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Essere se stessi secondo Diogene il cinico

Immagine Essere se stessi secondo Diogene il cinico

Diogene il cinico, detto anche “il cane”, era l’espressione massima del modello di quello che oggi chiamiamo essere se stessi. A tutti noi è capitato di pensare, nel corso della vita, un modo per cercare di essere noi stessi, specialmente nelle situazioni più avverse. Più volte abbiamo preso spunto da personaggi più o meno famosi, come divulgatori carismatici, maestri ecc. Ma alla fine, siamo riusciti a permetterci di essere ciò che siamo o abbiamo concesso quella libertà alla società di cui facciamo parte?

Essere se stessi secondo Diogene il cinico

Diogene il cinico: cerco l’uomo

Diogene il cinico è vissuto nell’epoca delle Polis dell’antica Grecia. Ha vissuto nello stesso periodo storico del più famoso Platone, e come vedremo in seguito, non perse l’occasione di scontrarsi (filosoficamente) con lui. Diogene era solito girovagare, durante il giorno, in compagnia di solo una lanterna. Non aveva altro addosso, né sandali, né vestiti né altri accessori. Nudo girovagava in cerca di qualcosa in particolare. Quando gli domandavano il perché della lanterna, lui rispondeva sempre cerco l’uomo. Quello che intendeva era “l’uomo che sapesse vivere secondo natura”.

La meta del cinismo è quella del Project Excape

Ma perché sto parlando di questo controverso personaggio? Semplice, perché avrebbe sostenuto il Project Excape. Diogene cercava l’uomo, l’uomo che vive come la natura ha saggiamente creato. In sostanza (questo è un termine che ripetiamo spesso negli articoli di questo spazio virtuale) cercava il vero uomo.

A noi Diogene il cinico piace, perché non era uno di quei filosofi che si perdeva in chiacchiere, o che cercava di rigirare la frittata a parole. Non si accontentava dell’affermazione cerco l’uomo. Esso stesso si dedicava ad essere un vero uomo ed era da esempio per chi avesse voluto sposare la sua filosofia. Era un vero e proprio esempio concreto, non come molti dei sofisti tutto chiacchiere dei nostri tempi.

La sua meta era la nostra (come progetto). Evadere dal classico, dall’usuale, dall’annichilente, dall’artefatto, dal meccanico, dall’insalubre, dall’inumano, dall’innaturale. Evadere verso la vera e propria natura. Verso se stessi, per essere se stessi.

La verità dell’uomo è la sua libertà

Come faceva Diogene all’epoca anche noi mettiamo in guardia da tutte le forme di schiavismo che possono non sembrare tali, perché l’abitudine annebbia la realtà dei fatti. Tutte le forme di identificazione all’apparenza innocue sono catene che sottraggono libertà.

L’antico filosofo spiegava che la libertà consiste nell’essere veramente padroni di sé, senza essere attaccati agli altri o addirittura a se stessi. In primis gli uomini sono schiavi di oggetti, di tutto quello che credono di volere e gli hanno detto aver bisogno. Egli ad esempio rinunciò ad ogni tipo di stoviglia dopo aver visto un bimbo dissetarsi nel fiume con le mani a coppa. Non era schiavo di una casa e del doverne possedere una. Viveva infatti libero, come un animale selvatico. Si ispirava proprio al comportamento animale e degli infanti che non erano ancora stati intaccati dai desideri e dalle mode sociali. Non possedeva nemmeno un proprio spazio apposito ad espletare i suoi bisogni corporali, e praticava l’autoerotismo tranquillamente davanti ad altre persone, infischiandosene proprio come fa l’animale.

Non era schiavo della propria città, del proprio stato, né della religione. Ai religiosi contestava che la preghiera non chiede mai ciò che è oggettivamente bene ma ciò che è bene per il religioso. Non si riteneva nemmeno schiavo della politica, arte molto diversa da come la conosciamo oggi (e mi riferisco specialmente all’opinione che noi italiani abbiamo della politica). Quando vide dei magistrati catturare un ladro, disse ecco i grandi ladri che portano via il piccolo ladro mostrando che tutti i politici sono ladri.

Era libero inoltre da una delle forme maggiori di schiavitù, radicate così in profondità del comportamento umano sociale da divenire una prigione invisibile, una preoccupazione perenne. Mi riferisco ai giudizi altrui, al preoccuparsi di quello che gli altri pensano di noi. Ricercava la libertà in tutti i sensi perché la natura del vero uomo consiste nella libertà di poter tornare ad essere come il mondo ci ha concepito.

L’uomo faccia l’uomo

È vero che il vero uomo è libero, siamo in perfetta armonia con la filosofia di Diogene, anche se per certi versi ci discostiamo un po’ da certe deduzioni. Ad esempio, come ho detto, lui si ispirava agli animali e ne copiava la vita. Per essere veri uomini è necessario un ritorno verso la nostra parte animale, ma non per questo dobbiamo allontanarci dalla nostra essenza umana. Un rinoceronte non copia un uomo o un antilope nel cercare di essere rinoceronte. Lui è un rinoceronte. Così come l’essere se stessi dovrebbe condurre verso l’essere uomini, non animali, anche se il comportamento di Diogene può essere un esempio degno di risultati concreti e giusto, almeno al principio.

Essere più animali che uomini, per come si comporta oggi l’uomo, crediamo sia un passo “indietro” che ci fa compiere un passo avanti, qualitativamente parlando rispetto a una vita più degna di essere vissuta. Sono da tenere in conto però le altre caratteristiche umane che sono sconosciute agli animali. La strutturazione mentale, spirituale, che danno vita alla creatività, al desiderio di conoscenza, all’autoconoscenza, per citarne alcune.

Il pensiero di Diogene il cinico non è un pensiero

La questione pratica dell’argomento poi ci piace ancor più che lo stesso pensiero. Alla fine della fiera, le parole prive di concretezza si perdono nei venti. In questo abbiamo sempre cercato di essere come Diogene il cinico. Il nostro progetto è fondato su una base, che abbiamo spiegato nella serie Radice. Non si tratta solo di speculazioni, di vocaboli stampati, perché sono sorretti da esperienze che abbiamo fatto nella vita reale e che tuttora portiamo avanti.

Il pragmatico filosofo esprimeva spesso il suo pensiero in gesti. Anzi, considerava il gesto la maggior forma d’insegnamento. Questo è un obiettivo a cui pian piano desideriamo giungere anche noi del Project Excape. Essere se stessi in fondo è una questione pratica. Oggi si osservano molti cosiddetti filosofi cianciare e cianciare e cianciare per poi comportarsi per filo e per segno come suggerisce l’usuale modello sociale. A cosa serve ostentare tutti quei colti principi se poi si vive come chiunque altro? Un discepolo chiese a Diogene i suoi scritti, e lui gli rispose se i fiori li preferiva veri o dipinti. Giusto per farti entrare ancor più nell’ottica di questo personaggio.

Essere se stessi - Diogene VS Platone

Essere se stessi: Diogene Vs Platone

Diogene il cinico, conosciuto anche come “Diogene di Sinope”, era solito litigare filosoficamente con Platone. Quanto avrei voluto anch’io avere quel privilegio. Il cinico accusava l’altro di essere schiavo della conoscenza filosofica, e come abbiamo visto, il cane voleva scrollarsi di dosso ogni forma di incatenamento. Criticava apertamente il suo sapere delle idee: lo studio astronomico, matematico, geometrico… ritenendoli una perdita di tempo. La sua morale era l’incredulità del concetto di corrispondenza delle idee astratte con la realtà.

Si racconta che a un pranzo disse a Platone di vedere la coppa o la ciotola ma di non vedere il concetto di ciotola (l’idea di coppa). Per tutta risposta Platone gli disse che vedeva solo la ciotola perché era l’unica cosa che poteva vedere. Mi scuso per possibili inesattezze perché questo è un piccolo aneddoto che ricordo, non mi offendo di certo se qualcuno correggesse qualche mia incongruenza. Tuttavia il senso morale rimane quello.

Ora, non mi sento di giudicare chi fosse più vicino ad essere un vero umano, perché conosco soltanto informazioni scritte dei due filosofi. Non ho vissuto con loro, non posso aver conosciuto i dettagli e ciò che l’osservazione diretta può offrire. Di certo il merito di essere connesso alla propria parte animale va a Diogene. Il fatto di essersi liberato da tutti i preconcetti inutili e limitanti, da tutte le sovrastrutture mentali e sociali che al posto di far evolvere regrediscono lo spirito umano è un ennesimo punto a suo favore. Tenendo conto di un aumento del grado della libertà, che noi riteniamo essere il combustibile della felicità, la coppa andrebbe senza dubbio al filosofo di Sinope.

Sulla sponda di altri meriti però vediamo primeggiare Platone, per aver sondato e coltivato luoghi che solo all’essere umano sono concessi. E ci sarà un motivo se possediamo queste peculiarità mentali e spirituali. Oltre al problema dei chiacchieroni inconcludenti oggi troviamo anche un vasto gregge di persone che seguono solo i propri istinti ed impulsi. La loro vita comincia e finisce lì.

Non si vive di solo pane

Così, a Diogene mi sentirei di dire, riprendendo uno dei maggiori tratti delle scritture sacre: non si vive di solo pane. A Platone invece vorrei umilmente dire che, per sondare conoscenze ancora inviolate, è indispensabile tornare al proprio stato animale, per poi potersi spingere in quella direzione liberamente. Liberi di essere se stessi.

Sia chiaro, questo è un gioco che sto facendo con me stesso, non mi sentirei assolutamente in dovere di andare a consigliare qualcosa a questi due illustri personaggi, senza prima aver attinto direttamente da loro e vissuto a stretto contatto con loro.

Per concludere potrei affermare che ciò che più si avvicina al vero uomo è l’unione di queste due correnti di pensiero. Un uomo che conosce il proprio corpo-mente-spirito. Un essere che sa come deve vivere, libero da ogni tipo di etichetta, che però non rifiuta di muoversi in ambienti che possono sembrare fandonie invisibili, ma che non per questo non esistono. E non per questo possono essere definite inutili. Molte volte nella mia vita ho riscontrato l’utilità dell’astratto, rapportato nella vita concreta. Anche il quotidiano più tangibile può essere utile all’astratto. L’unione di questa dualità può rivelarsi il cammino che conduce all’essere se stessi, veri umani. Se dovessi dare un nome al vero uomo lo chiamerei Platogene. 🙂

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