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Impotenza appresa: il bias di oggi

impotenza appresa: il bias di oggi

Oggi parliamo del fenomeno dell’impotenza appresa. Molti di voi avranno già intuito di cosa di parla, già il nome lo fa capire. Prima di arrivare alla riflessione centrale del testo vi devo parlare a fine introduttivo di Pavlov e di Seligman. E prima di cominciare, questo articolo fa parte di uno dei tanti approfondimenti dei bias elencati in: Tutti i tipi di euristiche e bias cognitivi. Te ne consiglio la lettura. Non so se sia un bene o un male, ma data la situazione caotica, mi son trovato anche questa volta a usare l’argomento del post per discutere di attualità. Cosa che sta succedendo troppo spesso per i miei gusti, ma è più forte di me. Mi auguro di tornare presto sui miei passi, a meno che la società non si trasformi ancor più in una delle tante puntate di Black Mirror. Ricordate?

I cani di Pavlov

Molti di voi ricorderanno l’esperimento più conosciuto di Pavlov, quello che riguarda l’associazione mentale. In breve, a dei cani veniva servito un pasto, ma subito prima, veniva fatto suonare un campanello. Dopo una vasta serie di questo tipo di evento, bastava soltanto far suonare un campanello perché si manifestasse la salivazione nei cani. Senza che potessero né annusare né vedere nessun tipo di cibo.

Oggi però prendiamo in esame un esperimento meno conosciuto. Sempre in breve, a un campione di cani venne imposto di scegliere tramite un bottone tra due immagini: un cerchio e un ellisse. Dovevano riuscire a distinguerli. Se il cane non rispondeva, o dava la risposta errata veniva sottoposto a una scossa elettrica.

Col ripetersi delle prove i cani imparavano ad associare l’immagine alla risposta giusta. Però, furono modificate per essere sempre più simili, in modo che distinguere la circonferenza dall’ellisse fosse praticamente impossibile.

A questo punto, i cani, dopo ripetute scosse, ebbero questo tipo di reazioni.

1- Paranoia e schizofrenia. I cani cercavano di salvarsi dal dolore in modo casuale e non più ragionato. Non possedevano più gli strumenti per eseguire una scelta pur avendone ancora una. E allora, in stato di confusione e paura premevano pulsanti a caso nel tentativo si salvarsi.

2- Catatonia. Questo è l’aspetto che ci interessa di più. Per alcuni cani arrivo quasi subito, per altri invece dopo gli stati paranoici, schizofrenici e di panico. Questo fu lo svolgimento più rilevato. Dopo alcuni tentativi casuali per evitare le scosse, dato che sia rispondendo che non rispondendo arrivava la scossa, i cani divenivano catatonici. Ovvero, rinunciavano a qualsiasi tipo di risposta. Si arresero quindi al dolore, divennero passivi ignorando qualsiasi tipo di azione. Questa si chiama impotenza acquisita, una passività appresa dalle esperienze della realtà.

I folgoranti esiti di Seligman

I test eseguiti anni dopo da Martin Seligman furono ancora più rilevanti, parlando di impotenza appresa. Seligman divise tre gruppi di cani. I primi vennero immobilizzati per un certo periodo di tempo tramite un’imbragatura. Al secondo gruppo oltre l’immobilizzazione venne sottoposto a scariche elettriche, che però potevano evitare premendo un bottone. Il terzo gruppo, oltre che essere immobilizzato e sottoposto a scariche, non fu permesso si sottrarsi al dolore in nessun modo. Non c’era nessun bottone per salvarsi.

Dopo questa esperienza i tre gruppi parteciparono a un ennesimo test. Vennero messi in una stanzetta divisa in due da una parete non troppo alta. Nella prima metà il pavimento era elettrificato, nella seconda invece no. Come vi aspetterete, il primo e il secondo gruppo di cani, dopo alcune scosse scavalcò la parete e si salvò dalle scariche. Il terzo gruppo, quello che nel primo esperimento non avevano opzioni per sottrarsi al dolore, rimasero passivi nel sopportare le scosse fino al termine del test. Pur potendo capire che la parete si poteva valicare con facilità non gli venne in mente che, al di la di essa poteva esserci una salvezza. Ecco, questa conclusione è folgorante, per rimanere in tema di scosse. E questo, cari lettori, è un’esperienza che, in altri modi, avviene anche nella vita di noi uomini.

