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Interstate 60: il (vero) messaggio dietro al film

Articolo Interstate 60: fraintendimenti e cliché

Non aspettarti la solita recensione di un film. Se hai già visto Interstate 60 è probabile che tu l’abbia reputato interessante. A me è sembrato banale. Molti degli aspetti banali li ho riscontrati nella trama: come è stata presentata, la recitazione, gli effetti scenici ecc. Niente fraintendimenti però. Ho trovato banale la sua realizzazione, non di certo il contenuto. Sintetizzando, Interstate 60 l’ho trovato (esternamente) banale ma (profondamente) interessante.

Questa pellicola racchiude alcuni insegnamenti che, liberi appunto da fraintendimenti, possono rivelarsi molto utili se non addirittura illuminanti. Il tutto sarebbe riuscito molto più che bene se questi contenuti non fossero stati velati dal classico cliché, o marcato messaggio finale del “abbi il coraggio di seguire il tuo sogno”.

Attenzione al messaggio di Interstate 60

Il fatto è che ormai siamo stufi di queste esortazioni. Siamo stati pompati abbastanza a lungo coi: credi in te stesso, abbi fiducia, segui i tuoi sogni ecc. Queste pellicole servono solo ad esaltarti qualche ora, a tramutarti nel Dio onnipotente della serata (se sei della mia generazione puoi ricordarti di come i film di Van Damme ti trasformavano in un guerriero leggendario che malmenava gli stipiti e gli attaccapanni di casa, estendendo il tuo potere fino a quando non andavi a dormire).

Ma la mattina si ritorna ad essere il solito perdente che dovrà svegliarsi alle 6 del mattino, che dovrà drogarsi con zucchero e caffeina per mantenere una soglia di lucidità poco più che accettabile, per addentrarsi in quella noiosa e logorante “ruota da criceto” che continuiamo a chiamare vita. Poi, di nuovo, la sera, stanco e annoiato, avrai pronto e disponibile l’ennesimo film che ti dirà: forza, rialzati, credi in te stesso, non mollare, segui i tuoi sogni e via così, giorno dopo giorno, fino a quando, un giorno, ti sveglierai vecchio.

Passami il termine, ma queste sono tutte cazzate. Perché domani tu non farai ciò che viene mostrato in Interstate 60, perché la vita non è un film. Tu non seguirai il tuo sogno, perché ogni giorno vivi in un luogo che ti impedisce anche solo di pensare ai tuoi veri sogni. Non rifiuterai di certo la BMW rossa né la mansione raccomandata dal papi. Sinceramente, rinunceresti a soldi sicuri e facili, a tranquillità economica e beni materiali per inseguire i tuoi sogni incerti ed utopici come dicono i film? Come ben saprai e come ben ti hanno ripetuto fin da quando eri alto poco più di un metro, il treno passa una volta sola. Però, il domandone da cento milioni di dollari dovrebbe essere: ma questo è veramente il mio treno?

Focalizzarsi sul messaggio giusto

In Interstate 60 il fraintendimento sta nel focalizzare l’attenzione sul banale messaggio ostentato, così da lasciar fuggire distrattamente ciò che conta. Pensare che la morale sia il cliché quando invece è un’altra, o nel caso specifico, altre.

Quali sono allora gli elementi che meritano la tua attenzione e le tue riflessioni? Da ciò che mi ricordo (sono trascorsi parecchi mesi dalla visione) i punti focali sono almeno tre.

Il primo dei 3 punti focali

Il primo, quello che più di tutti mi è piaciuto, è il gioco dei “cuori neri e picche rosse”. In sostanza, viene evidenziato uno dei principali funzionamenti del cervello umano, che serve principalmente al risparmio energetico e alla velocità di percezione della realtà e conseguenti esecuzioni di ogni sorta.

Il giochetto è più o meno questo. Il mago di turno sfoglia velocemente delle carte dinnanzi al nostro protagonista, esortandolo a ricordare e ripetere il seme di ognuna. Ma come si può scoprire alla fine del gioco, i cuori sono neri, e vengono (inconsciamente) scambiati per le picche, mentre le picche sono rosse, e vengono confuse con i cuori. Questa consapevolezza osservatrice, se trasportata nel quotidiano, può veramente farci percepire la realtà in maniera diversa, permettendoci di notare cose che prima non vedevamo. Tuttavia, questo è, come ho già detto, un procedimento atto a risparmiare energia. Il cervello non riesce a processare tutte le informazioni che gli arrivano dall’ambiente senza l’utilizzo di automatismi. Questi, però, alle volte cambiano nettamente la realtà.

Il succo è che vediamo quello che ci aspettiamo di vedere e non quello che è realmente! Questo ci può far tralasciare per strada numerose occasioni e novità. Il problema di fondo di questo automatismo è la mancanza di energia, ed è per questo che il cervello è costretto a passare quasi tutta la giornata servendosi di automatismi, formati da passati modelli di pensiero. Quando gironzoli per le strade della tua città, se talvolta ti sembra di vedere un’orda di zombie apatici che camminano non si sa bene dove, questa è la motivazione.

