HomePercorsi di felicitàIntervista a Giacomo Papasidero sulla felicità

Intervista a Giacomo Papasidero sulla felicità

Immagine Intervista a Giacomo Papasidero sulla felicità

Riteniamo sano e naturale dare spazio a punti di vista diversi, di tanto in tanto una penna nuova può essere d’ispirazione. Se non altro possiamo riposare le dita per questa settimana. 🙂

Giacomo Papasidero sulla felicità: Intervista 3

Sappiamo che le lenzuola vanno cambiate regolarmente, e anche se non siamo molto regolari in questo, il lenzuolo di oggi si chiama Giacomo Papasidero (spero che ci scuserà di averlo paragonato ad un lenzuolo). 🙂

Se te lo sei perso, Giacomo aveva già scritto per noi, raccontando della sua storia e del suo rapporto con la felicità: La felicità non è altro che la vita stessa.

Oggi invece abbiamo deciso di calarci nell’argomento diventando intervistatori. Forse dai nostri articoli non si direbbe, ma ci piace molto fare domande. Diamo il via all’intervista senza dilungarci oltre, a questo ci penserà Giacomo. 🙂

Intervista a Giacomo Papasidero sulla felicità

Di informazioni sulla felicità ormai siamo saturi. Perché allora continuiamo a vedere infelicità nella maggior parte delle persone?

Potremmo fare lo stesso ragionamento con la conoscenza, la tecnologia, l’ambiente. Di informazioni su come non inquinare, ad esempio, il web è pieno, se ne parla sempre più spesso anche in televisione, ma di fatto inquiniamo tantissimo e anche se sappiamo cosa fare, non sempre lo facciamo.
Io penso che da un lato la felicità sia qualcosa di più complesso del semplice “fare qualcosa”. Oggi (e forse era così anche ieri) va di moda la soddisfazione, non la felicità. Tutti, o quasi, propongono tecniche, qualcosa che devi fare, ma questo non rende felici, al massimo rende più efficaci. E sono due cose molto diverse.
La felicità vera, autentica, profonda, affonda le sue radici nel modo in cui viviamo la nostra vita e penso che la nostra cultura non ci educhi a vivere con gioia, per cui non siamo preparati a farlo. Cambiare il modo in cui viviamo, le regole, le idee e la visione della vita, la convinzione di cosa sia giusto o sbagliato, non è facile.
Senza contare quella che potremmo scherzosamente definire “sindrome da pillola magica”: ossia l’abitudine ormai diffusissima di volere tutto e subito. Soprattutto senza fatica. Non siamo educati a tollerare il malessere o il disagio, ma a evitarlo e scappare il più lontano possibile. Così vorremmo soluzioni rapide, cerchiamo sollievo alle cose che non ci piacciono invece di percorrere la strada per raggiungere la felicità.
Una strada impegnativa, che richiede tempo, fatica, ma soprattutto la voglia di mettersi in discussione, osservarsi e cambiare, migliorare, fare i conti con i propri limiti, i propri errori e lavorarci senza censurare nulla. Non solo vorremmo prendere “una pillola” e stare bene senza fare fatica, ma c’è anche il problema che non siamo educati a conoscerci, guardarci dentro, entrare in contatto con noi stessi.
Il punto è che una cosa è parlare di felicità, un’altra è sperimentarla veramente, dal momento che richiede una serie di scelte che sono opposte al nostro modo di vivere e richiedono uno sforzo a cui non siamo per nulla abituati. E spesso ne siamo anche spaventati.

Oltre a fraintendere il concetto di felicità, molti confondono la felicità con la serenità. Tu cosa ne pensi? Possono essere la stessa cosa?

Parole.
Io penso che siano uno strumento prezioso, ma sono pur sempre un mezzo e dipende da come lo usiamo.
Quando dico “Amore” io non intendo mai una relazione, né di coppia né altro, ma una scelta, un atteggiamento e un modo di vivere dove dai quel che vorresti ricevere, il meglio che tu possa desiderare. E lo fai verso tutti, senza condizioni, senza compromessi. E se non lo spiego chiaramente, pochi lo intenderanno così e quasi tutti penseranno a un partner, o a un figlio al massimo.
Felicità o serenità? Io dico che la felicità è serenità interiore, che felicità significa pace, emozioni positive, benessere, tranquillità, equilibrio, sentirsi in armonia con quello che sta intorno a noi, e dentro di noi. E di solito lo devo precisare per non essere frainteso.
A molti sembra che la felicità sia troppo, e si “accontentano” della serenità, che abbiamo imparato a considerarla una via di mezzo, qualcosa di “umanamente” accessibile, a dispetto della felicità che nel nostro immaginario è fuori dalla nostra portata.
Ma si tratta solo di parole, dipende tutto dal senso che gli diamo. L’ideale è chiederci (e chiedere agli altri) “Cosa intendiamo con…” e cercare di capire cosa indica quella parola, invece di attaccarci ad essa come se fosse “verità assoluta”.
Io dico felicità e intendo “stare bene”, e su questo credo che alla fine siamo tutti d’accordo.

