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Domande esistenziali: cos’è la realtà?

Immagine Domande esistenziali: cos'è la realtà?

Inauguriamo la prima parte delle domande esistenziali con una delle classiche domande: cos’è la realtà? Ha ancora senso farci questa domanda? Secondo noi sì. Ciò che è rilevante è come ci poniamo nei confronti di questa domanda esistenziale. Dobbiamo prima di tutto chiederci perché sorge il bisogno di farci un simile quesito. Ti chiedo di leggere questo articolo a mente aperta e soprattutto considerando la mia opinione come mia personale. A fine articolo potrai essere d’accordo o contrario. Fammelo pure sapere nei commenti.

Più ti muoverai verso l’unica realtà esistente, più riuscirai a osservare le sue infinite sfumature.

Domande esistenziali: cos'è la Realtà?

Cos’è la realtà attraverso gli strumenti della scienza

Oggi, tramite la scienza e gli strumenti scientifici, investighiamo la realtà con i microscopi, con le onde radio, con gli ultrasuoni, con i liquidi di contrasto, con gli infrarossi, simulazioni virtuali, spettri di luce e filtri diversi da quelli dell’occhio umano, esperimenti di neutroni, acceleratori di particelle, teoria delle stringhe, fisica quantistica, e chi più ne ha più ne metta.

Eppure, con tutto quello che abbiamo fatto, conosciuto e costruito siamo riusciti a comprendere pochissimo della realtà di cui facciamo parte. Secondo la fisica moderna la realtà non è come tu la vedi o la tocchi. In sostanza, la realtà non è come i tuoi sensi la percepiscono. Citando un estratto dall’articolo Quanti tipi di forze conosci?

[…] Le forze elettriche, per utilizzare un esempio chiaro, sono responsabili della rigidità dei corpi solidi e di ciò che impropriamente chiamiamo forze di contatto: quando spingiamo un oggetto con la mano questo viene messo in movimento dalla repulsione elettrica tra gli atomi del palmo della mano e quelli della superficie dell’oggetto. La forza elettromagnetica vincola gli elettroni ai nuclei nella formazione degli atomi e gli atomi stessi nella formazione delle molecole e dei cristalli. La varietà del mondo che ci circonda è tenuta su dalle forze elettromagnetiche.

Ma non solo… dalle forze elettromagnetiche dipende anche la nostra percezione sensoriale. Permettono di vedere grazie al fatto che la luce, che per l’appunto è un insieme di onde elettromagnetiche, colpisce la retina dell’occhio umano. Ma permettono anche di sentire con il tatto e con l’olfatto. Il corpo umano è ricco di parenti stretti dei trasduttori e dei sensori che convertono i segnali esterni in segnali elettrici da inviare tramite le fibre nervose al cervello. Anche i fenomeni chimici e biologici sono di natura elettromagnetica: la percezione dei feromoni tramite l’olfatto, rende possibile dare il via ad un processo di attrazione tra un uomo e una donna, tale percezione è possibile grazie alle forze elettromagnetiche. […]

I rimedi di oggi saranno le problematiche di domani

Tuttavia voglio prendere una diversa direzione. Dopo che abbiamo visto cosa dice la scienza è cambiato qualcosa nella tua vita? Il tuo modo di percepire la realtà è forse cambiato? Domani dovrai nuovamente svegliarti contro voglia e andare al lavoro. Magari racconterai la storiella degli atomi che si respingono ai tuoi colleghi.

Pensaci un attimo. L’uomo è confinato ai suoi 5 sensi. È con questi sensi che investiga la natura del mondo e della realtà. Come può quindi investigarla perfettamente se i risultati a cui arriva sono vincolati comunque alla sua percezione del mondo? Può solo immaginare, ma anche l’uomo dalla più fervida immaginazione non arriverà mai alla vera realtà. Ha quindi senso insistere verso questa direzione?

Non voglio di certo demonizzare la curiosità dell’essere umano e i progressi della scienza. Ma ora ti faccio una domanda. È veramente così utile all’uomo avere tutte queste conoscenze? Le persone oggi credono che tutto questo progresso medico, tecnologico, scientifico ecc. sia indispensabile alla loro vita. Credono che tutto questo vedere, investigare e modellare la realtà sia necessario al benessere di ognuno di noi. Non si rendono conto che tutte le odierne problematiche sono state causate da secoli di civiltà e che basterebbe tornare alla Terra. Tutti i rimedi di oggi saranno le problematiche di domani.

Cosa disse Kant riguardo al conoscere la realtà?

Dato che stiamo navigando in acque ostiche, mi permetto di prendere come supporto una valida esposizione di Immanuel Kant. Mi servirò di un breve scritto di Maurizio Ferraris sul pensiero di Kant.