Il secondo punto focale di Interstate 60

La seconda situazione di Interstate 60 che mi ha fatto riflettere è stata quella in cui il protagonista si ritrova in una strana città dove viene distribuita legalmente una droga di nome Euphoria. Leggi bene le parole che dice un poliziotto del posto all’ignaro protagonista quando tenta di spiegargli la situazione dei cittadini locali.

Euphoria è una droga sintetica, potente, legale. Invitammo tutti a non farne uso, ma come vi dicevo ci sono persone che vogliono solo sballarsi. Una dose ed erano dei drogati sotto controllo. In questo modo siamo noi a poter stabilire il prezzo e l’abbiamo resa molto accessibile. Vivono nei nostri campi, mangiano il nostro cibo, fanno qualche lavoretto, ritirano l’immondizia, falciano l’erba, puliscono i cessi, e poi prendono euphoria e di notte si parte, tutti a fare baldoria (Poliziotto di Euphoria).

Anche se nella pellicola rende molto meglio, io ci ho trovato una chiara analogia con la società moderna dei giorni nostri. È una situazione che, mascherata, risulta molto simile. Questa ci può far capire i subdoli meccanismi che ci distraggono e non ci fanno seguire i nostri veri obiettivi. Non potresti nemmeno immaginare cosa rappresenta Euphoria nella realtà quotidiana. No, non pensare a cocaina, eroina, alcol o marijuana. Non intendo niente di così illegale e costoso. Credimi, non te lo aspetteresti mai. No, non voglio rivelare a cosa mi riferisco. Molti mi darebbero del matto. Se sei curioso prova ad indovinarlo leggendo un po’ sul nostro blog. 😉

Il punto focale n° 3

Il terzo punto d’interesse riguarda una frase che viene ripetuta un paio di volte nella pellicola.

Ogni evento è inevitabile. Se non lo fosse non accadrebbe (O.W. Grant).

Non puoi non ammettere che questo messaggio possiede un marcato fascino. Ricordo che mi colpì fin da subito, e lo reputai istantaneamente veritiero. D’altronde non può esserci dubbio, perché ciò che rende vera la frase è quel “altrimenti non accadrebbe”.

Dopo qualche minuto mi resi conto del messaggio all’interno del messaggio, ossia del fatalismo insito in quella bella frase. Anche qua può esserci un fraintendimento, perché se “ogni evento è inevitabile, altrimenti non accadrebbe” significa che allora tutto è predestinato. La nostra vita è già stata scritta, siamo impotenti di fronte al destino. Questi modi di intendere l’esistenza a mio avviso riducono la vita a un triste avvenimento meccanico e immutabile. Che divertimento c’è a credere al destino? Ricorda, nel momento in cui dici “credo al destino” hai già fatto una scelta.

È perciò vero che ogni evento è inevitabile altrimenti non accadrebbe, però chiediti, chi è che crea questi eventi? Perché, in realtà, la maggior parte degli eventi non accadono ma…

Articoli consigliati: Silence di Martin Scorsese: il significato del silenzio.

Se sei interessato a questo film lo puoi trovare qui: Interstate 60.

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14 commenti su “Interstate 60: il (vero) messaggio dietro al film”

  1. Io aggiungerei alla riflessione che il film propone anche la dinamica del desiderio, cosa desidero veramente mi farà felice? Oppure me ne stancherò? cfr. l’uomo che mangiava 5/6 volte da scoppiare perché aveva chiesto di farlo ma ha un grande buco nero e non ha le finanze per permetterselo e cerca gente che scommette sulle sue capacità ma ha perso il piacere di mangiare… e gli esempi si potrebbero moltiplicare.

    1. Andrea Di Lauro

      Vero, è un film pregno di esempi e particolari che se colti consapevolmente possono trasformare la vita. Se il grado di consapevolezza è alto (poi) riusciamo a scorgere esempi simili anche in avvenimenti più banali rispetto a questa pellicola così meritevole.

  2. Visto questa sera e interrotto dopo mezz’ora. Solite banalità relativiste postmoderne, solito marasma da cui non si esce, solita confusione creata ad arte, solita retorica cristiana sul peccato del desiderio, solito buonismo da cassetta assortito. In poche parole: squallido, quanto inutile. Evitatelo.

    1. Andrea Di Lauro

      Ciao, Luca. I concetti del film sono stati presentati male, questo è sicuro. Ma sono presenti alcuni spunti interessanti presenti dalla metà del film in poi. Chiaramente non mi riferisco al solito messaggio: “segui i tuoi sogni” che la maggior parte delle opere cercano di sbandierare perché fa molta presa sulla folla 🙂

    1. ahaha Idem per me! Un amico mi amico mi aveva consigliato questo film 15 anni fa. Il suo racconto mi aveva intrigato e mi é rimasto sempre nel retro della mente. Peró mi ero scordato il titolo e l’ho visto solo oggi per caso… coincidenze?

  3. ok, mi avete incuriosito, vorrei sapere cosa significa precisamente per voi euphoria nella vita reale.
    grazie e buona giornata

  4. A me è piaciuta molto la frase sulla pipa e di come un oggetto, o qualcos’altro in generale, assuma un significato attraverso il percorso che compie (in un certo senso prende vita…)

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