HomeStile di vitaHo tutto ma sono triste: il fallimento del progresso tecnologico

Ho tutto ma sono triste: il fallimento del progresso tecnologico

Immagine Ho tutto ma sono triste: il fallimento del progresso tecnologico

Ho tutto ma sono triste comunque, un pensiero comune dell’ultimo trentennio. Quando si pensa a questo “tutto” ormai si danno per scontato il cibo, un tetto, dei vestiti, buona compagnia.

Più che altro si pensa a svaghi di stampo tecnologico, dal videogioco allo smartphone, ma non necessariamente. L’individuo di oggi, dopo aver trascorso anni a servirsi dei “giocattoli” più o meno utili che il sistema gli offre a caro prezzo, si rende conto di essere ancora scontento. Dopo aver passato anni ad accumulare materiale e ad appassionarsi al futuro tecnologico, sempre pronto a presentargli il giocattolo nuovo, succede qualcosa. La sua vera natura umana si fa sentire, e nella sua mente un pensiero si ingigantisce: sono insoddisfatto della mia vita, sono infelice!

Ho tutto ma sono triste - La tecnologia

Ho tutto ma sono triste: perché la tecnologia non può renderti felice?

Lo sappiamo in tanti ormai, specialmente se abbiamo qualche anno in più sulle spalle. Per l’adolescente la felicità è rappresentata dal possedere: avere una buona reputazione, avere quel tipo di oggetto specifico, strumento elettronico, vestito, le attenzioni di quel ragazzino, il corpo di quella ragazzina. Tutto è fondato sul progresso e sul possesso dell’uomo sulla natura.

Queste vicende tendono a ripetersi anche in età adulta. Compro il nuovo TV al plasma, la moto, un’auto rispettabile, la camera stilosa, la consolle appena uscita, il telefono di ultima generazione. Compro le tazzine del mio personaggio preferito, vado al parcogiochi sulle montagne russe, vado al ristorante due volte alla settimana, acquisto il biglietto aereo a vado dall’altra parte del mondo a fare le stesse cose che faccio da questa parte del mondo… In sostanza: faccio shopping e mi godo le comodità tecnologiche. Oramai è un fatto rinomato, l’hanno divulgato in ogni salsa, molti pensatori, scrittori, divulgatori… ci hanno fatto vedere che il sistema liberale che si traduce nel capitalismo rende l’uomo triste. Dove quest’ultima parola, dopo tutte le promesse di felicità al profumo di ultimo film in 3D o in 4K, è mero eufemismo.

Qual è il prezzo?

Questo stile di vita basato sulle comodità tecnologiche richiede un prezzo, che si traduce nell’allontanamento dalla propria umanità e nella trasformazione del proprio ambiente naturale. Come ho detto, non sono informazioni nuove, ora che abbiamo qualche anno in più le sappiamo certe cose. Il sistema però non ci offre vie d’uscita, o meglio, la nostra scarsità di energia vitale non ci da la spinta per scorgere sentieri diversi. Siamo tutti ideologicamente anticapitalisti ma nella pratica siamo tutti capitalisti estremi.

Ma qual è il punto? Perché ho tutto ma sono ancora triste, forse non ho ancora tutto? Forse perché ci hanno insegnato che per essere felici dobbiamo guadagnare uno stipendio, un oggetto, una persona che ci ami… La questione è più sottile. Possiamo accumulare il massimo che riusciamo, ma se questo “sacco” contiene cose che poco hanno a che fare con la nostra natura, il malumore, lo sconforto, l’angoscia e la delusione saranno l’ordinario.

Felicità e ambiente

Mi riferisco in particolare alla crescita artificiale della tecnologia, che va a modificare l’ambiente in cui viviamo. Questo fatto lo conosciamo tutti, eppure nel sentirlo o nel leggerlo non sembriamo dargli tanto peso, perché non ci rendiamo consapevoli della gravità, delle conseguenze. Sembrano non toccarci così da vicino, a meno che non ci tocchino il portafoglio.

