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Creare la realtà: non si tratta di tecniche ma di psicobiologia

Immagine Creare la realtà: non si tratta di tecniche ma di psicobiologia

C’è una cosa importante da capire in questo contesto storico: l’uomo non crea la realtà, ma semplicemente la modifica. Sono più di tre anni che saltuariamente parlo di questo, e ancor prima mi sono cimentato in due libri che delineavano un percorso pratico e preciso per divenire persone in grado di avere il controllo della propria esistenza. Due libri che hanno cavalcato l’onda del nome, Legge di attrazione, ma che si sono tenuti molto distanti dalle fantasie mistificatrici di quel movimento. Anzi, ne hanno evidenziato le incongruenze tra concetti illusori e la realtà concreta.

E ancor prima di mettermi a scrivere è stata l’esperienza pragmatica e diretta a rivelarmi le dinamiche del funzionamento dell’essere umano, specialmente quelle mentali.

Se siete interessati vi consiglio le due serie riassuntive di questi due libri che trovate nella sezione del blog: Le serie.

Creare la realtà - Non si crea nulla dal nulla

Non si crea nulla dal nulla

Ho voluto introdurre l’argomento con questa premessa perché non mi sono svegliato una mattina e, dopo aver letto qualche libro, ho voluto fare il mio bell’articoletto sulla creazione della realtà (che fa sempre presa negli ambienti New Age). No, chi conosce questo progetto sa quanto siamo distanti da certe scuole di pensiero. Fino a quando ho seguito le regole di libri o relatori che millantavano poteri divini non ho mai ottenuto nessun risultato tangibile, ma solo molte auto-illusioni invece. Quando invece, anni fa, ho cominciato a personalizzare e quindi modificare nell’esperienza concreta le informazioni, tramite ragionamenti logici, tutto è cambiato.

Ma veniamo al dunque, credo tu abbia aperto questo post per cercare informazioni utili al creare la realtà. Anche se come ho detto l’uomo non crea nulla, poiché non si crea nulla dal nulla, può, però, modificare se stesso e l’ambiente. Per attuare questa modifica, prima deve esserci una necessità o un desiderio.

Quando c’è una necessità o una spinta verso una meta allora si generano pensieri che riguardano il futuro. L’uomo è l’unico essere vivente che ha sviluppato questa capacità di pensiero, che in sostanza è una capacità di previsione. Quando la realtà immaginata corrisponde con la realtà, allora questa capacità raggiunge la sua maggior efficacia. Questa caratteristica però in molti casi si ritorce contro, dato il totale e veloce cambiamento dello stile di vita non conforme alla nostra specie. Ma questo è un altro discorso, ne ho parlato ad esempio in Paura del futuro? Puoi eliminarla cambiando il tuo passato.

Cosa ci rende così diversi?

Per via dello sviluppo della corteccia prefrontale, quella parte del cervello che ci rende così diversi dalle altre creature, possediamo questa estensione temporale di pensiero, cosa che ci permette un modo di desiderare molto complesso. Dunque, quando sopraggiunge un’incombenza, una necessità oppure un desiderio comincia questa sorta di pianificazione mentale, a cui deve susseguirsi l’azione. Molti sostenitori delle teorie fanta-angeliche si dimenticano questo importante passaggio, pensando, come nel famoso caso della Legge di attrazione, che basti fermarsi all’immaginazione. Almeno questo veniva spiegato agli inizi del movimento.

Non c’è azione senza il pensiero dell’azione, è vero, ma non c’è nemmeno risultato senza azione. Voglio in particolar modo soffermarmi su questo aspetto. In questi ultimi anni ho notato una dinamica molto comune che consiste in questo. Riassumendo in poche parole: quando una persona vuol raggiungere dei risultati in qualche ambito, trascorre quasi tutto il suo tempo nel pianificare, leggere, pensare, schematizzare ma molto poco nel fare… specialmente nei casi in cui si parla di creare la realtà, di gestire la realtà, cosa che per sua natura prevede l’azione come nodo centrale, si passa invece il tempo a leggere libri su libri ecc.

È facendo qualcosa nel mondo concreto però che si modifica la realtà. Noto spesso che sempre troppe teorie e parole otturano il tempo necessario per l’azione.

Gestire la realtà: essere intenzionati vale più del desiderio

Ed ora arriviamo a un altro punto centrale della questione. Tornando all’inizio dello schema, ovvero al desiderio, vorrei portare un messaggio di un vero esperto dell’argomento… e chi poteva essere se non Zeland, il creatore del Transurfing? Se hai fatto caso, in passato ho scritto alcuni articoli basandomi sui suoi scritti, e addirittura un video che, guarda caso, è quello che ha avuto maggior successo sul nostro canale.

https://www.youtube.com/watch?v=_T59TL8hmCA

[quote author=”Vadim Zeland”]La forza dell’intenzione non è la forza del desiderio.[/quote]

Cosa intende dire l’autore del Transurfing? Semplicemente che desiderare ed essere intenzionati sono due cose molto diverse. Essere intenzionato presuppone un’azione, è ciò che viene subito prima. Quando io alzo il braccio, qualche istante prima ero intenzionato a farlo e qualche istante dopo mi accorgo di averlo fatto. Quando invece desidero di cambiare lavoro, questo non presuppone per forza un’azione, anche se lo voglio ardentemente. Ed è presente un messaggio ancora più sottile e a mio avviso più importante nella questione. Si ha un diverso quantitativo di energia vitale nel desiderare o nell’essere intenzionati.

Non dipende da quanto lo desideriamo

Mi spiego. Nel fantasticare, nell’immaginare o nel desiderare non necessitiamo di molta energia, non è un’”azione” che ci stanca chissà che. Nell’intenzione invece, oltre che aver già pensato al desiderio dobbiamo prendere una scelta, e in seguito agire. Serve molta più energia nel pensare, nel scegliere e nell’agire piuttosto che nel mero desiderare.

Vien da sé che la parte fondamentale di ogni risultato agognato non è quanto lo vogliamo o desideriamo, non è quanto ci pensiamo o lo immaginiamo. Si potrebbe dire che non è nemmeno quanto facciamo, ma dipende da quanta energia abbiamo. Se non possediamo quella spinta vitale che è alla base di ogni desiderio, di ogni pensiero, di ogni azione, allora non saremo in grado di fare nulla. Magari di fare qualcosa, fino a esaurimento energie.

L’energia ci rende svegli, essere svegli ci permette di vedere

L’ennesimo messaggio prestatoci da Zeland dice: tutto si fa in modo più semplice di quel che sembra, lasciatevi andare a questa semplicità. Ma invece nei metodi comuni si preferisce girare in tondo, ripetere sempre gli stessi schemi inconcludenti. Eppure è intelligente chiedersi perché le persone continuano a ripetere sempre questi schemi. Cosa siamo, tutti dementi rincretiniti? No! Per niente. È sempre lo stesso Zeland a dire che l’intelligenza è soltanto un diverso livello di consapevolezza, e sappiate che la consapevolezza è sempre connessa all’energia posseduta.

In molti ripetono gli stessi schemi e sembrano non avere memoria degli errori non perché sono stupidi ma perché non hanno energia. Adagiarsi su schemi ed esperienze già fatte non richiede energia, non serve essere svegli, attenti, consapevoli. Navigare in queste abitudini lo puoi fare anche da mezzo addormentato. Capisci?

Quando si è svegli e pieni di energia invece, si capisce che veramente tutto è più semplice di ciò che si crede, perché si riesce ad andare oltre le apparenze, oltre al ciarpame speculativo fino a vedere la radice.

Le soluzioni del dormiente

Se ad esempio soffriamo di mal di testa cronici senza saperne la causa, l’azione abitudinaria e comune, quella che si compie da addormentati perché non si possiede energia, è quella di acquistare un rimedio. Così andiamo alla farmacia e ci prendiamo una pastiglia antidolorifica.

Se invece abbiamo quella spinta vitale che ci predispone all’azione in modo semplice e automatico, riusciamo a uscire da questi schemi. Indaghiamo, compariamo, facciamo qualcosa che ci fa capire qual è la causa del mal di testa. Inoltre siamo più ricettivi, vediamo informazioni che da addormentati non vediamo. Così scopriamo, più semplicemente di quanto pensavamo, che il nostro mal di testa dipende da uno stato continuo di disidratazione. Basterà allora mangiare cibi che contengono più liquido adatto alla nostra biologia (frutta e verdura), e bere uno o due bicchieri d’acqua prima di assumere cibi che ne fanno trattenere molta (carni, salumi, latticini, dolci, farine bianche…) per eliminare totalmente il fastidio. Ho riportato questo esempio perché succede molto più comunemente di quanto si pensi.

Non ho voluto addentrarmi nello specifico o in tecniche sia di azione che di pensiero più avanzate perché ne ho già parlato in passato. Se sei interessato a divenire una persona in grado di modificare la realtà in modo semplice ti consiglio un articolo vitale, in cui ho rimandato a tutti gli articoli su questo argomento presenti nel blog.

[alert]Articolo consigliato: Tafti la Sacerdotessa: una recensione dal futuro.[/alert]

Una tarma nascosta

Per finire voglio mettere in guarda il lettore da un possibile errore che potrebbe nascere in seguito a questo tipo di approcci. Manovrare i fili della realtà significa averne il controllo, che sia quasi totalmente o in minor misura. Come spesso evidenzia Zeland, molte volte ciò che ci frega è l’importanza che diamo ai desideri. Più diamo importanza e più è facile che ci auto-sabotiamo. Sono quelli che lui chiama potenziali superflui. Io vorrei invece evidenziare che, a un certo punto di questo approccio, quando ci si accorge di quanto sia facile gestire questi fili, può sopraggiungere un potenziale superfluo nascosto e distruttivo. Avete presente quella piccola tarma che non la si vede ma che nel tempo distrugge l’impalcatura del vostro metaforico castello? Quella che, solo nel silenzio e se prestate particolare attenzione, riuscite a malapena a sentire? Ecco, questa tarma è l’ambizione del controllo. Quando ci si accorge di riuscire in tutto, questa stessa capacità può diventare un potenziale superfluo. Quando iniziamo a dare un’importanza eccessiva a questo il gioco è fatto. Fate molta attenzione! Anzi, ora che lo sapete, siate vigili senza dare nessuna attenzione particolare.

Creare la realtà da ciò che già esiste significa modificarla, ma per esserne in grado, ripeto, non basta leggere qualche libro o conoscere qualche tecnica, c’è bisogno di spinta vitale. Che l’obiettivo sia crearsi una vita in totale felicità o un altro, focalizzarsi sullo stesso obiettivo non funziona. Questo è il metodo classico, quello che continuano a perpetrare i dormienti, le scimmie ammaestrate. Bisogna invece trasformarsi in persone degne di essere felici, degne di poter muovere le parti del puzzle chiamato realtà. Parlo di una ristrutturazione fisica e mentale che abbiamo condensato nel modello PsychoBioSystem. Niente di così alieno o divino. Parte di questa ristrutturazione la trovi nella serie Radice di questo blog. Buona sperimentazione.

[alert]Articoli consigliati: Stare bene con se stessi, il caposaldo della gioia e Come realizzare un desiderio impossibile: il presente non esiste.[/alert]

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