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L’Indipendenza emotiva non è fuggire verso una vita solitaria ma…

Immagine L'Indipendenza emotiva non è fuggire verso una vita solitaria ma...

Il periodo attuale si contraddistingue da quelli passati per come oggi le persone si relazionano tra di loro. Viviamo in una società sempre più basata sullo spettacolo, sulla facciata e sempre meno sui contenuti. Vogliamo apparire ed essere teatrali, ma la nostra realtà quotidiana è tutt’altra cosa.

Emerge oggi più che mai una lacerazione tra il desiderio innato di stare vicino agli altri e quello di vivere isolati, in pacifica solitudine. Questo porta le persone a domandarsi come fare a raggiungere l’indipendenza emotiva che alcuni individui sembrano aver raggiunto.

L’altro lato del fiume

In alcuni post passati ho parlato più che altro di quella categoria di persone che difficilmente riescono a vivere da sole. Quelle che, simili a cuccioli canini, provano un’angoscia, una sofferenza insopportabile nello stare soli. Anche se, in realtà, la solitudine non esiste. Ma questa è una consapevolezza a cui non ci si arriva leggendola su un blog, è necessario un percorso pratico di esperienza.

Se ricordi, ho preso in causa più di una volta questo tipo di persone e le relazioni malate a cui danno vita, schiave della dipendenza emotiva che le guida come marionette. Oggi invece voglio sondare l’altro lato del fiume, quello adiacente a correnti di pensiero solitarie, eremitiche, d’isolamento voluto.

Ricerca di autogoverno affettivo

Uno dei punti centrali della questione mette in risalto un dato: la ricerca dell’indipendenza emotiva avviene sempre da una certa età in poi. Questo obiettivo sarà difficilmente ricercato da adolescenti o uomini e donne al di sotto di una certa soglia d’età. Diciamo che avviene dopo i 30, ma per molti a partire dai 40. Ma come vedremo tra poco, questa ricerca viene deviata dal suo puro scopo.

Con indipendenza emotiva o ricerca di una stabilità affettiva, che è il contrario di una dipendenza di tipo affettivo, si intende quello stato d’equilibrio emozionale facente parte di un individuo sano. Questa libertà, questa autonomia individuale per quanto riguarda le proprie emozioni, vuole evitare un possibile scuotimento dello stato d’animo, fatto che deriva dalla relazione con gli altri. Questo desiderio di autosufficienza emotiva è spesso la risposta alle sofferenze amorose del passato. Le varie disavventure creano negli anni una corazza che difende dagli attacchi emotivi.

Indipendenza emotiva: stampella

Indipendenza emotiva: ennesima stampella per una vita di stenti

Ecco, per l’ennesima volta, che un’esistenza artificiale e inumana riesce a trasformare un desiderio sano in una fuga deleteria. Essere manovrati dalle proprie emozioni, specialmente quando si tratta di quelle negative, non è mai piacevole. Anche quando sono l’eccitazione o l’euforia a guidarci senza remora, se è presente una certa dose di consapevolezza, si percepisce che qualcosa non quadra. Un senso d’impotenza, una perdita di stima verso la propria persona in alcuni casi.

Questo desiderio di autogoverno del proprio stato d’animo però, è stato spesso ostacolato dalle numerose esperienze di vita sociale e intima. Di queste ne abbiamo conosciute un bel po’ tutti noi. In ogni tipo di relazione, dall’amichetto delle elementari, al cugino, ai genitori, ai maestri, ai fidanzati, ai figli… abbiamo fatto esperienze di gioie ma anche di sofferenza.

In particolar modo, vorrei marchiare d’importanza, tra tutte queste esperienze, quella che riguarda il tradimento.

La sofferenza amorosa più grande

Come ho detto, il desiderio di indipendenza emotiva è una risposta alle sofferenze amorose avvenute in passato, dove la più dolorosa è senza dubbio il tradimento.