Noi umani e l’ambiente non siamo due entità diverse. Per spiegarmi meglio: noi siamo l’ambiente e l’ambiente siamo noi. Non c’è vita senza un ambiente, e non c’è un ambiente privo di vita. Se trasformiamo l’ambiente, per effetto trasformiamo anche noi stessi, nel corpo, nella mente e nello spirito. Se l’ambiente viene cambiato e diventa meccanico, lineare, innaturale, scolorito, noi diverremo meccanici, lineari, innaturali, scoloriti. Ora voglio accompagnare il lettore nel nucleo di questo articolo: l’ambiguo paladino rivelatore di una scomoda verità. Perché scomoda? Lo vedrai a breve.

[quote author=”Liberi dalla civiltà”]Mentre l’utensile è realizzato dall’essere umano per se stesso (e dunque tenendo conto delle sue stesse particolari abilità, della sua costituzione anatomica, della sua intelligenza specifica) la tecnologia non è mai adattabile al singolo individuo: la tecnologia è fissa e impone sempre all’individuo di adeguarvisi.[/quote]

La tecnologia non è il male, dipende da come la usi

Qualcuno, dopo aver letto queste righe, potrà non essere d’accordo: la tecnologia non centra nulla, le comodità sono utili, anche a lenire la tristezza, a raggiungere la felicità, se non sono felice è perché altri hanno più di me. Guarda i milionari, ad esempio.

Ma andiamo al punto cruciale. In passato questo concetto l’ho sentito più volte, persino dalle mie labbra. Anch’io ingenuamente la pensavo in questo modo: la tecnologia non è un male in sé, dipende tutto dall’uso che ne fai. Questo pensiero si rispecchia nella mente del 98% dell’intera popolazione mondiale, tuttavia lo ritengo deleterio.

La prima prova di quest’affermazione è ciò che ho già scritto: se il progresso tecnologico non riesce a rendere l’uomo veramente felice significa che in qualsiasi modo la usi non porta a un miglioramento. Così può sembrare, ma il Project Excape preferisce andare sempre alla radice. Se un essere vivente non è felice di essere al mondo significa che tutto è stato stravolto, il naturale ordine delle cose è stato corrotto. Significa che le scelte di quell’essere sono errate e che lo allontanano dalla sua natura. Sono al corrente che i dubbi di tale questione sono molteplici. Per questo non ti chiedo di accontentarti di questa breve elaborazione, seppur logica e veritiera.

Oggi, considerare l’essenza della tecnologia come “neutrale”, viene creduto un fatto inconfutabile. Tutto dipende da come la usi dirà l’operaio, l’ingegnere o il fruttivendolo. Questa teoria però non pare reggere il peso di un’osservazione che la indaghi approfonditamente, come si legge nelle parole del testo Liberi dalla civiltà.

L’infondatezza di quest’imparzialità

[quote author=”Liberi dalla civiltà”]Il filosofo tedesco Jaspers fissò le premesse più solide per una riflessione critica di questo assunto d’imparzialità. Quando esso ha ammesso che la tecnologia modella lo spirito umano, stravolge i canoni di riferimento di una relazione naturale tra individuo e ambiente, impone una “cultura del meccanismo”, confina l’umanità nell’inanimato, impegna uno sfruttamento ambientale e personale legato alla produzione di energia che serve per farla funzionare, non alludeva certo a un fenomeno neutro.[/quote]

Dopo queste parole, se ci si sofferma a pensare un po’ meglio, non sembra proprio così imparziale.
Lo possiamo osservare nei fatti concreti, non servirebbero altre parole. Sappiamo che la produzione di ogni forma tecnologica equivale allo sfruttamento ambientale nel suo complesso. Un PC può essere usato pochi minuti al giorno per l’informazione, eppure la sua produzione (estrazione dei materiali, sfruttamento minorile), distribuzione (inquinamento) e vendita hanno generato uno stravolgimento dell’ordine naturale del mondo. Inoltre, non esisterebbe il bisogno di informarsi su cosa succede dall’altro capo del globo nella pratica di uno stile di vita naturale. L’esperienza concreta sarebbe il miglior spunto d’informazione. E non ci balenerebbe nemmeno nel cervello il pensiero del: cosa succede in Guatemala?

Oppure, per dar voce a chi sostiene la tecnica: una protesi (tecnologica) potrebbe sostituire un arto mancante, in modo da far riacquistare all’infortunato una vita più degna. Ma chiediamoci, qual è la causa di tale evento? In tutta probabilità un incidente, un’anomalia genetica, una malattia, un comportamento errato: tutti eventi generati dallo stile di vita artificiale e inumano appreso negli ultimi secoli.