[…] Il pensiero di Kant ci insegna a soffermarci su di noi: invece di chiederci come sono fatte le cose in se stesse, chiediamoci come devono essere fatte per venire conosciute da noi. Mentre la vecchia metafisica si chiedeva cos’è un tavolo, cos’è una sedia, cos’è una penna, cos’è un professore, e pensava che fossero le cose in se stesse, per Kant, invece, dobbiamo innanzitutto chiederci come sono fatte queste cose per essere conosciute da noi.

Facciamo un esempio: che cosa deve avere questa penna per essere conosciuta da me? Innanzitutto, deve stare in uno spazio, altrimenti non sarebbe da nessuna parte. Deve stare in un tempo, cioè deve essermi presente adesso, perché sennò non la vedrei. Deve durare nel tempo, quindi deve essere una sostanza. Deve poter causare qualcosa, per esempio io tolgo il tappo e la uso per scrivere. l’attenzione viene dunque spostata dall’oggetto alle condizioni che rendono possibile questo oggetto. Questo oggetto è questo oggetto, perché c’è una luce che ne mostra i colori, uno spazio e un tempo in cui lo si colloca e soprattutto una mente e dei sensi che lo percepiscono. Invece di partire dal mondo, partiamo dall’io che contempla il mondo. […]

Partire quindi da noi stessi piuttosto che dal mondo, perché siamo noi che interpretiamo il mondo. È inutile cercare il mondo quando abbiamo perso noi stessi. Anche se, dico io, un mondo più umano (naturale) potrebbe essere il motore per ricondurci a noi stessi.

Per conoscere il mondo bisogna partire dall’uomo, perché l’uomo è paragonabile a degli occhiali che rendono conoscibile il mondo (Kant).

Non sappiamo chi siamo, quindi partiamo già con un atteggiamento sbagliato

Che senso ha studiare le cose se non sappiamo chi siamo? Sperimentiamo il tutto tramite i nostri filtri sensoriali. Non ha senso cercare la natura delle cose distorcendo i nostri filtri o aumentandoli per mezzo della tecnologia. Quella è una parte della realtà che non ci appartiene e non ci deve interessare. Da tali esperimenti si può di certo trarre qualche utile considerazione, ma a mio avviso, gli effetti sono più problematici che utili.

Secondo me, il miglior modo per capire cos’è la realtà è viverla. Percepirla con i nostri sensi, perché la perfezione della natura ci ha programmato per questo, così come ha deciso altro per gli altri esseri viventi, utilizzando altri filtri e altre modalità per interpretare la realtà. L’errore fondamentale, per me, è cercare di capire la realtà attraverso le onde sonar o i microscopi quando non sappiamo nemmeno cosa sia la nostra realtà dal punto di vista umano. I nostri sensi, ormai, ci sono estranei, atrofizzati. Fanno da contorno alla noia e al correre inconsapevole dell’odierna epoca.

La causa non è nel mondo ma nell’intelletto dell’uomo (Kant).

Nessuno capisce la meccanica quantistica

Oggi cercano di farci comprendere il mondo e l’universo per mezzo della meccanica quantistica, ma ha veramente senso tutto ciò? Ha veramente senso investire tutte queste energie quando si capisce che è stato uno stile di vita troppo distante dalla vera realtà umana a portare l’uomo allo studio della meccanica quantistica? Uno dei più importanti pionieri di questa scienza, se non il più importante, fece questa strana affermazione.

Nessuno capisce la meccanica quantistica (Feynman).

Questa è una considerazione che è stata partorita da una persona che ha trascorso tutta la sua vita in tale campo. Non è frutto dal primo relatore di turno che non sa di cosa sta parlando. Dall’alto delle sue competenze è arrivato a dire quelle strane parole. Pensaci.

Il segreto della vera realtà ce l’hanno i pazzi

Lo sapete chi sono le persone che hanno realmente gli occhi aperti? Sono quelli che noi riteniamo pazzi. Detto questo, però, ti devo rivelare che esistono due tipologie di pazzia.

Sostanzialmente esistono due tipi di pazzi: quelli che sono terribilmente lontani dalla realtà, e quelli che le sono estremamente vicini.

La cosa buffa e deprimente è che al giorno d’oggi vivere come natura ci ha fatti significa ormai essere strani, eccessivi, estremisti. E pazzi, aggiungo io.

Quindi, come possiamo capire cos’è la realtà al giorno d’oggi? Come dobbiamo porci a questa domanda? Quello che la mia breve esperienza di umano può dirvi, è che non serve studiare cos’è la realtà sui libri. Non serve studiare teorie che cercano di spiegare che l’universo è olografico o altro. Non è vietato soddisfare la propria curiosità e generare nuovi canali di pensiero, ma l’azione più saggia che possiamo fare in questo contesto è vivere da veri umani. Meno domande esistenziali e sperimentare la realtà nella maniera più semplice possibile, che si traduce nell’essere più consapevoli possibile. E come spesso ripeto, per fare questo sono necessari dei passi indietro, verso la Terra, fuori dal marasma sociale di oggi. Ormai lo sai. Prima di chiedere aiuto al Cielo dobbiamo reimparare a stare sulla Terra.