Il tradimento è come un punteruolo che apre una ferita nel punto più molle, dove siamo più deboli. Non può essere messo in atto da persone di cui non ci interessa nulla, il tradimento giunge sempre dalle persone a cui teniamo di più. Questo è ciò che sconquassa lo stato d’animo, arrivando delle volte a farci perdere ogni riferimento. La fiducia a lungo costruita, tutto ciò che pensavamo di nostro padre, del proprio partner, del caro amico cade in un millisecondo, e con ciò cade il mondo.

Dopo aver vissuto una o più esperienze di questo genere, la maggior parte degli esseri umani reagiscono tutti allo stesso modo, in base al periodo storico da cui sono influenzati.

Le coppie sposate di mezzo secolo fa non si sarebbero mai divise dopo un tradimento. La persona tradita avrebbe ricercato la sua autonomia affettiva in altro all’infuori del matrimonio, ad esempio nei figli. Oggi i tempi sono cambiati. Dopo anni di esperienze amorose negative, l’indipendenza emotiva trasmigrata nella solitudine sta diventando l’icona sentimentale di questo periodo.

La reazione più comune al tradimento è una caduta nel cinismo affettivo, nella negazione dell’amore. L’amore non esiste, è solo una favoletta per adolescenti. Questa è l’ultima volta che ci casco. L’amore fa male, è sofferenza. Si vive meglio da soli. Io amo me stesso/a… Perché a tradire sono le persone in cui avevamo riposto più fiducia, e questo porta a non avere più fiducia nella vita o in una possibilità di vita felice.

Una maschera per coprire il dolore

Una corrente di pensiero che innalza un tipo di esistenza solitaria sta avendo molto successo. Negli ultimi decenni l’ho vista crescere sempre di più, anche perché mi sono nutrito di alcuni di questi principi. A mio avviso però, si tratta di una farsa, una mascherazione, una giustificazione che tenta di mandare giù i bocconi amari avvenuti in passato. Se il contatto con sé stessi, l’amore verso di sé ancor prima che verso gli altri, una vita in solitaria vengono vissuti con sincerità, allora è cosa genuina che dà frutti gustosi. Se invece questo “amare se stessi e vivere in solitudine” è una risposta agli sgarri altrui, si rivela essere l’ennesima stampella.

Tutte le sofferenze di un amore non corrisposto o peggio ancora, quando questo sentimento (di amore) non lo riscontriamo nelle persone a noi più vicine, danno vita a una reazione difensiva che viene mascherata da sagge vedute. Così, quando non si è riusciti a trovare una propria indipendenza emotiva nel rapporto, la si cerca in una vita sentimentalmente solitaria: senza la presenza di un partner.

Prima di continuare voglio fare un piccolo appunto. Dobbiamo essere consapevoli che se veniamo traditi da un amico, da un parente, o in particolar modo dal marito o moglie che sia, non è perché l’altra persona vuole farci del male. La maggior parte delle volte chi tradisce è solo accecato dall’oggetto del desiderio, non ha altri pensieri che per quello. Non sta ancora pensando a noi.

Mettiamo che ci tradisca in uno dei modi che viene definito il peggio: sessualmente. È molto importante capire che non ci ha tradito perché ci sta svalutando come persona, non significa che non ci voglia bene, o che voglia più bene ad altre persone (anche se non ci sarebbe nulla di male). Non pensa che tu sia meno di qualcun altro, ogni rapporto è differente.

Queste righe non vogliono essere di certo una giustificazione, specialmente quando una premeditazione protratta nel tempo aggrava la situazione. Tuttavia mi preme in particolar modo far capire che nel tradimento, spesso non c’è desiderio di ferire l’altro, non lo si svaluta, anzi… il tradimento per antonomasia avviene sempre quando l’altro ricopre uno dei ruoli più importanti nella vita del traditore.

