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Grazia e il suo esempio di felicità

Immagine Grazia e il suo esempio di felicità

[alert]Questo articolo fa parte della categoria Percorsi di felicità. Per dirla in due righe, sono degli esempi scritti di persone comuni e della loro esperienza con la felicità. “Comuni” nel senso che non si tratta del solito Vip di turno che vuole farti vedere quanto è luccicante la sua piscina. Questo post è stato scritto da Grazia Gironella. Gestisce un blog incentrato sulla scrittura e ti consigliamo di visitarlo.[/alert]

Di porte e di risvegli

Quando Andrea mi ha chiesto di raccontare la mia vita per il blog Project Excape, la sorpresa ha presto lasciato il posto alla preoccupazione, non appena ho capito che ci avrei provato. È strano parlare di me stessa in questo modo, proprio io che raramente guardo indietro, anche quando sarebbe opportuno. Motivo in più per accettare la sfida… ed eccomi qui.

Imparo come si sta al mondo

Sono stata una bambina precoce, tranquilla e studiosa. Figlia unica in una famiglia piuttosto chiusa dal punto di vista dei contatti umani, sono cresciuta amata e coccolata, ma anche introversa e solitaria, con la costante compagnia dei libri – tanti libri! – Abituata com’ero alla quiete del mio guscio, nei miei rari incontri con i coetanei mi trovavo all’incirca come un vetro di Murano tra i carri armati; ma la scuola non perdona – per fortuna, aggiungerei – e dall’ambito familiare uscii a tempo debito per entrare nel Grande Mondo, dove mi barcamenai in relativa tranquillità fino all’adolescenza.

Dal calderone di quel primo periodo pesco alcuni elementi che mi accompagnano da allora: l’amore per gli animali e la natura in generale; la passione per le lingue, in particolare l’inglese; l’inizio di un’attività fisica regolare; la repulsione per ogni forma di finzione, non importa se sotto forma di ipocrisia, accessori femminili o maschera di Carnevale.

Con le scuole medie arrivarono le prime amicizie, e anche l’incontro con una compagna di classe particolare. Elena era un tipo estroso: in un ambiente dove dominavano l’autocontrollo e l’omologazione, si permetteva di dare risposte fuori standard agli insegnanti, alzarsi durante la lezione per fare due passi per l’aula o sedersi sulle ginocchia di una compagna triste… oppure su quelle di un professore con cui si sentiva a suo agio. Trasgrediva a molte regole del comportamento sociale che già davo per scontate, eppure tutti – alunni e insegnanti – la trovavamo deliziosa. Il suo modo di essere fu una vera lezione di vita: si può stare con gli altri anche senza essere come gli altri. Per me, che faticavo a socializzare, si apriva uno spiraglio.

La parrocchia e il catechismo non lasciarono alcun segno su di me, infatti li dimenticai appena portati a termini i riti usuali. Se il mio spirito cercava qualcosa, non lo aveva ancora trovato. Ma si preparava una tempesta…

Tutto è possibile

Tutto diventa possibile

… e che tempesta! Non parlo di eccessi e trasgressioni, che non mi interessavano, ma di un grandioso quanto improvviso risveglio della socialità. Di punto in bianco, con l’inizio del liceo diventai un’altra persona: amicizie intense, amori, discussioni politiche, uscite serali e vacanze di giorni lontana da casa… una vera metamorfosi.
Risalgono a quel periodo la lettura de Il Signore degli Anelli di Tolkien (mio libro cult) e l’incontro con la danza jazz. Con entrambi fu subito amore, nel caso della danza ricambiato con soddisfazioni sproporzionate al mio livello di principiante senza velleità. Avevo già seguito dei corsi? Forse di danza classica? Mia madre aveva danzato, magari? Niente di tutto questo; ma per qualche ignoto motivo, il mio corpo sembrava già conoscere tecniche e interpretazione.

Anche questa fu una scoperta importante: “io” ero tutto quello che conoscevo di me stessa, ma anche altro. Chissà quanti e quali aspetti di me se ne stavano nascosti, in attesa dell’occasione giusta per manifestarsi. Le cose si facevano interessanti.

In quel periodo la religione – vissuta con un approccio diverso – e la socialità si fusero con risultati esplosivi: in pochi mesi scoprii che non solo sapevo stare in compagnia, ma mi riusciva facile entrare in contatto reale con le persone; potevo persino superare la mia timidezza per cantare e parlare in pubblico! La bambina introversa era uscita dal guscio.

