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Francesco Grandis sulla felicità: l’intervista

Immagini Francesco Grandis (Wandering Wil) e la felicità, l'intervista

Ho conosciuto Francesco Grandis per caso. Stavo facendo una delle mie solite ricerche sul web a tema “ricerca della felicità”. Cercavo spunti di riflessioni per futuri articoli e per mettere alla prova le mie convinzioni. Noi del Project Excape ci occupiamo di felicità da un punto di vista nuovo. È un punto di vista che ha una visione della vita chiara, che parla di felicità per quello che (per noi) dovrebbe essere realmente.

Dicevo. Cercavo articoli interessanti e stimolanti sull’argomento. È così che sono approdato sul sito dell’ancora sconosciuto (per me) Wandering Wil. La mia ricerca aveva portato i suoi frutti. In particolare due dei suoi articoli mi avevano colpito. A nostro modo ne avevamo parlato qui, nel Project Excape, e molte idee, pensieri e intuizioni combaciavano con quelle di Francesco.

Intervista - Francesco Grandis

Il primo articolo di Francesco che ho letto

Qui e ora: basta essere felici? è il primo articolo che ho letto, trovando incredibili similitudini con il nostro pensiero. Leggendo il suo articolo (te lo consiglio veramente tanto) ci siamo ritrovati tantissimo. I suoi concetti sono racchiusi nell’aforisma che riassume perfettamente il nostro credo: prima di chiedere aiuto al Cielo, impara a stare sulla Terra.

Troppe pratiche orientali vengono occidentalizzate e date in pasto alle persone comuni, con la promessa di una vita migliore. Ma come la pastiglia cura il sintomo e non la causa, una pratica spirituale senza delle fondamenta non porta alla felicità, ma solo ad una momentanea pausa dalla vita di tutti i giorni. Il concetto di qui e ora forse basta al santone. Magari basta ad una persona che non vive in un contesto occidentale, ma a noi serve a poco. Il concetto è bellissimo, ma nella pratica? Riesci a vivere realmente qui e ora con uno stile di vita che ti impone di lavorare e di essere stressato per la maggior parte del tempo?

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È questo il momento in cui le persone, deluse dalla vita e dall’ennesima pratica spirituale andata male, si rifugiano nella consolante idea che se è andata così doveva andare così, frutto anch’essa di un concetto importato dall’oriente (e completamente snaturato dalle sue origini).

Il secondo articolo, sul piacere e il dovere

Viviamo in una società che ci ha preconfezionato la vita. Nasciamo con un unico scopo, ed è quello di goderci la vita. Ma i piani per noi sono altri. Quali? Li conosci fin troppo bene, e si riassumono perfettamente con la ben nota frase: prima il dovere, poi il piacere. Beh, vaffanculo, dico io. Francesco Grandis ce lo dice (con molto più tatto) nell’articolo Prima il piacere e poi il dovere, non il contrario. È il secondo articolo suo che ho letto. Breve, veloce ma arricchito di un pensiero che è tutt’altro che banale.

È così che ho conosciuto Francesco Grandis. Non sapevo ancora nulla di lui, non sapevo delle sue peripezie attorno al mondo, né della sua vecchia vita. Sono onesto, poco mi interessava. Quello che mi interessava era il suo pensiero, il suo modo anarchico di intendere la vita. Mi sono sentito attratto dall’intelletto di una persona che finalmente si discostava dal pensiero comune. Mi ha ricordato subito un mio amico, “vicino” di casa, Devis Bonanni, che ad un certo punto della sua vita ha deciso di lasciare il suo lavoro per coltivare la terra (e lo spirito). In comune hanno anche il fatto di essere scrittori.

Qual è la storia di Francesco Grandis?

Ritornando a noi. E la storia di Francesco Grandis? Qual è? Non te la riassumerò qui. Ti invito invece a scoprirla da solo. Visita il suo sito, leggi il suo libro Sulla strada giusta. Per noi ciò che conta è il messaggio, non il messaggero. Non importa molto come una persona sia arrivata ad un certo punto della sua vita. Ognuno ha il suo cammino, ed è unico. Ciò che conta realmente è l’esperienza e la conoscenza che ha acquisito e che ha deciso di condividere. È per questo che abbiamo deciso di contattare Francesco per un’intervista. Quello che segue è il suo piccolo regalo per noi e per te che ci stai leggendo. L’argomento dell’intervista? Ovviamente la felicità. Gli abbiamo posto 5 domande sulla felicità più 2, bonus, ricavate dalle nostre 20 domande che vorremmo fare alle persone che più stimiamo.

