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Lo sai che tutti soffriamo del disturbo di personalità multipla?

Immagine Lo sai che tutti soffriamo del disturbo di personalità multipla?

Ho scoperto la storia di Billy Milligan dopo aver visto il film Split al cinema. Il protagonista era affetto da disturbo di personalità multipla e si ispirava alla storia vera di un ragazzo affetto da ben 24 diverse personalità. La sua storia viene ben documentata nel libro Una stanza piena di gente.

Il libro descrive le vicende di William Milligan, un uomo vissuto negli Usa tra gli anni settanta e il 2014, quando perì all’età di 59 anni. La particolarità di questa persona (o forse dovrei dire le particolarità), erano le sue 24 personalità. Il caso di personalità multipla di Milligan è stato quello che ha fatto più scalpore nell’intera storia della psichiatria.

Disturbo di personalità multipla

Alcune delle incredibili personalità di Billy Milligan

Arthur

Un ventiduenne di Londra, cinico e dalla mente razionale e calcolatrice. Appassionato di medicina riesce a leggere e a scrivere correttamente l’arabo.

Ragen Vadascovinich

Iugoslavo, 23 anni, assieme ad Arthur è una delle personalità dominanti. Si riconosce subito per il suo marcato accento slavo e per le sue dimostrazioni di forza. Nel libro si può leggere come abbia letteralmente spaccato a mani nude una parte in ceramica del bagno della prigione.

Allen

Un diciottenne che esce allo scoperto quando c’è bisogno di coltivare le relazioni sociali. Abile parolaio e manipolatore, dipinge opere su tela che vengono pagate anche cifre considerevoli.

Tommy

16 anni, appassionato di elettronica, impara velocemente ogni tipo di manutenzione. La caratteristica più interessante di Tommy è la sua maestria nel liberarsi da corde, manette o evadere da stanze chiuse. Sempre nel libro si può leggere di quella volta che riuscì a sfilarsi facilmente la camicia di forza perfettamente allacciata.

Danny

Un ragazzino spaventato di 14 anni che ha un incontrollabile paura degli uomini. Questo tratto deriva dagli abusi che Billy Milligan ha subito da bambino dal suo padre adottivo. Anche lui dipinge.

Christene

Una bambina dislessica di 3 anni. La prima personalità ad emergere.

Adalana

Una diciannovenne lesbica che scrive poesie e… meglio non dirti altro, in caso volessi leggere il libro.

Shawn

Un bambino sordo di 4 anni. La seconda personalità in ordine di “nascita”.

Il Maestro

La fusione di tutte le personalità, i talenti e i ricordi di ognuna di esse.

E se ci fosse un po’ di Milligan in ognuno di noi?

Questa storia e la conseguente lettura del libro ha ispirato questo post. Anzi, molto di più, ha portato a un vero e proprio lavoro su me stesso. Tutte le persone con un po’ di sale in zucca sono consapevoli del fatto che siamo tutti attori. Se vogliamo vivere in questo tipo di società siamo tutti costretti a recitare, chi più chi meno. Ciò che importa è esserne consapevoli. Dopo questa lettura però, mi sono accorto di come tutti noi recitiamo spesso gli stessi personaggi, ed ecco presentarsi la connessione: tutti noi siamo dei Milligan in miniatura. La differenza è sostanziale ma la sostanza è la medesima. Quelle di Milligan erano vere e proprie personalità, dove una non si ricordava assolutamente ciò che aveva detto o fatto l’altra. Le nostre, quelle che prendono il sopravvento ogni giorno (più tenui), hanno meno controllo della realtà e si possono chiamare maschere.

Le maschere come parallelo al disturbo di personalità multipla

Anche noi abbiamo formato delle maschere a cui affidarci nei casi più disparati della vita sociale. Cominciando a pensare a questo fatto sono rimasto alquanto sorpreso. Ho individuato e delineato le mie maschere principali e ora voglio condividerle con te, in modo che anche tu riesca in questa fantastica esperienza di autoconoscenza. Tutti noi soffriamo di questo disturbo di personalità multipla. 😀

Il primo passo che puoi fare è individuare gli atteggiamenti che si ripetono al cospetto di altre persone. Per esserti d’aiuto, le maschere cominciano ad emergere ai preludi della vita sociale vera e propria. Dall’asilo, e maggiormente dai primi anni scuola. Una volta individuate le principali, solo per il fatto di averle portate alla tua consapevolezza, puoi dare avvio ad un semplice processo di disidentificazione. In sostanza, capire che quel personaggio non sei tu, perché è solo una piccola parte di te.

Questo può essere considerato solo l’inizio del percorso. Se c’è desiderio di procedere possono venire alla luce numerose diramazioni. Ad esempio si possono evidenziare le maschere limitanti, quelle che non producono risultati o stati d’animo positivi/costruttivi. O al contrario, capire quali sono i personaggi che ci piace interpretare e scegliere quando servirsene, ma sempre senza identificarci completamente in essi. Se il tutto ti sembra troppo contorto o complicato, l’esempio delle mie maschere ti sarà d’aiuto.

Disturbo di personalità multipla - Le maschere

Le mie maschere

Il saggio

Questa, al contrario di ciò che si possa logicamente pensare, è stata una delle prime maschere a fare la sua apparizione. Ricordo le sue prime comparse, quando da bambino venni in contatto coi primi precetti di stampo orientale. Andando a ritroso, più o meno verso gli otto anni, ricordo il contatto con una parte invisibile e, se vogliamo chiamarla così, più spirituale della vita. Il saggio percepisce un fibroso filamento, una connessione con filosofie e modi di intendere la vita derivanti da teorie orientali secolari o addirittura millenarie. Quando era presente la maschera del saggio il bambino sperimentava una sensazione di armonia con il tutto.

Tranquilla serenità, pace, ritmo equilibrato, intuizioni efficaci. Togliere le apparenze per giungere al nocciolo delle perplessità, questa è la realtà del saggio. Una maschera che non prendeva spesso il controllo del bambino, e che si addormentò per più di un decennio, anche se di tanto in tanto faceva la sua comparsa negli spazi vuoti della vita, tra un’azione e l’altra. Alcuni anni fa si è risvegliata completamente per dettare le redini della mia esistenza, e di questo ne sono molto felice. Credo che questa maschera sia l’unica a non essere comparsa per tentare di metabolizzare gli eventi della vita. Vedremo nelle altre 6 cosa intendo con quest’ultima frase.

Il timido (calmo, controllato)

Il timido è calmo, calcolatore, controllato all’esterno ma, alle volte, al suo interno è un vero e proprio ginepraio di imbarazzo. È stata una delle prime maschere consolidate (se non la prima) ad apparire nella mia vita. Da sempre ricordo di aver percepito la mia persona come timida, riservata, controllata ma un po’ nervosa nelle zone d’ombra. Non per questo insicura. Non mi sono quasi mai sentito insicuro.

Il timido è quella che da sempre regna nel mio quotidiano. La maggior parte del tempo è questa maschera all’apparenza controllata e riservata a giostrare i rapporti con gli altri e l’esistenza in generale. Non conosco il motivo della nascita di questa parte. Dovrei pensarci meglio e investigare nei recessi più profondi della mia infanzia per giungere ad una conclusione veritiera. Tuttavia questo tipo di mascheramento è molto comune nelle persone di oggi. Forse sarebbe più remunerativo e soddisfacente lasciare il posto a qualche altra maschera più spesso, perché più di qualche volta il timido si preclude esperienze e occasioni che in fondo desidera vivere.

Il giullare

Il giullare è uno dei miei aspetti che amo di più. All’età di 8 anni cambiai scuola perché una maestra disse a mia madre che non avevo voglia di studiare né di fare i compiti a casa. Scusate se un bambino preferisce le corse in bicicletta e le partite a calcio con gli amici. Così mi ritrovai a dover lasciare i “vecchi” compagni, con cui avevo trascorso i primi tre anni delle elementari, per entrare in una classe di perfetti sconosciuti.

Ricordo molto bene quel giorno. La differenza tra il primo giorno di scuola e il primo giorno di un cambio di scuola è molto ampia. Se nel primo caso tutti i bambini sono allo stesso tempo sconosciuti, nel secondo lo sconosciuto è soltanto uno. Tutti gli alunni si conoscono, tutte le amicizie sono già formate.

Quel giorno arrivò un timido intruso a scompigliare questo equilibrio. Quelle prime settimane non furono le peggiori della mia vita, eppure ci andarono molto vicino. Sai cosa significa per un bambino di otto anni lasciare gli amici alle spalle e ritrovarsi in un ambiente in cui tutti gli sono avversi senza un motivo preciso? Un posto dove viene guardato con disprezzo, deriso e schernito senza un motivo preciso? La tragedia era che il tempo di permanenza nella classe era pure raddoppiato. Non esisteva salvezza. Dato che non facevo i compiti decisero di piazzarmi in una scuola a tempo pieno, ovvero dalle 8 del mattino alle 16, in completa solitudine, messo all’angolo, preso per il culo perché ultimo arrivato. Non è di certo questo il primo caso nella storia scolastica, ma le reazioni degli individui divergono anche di molto. In questi frangenti un bambino può cadere in depressione, diventare aggressivo, violento o sviluppare diverse forme di nevrosi. Non fu il mio caso, perché arrivò il giullare in mio soccorso.

Il giullare è la parte che si fa viva quando i momenti sono celatamente bui. Il giullare, seguito alcune settimane dopo dal mediatore, prese i comandi della mia persona durante le lezioni. Rimaneva all’erta nel “sottobosco”, tra un banco e l’altro, e quando si presentava l’occasione se ne usciva con una affermazione simpatica o con una battuta a cui non si poteva resistere. Giorno dopo giorno, ilarità dopo ilarità conquistò i compagni, divenendo perfino il centro di attenzione della classe. Da brutto anatroccolo a conquistatore del trono. Questa fu la prima, o almeno una delle prime maschere, a nascere col pretesto di superare una situazione avversa. Quando penso al mio passato infatti, noto che il giullare fa la sua comparsa sempre nei periodi più duri e meno felici, anche se esiste qualche eccezione. Solitamente fa anche accoppiata col pazzo (che vedremo tra qualche riga).

Il mediatore

Come ho già detto, il mediatore arrivò subito dopo il giullare. Quando quest’ultimo andava a riposare ecco spuntare lui, colui che riusciva ad uscire indenne da qualunque scontro e screzio. Ricordo di aver litigato molto poco nella mia vita, e questo per merito del mediatore. È una parte che esce sempre allo scoperto quando gli altri litigano con me, o come più spesso accade, con gli altri. Nel periodo scolastico sono sempre riuscito ad essere amico di tutti. Grazie al mediatore e al giullare sono sempre stato considerato come il più simpatico della classe. Questo successe nell’esperienza delle elementari così come alle scuole medie. Sì, anche in quel periodo dovetti cambiare classe per una bocciatura. La causa? Colpa del giullare.

Il mediatore è una maschera che ritengo molto utile nei rapporti sociali. Mi aiuta a calarmi facilmente nei panni altrui, così da comprendere pienamente i bisogni e le visioni delle altre persone. Questo è un altro esempio del lavoro che consigliavo: individuare una maschera utile e non dannosa, e affidarsi a lei quando l’occasione lo richiede.

Il duro

Intorno ai dodici anni provai il desiderio di avere dei contatti col genere femminile. Fino ad allora i giochi e le esperienze erano state quasi soltanto tra amici dello stesso sesso. Timidezza, paura, comparazioni, diversità, reprimere i desideri per timore del giudizio e via dicendo. La maschera del timido rendeva quel desiderio difficoltoso. Mi ritrovai ad osservare una persona. C’era questo mio amico che era sempre osannato dalle ragazzine. Iniziai così a studiare il suo comportamento e in poco tempo, senza rendermene conto, assorbii quel modo di fare. Nacque così la maschera del duro. Il mio amico aveva un successo estremo con l’altro sesso, eppure non si dimostrava gentile con le ragazze, anzi. Spesso le prendeva in giro, ma il più delle volte la sua espressione rimaneva seria e non le calcolava affatto.

La classica seduzione dell’uomo che non deve chiedere mai. Molti anni dopo mi accorsi del totale abbaglio che presi. Le ragazze erano innamorate del suo aspetto, non certo del suo comportamento che, se avessero potuto, lo avrebbero cambiato con un qualsiasi altro tipo di atteggiamento. Ho trascorso molti anni sotto l’influenza di questa maschera,  nell’inconsapevolezza dei suoi effetti non proprio positivi. Il duro non mi ha mai aiutato nei rapporti con gli altri e neanche nelle relazioni con l’altro sesso. Il giullare invece, quello si che si è dimostrato efficace. Il duro è la maschera che spesso prende il sopravvento quando esco dalla zona di comfort. E questo qualcuno me l’ha fatto notare. Guarda lì che faccia seria, chi ti ha fatto arrabbiare oggi? Il bello è che in quei momenti non ero arrabbiato né stavo male, era semplicemente l’espressione del duro.

L’uomo d’acciaio

L’uomo tutto d’un pezzo o, per comodità, l’uomo d’acciaio ha preso forma abbastanza recentemente. Non ho mai posseduto una prestanza fisica rilevante. Fin da bambino ero considerato sempre il “pelle ossa, magrolino, peso piuma ecc.”. Così, in età più o meno adulta (intorno ai vent’anni) cominciai a percepire un senso di inferiorità. Non proprio che mi sentissi inferiore comparato alla mole dei maschi più massicci, ma percepivo il loro sentirsi superiore. Tutt’oggi riesco a leggere nei pensieri di uomini e donne che sminuiscono la tua persona perché si soffermano soltanto sulla fisicità. Non è che abbia il potere di leggere letteralmente nei pensieri,  ma molte volte faccio centro. Azzecco quello che gli altri pensano di me senza prima avermi conosciuto. Questa è una problematica simile a quella che sperimentano le persone di bassa statura. In questo caso si possono prendere due strade: rassegnarsi e crogiolarsi nel dolore, o sviluppare una personalità autorevole o, in questo caso, una maschera prestigiosa.

Nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta confluii le mie energie nel tentativo di espandere il corpo attraverso l’allenamento. Questa è una fase che sperimentano molti ragazzi. In quel periodo, giorno dopo giorno, sessione dopo sessione, si affacciò alla mia finestra interna un personaggio potente, inamovibile, inscalfibile come l’acciaio. È stato un lasso di tempo in cui mi sentivo spesso come un cyborg indistruttibile. Battevo un pugno al petto e uscivo ad affrontare il mondo, a far vedere agli altri che pur essendo più minuto della media ero molto più forte fisicamente.

Credo che l’uomo d’acciaio sia stato un’evoluzione del duro, un’accoppiata che si è dimostrata tutt’altro che vincente. Alcuni mesi dopo la comparsa di questa maschera mi capitò un incidente stradale che mi portò quasi alla carrozzella. Fu un evento duro, ma che mi fece conoscere la mia fragilità e la mia stupidità. Certe volte l’uomo d’acciaio esce allo scoperto anche oggi. Tuttavia ora ne sono consapevole, percepisco subito quando prende il controllo e mi godo le sue performance.

Il pazzo

Credo che questa sia la parte più vicina alla mia vera essenza. Questa è la maschera che si libera delle maschere. È quel personaggio che esce allo scoperto quando l’organismo e le inibizioni vengono sfasati da certe sostanze (interne o esterne) come l’adrenalina o l’alcol. Può adoperare tutte le maschere della personalità, può servirsi del giullare quando vuole intrattenere o dell’uomo d’acciaio quando vuole testare i suoi limiti o fare pazzie. Il pazzo da soddisfazioni ma può essere anche pericoloso per la sua assenza di limiti e inibizioni.

Il pazzo soddisfa perché è libero, dice ciò che pensa, non ha restrizioni, fa ciò che vuole, la prima cosa che gli passa per la testa. Non si preoccupa di venir giudicato ne dei pensieri altrui. Il pazzo può trasporre i concetti cari al saggio nella vita reale senza il timore di vergognarsi.

Per colpa del pazzo ho rischiato l’osso del collo più volte, ma quante risate, quante liberazioni mi ha concesso. Magari ci vorrebbe un petalo del timido e del mediatore, per mischiarlo un po’ all’esuberanza del pazzo, ma quando prende le redini della personalità non c’è nulla che si possa fare. Se non si rischia la sopravvivenza è meglio lasciarlo agire. Come ho detto usufruisce spesso del giullare, e per fortuna.

Chi siamo realmente?

Ma alla fine chi siamo? Qual è la nostra vera essenza? Chi sono io? Sono forse il timido o il duro, l’uomo d’acciaio o il giullare, o forse il mediatore? O magari il pazzo, quella parte assopita che viene fuori in mancanza di inibizioni. Molti credono che la risposta esatta sia la somma di tutte le maschere. Potrebbe anche essere, ma io non credo che sia la conclusione definitiva. Lascio a te la risposta. Se vuoi approfondire ti consiglio di leggere anche il nostro articolo Introspettività: i due io del tuo io. E La quinta Sally: i traumi infantili e le conseguenze da adulti.
Ed ora lo chiedo a te: quali sono i tuoi personaggi? Quale rispecchia la tua vera essenza? Nessuno o la somma di tutti? Chi sei tu?

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