Qualcosa di veramente pratico

Qualcosa di veramente pratico? Il primo consiglio è quello di divenire consapevoli delle proprie abitudini e trascenderle. Ecco il primo passo verso la limpida realtà.

L’abitudine ci nascone il vero aspetto delle cose (De Montaigne).

So che cercare di parlare della realtà, di argomentare in fin dei conti tutto ciò che esiste, non è cosa facile a farsi in un breve articolo. Per questo motivo ti lasciamo due link che introducono alla nostra visione del mondo: Tu che credi esista un solo mondo umano, ti sbagli e Il velo di Maya: il cucchiaio esiste o non esiste? Se hai domande, dubbi, supposizioni personali scrivile pure qua sotto nei commenti. Siamo ben accetti a confronti (che non si perdano in inconcludenti astrazioni).

Storia su cos'è la realtà

Domande esistenziali sulla realtà: una breve storia di nostra fantasia

Come succedeva ogni singolo giorno, il giovane allievo marciava. I sottili sandali in carta di riso erano più adeguati all’ornamento che alla protezione. Tuttavia li calzava con fierezza. La sua fermezza era sostenuta da un consiglio che gli aveva lasciato un eremita che alcuni denominavano Maestro. Giunto a destinazione, venne invaso dall’usuale silenzio del luogo. “Una foresta è pregna di rumori, eppure è il luogo più silenzioso che rammento”, meditò il ragazzo. Venne accolto dall’eremita nel suo consueto gesto del capo. Come ogni giorno, senza ulteriori riverenze, il giovane allievo formulò il suo quesito.

« Maestro, che cos’è la realtà? Come si riconosce? ».
Il Maestro, lasciata la sua posizione da meditazione, mosse alcuni passi verso il giovane e gli diede uno schiaffo. « lo senti il dolore e le sensazioni provocate dal mio gesto? ».
« Sì, lo sento ».
« Ecco, questa è la tua realtà. Io invece non sento dolore, e questa è la mia realtà ».
« Quindi quello che volete dire è che ogni uomo ha la propria realtà? », domandò l’allievo.
« Ecco cos’è la realtà: è l’insieme di ogni realtà vista dalla prospettiva più alta », concluse, ritornando a sedersi a gambe incrociate.

Come ogni giorno, l’allievo scese al paese confuso ma in qualche modo rasserenato. Come ogni giorno il Maestro scese in se stesso rasserenato ma in qualche modo confuso.

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5 commenti su “Domande esistenziali: cos’è la realtà?”

      1. Te la metto così secondo me linghippo nasce all’inizio (poiché è palese che qualcosa non va).quando Dio disse all’uomo va è dai un nome a tutte le cose. Quel giorno c’era molto vento non sentii bene e capì va è interpreta tutte le cose.da qua la superbia nel voler dare un senso alle cose poggiando la (sua)realtà su congetture e tentativi goffi infatti vedasi le varie branche del sapere umano (scienza,filosofia,religione ecc.)ora quello che ti voglio dire è che secondo me non esistono mantra esercizi metodi vari ma camminare nella crescita giornaliera ed aprirsi alla realtà oggettiva e non soggettiva (la mente non crea un bel niente)mettersi nella posizione dello scolaro e non del superbo maestro.per quanto riguarda quelli che dicono che la realtà e una, vorrei portarli davanti ad un leone affamato sarei curioso di vedere il risultato.questo in sintesi il mio pensiero non giudicare la forma dello scritto mi piacerebbe un confronto.grazie dello spazio e dell’attenzione.

        1. Alessandro Missana

          Ho capito il senso del tuo discorso, ma non tanto la tua posizione, perché prima dici che la mente non crea nulla, e poi che non credi che la realtà sia una. O sbaglio?

          1. La mia posizione dopo anni e anni di studio (come dici tu)è questa: la mente razionale può fare tante cose imparare la matematica la fisica e tutto quello che voui.ma per quanto riguarda la”verità”o l’essenza del reale essa si deve fermare e se si è onesti con se stessi si deve riconoscere l’incapacità di comprensione.ora a questo punto ti capovolgo il paradigma non è l’uomo che “studia” ma la vita che si svela nella misura in cui egli non interferisca cn la spontaneità e la naturalezza della stessa vita.che poi tradotto è la parabola del peccato l’arroganza dell’uomo di condurre il “gioco della vita”

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