo più corretto con i mezzi a loro concessi. Credono sempre di essere nel giusto, come ad esempio nella gestione del denaro, delle relazioni, dell’educazione dei figli e il restante della vita. Tuttavia, esiste soltanto una cosa che può confermare questa sicurezza: la presenza di una reale felicità.

Il resto sono solo illusioni! Se non siamo realmente felici significa che ce la stiamo raccontando, significa che: anche se crediamo di essere nel giusto, stiamo e abbiamo sbagliato tutto.

Il solito circolo vizioso da cui è quasi impossibile uscirne

Quel tipo di messaggio imperante atto a imitare le persone di successo viene reso ancor più granitico da uno stile di vita che rende l’individuo sempre meno lucido, perché costretto a farsi il culo sempre di più. D’altronde deve diventare una persona di successo, e sappiamo che ognuno di questi personaggi di successo ha lavorato giorno e notte come un mulo.

Periodi euforici misto depressivi, stanchezza e apatia saranno la normalità… e allora ci sarà sempre l’ultimo film motivante a risollevare o a consolare il morale quel tanto che basta per non mollare.

Questa costante mancanza di lucidità, di esser svegli, è l’effetto di come ho spesso scritto: una mancanza di energia vitale. Per chiudere il cerchio, la carenza di questa energia si traduce nell’accettazione passiva e priva di critica del modo di vivere classico e storicamente propinato. Questo difetto sfocia in un paradigma, quello che crede essere indispensabili anni di sacrifici per ottenere i miseri e analoghi desideri degli individui di oggi.

La felicità è una scelta (matematica)

Il cerchio così si chiude. Gli uomini, essendo istruiti a questo gioco, sono sempre più carenti di energia, e questa carenza rende invisibili le stesse dinamiche del gioco. Così tutti pensano di agire in modo corretto, loro sanno di essere mediamente più intelligenti, mentre quasi tutti gli altri sono degli stupidi. Quante volte parliamo tra di noi e diciamo: la gente è pazza, la gente è stupida, non ne posso più di lavorare a contatto con la gente, la gente di qua la gente di là. Eppure c’è una cosa che dobbiamo sapere in merito alla gente: noi siamo la gente!

Quindi, perché la felicità è una scelta? Innanzitutto c’è da fare un semplice discorso matematico. Siamo in miliardi sulla terra, e i posti a sedere nella zona del successo sono limitati. Già un semplice calcolo di probabilità dovrebbe farci capire l’insensatezza dell’imitare questi personaggi. Molti, però, continuano imperterriti, e non perché siano stupidi, ma perché è l’unico gioco che il loro inconscio conosce, e perché non possiedono l’energia per cominciarne un altro.

Se viviamo in un contesto che contrasta una sincera felicità, allora la soluzione è semplice. Più si esce da quel contesto più le probabilità di una felicità aumentano. E parlo di un’evasione composta da azioni concrete: la Radice. A questo punto entrano in gioco tutta una serie di ostacoli che non voglio elencare poiché confido nell’intelligenza del lettore. Potrei scrivere dell’isolamento, della solitudine, delle difficoltà economiche, delle rinunce, ma il tutto è superfluo. Ormai sono informazioni che conosciamo.

Vorrei però concentrarmi sul fatto delle rinunce. Come ho detto, la felicità è una scelta: o di qua o di là. Se però dobbiamo andare di là per essere felici dobbiamo per forza rinunciare ad alcuni vantaggi e comodità che sono di qua.

La Felicità è una scelta - Rinunce

Sono realmente rinunce?

Ma non capiamo l’illogicità di fondo? Inseguiamo il successo, tutti questi vantaggi, comodità e piaceri per sentirci felici, ma allo stesso tempo sappiamo che questo non ci rende veramente felici, ma soltanto momentaneamente euforici. E poi ci lamentiamo del motivo che, per essere finalmente felici, dobbiamo rinunciare a questi piaceri.

Ora ti chiedo: se dovessi realmente raggiungere questa felicità quei vantaggi possono essere ancora considerate delle rinunce?

Se, ad esempio, fare a meno della cocaina mi ha reso una persona soddisfatta di me stessa, del rapporto che ho con gli altri, del mio lavoro e dei miei hobby, posso ritenere l’effetto piacevole  della sostanza una rinuncia? A cosa sto rinunciando, a un’euforia momentanea contornata una vita degradante? O sto rinunciando a una vita soddisfacente? Qual è la vera rinuncia?

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La strada per, e la strada del

La strada che porta alla felicità è un insieme di scelte quotidiane, che giorno dopo giorno ci fanno capire di essere in quella giusta. Ma facciamo attenzione a non confondere la strada per la felicità con la strada della felicità.

La strada per la felicità è quella del successo, quella sempre in salita, dove più si corre e più il dosso nasconde la fantomatica felicità. La strada della felicità, al contrario, è un percorso in cui sei già felice, e corri per il piacere di correre. Dove più avanzi e più sarai felice di poter correre e essere al mondo.

Quando percorri questa strada non ti frega nulla del successo, degli obiettivi, pur avendone così tanti da non saper scegliere. Questa decisione, questo stato dell’essere si traduce in un voler tutto, in un desiderio totale di esperienze diverse, ma senza voler nulla, senza preoccuparsi di nulla. Io voglio tutto, io voglio niente! Capisci?
La persona felice non possiede più al suo interno quel vuoto che le persone cercano di colmare coi piaceri offerti dal sistema. Quando non ti manca niente allora puoi desiderare tutto. La libertà di poter desiderare ogni cosa mette in secondo piano il raggiungere gli obiettivi, cosa che riesce ancor più di prima con questa forza e questo atteggiamento.

Non vorrei che questo discorso venga rivalutato come un insieme di parole poco concrete. Per questo dico che, anche se conosciamo questo tipo di informazioni: sapere non basta! E non parlo perché conosco a livello intellettuale, parlo perché questa direzione l’ho intrapresa in passato e mi ha reso sempre più felice. È la prova.

Ci sono molti saggi che, a livello intellettuale, farebbero di me un cartoccio, eppure a questi (per la maggior parte) manca un tassello importante, perché nella pratica continuano a soffrire. Forse dovrebbero soltanto decidersi a spolpare fino all’osso la loro saggezza, per tradurla in pratica quotidiana.

Scegli solo quando agisci, altrimenti è solo masturbazione mentale

Fare questa scelta allora, o di qua o di là. Si tratta di un cammino graduale, non si creda che il tutto si riveli in qualche giorno. L’importante è prendere una direzione e non rimanere in stallo, nella zona di coloro che si sono arresi e arrancano… ma neanche nella zona di coloro che seguono il successo, imbambolati dal mondo dello spettacolo.

[quote author=”Andrea Di Lauro”]Le “verità” non vanno accolte, ma sperimentate in modo autonomo. Forse un giudizio personale può anche rivelarsi distante dalla verità, ma rappresenta di certo una vita più vera.[/quote]

Se la felicità è una scelta, non ci possono essere scusanti. Se questa dipende da noi, allora è solo questa decisione a contare. Il resto sono parole.

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