Ho scritto fin troppo, volevo fare una presentazione più breve, ma va bene lo stesso. Lascio ora lo spazio alle parole di Francesco. Io le ho lette veramente volentieri, tra le righe ho proprio percepito la sua passione per la vita, per il ragionamento, per la crescita continua. Spero ti possano arricchire come hanno fatto con noi. Buona lettura!

Intervista a Francesco Grandis

Sei felice? Perché?

Dipende da cosa intendiamo per felicità. Io la descrivo in termini così assoluti che potrebbe essere impossibile per chiunque considerarsi “assolutamente felici”. D’altra parte non la vedo neppure come un interruttore, che può essere acceso o spento. Piuttosto l’ho paragonata spesso a una luce che, vista a lontano, ci indica una direzione a seguire, e allo stesso tempo ci illumina sempre più man mano che ci avviciniamo. Oppure alla vetta di una montagna altissima: cercando di conquistarla saliamo di quota ad ogni passo.

Che quella vetta sia inaccessibile o meno non ha importanza: è il semplice fatto di avanzare verso di essa che ci rende più felici. Quindi, non posso dire di essere arrivato, ma posso sicuramente dire che sono molto più felice rispetto a quando ho iniziato il mio percorso, anni fa. Ho fatto moltissimi passi avanti, liberandomi di tanti pesi inutili, e arricchendomi di esperienze essenziali.

Secondo te ci sono dei modi precisi e concreti per raggiungere la felicità? O dipende tutto da una sorta di illuminazione concessa a pochi eletti?

Per proseguire con l’immagine della montagna, è probabile che le vette più alte siano riservate solo a poche persone favorite. Però, immaginando la felicità come una direzione da seguire e non come un obiettivo da conquistare, penso che anche la persona più semplice possa applicare piccole semplici regole per rendere la sua vita migliore ed elevarsi giorno per giorno.

Quali regole? Vi dico qual è la mia, perfettamente riassunta da una frase del Dalai Lama che mi ha influenzato moltissimo: “per essere felici nella vita bisogna cercare e coltivare le cose che ci fanno stare bene a lungo termine, e cercare ed eliminare le cose che ci fanno stare male a lungo termine.” Sono quattro fasi: scoperta e azione. È una frase semplice, ma racchiude una filosofia di vita potentissima.

Qualcuno sostiene che la felicità è fatta di momenti e che sta nelle piccole cose. Tu cosa ne pensi?

Penso che la felicità dei momenti e delle piccole cose sia molto poetica, e altrettanto sopravvalutata. Non fraintendetemi: cogliere gli aspetti positivi del momento presente, il “qui e ora”, è sicuramente una dote, ma per quanto mi riguarda è come scovare a terra le briciole che cadono da un grande tavolo. Buone, ma sfamano poco.

Personalmente punto a qualcosa che mi sazi. Per questo, quando parlo di felicità, non intendo mai le piccole cose come “il profumo del caffè al mattino” o “le mani di un bambino”, gioie piacevoli ma effimere. Intendo piuttosto uno stato costante, che sia il più possibile duraturo e resistente alle normali intemperie della vita, cioè gli eventi spiacevoli fuori dal nostro controllo; qualcosa a cui fare affidamento sempre, non solo quando capita.

Potremmo usare la parola “serenità”, o “pace interiore”, ma queste parole hanno una sfumatura nella nostra lingua che le rende troppo simili all’idea di accontentarsi. Così preferisco la parola “felicità”, il terreno sempre fertile in cui i momenti e le piccole gioie possano crescere in abbondanza.

Può esistere felicità senza libertà?

Se la felicità è una vetta, allora la libertà è il nostro campo di azione, la misura di quanto possiamo allontanarci dal punto di partenza. È uno spazio sempre limitato, non esiste infatti la libertà assoluta: non possiamo essere, avere o fare tutto quello che ci passa per la testa. Il semplice fatto di fare una scelta (o di non farla) ci preclude le altre opzioni. È come se ognuno di noi vivesse dentro un recinto, piccolo o grande, entro cui spostarsi senza vincoli: quella è la misura e lo spazio della nostra libertà.

