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Quella volta che venni in contatto con la Dea della coscienza universale

Immagine Quella volta che venni in contatto con la Dea della coscienza universale

La mia esperienza con la coscienza universale, o meglio, nella coscienza universale, non è tratta da un sogno o da una allegoria. Non è stata nemmeno un’esperienza extracorporea, né frutto di semplice fantasia o visualizzazione. Se a qualcuno sembra strano leggere queste parole all’interno di questo blog, ci tengo a ricordare che il Project Excape non rifiuta la spiritualità, ma fornisce un percorso per (se lo si desidera) dirigersi verso di essa.

La mia breve esperienza nella coscienza universale

Se è la prima volta che leggi un articolo del Project Excape, certe argomentazioni potrebbero farti storcere il naso. Ti capisco benissimo. Sappi solo una cosa, i nostri argomenti riguardano al 99% nostre esperienze concrete, non di “copia e incolla” dal web oppure di informazioni lette e ripetute automaticamente. Non siamo fanfaroni che vogliono illudersi con racconti fantasiosi.

Quando ho sperimentato la coscienza universale stavo in un periodo in cui sentivo una certa curiosità verso campi ignoti. Non era certo la prima volta che provavo questa attrazione, ma quello era il momento giusto per sperimentare. Io ed altri miei conoscenti avevamo persino dato vita ad un gruppo che si univa per riportare le esperienze vissute e per farne di nuove, assieme. Era la prima volta in vita mia che meditavo con regolarità, anche se questo intento è durato molto poco.

La Dea della coscienza universale

Proiettato in un altro luogo?

Alla terza meditazione iniziai a sentire qualche piccolo smarrimento e strane sensazioni (tipo galleggiamento e leggerezza del capo). Subito dopo si verificò un evento che mai avevo vissuto prima. In meno di uno schiocco di dita mi trovai in un altro luogo. Di fronte a me, a qualche metro da terra, stazionava un essere che mi fissava. Riconobbi subito dei tratti umani, ma la pelle, o ciò che ricopriva l’essere, era di un colore blu scuro, simile a un mare burrascoso. Sembrava di sesso femminile. Ci fu un altro particolare a rimanermi in mente, una sorta di tatuaggio o di pittura al lato della sua “caviglia”, che mostrava il numero 314. Anche se non sono sicuro di quanto sia durata quell’esperienza, credo che in questo mondo sia trascorso al massimo qualche secondo.

Ora so già cosa stai pensando: chissà cosa si è fumato. Qualcuno potrebbe catalogare un evento simile all’interno di una fantasia vissuta troppo realisticamente, oppure in un vero e proprio sogno, o in un sogno lucido, o addirittura in un viaggio fuori dal corpo, viaggio astrale e via dicendo. Tuttavia devo deludere tutti coloro che hanno pensato a questo, perché posso confutare ognuna di queste tesi.

Proiezioni astrali, sogni lucidi, fantasie quasi reali… nulla di tutto ciò

Ho già fatto esperienza coi viaggi fuori dal corpo, conosciuti anche come viaggi astrali. A chi non crede a certe cose posso dire che esistono eccome, e che non c’è nulla di speciale o di così straordinariamente sovra-umano in esse. Anche se possono spaventare molto, specialmente quando il fatto capita e non viene ricercato con consapevolezza. A me è capitato due volte. Posso quindi discernere questi due episodi di natura completamente differente.

Non si trattava nemmeno di una fantasia, perché la percezione della realtà era completamente reale, distante da quella che avviene, ad esempio, nel sogno. Per quanto il sogno sembri reale, quando ci svegliamo riconosciamo la differenza tra realtà, sogno e fantasia. Non stavo dormendo e non stavo facendo dei sogni lucidi.

Un mondo del tutto reale

Sono consapevole del fatto che quel momento era reale. La percezione era reale, come in questo istante mentre sono seduto a scrivere. Come ho detto non ero più seduto nella mia stanza in meditazione ma in un luogo indefinito con una Dea che mi volava di fronte. Non vedevo il mio corpo immobile (da fuori) come mi è successo nei viaggi astrali, non provavo paura, nessun tipo di emozione, non ero il creatore di quel mondo come succede nei sogni lucidi. La situazione era reale, la mia percezione me lo confermava.