Partecipare a un gruppo per cui la fede religiosa era una rivoluzione da vivere nel quotidiano, e non una serie di riti e formule da riservare a poche occasioni, diede il via a una quantità di riflessioni sul divino e sul senso della vita; ma se le domande fondamentali iniziavano a imporsi con forza, dopo qualche anno trovai le risposte fornite dalla religione insoddisfacenti. Se Dio ci ama, perché permette la malattia, la violenza, le catastrofi naturali? Che senso ha un peccato originale che non ho mai commesso, o la confessione a un essere umano proprio come me? Non ero disposta ad accettare il Mistero. Volevo capire. Appesi così la fede al chiodo, sapendo bene che la questione non era chiusa.

Faccio i passi giusti… ma dove sto andando?

Dopo gli studi, arrivò un primo lavoro, poi un secondo, l’incontro con la persona che ancora oggi è al mio fianco, mio figlio, i primi cani della mia vita, bellissimi viaggi da cicloturista, l’abbandono della danza in favore delle arti marziali.

Di questo lunghissimo periodo conservo un ricordo strano, con scene vivide e ampie lacune, come di un puzzle composto con passione, senza però intravvederci un disegno di qualche significato. Ero contenta della vita che conducevo, ma spesso anche inquieta e frustrata. Sovrapponevo alla realtà tante e tali aspettative da averne un quadro ben poco realistico. Credevo di potermi creare una vita su misura, in cui alle mie buone idee e intenzioni (buone in quanto mie, naturalmente) avrebbero fatto seguito i risultati che desideravo, nel lavoro come in tutto il resto. Peccato che la realtà sfuggisse al mio controllo, e anche i rapporti con le persone non fossero proprio un idillio. Sembrava che gli altri vedessero in me una persona diversa da quella che sentivo di essere. Fu Sandro, mio collega e amico, a spiegarmi la differenza tra esprimersi e comunicare: potevo anche continuare a parlare da sola, se mi bastava, ma se volevo essere compresa dovevo esprimere il mio messaggio in una forma che arrivasse all’interlocutore. Le buone intenzioni, o la convinzione di avere ragione, non erano sufficienti.

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Ma cosa volevo veramente? Non lo sapevo. Al lavoro davo tanto, e sentivo di meritare di fare carriera per questo, ma non intendevo scendere a compromessi di alcun tipo. E poi, mi piaceva davvero quel lavoro, che nel frattempo era diventato più chiuso e burocratico? Le mie idealizzazioni, nel lavoro come nel resto della mia vita, mostravano nuove crepe ogni giorno. A volte la sera, prima di addormentarmi, pensavo a quel Dio che non mi aveva convinta e gli chiedevo di farmi capire. Il mio “centro di gravità permanente”, per dirlo con le parole di Battiato, sembrava ancora lontano.

La porta

Finalmente, la porta

La mia porta – ognuno ha la sua – è stata la scrittura. Da lettrice incallita, avevo tentato di scrivere qualche storia già da bambina, ma non avevo dato alla cosa né valore, né seguito; ma un giorno come tanti, circa dodici anni fa, al termine della lettura di un romanzo fantasy famoso e deludente, sbottai: “cosa ci vuole a scrivere meglio di così?”. Pura presunzione, naturalmente, ma d’impulso presi carta e penna e iniziai a fare una lista di ingredienti: l’eroe, l’antagonista, un amuleto, dei compagni di viaggio…

Con questo atto in sé banale, senza saperlo avevo tolto il sigillo a un contenitore che da allora mi avrebbe aperto orizzonti imprevisti. Scrivere è un’esperienza intensa, che ti invade la mente e ti fa perdere il senso del tempo – il tipo di immersione totale che in psicologia viene definito “flusso”, simile al superamento della dualità mente-corpo che avviene durante alcune pratiche spirituali. Forse proprio grazie a questo, iniziò per me un tempo di scoperte.

Anche se mi ero da tempo allontanata dalla religione, ero sempre stata possibilista verso tutto ciò che non era dimostrabile dalla scienza, ma aveva una lunga tradizione alle spalle. Non per questo avevo mai cercato di saperne di più. In contemporanea alla scrittura, però, iniziarono anche gli incontri con persone, testi, siti che mi stimolavano a conoscere i vari aspetti del mondo invisibile, accompagnati dalla pratica del tai-chi, cui in tempi più recenti si aggiunsero lo yoga e la meditazione. Iniziai ad approfondire gli argomenti a mano a mano che l’uno si collegava all’altro, senza stancarmi. Tanto è vero che non ho mai smesso.