Allora la domanda che potremmo farci è questa: quanta libertà serve per trovare la felicità? La risposta è: dipende. Potremmo essere fortunati, e la felicità potrebbe già essere dentro il nostro recinto, per quanto piccolo; non ci resterebbe che proteggerla. Oppure potrebbe essere molto lontana, e per raggiungerla dovremo iniziare un lungo lavoro su quel recinto, che andrà ampliato e spostato.

A proposito di questo, prima di iniziare i lavori penso sia importante imparare ad accettare serenamente i propri vincoli immutabili (le cose su cui non abbiamo alcun controllo, ad esempio), e dall’altra parte essere determinati nel riorganizzare a nostro beneficio tutto quello che ci è possibile modificare.

Esistono infiniti aforismi, raccomandazioni, teorie, corsi sulla felicità, ma poi, ogni giorno, possiamo constatare come le persone siano infelici e insoddisfatte. Secondo te sono errati i concetti o sono le persone che non li mettono in pratica?

Alle parole “corsi sulla felicità” mi è venuto un brivido lungo la schiena… non si può insegnare a essere felici! Al massimo si può condividere il proprio pensiero, il proprio percorso, idee generali come quella che ho scritto poco fa, ma senza la pretesa di identificare un maestro o un allievo.

La ricerca della felicità è un percorso individuale, difficile, spesso solitario. Per avanzare è necessario distruggere tutto ciò che c’è di sbagliato dentro e fuori di noi, e ricostruire su fondamenta di volta in volta più giuste. È un lavoro che potrebbe durare anche tutta la vita.

Credo sia per questo che ci sono così tante persone infelici: sono spaventati dal percorso e dalla fatica, e si arrendono prima di iniziare. È più comodo imparare ad accontentarsi di quello che capita, e al massimo raccogliere le famose briciole.

Ogni regola sulla felicità potrebbe essere una buona regola, se riesce a spingerci a fare un passo avanti, ma se serve solo riempirci la testa di altri preconcetti da imparare a memoria, o di altra spazzatura con cui appesantirci, allora è meglio dimenticarla subito.

Qual era uno dei tuoi più grandi sogni da bambino?

Lasciare il mio segno nel mondo. Non sapevo come, ma volevo fare qualcosa per cui essere ricordato. Ero ambiziosetto, mi sa.

Non mi illudevo di entrare tra i grandi della storia (anche se in qualche momento devo averci sperato), ma mi spaventava l’idea di essere dimenticato, di non lasciare una traccia anche minima del mio passaggio. Così ho accarezzato, iniziato e abbandonato varie strade per riuscirci. Adesso scrivo e… no, non lo dico.

Come risolveresti i mali degli esseri umani?

La quasi totalità dei mali dell’umanità è frutto diretto o indiretto di una qualche forma di ignoranza, che si può curare solo con la conoscenza. Non mi riferisco a qualcosa di puramente accademico (che comunque non guasta), ma piuttosto a una capacità di vedere le cose da un punto di vista più ampio.

La conoscenza ci porterebbe all’unità: le società e le tradizioni ci spingono a fuggire il diverso, ma se solo ci allontanassimo un po’ e osservassimo il mondo nella sua interezza, ci renderemmo conto che le differenze sono soltanto nella nostra testa.

A proposito di questo, ultimamente sono affascinato da un fenomeno, chiamato in inglese: “overview effect” (in italiano si traduce: “effetto della visione d’insieme”, ma suona male). Si riferisce a un cambiamento della consapevolezza riscontrato dagli astronauti, la prima volta che vedono la Terra dallo spazio. Da quella distanza, i confini e i conflitti sembrano ridicoli, mentre emerge prepotente la necessità interiore di creare unità e concordia.

Quando farlo sarà economico, proporrei un giro nello spazio per ogni singolo essere umano del pianeta in età scolastica. Quello è un ottimo esempio di conoscenza.

Vuoi conoscere meglio Francesco Grandis?

Molto interessante, vero? Qui di seguito ti lascio tutto il necessario per conoscere vita, morte e miracoli 😛 di Francesco. Buona scoperta!

Blog Wandering Will: wanderingwil.com
Pagina Facebook personale: facebook.com/WanderingWil
Estratto gratuito del libro: wanderingwil.com/sulla-strada-giusta-francesco-grandis
Pagina Facebook del libro: facebook.com/SullaStradaGiusta.FrancescoGrandis
Puoi acquistare il libro Sulla strada giusta su Amazon e IBS.

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