Effetti paranoici, schizofrenici e catatonici avvengono anche in noi umani, e questo perché spesso, nelle società definite moderne e all’avanguardia, abbiamo una privazione della scelta pur avendone una. Sto cercando quindi di dire che abbiamo, parlando in modo generale, un’illusione di scelta. Da ciò si riscontra un’impotenza appresa in una grande fetta della popolazione. E non dimentichiamo che l’impotenza acquisita è l’anticamera della depressione: la passività e la rassegnazione allo stato puro.

Abituati a non vedere soluzioni e decisioni

Potete immaginare cosa mi spinge a parlare di questo argomento proprio in questo periodo. È da mesi che penso di scrivere questo articolo. Ero sempre molto indeciso. Oggi ho avuto una semplice esplosione di energia e mi sono messo a battere sulla tastiera. Non so se faccio bene o male, poco importa ormai. Tuttavia sono anni che osservo questo fenomeno. Non è che tempo fa la situazione fosse molto diversa. Oggi però si è palesata sotto gli occhi di tutti.

Ho già parlato dell’illusione della scelta nei sistemi moderni in molti e molti articoli passati. Ora me ne viene in mente solo uno: Piaceri droganti VS piaceri primari.

Nel senso che possiamo premere anche noi il nostro bottone quando la nostra sopravvivenza dipende totalmente dal sistema in cui viviamo. Possiamo scegliere se comprare le scarpe blu o verdi, andare al bar o al centro commerciale, mangiare pizza o carne a cena… Ma possiamo scegliere di non andare al lavoro perché vogliamo andare sulla cima della montagna che vediamo dalla finestra? Possiamo scegliere di rifiutare un lavoro che ci crea sofferenza? Possiamo scegliere di non accettare la prima proposta lavorativa che capita se le bollette si accumulano?

Questi sono solo alcuni esempi per giungere a poche domande più importanti, propedeutiche al discorso. Possiamo scegliere di essere liberi se siamo assoggettati alle regole delle società moderne? Possiamo scegliere di essere felici, soddisfatti della nostra vita nel complesso? E di non essere castrati in nessun modo? O di sentirci autorealizzati? O di vedere i nostri figli o parenti (o l’intera umanità per i più empatici) vivere in serenità con la prospettiva di un futuro se non altro non catastrofico?

Boomers, Millenials e generazione Z

Ecco, le risposte mi sembra siano semplici e scontate.

L’ambiente in cui viviamo abitua l’essere umano a non poter scegliere o, a farlo soltanto per cose di poco conto. Inadeguati e senza potere decisionale, come nei vari laboratori di Seligman. Chiunque lo nega: o cerca di autoilludersi, che è un modo per scappare dalla sofferenza nel breve termine ma non nel lungo. O non sa ancora come gira il mondo.

Quest’ultimo comportamento avviene nella maggior parte nelle nuove generazioni. Sono anni che osservo, e vedo le nuove generazioni sempre più accondiscendenti, più passive, più consapevoli della loro impotenza. Un’impotenza appresa dall’esperienza. Ed è proprio di questo che stiamo parlando, e lo possiamo vedere ancora meglio nella situazione attuale.

L’impotenza acquisita non è congenita

Ora, non è che io stia dicendo che siano meno intelligenti, andando a sposare quelle argomentazioni che vedono sempre il meglio nel passato e il peggio nelle nuove generazioni. La cosidetta generazione Z (nati dopo il 96) è mediamente più consapevole del mondo che li circonda, rispetto a quelle passate. Possono avere una visione più ampia e sono nettamente più acculturate rispetto ai cosidetti Millenials (di cui io faccio parte) o ai Boomers (i nati durante il boom economico dopo gli anni 60).