E così, eccomi arrivata al presente. Qui si ferma il mio racconto; sul più bello, in un certo senso, ma come riassumere in poche righe il mio percorso? Tante tessere si sono aggiunte al puzzle grazie all’apertura di quella prima porta. In questi anni mi sono interessata di argomenti che spaziano dalle presenze angeliche alla memoria dell’acqua, dalle esperienze di premorte allo sciamanesimo, dal druidismo al buddismo, dal channelling ai maestri spirituali del passato e del presente. Non seguo una specifica religione o corrente di pensiero, ma raccolgo quello che sento vero ovunque lo trovi. Non è difficile, perché le differenze che rilevo non mi sembrano mai veri contrasti, ma solo la normale focalizzazione ora su un aspetto, ora sull’altro della realtà.

Com’è la mia vita attuale? Non certo perfetta. Ho la mia dose di tristezza, rabbia e frustrazione, come gli altri esseri umani; eppure tutto è cambiato, perché io sono cambiata. Conoscendo meglio me stessa, posso affrontare gli errori di visione e i blocchi psicologici che mi hanno spesso danneggiata. Sono meno dipendente dalle conferme esterne per le mie scelte. Nelle mie giornate c’è più meraviglia, più curiosità, più voglia di fare. Sono meno soggetta a essere trascinata fuori centro dai miei stati d’animo momentanei. Avere trovato risposta alle mie domande mi fa sentire pacificata, anche se la ricerca non finisce mai. Cerco di nutrire il meno possibile emozioni e pensieri negativi, e coltivo quello che mi fa stare bene. Più di tutto, mi piace sentire che sono in viaggio.

In chiusura, per tornare all’argomento centrale del blog: come si raggiunge la felicità, e come la si mantiene?
Il termine “felicità”, a dire il vero, non è tra i miei preferiti. Lo ricollego ai picchi di gioia di breve durata, che poco incidono sulla percezione della vita quotidiana. Anche le alternative, però, non sono granché: “benessere” fa pensare al fitness, “serenità” rimanda a periodi della vita fin troppo tranquilli… meglio riformulare la domanda: qual è, per me, la parola chiave per vivere bene?

Intensità. Non vivere la vita con tiepidezza. Siamo abituati a pensare che questo dipenda dalle circostanze più o meno favorevoli – “se solo fossi…”, “se avessi…” – ma non è così. Per capirlo basta osservare il sorriso di persone che non hanno niente e vivono tra problemi di ogni genere. Non sempre possiamo scegliere le esperienze che ci capitano, ma il modo in cui andiamo loro incontro e le lezioni che ne traiamo dipendono soltanto dal nostro modo di essere, che non è affatto fisso e immutabile, ma viene costantemente ridefinito in base al lavoro che facciamo per conoscerci e imparare a correggere i nostri atteggiamenti sbagliati.

“Intensità” significa curiosità, desiderio di coltivare le proprie passioni; significa imparare a dedicare l’attenzione al momento presente – ogni momento – mettendo in secondo piano il passato e il futuro; significa riscoprire i sensi e tornare a usarli come se fossero nuovi. Significa anche, spesso, trovare il contatto con la metà invisibile della realtà, che ci rende… cosa, superuomini? Ma no, solo uomini. Interi.

Anche noi del Project Excape abbiamo avuto l’onore di essere ospitati nel blog di Grazia. Vuoi sapere come la scrittura può condurre alla gioia?

[alert]Grazia Gironella (Bologna, 1963) vive ai piedi delle montagne friulane ed è appassionata di natura e discipline orientali. Ha pubblicato racconti su antologie miste, il racconto lungo Tarja dei lupi (Tabula Fati, 2008), il manuale di scrittura Per scrivere bisogna sporcarsi le mani (Eremon, 2011), il saggio La via delle parole (Eremon, 2015) e il romanzo Cercando Goran (Amazon KDP, 2017). È presente in rete con il blog Scrivere Vivere (scriverevivere.blogspot.it), dedicato al mondo della scrittura.[/alert]

2 commenti su “Grazia e il suo esempio di felicità”

  1. Grazie di avermi chiesto di parlare di me in relazione a un argomento così importante. Leggere la mia storia in questo modo fa un certo effetto, come se non avessi scritto io l’articolo. Strano, vero? 🙂

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