In sostanza, la tecnologia odierna cerca di riparare ai problemi che ha causato la tecnologia di ieri. Oggi mettiamo i cerotti per le cadute di ieri. Sarebbe più semplice estirpare la vera causa di questa insoddisfazione di massa, e invece rattoppiamo le ferite del nostro animo con comodità che ci rendono sempre più inumani.
Ho parlato di questo anche nell’articolo sul Transumanesimo.

Un primitivo era forse più triste di noi?

Ma le sento già le obiezioni. Come faremmo senza la tecnologia? È impossibile viverne senza, cosa vuoi tornare all’età della pietra? Anche tu ti servi della tecnologia non sei forse incoerente?

Per rispondere ad alcune di queste domande dico che: l’uomo ha vissuto gran parte della sua vita storica fuori dal contesto di civilizzazione che tutti conosciamo. Il periodo cosiddetto della civilizzazione è come una goccia nel mare, se messi a confronto. Quando si pensa all’età della pietra ci si sofferma sulle immagini dei cartoni animati e delle credenze semplicistiche che ci fanno immaginare  cavernicoli che lottavano per una bistecca di Brontosauro…

In realtà non sappiamo nulla della vita dell’uomo in quelle epoche. Noi esseri moderni abbiamo esperito poco o nulla di una vita strettamente connessa a un luogo incontaminato. Poi, senza cadere nel polemico, esiste un modo di cooperare in modo “tecnologico” (anche se non è il termine adatto) assieme alla natura.

La natura è ostile e malvagia, la tecnologia serve a sopravvivere

Tutte le convinzioni che proclamano la tecnica come un qualcosa di neutrale e imparziale vengono rafforzate da questo concetto. La natura selvaggia è inospitale all’uomo, è crudele e ostile. Questo è il motivo della nascita della tecnologia, serve a migliorare la qualità della vita. Tutte balle! Scusa la franchezza, ma questi sono luoghi comuni che non tengono conto di studi approfonditi e di sperimentazioni sulla propria vita. Innanzitutto bisognerebbe chiedersi cosa si intende per qualità della vita, ma rischio di andare off topic seguendo questa strada.

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Anche in questo caso, ho descritto approfonditamente nell’articolo Ritornare umani per ritornare a sentirsi felici ciò che ora leggerai. Ti consiglio questa lettura. È l’articolo più chiaro per capire l’anima di questo progetto.

Per farla breve, la natura è basata sulla biodiversità: esistono diversi luoghi dove sono presenti diversi esseri viventi. Ogni luogo è costituito da caratteristiche affini, di cooperazione e di scambio tra i suoi esseri viventi. Ad esempio, certe specie di volatili vivranno in armonia con certi tipi di piante, certi tipi di animali ecc. L’albero regalerà il frutto e il volatile ne spargerà i semi per contribuire alla riproduzione vegetale.

Se noi umani non ci consideriamo alieni, siamo tarati per un certo tipo di ecosistema (come ogni altro essere). Ciononostante, abbiamo voluto occupare tutto il globo e manipolare ogni cosa per i nostri scopi. Da questa decisione ne è conseguito lo scontro con un luogo ostile e inadatto alle caratteristiche umane. Ed ecco il comparire della tecnologia per sopperire agli inconvenienti di una vita inumana. Questo è il principio dell’infelicità moderna che si riscontra al giorno d’oggi.
Ho tutto ma sono triste è la foglia che deriva da questa radice.

Eliminare i velati fraintendimenti

[quote author=”Liberi dalla civiltà”]Un fiume esonda dal suo letto naturale e si riversa sulle abitazioni circostanti? Non è certo perché quel corso è stato predato, deviato, occluso, impedito. Non è certo perché fu attuata la distruzione delle zone golenali cementificando e smantellando tutto ciò che la natura vi aveva predisposto a contenimento (alberi, radici, rocce, pendenze, porosità del terreno). E non è certo perché furono urbanizzate le aree limitrofe fino a rende impossibile ogni movimento del fiume e della terra. Se un corso d’acqua esonda spazzando via le abitazioni circostanti è solo perché la natura è pericolosa e infida. Analogamente, se una scossa tellurica fa vibrare il terreno sul quale è edificata una città lasciando centinaia di persone sotto le macerie, le vittime non saranno mai considerate uccise dai detriti (e cioè dalle rovine delle costruzioni che abbiamo eretto radendo al suolo la natura), ma dal terremoto. Noi estrarremo le vittime dalle macerie ma continueremo a crederle uccise dalla natura.[/quote]

Chi crede oggi di servirsi della tecnologia a proprio piacimento è un illuso. È sempre l’individuo a dover adattare i propri comportamenti alle macchine di qualsiasi genere. Questo incide nel disporre di un certo grado di libertà, che è alla base di una vita felice. Quel pensiero martellante quindi, quella consapevolezza di abbattimento e tristezza è un monito rivelatore: sto sbagliando tutto.

