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Il problema del carrello ferroviario, una spiegazione fuori dal coro

Il problema del carrello ferroviario, una spiegazione fuori dal coro

Si tratta di un dilemma morale molto famoso. Forse il nome non ti dice nulla, ma è quasi sicuro che se rimesti nella tua memoria ne avrai di certo sentito parlare. Per quelli che al contrario non sanno proprio di cosa stiamo parlando è necessaria una breve descrizione del problema etico.

Il problema del carrello ferroviario

La questione è chiara è semplice. Abbiamo un treno o vagone che sia, il quale si sta dirigendo verso il binario in cui sono legate cinque persone. Queste sembrerebbero spacciate, tuttavia la strage può essere evitata da un cambio di rotta. Abbiamo la possibilità di tirare la leva che fa cambiare percorso al treno, deviandolo su un binario diverso dove però è legata una sola persona.
A questo punto siamo chiamati alla scelta:

1- Non fare nulla e lasciare che cinque persone perdano la vita.
2- Tirare la leva in modo da salvare i cinque ma allo stesso tempo macchiarsi dell’omicidio della persona sul secondo binario.

Tu cosa faresti? Se vuoi riflettici il tempo necessario prima di continuare, oppure continua con la lettura, a te la scelta.

Forse lo saprai già, la maggior parte delle persone a cui viene sottoposto questo dilemma morale sceglie la seconda ipotesi. Tirare la leva, in modo da salvare le cinque persone. La questione è logica non è vero? È di gran lunga meglio salvare cinque persone piuttosto che una, e se siamo chiamati a scegliere, se possiamo farlo, perché non farlo?

E chi sceglie di non fare nulla?

Una percentuale minore però sceglie di non tirare la leva, di rimanere passivi. Il ragionamento di questi dice più o meno così: se tiro la leva mi trasformo in assassino, ammazzo direttamente con mia mano quella persona, mentre se non faccio nulla non sarò stato io a uccidere i cinque.
Mi sembra doveroso specificare una cosa, vorrei dire a chi opta per questa decisione che anche scegliere di non scegliere è pur sempre una scelta. Anche chi decide di non salvare delle vite senza doverci rimettere nulla si macchia in parte di omicidio.

Ma allora cos’è che può risolvere il problema del carrello ferroviario? Di certo non noi, né tu né io. Questo potere lo ha solo il contesto.

L’importanza del contesto

Caro lettore, se teniamo conto del frazionamento temporale in cui si ha questo evento sarei totalmente d’accordo con la prima scelta. Mi spiego.
Se prendiamo il tragico evento in sé senza tenere conto di cosa è successo prima che le persone venissero legate, allora la mia scelta sarebbe quella di tirare la leva. La bontà morale della questione è innegabile. Se posso salvare cinque vite a discapito di una e tirare la leva non compromette nessun grande sacrificio o effetto catastrofico allora devo farlo, voglio farlo. Per la morale insita nella mia natura umana mi sentirò spinto a farlo. E qua non ci piove.

[alert]Articolo consigliato: La legge morale dentro di me: l’uomo è cattivo per natura?[/alert]

Tuttavia ritengo che questo tipo di rappresentazioni mentali siano utili fino a un certo punto. Sono molto limitanti e molto distanti dalla realtà. Dal mio canto risulta immaturo frazionare una porzione di realtà, estraniarla dal contesto temporale, e chiederci una scelta. Ha poco senso, poco spirito pragmatico. Questo è il motivo per cui sceglierei di tirare la leva in questo gioco mentale ma, al contrario, sceglierei molto probabilmente di non far nulla nella realtà.
Ti spiego il perché in poche righe.

Ragno VS falena

A questa conclusione, oltre che col ragionamento, ci sono arrivato anche da scelte simili che ho dovuto compiere. Ricordo la prima volta che ho dovuto decidere se liberare una falena dalla tela del ragno oppure no. La maggior parte crede che liberare lo sfortunato insetto dalle fauci del ragno sia un atto eroico, empatico, non è vero? Anche il mio primo “impulso” è stato lo stesso. Ma all’empatia per il tessiragnatele chi ci pensa? E allora cosa scegliere, non fare nulla e condannare la falena oppure liberarla e condannare (forse) il ragno per mancanza di cibo?

In quei casi non ho fatto assolutamente nulla. L’ambiente del ragno e della falena sono proporzionati al loro essere, c’è un equilibrio. La falena ha avuto le sue chances di sfuggire alla trappola così come il ragno ha le probabilità di sopravvivenza in base a quale zona tesse la tela. Chi diavolo sono io per poter decidere di far morire quel ragno che lavora così instancabilmente? Solo perché è stato coniato dal pensiero umano come brutto, cattivo e disgustoso? Chi sono io per destabilizzare volontariamente quell’ecosistema?

Come capire quando agire e quando non agire

Altre volte invece ho riportato lombrichi dalle strade alla terra, salamandre tra le foglie, evitato rane a costo di rallentare fino a fermare la marcia in auto. Questo perché gli animali rischiavano la pelle per colpa dell’azione dell’uomo, per colpa di un contesto totalmente stravolto da quello in origine, da quello adatto a quelle creature.
E allora, da essere umano quale sono, perché non sopperire a certe azioni e costruzioni umane seppur in piccola parte? Contando che, per salvare un riccio dalla strada trafficata non c’è nessun altro effetto collaterale, come quello di dover uccidere un’altra creatura, o lasciarla a bocca asciutta.

