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Enrico Manicardi sulla civiltà: l’intervista

Immagine Enrico Manicardi sulla civiltà: l'intervista

Questa che leggerai è un’intervista ad Enrico Manicardi, l’autore dell’opera Liberi dalla civiltà. Alla fine dell’intervista troverai i suoi riferimenti (sito web e email) nel caso tu voglia approfondire ulteriormente la sua conoscenza. Abbiamo voluto creare questo scambio con Enrico Manicardi principalmente per due motivi. Il primo è per una nostra personale conoscenza. Il secondo è per renderla disponibile a chi ha già letto il libro o a chi avesse intenzione di farlo. Se non sai di cosa stiamo parlando ti consiglio di leggerti prima la nostra recensione di Liberi dalla Civiltà.

Intervista - Enrico Manicardi

Il Project Excape è totalmente in armonia col pensiero di Liberi dalla civiltà, tuttavia l’opera si occupa di un’ampia critica al sistema e, forse anche saggiamente, non vuole offrire soluzioni.

Noi come progetto siamo occupati in un numerosi ambiti, uno dei maggiori è quello di trasmigrare i pensieri più astratti e più nobili nella realtà di ogni giorno. Alcune delle domande rivolte ad Enrico Manicardi seguono questo filo conduttore.

Intervista - Enrico Manicardi

Parlare con Enrico Manicardi significa parlare specialmente di Primitivismo, ossia di Critica Radicale alla Civilizzazione e di tutto quel che attiene a ciò che, in modo più generale, è definito Anarchia Verde. Può ricordare, sommariamente, a chi ci legge, di che cosa si tratta e quale sia il senso della riflessione che anima questa prospettiva di Resistenza?

Innanzitutto, vorrei ringraziarvi per l’opportunità che mi offrite di poter esprimere il mio pensiero sulle pagine del vostro blog. Ho accettato di fare queste quattro chiacchiere perché è sempre un piacere sapere che esistono ancora persone a cui preme fare il punto della situazione drammatica in cui ci troviamo tutti, e che danno spazio a chi si sforza di sviluppare una riflessione critica. Il Primitivismo (o Anarco-primitivismo, o Critica Radicale alla Civilizzazione, o Movimento Anti-civ) è appunto una pratica di Resistenza, e cioè di opposizione al perpetuarsi del mondo così com’è. È una pratica anarchica perché nel mettere in discussione tutto quel che fonda l’universo artificiale (e cioè innaturale) in cui viviamo oggi (e che chiamiamo civiltà), il Primitivismo si pone contro l’ordine dominante e le manifestazioni che lo rendono possibile: istituzioni, leggi, cultura autoritaria; ma anche valori, categorie, modi di vedere le cose. È una pratica radicale perché nel prendere atto della catastrofe ecologica, sociale e relazionale di cui consta la civiltà, esso si occupa di indagarne le cause, di andare cioè alla “radice” del problema che abbiamo.

Guardandoci attorno non è difficile accorgersi di come le cose stiano andando male, e di come anzi peggiorino ogni giorno di più. Ecologicamente parlando siamo al collasso del Pianeta: i mari si stanno acidificando, i fiumi sono contaminati, i cieli sono quotidianamente irrorati da scie chimiche, ciminiere, gas di scarico, nano-polveri; infatti c’è il problema del buco nell’ozono, dell’effetto serra con il conseguente riscaldamento globale e lo scioglimento progressivo dei ghiacciai. E poi c’è il dramma della deforestazione, della distruzione sistematica della biodiversità, dell’estinzione quotidiana di centinaia e centinaia di specie viventi, della desertificazione avanzante, della cementificazione del mondo…

Tutti possono essere in grado di vedere questo disastro, ma perché non si riescono a prendere misure efficaci?

Perché bisogna cominciare a porsi le domande giuste. Per risolvere un problema non basta agire sui suoi sintomi, ma individuarne le cause e agire su quelle. Finché ci limiteremo ad inventare soluzioni palliative o ad incentivare la cultura della “distrazione”, non faremo altro che nascondere la polvere sotto il tappeto e, prima o poi, questo stesso tappeto ne resterà sommerso…

È per questo che il Primitivismo suggerisce di analizzare la crisi di questo nostro tempo andando a ritroso nei millenni sino a cercare di comprenderne le sue origini?

Esattamente! Per provare a capire cosa ci stia succedendo oggi occorre andare alla sorgente del problema che abbiamo, non fermarsi alle sue manifestazioni sintomatiche esteriori; occorre risalire a ritroso lungo il corso della vita degli umani sulla Terra per verificare se le cose siano sempre state così drammatiche come lo sono ora; e se così non fosse, occorre cercare di capire cosa ci abbia fatto prendere la direzione sbagliata e quando l’abbiamo presa. In questo senso, se proviamo veramente ad andare indietro nel tempo, fino alle origini della civiltà, e cioè a circa diecimila anni or sono allorché comparve l’agricoltura, scopriremmo qualcosa di molto interessante e che nessuno ci dice mai (tanto meno a scuola). Scopriremmo cioè che per milioni di anni, fino appunto alla comparsa dell’agricoltura, la specie umana ha sperimentato una piena comunione con la Vita del Pianeta intero. Per migliaia e migliaia di generazioni abbiamo cioè condotto le nostre esistenze umane in maniera esattamente opposta a quella alienata, triste ed autolesionistica che ci guida oggi. Abbiamo avuto vite sane, longeve, serene, gratificanti.

Può spiegare perché le cose sarebbero cambiate a seguito della comparsa dell’agricoltura?

Con la coltivazione agricola abbiamo sostanzialmente stravolto la nostra mentalità. Abbiamo cioè smesso di considerare la Terra un soggetto (una madre: Madre Terra) e l’abbiamo trasformata in un oggetto: una risorsa (come si dice oggi), e cioè un capitale da sfruttare e far rendere. Tecnicamente questo processo è chiamato di “reificazione” (o “cosificazione”). Abbiamo cioè trasformato il vivente in cosa e, intrapresa questa folle direzione, non ci siamo più fermati: prima trasformando in cosa e sfruttando le terre (agricoltura, appunto), poi gli animali (allevamento), poi le donne (patriarcato), poi tutto il resto (schiavitù, servitù della gleba, lavoro salariato, burocratizzazione della vita). La nostra esistenza umana ha smesso di essere libera in un contesto naturale e selvatico ed è stata essa stessa addomesticata: è diventata cioè funzionale a un obiettivo di tipo produttivo. Attraverso la divisione del lavoro e la stratificazione sociale abbiamo infatti creato quella che oggi chiamiamo Società, o Sistema, e cioè una Grande Macchina politico-economico-burocratico-sociale la quale ormai ha preso definitivamente il sopravvento sulle nostre vite e le sovrasta, le gestisce, le determina. Se guardiamo alla nostra attuale esistenza imprigionata dentro alla gabbia di questa Megamacchina, possiamo immediatamente accorgerci che non viviamo più per soddisfare i nostri bisogni umani (Amore, Solidarietà, Relazioni, Affetti, Sensibilità, Immedesimazione negli altri, ecc.), ma per soddisfare appunto i bisogni di questa Grande Macchina (Sviluppo, Progresso, Concorrenza economica, Speculazione, Innovazione tecnologica, ecc.). Siamo cioè stati trasformati tutti (umani e non-umani) in “risorse”, in combustibile del Sistema.

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1 commento su “Enrico Manicardi sulla civiltà: l’intervista”

  1. “”Cespiti esistenti”” ( il termine viventi,vita e simili non li associo all uomo e al mondo umano,ma appunto utilizzo il corretto”” esistenti””)

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