HomeConscio e inconscioIo sono felice… Ma non è che te la stai raccontando?

Io sono felice… Ma non è che te la stai raccontando?

Immagine Io sono felice... Ma non è che me la sto solo raccontando?

Ode a te che sei felice, perché sei una rarità nel mondo.                                                                                           Lo scopo principale del Project Excape è l’evasione da un modello di vita insensato per andare verso una vita più umana. I nostri scritti si sono spesso rivolti alle persone scontente della propria vita, questo perché sono la maggior parte.

Oggi invece ci rivolgiamo a chi è veramente felice. Probabilmente siamo in pochi, ma non esiste divisione tra uomini infelici e felici. L’infelice è attratto dalla vitalità del felice, il felice vuole spargere nel mondo questo dolce polline. Io sono felice, e voglio che lo siano tutti.

Puoi credermi?

Il post non è di certo vietato a chi ancora vaga dall’euforia alla tristezza, dal piacere al dolore come se la vita fosse una continua montagna russa emotiva priva di stabilità. Mi auguro che le prossime righe si trasformino in una visione utile a chi non è ancora felice, un esempio di cui nutrirsi. D’altro canto, mi auguro che sia un articolo che accresca il livello di felicità di chi è già felice. Se sei un novizio nella conoscenza del progetto ti consiglio di leggere gli altri articoli sulla felicità.

Io sono felice, noi del Project Excape siamo felici. È dall’inizio di quest’avventura che lo ripetiamo, e che cerchiamo di fare chiarezza sulla questione. Mi rendo conto che qualcuno potrà essere scettico, o che qualcun altro non crederà fino in fondo alle mie parole, mentre altri non le comprenderanno nemmeno. Non perché sono stupidi, non esiste la stupidità, ma perché lo stile di vita comune non riesce a far mantenere l’adeguato livello di consapevolezza che ogni essere umano dovrebbe avere. La pratica prima delle chiacchiere, più valenza all’azione che alla pianificazione, non smetteremo mai di consigliare questa strada. Al lettore acuto e attento però, a colui che si è preso la briga di approfondire non uno, non dieci, ma molti di più dei nostri articoli, potrà essere sorto un dubbio. E lo posso ben capire, perché ci ho pensato pure io tempo fa. Non è che io mia sia identificato in questa felicità e che tenti con tutti i mezzi di sorreggere questa “convinzione”?

Uno scossone nelle fondamenta?

Non so se te ne sei reso conto, ma ho messo in dubbio tutto il progetto con quest’ultima affermazione: se me la sto solo raccontando, allora anche tutto ciò che ho scritto potrebbe rivelarsi un racconto atto a illudermi e a illuderti.

Spesso ho scritto della pericolosità dell’identificazione nei ruoli, nei culti, negli oggetti, nelle pratiche, nelle emozioni, nelle altre persone… mai ho parlato di questa relazione rispetto alla felicità. Io sono felice o mi sono così perfettamente identificato a questo concetto da non rendermene conto?

Io sono felice o sono identificato nell'idea di felicità?

Io sono felice o sono identificato nell’idea di felicità?

L’identificazione è la maledizione più temibile perché sottrae libertà, come un grosso foro nel serbatoio. Ed io so bene che la libertà è il carburante della felicità. Senza carburante, e senza la scintilla vitale, non può avvenire la combustione che si trasforma nel naturale movimento che è la pura gioia di essere al mondo. Se anch’io mi sono identificato in un concetto per sentirmi in qualche modo fuori dai giochi illogici del sistema, allora tutti gli argomenti derivanti da quest’azione sono in qualche modo infettati da quest’illusione, anche se dipende sempre quanto sono identificato in esso e soprattutto se sono consapevole di esserlo, perché quando divieni consapevole puoi recidere in un istante il filo che ti lega alla cosa in cui ti sei proiettato.

Il verdetto è…

Signor giudice, qual è il verdetto?
Colpevole! Il signor Andrea, conosciuto anche come il co-fondatore del Project Excape è colpevole di identificazione nell’idea: “felicità”.

Non è uno scherzo, io sono in parte identificato in questa idea, ma lo sono soltanto quando ne parlo, quando cerco di definirla e spiegarla. Devo esserlo per definirla, per tradurla in linguaggio, per comparare il me di ora con il me (infelice) del passato. Devo delineare un me felice che non può essere infelice, devo perdere parte della mia libertà, parte dell’essenza neutra che è il nucleo mutaforma di ogni essere umano. questa è la nostra natura: la capacità di mutare e poter essere ogni cosa.