Ho tutto ma sono triste - Incoerenza

Non sono felice e non sono incoerente

Riprendendo le obiezioni elencate prima, qualcuno potrebbe accusare di incoerenza questa riflessione, ma io non dico che dall’oggi al domani si debba rivoluzionare il sistema. A ben vedere dall’andamento generale, però, una rivoluzione più o meno graduale è assolutamente necessaria. La consapevolezza costante ma repressa nelle menti di milioni di persone, che rivela infelicità generale, è una delle tante prove indicatrici della direzione inumana imboccata ormai qualche millennio or sono.

Un uso sano della tecnologia può essere quello di servirsene per accelerare il proprio allontanamento da un sistema corrotto dal profitto, da un governo anti-umano. Anzi, direi proprio anti-vita. In pratica, una tecnologia che riproduca al meglio le caratteristiche naturali ma col fine di essere abbandonata.

Movimenti di pensiero simili li possiamo individuare nella decrescita felice ad esempio. Ci sono molti esempi che dichiarano di essere diventate più felici nel togliere, perché hanno anche afferrato un’esistenza più libera. Una vera vita umana, in un luogo umano, non avrebbe bisogno di nessun tipo di artificialità. Rinuncerei subito a tutte le comodità futuristiche per quel tipo di vita.

Quindi mi stai dicendo che non è possibile essere felici all’interno della società di oggi? Questa domanda, che ai più arguti può essere giunta in mente, porta una consapevolezza importante. In parte è vero, ma mi sentirei più a mio agio nel rispondere che: la felicità all’interno del sistema odierno può arrivare quando si capisce che bisogna allontanarsi dal gioco che il sistema propone. Può dunque fiorire anche al suo interno, ma non può svilupparsi nello stile di vita classico di oggi.

Dopo questa lettura credi ancora che la tecnologia sia neutrale e che dipende dall’uso che se ne fa? Credi ancora che trovare la felicità in un luogo poco umano sia probabile?

Le prove sono nei fatti, non nelle fantasticherie

[quote author=”Clifford Stoll”]Negli anni sessanta dell’ottocento i poeti scrivevano elegie su come i cavi telegrafici transatlantici avrebbero posto fine alle guerre: la comunicazione istantanea avrebbe impedito le incomprensioni. Negli anni novanta dello stesso secolo i giornali salutavano il telefono come uno strumento di democrazia, che avrebbe permesso a tutti i cittadini di comunicare col presidente. Un secolo fa l’automazione era prospettata come il fattore decisivo per l’eliminazione del lavoro e della fatica; proprio come oggi è annunciata come liberatrice dalla burocrazia e dalle pastoie di un mondo ancora ostinatamente regolato da contatti e da rapporti umani… Negli anni cinquanta del novecento la televisione veniva presentata come un toccasana per il sistema educativo. Avrebbe portato i più eccellenti insegnanti nelle aule di tutte le scuole e nelle case di tutte le famiglie, comprese quelle più povere. all’inizio degli anni ottanta (del novecento), loquaci entusiasti affermarono che i satelliti per le telecomunicazioni avrebbero favorito una sorta di unità mondiale attraverso canali televisivi planetari. Sul finire del secolo scorso gli Ogm furono considerati un passaggio obbligato per liberare il mondo dalla fame e internet avrebbe consentito l’apparizione di una nuova socialità globale, senza più confini di età, di sesso, di ceto. Oggi sappiamo bene che la fame nel mondo continua a dilagare.[/quote]

Se ho tutto ma sono triste è un pensiero che ogni tanto accompagna il tuo quotidiano, e non sei riuscito ad affogarlo nel mondo tecnologico, forse dovresti prendere in considerazione una diversa strada. Un ritorno alla terra.

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