Confondere traguardo con partenza

Il classico percorso degli individui di oggi è prendere delle sonore batoste emotive per circa una quindicina di anni, per poi “svegliarsi” e cadere dal lato opposto. Il primo errore è cominciare a cercare una indipendenza emotiva, che non sia per l’appunto dipendenza affettiva, soltanto dai trenta o dai quaranta in su. Le relazioni col prossimo, che siano di amicizia o più intime, dovrebbero essere già dal principio impostate in un certo modo, e di questo abbiamo parlato in molti articoli. Li puoi trovare nella sezione: rapporti interpersonali. Scappare verso la solitudine e rinnegare l’amore non può creare una vita felice. Si tratta di un’azione che tenta di mascherare il reale desiderio d’amore, di perdersi totalmente nell’altro, di amare ed essere amati, di condividere esperienze con l’altro.

Il rischio del tradimento, in questo caso, è sempre dietro l’angolo. Il ricordo dello struggimento amoroso quindi fa propendere gli individui più “maturi”, facilitati dalla riduzione delle tempeste ormonali, verso una vita solitaria, dove basta amare se stessi. Ecco cosa significa confondere il traguardo con la partenza.

Si parte dal capire chi si è, dall’amore verso di sé, per poi estenderlo a tutto il mondo. Ma in un mondo al contrario, il percorso non può che essere ribaltato, come in qualsiasi altro settore di questa vita al contrario. Vediamo adolescenti che non sanno chi sono costruire famiglie, scappare di casa per costruire il loro nido d’amore, sprecare la propria energia vitale in mero intrattenimento e rinunciare a una vita più vera per qualche dozzina di orgasmi. Relazioni di questo tipo, dove nessuno dei due conosce se stesso, sono sorgenti di litigio, vespai, scontri, inconsapevolezza, non conoscenza del significato di amore, tradimenti e via dicendo.

Due modi errati di vivere le relazioni

Dopo la lettura di questo articolo e di quello che sembra essere il suo antagonista, che metteva in guardia dalla dipendenza affettiva, possiamo essere consapevoli dei due pericolosi lati del fiume:
Cinismo amoroso, negazione dell’amore, sofferenza per una vita in solitaria (voluta).                                 Dipendenza affettiva, incapacità di vivere da soli, insicurezza senza un altro in cui rispecchiarsi.

Ma il vero scopo della vita non è quello di attendere sulla sponda del fiume, che sia da una parte o dall’altra, ma bagnarsi al suo interno. La vera indipendenza emotiva non è fuga dal tradimento, ma riuscire a essere totalmente se stessi con gli altri o con l’altro (nella relazione amorosa). Questa è l’essenza di tutto il discorso.

A questo scopo si può tendere avendo in mente un precetto cristallino che non viene infettato dalle dinamiche sociali e “amorose” commerciali. Io non godo di te, ma di quell’unione che va oltre me e te. Questo modo di essere cambia totalmente il modo di vedere la relazione e il tradimento. Questa secondo me è l’indipendenza emotiva a cui tendere.

Articoli consigliati: Trovare la pace interiore: vedo me stesso in ogni cosa. Cuore o ragione? Segui… e Come risolvere i problemi di coppia: i 10 comandamenti.

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2 commenti su “L’Indipendenza emotiva non è fuggire verso una vita solitaria ma…”

  1. Concordo su tutto. L’indipendenza emotiva è frutto di un processo di crescita che non si può indurre artificialmente, anche se siamo abituati a cercare soluzioni rapide e infallibili per tutto. Bisogna fare esperienza di ogni stadio per comprendere davvero, e allontanarsi da scelte nate da entusiasmo o rifiuto, quindi proprio il contrario dell’indipendenza. Però si può vivere una ricerca genuina, e questo sì, dipende anche dalla nostra volontà; non è una cosa che ti casca in testa automaticamente perché hai varcato gli “anta”, Per me una porta si è aperta – o si è resa visibile come tale – sui 45 anni, quando ho iniziato a scrivere (guarda caso). Qualche giorno fa sorridevo pensando a quanto si sia fuori strada, da giovani, nel pensare che le persone che invecchiano siano poco volitive perché hanno perso grinta… a volte hanno solo capito cosa vale e cosa no. 🙂

    1. “Allontanarsi da scelte nate da entusiasmo o dal rifiuto” come hai detto, perché sono il contrario dell’indipendenza.
      Queste sono parole di chi ha sviscerato il significato di indipendenza 🙂

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