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I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo

Articolo I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo

Cominciamo questo produttivo percorso prendendo in prestito una frase del filosofo linguista Ludwig Wittgenstein.

I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo.

Wittgenstein

Forse non ne avrai consapevolezza, ma tutta la tua vita dipende da come ti dici le cose. Tutto dipende da come comunichi con te stesso e col mondo intero. Non si tratta soltanto del numero di vocaboli conosciuti, anche se una maggior destrezza e conoscenza aiuta nella scoperta delle infinite sfumature della realtà.

Le lingue antiche contengono più vocaboli di quelle odierne

C’è un fatto che ho scoperto da poco e che mi ha lasciato di stucco. Lo sai che le lingue delle popolazioni non civilizzate (che noi definiamo primitive, ritenendoli “barbari” o poco intelligenti) possiedono una quantità di parole che superano di gran lunga l’italiano? E pensare che l’italiano è uno dei linguaggi dal vocabolario più ricco. Il mondo super-tecnologico occidentale invece comunica prevalentemente tramite la lingua di sua maestà la regina (l’inglese) che in quanto a vocaboli e sfumature è una delle più carenti. Grazie a queste informazioni sono giunto a due considerazioni. Vediamo di analizzarle.

Wittgenstein - 1° considerazione

Prima considerazione: come mi sono dedicato al linguaggio finora?

Quando pensi lo fai servendoti del linguaggio, della tua lingua. Compi questo lavoro per circa il 90% dei tuoi pensieri. Il restante 10% si tratta per lo più di immagini, intuizioni e altro che per il momento (e forse mai) non riuscirai a definirle tramite le parole. Questo fatto fondamentale ci fa capire due cose:

1- Se il 90% dei pensieri sono parole, allora bisogna dedicare molto più tempo al linguaggio.                                    2- Una volta presa coscienza del linguaggio bisogna diminuire questo 90% e far crescere quel misero 10% di immagini e intuizioni.

Non avere paura, non voglio trasformarti in un analfabeta. 🙂 Scherzi a parte, oggigiorno è impossibile vivere all’interno della società senza conoscere il linguaggio verbale.

Ciò che è veramente basilare non è tanto cosa ci diciamo quando pensiamo ma come viene percepito dal nostro cervello quello che ci raccontiamo. Come ha detto Wittgenstein, i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo. Ciò che pensiamo, dato che il 90% dei pensieri sono parole, e quindi ciò che ci raccontiamo, sarà il nostro mondo. Per questo è necessario rendersi consapevoli di come vengono percepite certe affermazioni e parole che vengono spesso ripetute abitualmente e inconsciamente. Non hai idea di come le ripetizioni inconsce vadano a plasmare la tua realtà giorno dopo giorno.

Qual è il tuo sogno più grande?

Uno dei primi atteggiamenti da manifestare dunque è investigare le proprie ripetizioni nei discorsi quotidiani, ma soprattutto come queste vengono percepite dal nostro cervello. Per facilitarti il lavoro ti faccio una domanda che uso spesso: quante volte hai ribadito l’affermazione “il mio sogno è…” oppure “questo è il mio sogno, realizzerò il mio sogno” e via dicendo? Prova ora a cercare di percepire come viene interpretata dalla tua mente la parola sogno. Se non ti viene in mente nulla di nuovo, devi sapere che nella nostra mente, tarata da una lingua occidentale, italiana, e da esperienze in una società italiana, occidentale, civilizzata, la parola sogno viene appunto percepita come un sogno. E un sogno è per sua natura qualcosa di irreale, che viene percepito irreale dal cervello. Qualcosa di irrealizzabile, che viene percepito irrealizzabile.

Capisci che ogni volta che utilizzi più o meno consciamente quella parola stai sabotando i tuoi obiettivi? Capisci che quando pensi o parli, e inserisci quella determinata parola ti stai dando la zappa sui piedi? Senza poi contare che sogno è solo una delle tante parole che limitano i nostri desideri.

Wittgenstein - 2° considerazione

Seconda considerazione: come dice Wittgenstein, il linguaggio è un insieme di simboli e il simbolo non è la realtà

Detto questo passiamo alla seconda considerazione. Quando siamo diventati più consapevoli di come diciamo e come ci diciamo le cose, è buono cercare di ampliare il rimanente 10%. Perché ti dico questo? Perché il linguaggio è soltanto un insieme di simboli che servono a limitare la realtà per poterla comprendere più velocemente e più facilmente. Ma il linguaggio non è la realtà. Un simbolo non è la realtà. Capisci?

È il linguaggio a doversi adattare ai fatti e non l’inverso. Cercare di modellare l’interpretazione di un fenomeno su un linguaggio già formato e riempito a priori può solo condurre a false conclusioni sulla natura delle cose (Wittgenstein).

Il linguaggio verbale può esserci utile, ma è il limpido pensiero il codice che viene perfettamente inteso dalla realtà.

Se vuoi approfondire il pensiero di Wittgenstein ti consigliamo queste due letture: Ricerche filosofiche e Wittgenstein, la sua biografia.

Riacquista la naturale capacità di immaginare

Se vuoi avvicinarti ad una vita più vera, più ricca, più soddisfacente, dove le esperienze che vuoi giungono facilmente come è normale che sia, è necessario riacquisire passo dopo passo la naturale capacità di immaginazione umana. Affidandosi più alle immagini, alle intuizioni, alle sensazioni, ai pensieri non parlati. E in questo caso, come in ogni caso d’altronde, è richiesto un allenamento. Ma ricorda, mai forzare. In futuro questo progetto si occuperà anche di allenamento in ogni suo possibile aspetto, che sia fisico o mentale.

Quando utilizzi il linguaggio, sia esso a livello vocale che mentale, stai fuggendo dal presente; non che sia un male, a meno che non sia un atto estremizzato.

All’anima non si comunica con le parole. Questo non significa annullare la mente come molti santoni spirituali cercano di fare. C’è sempre questa divisione frutto del pensiero occidentale che insozza ogni nostro concetto. Ma l’essere umano è un insieme. Togli un mattone e l’essere umano non sarà più umano. È pertanto inutile asserire di affidarsi al cuore e allo spirito denigrando la materia, o la mente. L’uomo è mente, l’uomo è materia, l’uomo è spirito, l’uomo è cuore, l’uomo è intelligenza, l’uomo è emozione, l’uomo è l’insieme di tutto questo.

Se pensi che questo articolo sia utile a te o ai tuoi conoscenti non esitare a farlo leggere, passa pure la parola. Se poi queste argomentazioni stimolano il tuo interesse, in quest’altro post potrai trovare altri quesiti simili ed altre risposte: Teoria VS Realtà: credi più all’inchiostro o ai tuoi occhi? In futuro usciranno altri post che potranno soddisfare le tue domande, come quello sulla neolingua teorizzata da George Orwell in 1984.

I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo; ma cosa sto cercando, e come?

Per concludere userò un altro aforisma di Wittgenstein. Se vuoi conoscere meglio questo personaggio, ti lascio qui il link a Wikipedia.

Dimmi come cerchi e ti dirò cosa cerchi (Wittgenstein).

Adattando questo messaggio al tema che hai appena letto, possiamo trasporre il concetto in questo modo. Dimmi come pensi e ti dirò cosa otterrai.

Articolo consigliato: I migliori aforismi di Wittgenstein.

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