Articolo consigliato: Perché perseguire la sincerità in una società falsa e ipocrita?.

Si può avere paura di essere felici?

Possiamo avere paura di tutto, perché non di essere felici?
Come sempre dipende cosa intendiamo. Se per felicità io penso a uno stato emotivo che non dipende da me, ma dal comportamento degli altri, dalle cose che dicono, dalle loro scelte, da situazioni “fortuite” che voglio vivere, da eventi che devono accadere, allora posso giustamente avere paura di non essere felice. Perché è evidente che sia difficile.
E allo stesso modo posso averne paura perché, dipendendo da tanti fattori che sono fuori dal mio controllo, non posso avere garanzie, e domani potrei perdere la felicità che sento oggi. Oppure potrei temere questa “felicità” proprio per non dover fare i conti con il malessere che sentirei se poi dovesse realmente sfuggirmi di mano, perché a quel punto, dopo averla provata, sarebbe anche peggio doverci rinunciare.
Così la paura diventa inevitabile perché non capisco la natura della felicità.
Sono pienamente d’accordo con una frase che ho letto attribuita a Madame Curie, in cui lei diceva che “non c’è niente di cui aver paura, ma solo da capire”. Se comprendiamo cos’è la felicità, non ne avremo più paura. E questo vale per tutto.

Si può essere felici senza essere liberi?

No. Per essere felici dobbiamo amare, e l’amore non esiste dove manca la libertà. Ma come dicevo poco fa, è una questione di comprensione. In realtà noi siamo sempre liberi, totalmente liberi per quello che conta davvero. Anche qui il problema è cosa intendiamo con la parola “libertà”.
Possiamo sempre scegliere il nostro atteggiamento, così come sosteneva meravigliosamente Viktor Frankl, dopo essere uscito dal campo di Auschwitz (e lui lo aveva sperimentato lì dentro!), e siamo sempre liberi di fare le nostre scelte, anche se questo comporta la responsabilità circa le conseguenze di ogni decisione. Tema troppo ampio da affrontare adesso.
La libertà è indispensabile per essere felici, e “fortunatamente” non ci manca mai.

Si può essere felici interpretando la vita come una sfida da affrontare, da vincere?

Sì, ma anche no.
Dipende come la affronto. Di certo vivere la vita come una “Sfida” (non come una gara!) è un approccio positivo, che ci porta (o almeno dovrebbe) a vivere problemi e situazioni difficili come delle prove, delle opportunità di metterci in discussione, di superare i nostri limiti, di fare meglio di quanto fatto finora.
Ma dipende come vivo la sfida: posso affrontarla con entusiasmo, amore, gioia e determinazione, oppure con ansia, frustrazione nei momenti difficili, tensione e grandi pretese circa il risultato.
Posso accogliere ogni sfida con Amore, o con Paura. Da queste due alternative dipende la nostra vita e la nostra felicità. E questa scelta è sempre disponibile e mai imposta dalle circostanze che viviamo.

Che ruolo hanno gli altri nella felicità del singolo?

Nessuno.
Detta così può far pensare a una visione totalmente egoistica della felicità come troppe volte leggo oggi. “Nessuno” non significa che gli altri non contano, significa semplicemente che la felicità è una questione esclusivamente interiore e personale, in cui siamo i soli ad avere voce in capitolo.
Posso essere circondato da persone che mi amano e vogliono aiutarmi, comprendermi, sostenermi, eppure posso sentirmi solo, insoddisfatto e incompreso. Possiamo essere circondati da tante persone ed essere tristi ugualmente.
E dalla parte opposta potremmo sentirci perfettamente in armonia e in pace anche nel mezzo di un momento difficile nonostante gli altri ci hanno messo da parte. Tutto dipende da come viviamo quel che ci accade.
Se bastasse essere amati per sentirsi amati, allora come mai spesso rifiutiamo l’amore (qui parlo di coppia) di una persona che magari è sincera in quello che prova verso di noi, per cercare invece quello di chi, paradossalmente, non è interessato a noi? E quante volte accade! Penso che sia stata un’esperienza che tutti, o quasi, abbiamo vissuto.
Non basta che gli altri ci amino per sentirci amati. Come non basta che cerchino di comprenderci per sentirci compresi.
Il ruolo degli altri nella nostra felicità è nullo per un semplice motivo: non conta cosa fanno gli altri. Le nostre emozioni (vale la pena sottolineare che la felicità è un’emozione!) dipendono sempre e solo da noi, da cosa pensiamo e da come viviamo tutto quello che accade, che siano azioni, gesti, parole, scelte e comportamenti. Dipende dal senso che diamo, per cui è tutto nelle nostre mani, o meglio nella nostra mente.
La felicità e la nostra vita non sono il frutto delle vicende che viviamo o delle persone che incontriamo (anche se tutto ha il suo peso), ma delle nostre scelte, del nostro atteggiamento interiore di fronte a ogni cosa. E poiché non ci può essere felicità piena e profonda senza amare, allora la felicità non è mai egoista, perché l’egoismo è l’opposto dell’amore.
Così la mia felicità non dipende da nessuno, ma se sono felice è perché amo, e quindi gli altri non mi sono indifferenti, tutt’altro, li considero davvero importanti. Ma non li vedo come “la fonte del mio benessere”, ma come i destinatari di tutto quello che di meraviglioso costruisco giorno dopo giorno dentro di me.