Fare filosofia morale non solo mentalmente

Con questo non intendo dire che il dilemma del carrello ferroviario nella realtà sia uguale. Ho spiegato in un passato articolo la differenza che c’è tra animali e uomini, e dell’errore nel cercare di umanizzare gli animali. Cosa che vedo spesso fare anche a chi si ritiene un grande sostenitore dei nostri amici pelosi. Ti lascio qua l’articolo: Antropocentrismo, perché gli animali non soffrono come noi.

In questo caso non si parla di zanzare e coccodrilli, ma di esseri umani. Inoltre c’è una disparità di numero: cinque contro uno. Eppure confermo la mia scelta, io non farei nulla.
Sì, non tirerei la leva. La vera domanda che in realtà dovremmo porci non è: tirare o non tirare la leva. Le domande sono ben altre.
Dato che la realtà non si può frazionare, dato che non si può scindere una piccola parte dal contesto, dato che nella realtà esiste il passato, e la concatenazione di cause ed effetti, sono altre le domande da porsi.
Dovremmo chiederci ad esempio chi è stato a legare quelle persone ai binari. Perché sono state legate ecc.

Una ragnatela etica

Le variabili in gioco sono moltissime. Magari quei cinque sono assassini condannati a morte. Magari quella persona che decidiamo di sacrificare possiede cinque figli che dipendono da lui, mentre gli altri cinque sono dei disadattati, parassiti che insozzano il mondo, menefreghisti a cui non interessa più di tanto la vita. Chi sono io per poter decidere se quelle cinque vite valgono più di quell’unica vita? C’è un motivo per quella situazione? Probabilmente sì. Non conosco il contesto, non le ho legate io, non conosco i motivi, non so nulla di quelle persone, e allora perché devo intromettermi? Capisci? La realtà non è bianca o nera.

Non possiamo fare l’errore di estrapolare una porzione di realtà dal contesto, come molti fanno per spiegare le loro tesi e cercare invano di spiegare il funzionamento dell’universo. Oh no, no, no.
Parlavo di questo anche nell’articolo che riguarda molti comportamenti definiti scientifici, se l’argomento ti interessa preparati a un super articolo per nulla breve: Il rapporto tra scienza e fede è molto più stretto di ciò che credi.

Penso di essermi spiegato in modo esaustivo senza essere troppo prolisso. Questo non è un modo per aggirare il problema, ma rendersi conto che questo problema non esiste. E ricordiamoci che nessun evento o problema ci può apparite così neutro, o così scevro di contorni. Che siano essi personali o più indiretti, cioè meno sentiti, che non ci toccano emotivamente ecc.
Le cose non sono quasi mai totalmente bianche o nere.

Aggiungiamo carne al fuoco

Parlando di questo, forse alcuni conosco la variante del problema del carrello ferroviario.
Vogliamo complicare un po’ le cose? Forza, andiamo!
E se al posto di uno sconosciuto sul binario in cui è legata una sola persona ci fosse vostro figlio, o un vostro genitore, o l’amore della vostra vita? Che fareste? Vorrei chiederlo a quelli che, mantello al collo, dicono di tirare la leva senza alcun dubbio. La questione ora cambia vero? Voglio vedere chi avrebbe il coraggio di condannare il proprio figlio per salvare cinque sconosciuti. Tu cosa faresti?
Opteresti per la scelta più ovvia, o forse ti ritieni una persona così distaccata dalle solite concezioni della vita da prendere la decisione contraria? Oppure non faresti nulla?

Io so solo una cosa: un atteggiamento frammentario che non tiene conto della coesione delle parti differenziate, conduce a conclusioni false, fallaci. In ogni campo d’indagine piccole porzioni di verità saranno fraintese con la Verità. E sarà propagandata come verità oggettiva.

[alert]Articoli consigliati: Pensare con la propria testa: l’ultimo dogma. e A cosa serve la filosofia? Te lo spiega un ignorante.[/alert]

4 commenti su “Il problema del carrello ferroviario, una spiegazione fuori dal coro”

  1. Credo che tirerei la leva, senza spingermi a domandarmi chi merita e chi non merita, perché saperlo sarebbe al di fuori delle mie possibilità. Se invece la singola persona sul binario fosse mio figlio, sull’altro immagino che ci potrebbe essere l’umanità intera, e io direi: “Mi dispiace!”. Lo dico per scherzo, ma mica tanto.
    Il problema del ragno e della mosca (o chi per lei) me lo pongo spesso, visto che cerco di salvare tutto il salvabile. A volte lascio le cose come stanno, spesso invece aiuto la vittima del momento. Non perché sia “giusto”; solo mi immedesimo nella sua posizione.

    1. Andrea Di Lauro

      Nooo, poveri ragnetti, hehehe.
      Sono passato la scorsa settimana in moto nelle tue zone, mi sei venuta in mente 😉

  2. Volendo accettare l’idea di dover decidere, Io nel primo caso avrei tirato la leva, mentre nel secondo avrei salvato mio figlio. Ma é irrealistico un po’ come il gioco della torre. Ragno e falena non interferirei é un fatto che attiene allo svolgimento naturale. Mi é capitato di salvare animali da attraversamento strade o altro e lo rifarei.

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