Perché non sono identificato nella felicità? Merito del paradosso: la chiave dell’universo

Cosa significa essere identificati? Che l’oggetto o l’idea in questione vale tutta la nostra vita, che noi non siamo noi, ma siamo inconsapevolmente l’idea o il ruolo in cui ci siamo proiettati. Se sono identificato nel ruolo di giocatore di calcio, sarò ristretto negli schemi del ruolo. Conoscere se stessi può essere l’azione più ardua perché tutti noi siamo identificati nelle proprie maschere, in centinaia di ruoli, idee, conoscenze. La disincrostazione può cominciare solo dalla sincerità e dalla consapevolezza, non necessariamente in quest’ordine.

La spontanea domanda che rivolgo a me stesso ora è: se mi rendessi conto di non essere più felice mi cadrebbe il mondo addosso? Tutto ciò che hai fatto e che hai detto cambierebbe forma, si trasformerebbero in illusioni, piccole menzogne, autoconvincimenti? Sì e no allo stesso tempo.

Sì, perché l’io sono felice, questa consapevolezza, è la sicurezza più grande della mia vita. Allo stesso tempo, però, non è così, non ne sarei toccato, perché l’effetto della felicità è come un’enorme scudo, il quale ripara da qualsiasi mondo ci rovini addosso. Questa è la dimostrazione che rivelo a me stesso. Se mi accorgessi di non essere realmente felice cadrebbe ogni cosa, eppure so che nello stesso momento ballerei sotto la pioggia di detriti. Questo, a mio avviso, rivela la sincera felicità priva di illusione o attaccamenti identificatori, se non nella minima parte che è normale alla vita dell’essere umano. Pure io possiedo un ego, ma ciò che è essenziale è essere consapevoli di questo e porsi queste domande, queste investigazioni.

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Un argomento utile a chi è felice o a chi crede di esserlo

Io sono felice e so di esserlo, e credo che questo contenuto sia utile a capire anche la tua situazione, un ennesimo test, se così vogliamo dire, perché gli autoinganni sono sempre dietro l’angolo. E solo dalla presa di coscienza dell’infelicità possiamo migliorare la situazione. Raccontarsela significa spostare il marcio sotto il tappeto, stagnare in una palude mentre alziamo lo sguardo alle nuvole pensando che il nostro posto sia in alto, ma la terra è la nostra casa.

La differenza di un uomo identificato con uno realmente felice può essere labile o più consistente. Per capirci meglio, come scriveva Chogyam Trungpa, la felicità non è persuadere se stessi a sentirsi meglio, ma essere veramente felici.

Se stai forzando qualcosa al tuo interno ed esterno, se ti dici che devi reagire positivamente, o affrontare col sorriso gli eventi (senti come suonano queste parole), allora ti stai persuadendo a sentirti meglio. Questa non è felicità! La felicità non è reazione positiva calcolata, non è affrontare ma è una compiaciuta estensione delle braccia, pronte ad accogliere gli eventi. Non si lotta ma si assapora. E non c’è fuga. Mai diremo di scappare, se non verso una vita felice. Quando si fugge non si deve farlo voltandosi indietro, perché non sappiamo dove approderemo, lo si fa avendo ben chiara la destinazione.

L’atteggiamento dell’asceta che dice “io non voglio niente” e quello dell’uomo comune che dice “io voglio questo e quello” si equivalgono. Il primo può essere attaccato alla sua rinuncia quanto l’altro al suo possesso (Meré).

L’ammissione più umana

La Felicità può sempre venire minata dall’identificazione, anche in quei casi in cui il soggetto può sembrare più distaccato, ultraterreno, mistico. Ma non può, come ho spesso detto in passato, eliminarla totalmente, perché la consapevolezza della felicità è la sicurezza più grande. O almeno, per me finora è stato così.

Io sono felice, se emessa con sincerità, è l’ammissione più normale dell’essere umano, anche se oggi è una delle rarità più ricercate. Il Project Excape continuerà a mettere a disposizione informazioni utili per questo scopo, l’obiettivo primario di ognuno tanto difficile quanto semplice, poiché non ha cause ma una sola condizione: riavvicinarsi alla propria umanità.

Articoli consigliati: Schopenhauer e L’arte di essere felici da un maestro del pessimismo, Non riesco ad essere felice, esiste un modo per risolvere i miei problemi? e Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, a morte l’attualità.

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