Articolo consigliato: L’indipendenza emotiva non è fuggire verso una vita solitaria ma…

Come risolveresti i mali degli esseri umani?

Non credo che lo farei. 😀
Forse la cosa peggiore che possiamo fare per gli altri è proprio risolvere i loro problemi. O meglio provarci, visto che sono convinto che in fondo non possiamo mai risolvere davvero un problema agli altri. Al massimo possiamo dare loro sollievo facendo qualcosa che ci viene chiesto, ma di fondo il problema non è mai il fatto reale, ma l’atteggiamento con cui lo viviamo, meglio ancora il malessere con cui lo affrontiamo.
Quindi continuerei a fare quello che sto già facendo: spiegare come risolvere i propri problemi. Insegnare la strada da prendere per arrivarci, e credo che questo sia forse il più grande atto d’amore che possiamo offrire a qualcuno: dedicare il nostro tempo per aiutarlo a crescere e migliorarsi. O meglio, per offrire questa opportunità, il nostro supporto e sostegno, la nostra esperienza, soprattutto comprensione, pazienza e fiducia.
Penso che la qualità della nostra vita non sia il frutto delle situazioni che viviamo, ma di come lo facciamo, e viverlo, essere d’esempio, ma soprattutto credere nel potenziale degli altri e sostenerli sempre senza mai stancarci di aiutarli, penso siano cose che faranno davvero la differenza nella vita delle persone con cui avremo modo di interagire.
Non credo ci sia dono più grande di “darsi” con il solo scopo di rendere migliore la vita degli altri. Questo non risolve i “mali” dell’umanità, ma offre a tutti l’opportunità di vincere i propri. E, in fondo, i “mali” di tutti non sono altro che la somma di quelli di ognuno.

Come vedi il settore della crescita personale e della spiritualità in un futuro prossimo?

Sinceramente non lo guardo neppure.
Certamente è un settore, se così vogliamo chiamarlo (anche se la parola “settore” da molto l’idea di una cosa economica), in crescita.
Io personalmente non mi sento parte di un settore. Semplicemente vivo la mia vita e condivido quello che imparo. Come una persona che trova un tesoro e poi dice agli altri come raggiungerlo, visto che di ricchezza ne ha trovata così tanta che basta e avanza per tutti.
Credo che le persone siano sempre alla ricerca di punti di riferimento, guide, risposte. Quelle che fino a qualche anno fa erano salde, credo stiano vacillando, e la ricerca è più intensa anche perché l’offerta di risposte è sempre più ampia, soprattutto da quando è alla portata di tutti (soprattutto grazie a internet).
Non dico se sia giusto o sbagliato, meglio o peggio. Semplicemente è chiaro che oggi ci sono molte più alternative. A me interessa condividere un modo di vivere. In che “settore” vogliamo classificarlo, mi importa poco davvero, sono più interessato alla felicità e al benessere delle persone.

Articolo consigliato: Perché il motivatore personale ha fallito?

Nelle risposte di Giacomo abbiamo trovato molti fattori che ci accomunano, mentre altri che differiscono dalla nostra filosofia riguardo la felicità. Ma questo poco importa. Ciò che ci sta a cuore è il nostro lettore. Riteniamo che ogni persona sia in grado di osservare e selezionare ciò che più gli serve, o ciò che più gli si addice in questo momento di vita. Per questo siamo felici di aver dato spazio a una voce diversa dalla nostra, e ringraziamo Giacomo Papasidero per la sua disponibilità. Cercheremo proporre punti di vista differenti anche in futuro, sempre in modo irregolare. 🙂 Buona vita e, come sempre, buona sperimentazione.

Sito di Giacomo Papasidero: diventarefelici.it

FINALMENTE È ARRIVATO

Se non ti piace leggere da Pc o smartphone è pronto l’ebook del Project Excape. Se lo desideri puoi sostenere il progetto leggendo in modo ordinato e cronologico gli articoli più significativi, come se fosse un libro.
Scopri l'ebook

In tutte le librerie digitali come Amazon, Kobo, IBS ecc.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *