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Domande esistenziali: esiste la reincarnazione?

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Scorgo una nuova era. Un’epoca in cui, con mezzi subdoli o che possono sembrare moralmente giusti, vengono impiantate varie mode e convinzioni nelle menti. Un momento storico in cui regna la certezza dell’incertezza. Dove incalzano manie che elevano a verità assolute teorie quali la reincarnazione o la trasformazione divina dell’uomo in Terra. Ma io non voglio essere un Dio. Io voglio essere ciò che sono. Io voglio essere uomo. Nonostante questo, continuo ad osservare parecchie persone, che non sanno nemmeno essere uomini, ma che possiedono l’ambizione di raggiungere mete divine. Chi crede nella reincarnazione si è mai fatto, prima, questa semplice domanda: esiste la reincarnazione?

Domande esistenziali: Esiste la reincarnazione?

L’opinione del Project Excape in merito alla reincarnazione

Come ti poni in merito a questo argomento? Ti sei mai chiesto o ti chiedi mai se prima di questa tua vita ce n’era un’altra, o se dopo ne ricomincerà una nuova? Esiste la reincarnazione? E soprattutto, ti sei mai chiesto se è rilevante chiederselo e avere per forza una risposta? Il Project Excape possiede un’opinione ben precisa riguardo alla reincarnazione, ovvero il non avere un’opinione.

Come potrei pretendere di ragionare su ciò che non è di questo mondo (Dostoevskij).

Tuttavia voglio far buon uso di questo articolo per riportare un po’ di equilibrio nella convinzione umana in generale. Intendo dire che, oggi, è difficile incontrare persone che escludano la reincarnazione dalle proprie credenze. Sembra incredibile ma, in base alla mia esperienza, ho constatato che 8 persone su 10 credono alla reincarnazione o a qualcosa di molto similare. Perché? La spinta mentale che porta a credere in una sorta di nuova vita è palesemente la paura della morte e dell’ignoto. Ma di questo ne parleremo in modo più approfondito più avanti.

Un Dio incapace e forse crudele per un gioco illogico

Non cercherò di capire cosa sia, né mi chiederò se esiste la reincarnazione. Come ho anticipato, voglio riportare un po’ di equilibrio. Mi servirò di un breve stralcio tratto da un testo che noi (come progetto) ti auguriamo di acquistare e leggere fino in fondo.

Dal libro: Lo spazio delle varianti: L’individuo deprivato si sente offeso, se non addirittura indignato, e cerca per se stesso un motivo che giustifichi un tale stato di cose. E allora si fanno strada le varie dottrine, tipo quella del “karma” per i peccati accumulati nelle vite precedenti. Come se il signore Iddio non avesse altro da fare che educare i suoi figli negligenti e, nonostante la sua onnipotenza, incontrasse difficoltà nel processo educativo. Così, in luogo di punire per i peccati commessi in vita, egli per qualche motivo rimanda la nemesi a dopo; anche se non si capisce che senso abbia punire una persona per un fatto di cui non ha memoria.

Devi ammettere che queste righe sono scritte con la logica e il buon senso, frutto di un pensiero umano poco contaminato da opinioni esterne. Niente fraintendimenti però, attenzione. Non sto assolutamente smentendo la possibilità della reincarnazione umana. Ho solamente spostato l’ago della bilancia di poco verso il non crederci. Come già detto, cerco di equilibrare la situazione generale.

Non credo nella mia morte (Salvador Dalì prima di morire)

Non ha senso chiedersi se esiste la reincarnazione

Secondo me l’azione più fruttifera e portatrice di vera gioia è quella di non pensare affatto a questo, per concentrarsi totalmente sulla propria vita terrena. Siamo qua, siamo qua adesso, siamo vivi. Perché affannarsi in qualcosa di diverso dalla vita, prima di averla conosciuta in ogni suo possibile aspetto? Perché dobbiamo cercare strade nebbiose quando tutto è così semplice? Perché cercare di essere divini? Perché chiedere aiuto al Cielo prima di saper stare sulla Terra?

Il percorso di un essere umano dura un’intera vita. Il percorso di chi si crede divino può durare un istante, ma quell’istante è formato da una vita costellata di illusioni.

Quando mi capita di pensare alla reincarnazione preferisco ispirarmi ad una frase di un filoso di nome Wittgenstein. Per questo sarà molto improbabile, a meno che non interpellato in merito, che esca un’ulteriore discussione sul tema della reincarnazione.

Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere (Wittgenstein).

Articoli consigliati: Cos’è il talento innato e l’inganno della vocazione professionale. E Pensare con la propria testa: l’ultimo dogma.

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5 commenti su “Domande esistenziali: esiste la reincarnazione?”

  1. Leggendo questo articolo mi vengono in mente molte cose da dire – forse troppe per spiegarle davvero, ma ci provo. Anche se sono d’accordo sul fatto che non abbia senso cercare il trascendente prescindendo dal nostro lato umano-materiale, o peggio negandolo, non penso che il problema sia l’ordine degli addendi, ma il recupero della propria umanità integra, composta da una dimensione materiale e da una dimensione spirituale. L’una senza l’altra non ha senso. Non è veramente necessario da dove si parte. Anche se partire dalla dimensione materiale è la cosa più normale, un’apertura spirituale può illuminare la realtà materiale in un modo inaccessibile a qualunque analisi e sperimentazione tramite una vita intensa e consapevole (può – non necessariamente è così). L’importante è che ogni parte della nostra vita sia esplorata, conosciuta e vissuta intensamente. Pensare che si possa accedere alla dimensione spirituale e trascendente solo dopo avere esplorato da scettici tutta la realtà materiale, mi sembra un po’ come dire che esiste un ordine gerarchico… non so… tra le mani e i piedi. 😉 Quanto alle esperienze collegate alla dimensione immateriale – e parlo di tutto, dal reiki alla reincarnazione, dal karma alle esperienze premorte, dagli angeli agli spiriti – liquidarle come fantasie di sciocchi, incapaci di accettare la realtà e costretti a inventare un dio strano, mi sembra superficiale e anche un po’ presuntuoso, se mi permetti la sincerità. Approfondendo la preparazione su ognuno di questi argomenti, tanti luoghi comuni evaporano. Faccio l’esempio del karma, che in Occidente viene appunto presentato come una sorta di punizione divina per i nostri peccati, quando nella cultura di origine è considerata una legge di causa-effetto che la consapevolezza dell’individuo può modificare.
    Siamo tanto figli della nostra cultura, anche quando ce ne sentiamo liberi! Da noi persino chi segue le religioni ufficiali lo fa spesso nell’ombra, vergognandosene un po’. perché non ha l’appoggio della Sacra Scienza. Questo dimenticando: 1) che la scienza moderna è soltanto uno strumento di comprensione della realtà, e non la sua misura, come ben sanno gli scienziati che non bandiscono il mistero dal proprio lavoro; 2) quanti popoli e gruppi e individui hanno coltivato nella storia, e tuttora coltivano, nel quotidiano il rapporto con la dimensione invisibile con assoluta naturalezza. Non c’è bisogno di fare salti di fede, tra l’altro; è sufficiente andare oltre i pregiudizi più diffusi e approfondire. E’ un lavoro che paga, come si suol dire! 🙂

    1. Andrea Di Lauro

      Mi fanno sempre piacere i commenti di questo tipo, perché sono sinceri e non si perdono nel: “vero”, “eh già”, “hai ragione” ecc.
      Vedo che hai capito una parte del mio pensiero e del pensiero del progetto, ma c’è un’altra parte (ancora poco svelata) che rischia di far intendere la nostra corrente come poco spirituale o prettamente scientifica. Da molti mesi ho in mente un articolo per spiegare questo concetto, e mi sa che lo farò a breve, per il momento cerco di condensarlo.
      All’origine l’essere umano era umano, immagina una linea retta che rappresenta il percorso umano. In quella linea l’uomo fa ciò per cui è nato, ma può decidere di cambiare direzione, essendo dotato di libero arbitrio. Può scegliere di avventurarsi in strade più trascendentali (verso l’alto) o più animali (verso il basso). In un certo periodo storico l’uomo ha preso la decisione di evadere dal proprio habitat per occupare tutto il globo. I frutti di quella scelta è ciò che oggi possiamo vedere. Analizzando gli individui di oggi si può osservare come la maggior parte, se non tutti, sia ad un livello più animale, più basso della retta “dell’uomo”, e lo si vede dai comportamenti. Quello che il progetto sta tentando di far capire è che prima di addentrarsi in contesti realmente spirituali è necessario tornare su quella linea. L’inizio di questo ritorno lo stiamo anche spiegando nella serie “Radice”. Ma questo non esclude di certo teorie o pratiche spirituali. Il nostro obiettivo, a mio avviso, è molto più umile. Riporto un esempio:
      Mettiamo la meditazione nella branca delle pratiche spirituali, voglio quindi meditare e comincio le mie sessioni. Dopo un certo numero di forzature, di stress per trovare il tempo per la meditazione e di pensieri disturbanti deciderò di interrompere. Ma questo succede perché viviamo in un ambiente inumano, anti-spirituale. Dobbiamo inseguire la sopravvivenza, l’ansia costante del denaro, il capo al lavoro, il tedio al lavoro, la ripetitività della vita sociale, smog, spazi chiusi, sostanze narcotizzanti, droganti, dopanti. Come si può riuscire a meditare quando il nostro organismo è invaso da nicotina, alcol, caffeina, zuccheri, sostanze lavorate, quando è sempre alla ricerca di compensazioni, in preda a picchi di glicemia?
      Questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare. Non è che vogliamo dare un’ordine: prima il materiale e poi lo spirituale, perché in fin dei conti si tratta della stessa cosa. Più che altro, per logica, crediamo che sia necessario tornare sulla linea dell’esempio, ma questo sempre andando avanti, perché nell’evoluzione, nell’universo, si sa, non esiste tornare indietro. In sostanza, l’ambiente attuale non ha niente o poco a che vedere con la spiritualità, ma ciò non vieta di saper cogliere quei pochi e sottili sprazzi spirituali.
      Con la questione della scienza sono poi d’accordo, molto d’accordo con te. Non è nient’altro che uno dei tanti modi per sperimentare la realtà.
      So che ci sono ancora dei punti bui in questo discorso, ma approfitto di questo momento per mettere quest’argomento nella lista degli articoli da scrivere.

      1. Aspetto con interesse l’evoluzione del vostro discorso, allora. 🙂 A proposito, nel mio sermone dimenticavo l’unico argomento in-topic: la reincarnazione. Ho praticato per un periodo il tipo di meditazione guidata che consente di accedervi in una certa misura (non che serva una guida, ma inizialmente è utile). Per la mia limitata esperienza, è servita un po’ di costanza, ma poi mi sono resa conto che i ricordi ci sono, e non vengono dalla mia fantasia, o dai film che ho visto o da mie esperienze nella vita attuale. Non è una cosa che si possa spiegare, ma quando ci si è dentro i dubbi passano. A meno che non ci si ponga come “ricercatori” chiudendosi dentro i propri preconcetti, cosa peraltro facilissima. In quel caso probabilmente la chiusura mentale ostacola l’esperienza, ma non la rende impossibile. Per me è stato importante trovare le radici di alcuni miei comportamenti e problemi – importante per superarli nel presente, non per soddisfare una semplice curiosità. E’ anche un’esperienza ricca di fascino, sebbene rischiosa, perché quello che ho trovato non era sempre piacevole. E’ comunque un percorso personale, da percorrere al momento giusto e senza forzature. Non credo esista un’esperienza uguale all’altra. (Fine del sermone n. 2… ;))

    2. Io penso che esiste la reincarnazione.
      Anche perchę i cristiano giidei sparano un sacco di fesserie, tutto cio che loro dicono è sempre il contrario di cio che in realtà è.
      Io sono un Dio.
      Io voglio.
      Io ottengo.
      E voi imvece siete schiavi di un dio inesistente, inventato ad hoc.

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