Non c’è nulla di strano, provate a pensare di essere nati dopo il 96 o giù di li. Siete cresciuti per la maggior parte della vostra vita in un periodo storico di crisi. I genitori, i media e l’opinione comune in generale vi hanno bastonato senza sosta con notizie pessimiste. La scuola è da rivoluzionare, di lavoro ce né sempre meno, le pensioni saranno un’utopia, il caro vita, l’inflazione, e l’emergenza climatica, e le api, e i ghiacciai, e le acque che si alzano, e gli uragani, e i terremoti, e le tempeste solari, e i maya, e gli alieni cattivi… E gli zombi, e ora il virus…

Va bene il carpe diem ma fino a un certo punto

Cioè lo capite? A questa generazione hanno tolto una prospettiva futura. Non esiste futuro per queste persone. E una persona che non ha un futuro gli viene estirpata la normale serenità e felicità dell’essere umano. Chiaro è, allora, il presentarsi e l’evolversi di un atteggiamento pessimista e passivo. Lo schianto è inevitabile, cosa posso farci io, povero studente inerme?

Tutto questo i Boomers e i Millenials non l’hanno sperimentato, se non per l’ultima parte della vita di alcuni Millenials. La loro identità si era già formata. Questi, come me, hanno avuto la fortuna di trascorrere se non altro l’infanzia e l’adolescenza in un mondo dove c’era ancora una prospettiva futura. Ora nulla sembra avere più senso. Incertezza, caos e instabilità sono gli imperatori indiscussi.

Lungi da me dire che si deve vivere di speranza, l’ho sempre ripetuto, ma ora come ora ogni speranza è persa. Ed oggi come oggi sembra esserlo ancora di più. Chi vive sperando lo sappiamo come muore, ma nemmeno vivere con la nebbia a pochi centimetri dal viso.

Gli individui vivono alla giornata, nel vero senso della parola. Tra una settimana scade il contratto di lavoro, poi si vedrà. Tra un mese cambia la legge sul tampone, o sulla prossima dose, o chissà cos’altro. Lo capite? Vivendo questo tipo di esperienze una persona si abitua a essere impotente in poco tempo. Figurarsi se si nasce e si cresce all’interno di un mondo simile, fatto di incertezze e insicurezze continue.

Articolo consigliato: Paura del futuro? Puoi eliminarla cambiando il tuo passato.

Chi ha il pane…

E non vi sto nemmeno qua a parlare dell’aumento di malattie mentali, stati depressivi ecc. non voglio fare il solito discorso da articoletto del web. Ne trovate a migliaia. Sono ovvietà ormai.

Sto evidenziando la causa: l’impotenza acquisita, che sta spegnendo anche quei percorsi neurali che si erano saldati nei comportamenti delle persone con un po’ di pelo sullo stomaco. Tuttavia, cari lettori, il giovane possiede ancora quel vigore vitale utile all’azione, ma al contempo una mentalità passiva e arrendevole. Inoltre può sfogare quell’energia nelle infinite distrazioni di oggi, nel particolare quelle che si trovano nel secondo mondo, che presto diverrà il primo: sua maestà internet.

Mentre l’uomo di mezza età ne ha molto meno di questo vigore, che deve in primis usare per sopperire ai molteplici problemi della vita. Otto, nove ore di lavoro, le bollete, il mutuo, i figli, il matrimonio, e la macchina, e questo e quest’altro. E una mentalità che sta cominciando a calcificarsi in schemi e dogmi che evitano ogni discussione.

E l’anziano, quello che non è lavato dalla Tv, ormai mosca bianca, pur essendo cresciuto nel periodo in cui azioni individuali o di piccoli gruppi portavano a conseguenze concrete, non possiedono più quella spinta vitale utile ad azioni di cambiamento.

Cerchio o elisse?

Cosa vi sto dicendo? Lo avrete capito, non sto approfondendo le meccaniche del bias in questione se non per quanto riguarda gli effetti sul contesto sociale. Dove, se non altro io lo sto vedendo aumentare come si suol dire a vista d’occhio.

In sostanza vi dico che non c’è speranza di cambiamento, nel collettivo. Potete solo cambiare individualmente, la vostra singola vita e magari quella dei pochi che vi stanno vicino.

Non fatevi illudere dai prossimi governi, dai prossimi sistemi, dai prossimi promulgatori di luce. Perché arriveranno, credetemi. È già successo, ancora e ancora. Dai tempi delle piramidi è sempre stato così fino a oggi: pochi che illudono i molti. Pochi che gozzovigliano degli sforzi e dei sacrifici dei molti. La sostanza non è mai cambiata, ma una scelta c’è, ed è ciò che ho spiegato fin dal primo articolo di questo blog, scritto ormai nel lontano 2016. No! Non c’è scelta degna di nota all’interno di questi sistemi odierni basati sulla finanza. Lo scopo primario sarà sempre il profitto delle sovrastrutture monetarie. Al contrario, i beni tangibili, il benessere del singolo e tutto ciò che ne deriva saranno sempre secondari.

Anche in questo caso possiamo scegliere tra cerchio o ellisse. Non siamo dentro il laboratorio di Seligman o di Pavlov, ma dentro quello dei gestori delle finanze mondiali, ma possiamo ancora scegliere. La vera scelta, quindi, sta nell’accettare di essere una batteria che sostenta il sistema e cercare di vivere alla meno peggio. Oppure, scegliere di affrancarsi sempre di più da questo sistema. Senza combatterlo, senza denigrarlo. Riconoscere semplicemente che non è congruo con la felicità dell’essere umano e allontanarsi sempre di più.

Risulta inutile combattere il sistema coi mezzi del sistema, con le manifestazioni, con le denunce o altro. Non puoi combattere lo stesso sistema che ti sfama; si chiama darsi la zappa sui piedi. Fino a quando dipendi da esso per mangiare, per lavarti, per ripararti, per scaldarti, per divertirti ecc. non puoi combatterlo. O meglio, puoi, ma ad ogni azione una reazione. Se allora vuoi zapparti i piedi e dedicare la tua energia a futili utopie fai pure. Vi prego, non fatevi ingannare dagli ennesimi portatori di luce, di pace e di sicurezza, perché stanno per arrivare. Spero di sbagliarmi sapete. Dicono che al mondo le persone si dividono in due gruppi: gli idealisti e i pragmatici.

Cerchio o ellisse amici. Siamo come cani? Forse siamo più di semplici cani, o forse siamo meno, chissà.

Agire nel mondo reale

Una tenace illusione ci fa confondere l’agitazione con l’azione (Satprem).

Se non accetti l’illusione e quel senso d’impotenza di cui stiamo parlando, rendersi autosufficienti è la strada più intelligente. Se non vuoi essere uno dei tanti cani di Pavlov o di Seligman devi renderti autonomo dal punto di vista energetico e alimentare. Punto. Non c’è altra strada, il resto sono illusioni, come le tante storielle “monetarie” che si sentono. Non avete idea di quanti milionari che restano impantanati in una vita da schiavo.

Fermatevi un attimo e cercate di comprendere. Se non vedete un futuro, se non vedete soluzioni pratiche, se vi sentite depressi, allora è probabile che la vostra mente sta ragionando soverchiata da questo tipo di bias. L’impotenza appresa. Se avete qualche anno in più vi consiglio di concentrarvi maggiormente sulla vostra energia, argomento approfondito in lungo e in largo su questo blog. Mentre se siete più giovani, vi consiglio di partire dalla vostra mente, perché ora è quello il vostro anello più debole. E ricordate che condividere un post, un video o altro sui social non significa agire per un possibile cambiamento. Nessuno cambierà la vostra situazione per voi. L’informazione al giorno d’oggi conta meno che nulla. Infatti mi chiedo perché sto scrivendo, anche se devo rivelarvi che, io non ho nessun conflitto d’interesse, nessun vantaggio o svantaggio monetario. E questo, in questa sede, mi rende ancora libero e sincero.

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