Come spesso mi è capitato in passato e come spesso mi capita tuttora, non mi sorprendo mai delle vicende che possono essere ritenute fuori dal normale. Ricordo che, dopo alcuni istanti, aprii gli occhi, e capii di essere seduto nella mia posizione da meditazione. Come ho detto, non mi stupii più di tanto. Era come se fosse successo un fatto un po’ fuori dall’ordinario nella realtà normale.

Ammetto di essere andato a cercare delle spiegazioni: simbolismi, significati di quell’essere, del numero 314, il tutto però senza cavarne nulla di utile. Ho pure raccontato questa storia assurda a qualcuno, ma incontrando solo dello scetticismo.

Coscienza universale - Mundus imaginalis

Il Mundus imaginalis di Henry Corbin

Ho usato il termine “coscienza universale” per cercare di spiegare quel luogo/non luogo in cui mi sono ritrovato. Non avrei saputo sceglierne uno migliore, fino a quando…

L’anno scorso, nel leggere un libro, questa vicenda surreale tornò nei miei pensieri. Il testo prendeva in causa ogni forma di scuola o di pensiero più o meno spirituale, e fra questi mi colpirono gli studi di Henry Corbin e il suo Mundus imaginalis. Se l’argomento è di tuo interesse il libro si intitola Tu non sei Dio, che un po’ di mesi fa abbiamo anche recensito.

Finora l’esempio del Mundus imaginalis è ciò che meglio si identifica con la mia breve esperienza. Lo sento ancor più vicino del più commerciale “coscienza universale”. Ma vediamo il perché.

Il Mundus imaginalis è una sorta di “mondo spirituale”, un luogo dove non c’è un dove, uno spazio. Chiamato anche mondo intermedio, tra il mondo sensoriale (dei sensi) e il mondo intelligibile (della ragione, dell’intelletto), vi si può accedere attraverso lo stato intermedio tra veglia e sonno, che non a caso è quello che si verifica nella meditazione.

A dire di Corbin, questo è un mondo ontologicamente reale come il mondo dei sensi e dell’intelletto, un mondo che richiede una specifica capacità percettiva, facoltà che è una funzione cognitiva, un valore noetico (conoscenza intuitiva e prediscorsiva), pienamente reale come le facoltà della percezione sensoria (dei sensi) o dell’intuizione intellettiva.

Ma ci tiene ad essere chiaro quando dice che questa immaginazione spirituale non deve essere confusa con fantasia o con l’immaginazione classicamente definita. Piuttosto si tratta della facoltà che permette la trasformazione degli stati spirituali interiori in stati esteriori, in visioni/eventi che simbolizzano quegli stati interni.

Dobbiamo essere sicuri di aver compreso, ancora una volta, che non si tratta di ciò che il linguaggio del nostro tempo chiama un’immaginazione, ma di una visione che è “imaginatio vera”. A questa imaginatio vera dobbiamo attribuire pieno valore noetico o cognitivo. Se non siamo più capaci di parlare dell’immaginario, eccetto che come “fantasia”, se non possiamo utilizzarlo o tollerarlo che così, abbiamo probabilmente dimenticato le regole e le norme che sono responsabili della funzione cognitiva o immaginativa (Henry Corbin).

Da cosa è fatto il mondo della coscienza universale

Questo mondo della coscienza universale, quando cercavo di usare giustamente o ingiustamente dei termini che potessero descriverlo, è composto da una materialità immateriale, è reale ma non della realtà normalmente (oggi) conosciuta. Corbin lo spiega meglio quando dice che si tratta di un mondo in cui il livello ontologico (oggettivo, reale) è al di sopra di quello del mondo sensibile e al di sotto di quello intelligibile, ovvero, più immateriale del primo e meno immateriale dell’ultimo. Una via di mezzo tra la percezione dei nostri sensi e l’intuizione intellettiva, dunque.

Stessa analogia la possiamo trovare nel mondo degli archetipi spiegato da Jung. Anche se, a sua ragione, dobbiamo riportare il pensiero dello psichiatra svizzero, quando mette in guardia dall’errore di voler rendere intelligibili e decifrabili le immagini della psiche, le esperienze del mondo degli archetipi, Mundus imaginalis, coscienza universale o come si voglia definire questo spazio. Sempre che, con le doverose differenze di vedute, dello stesso “luogo” si stia parlando.

La ragione di tutto ciò

Quale può essere l’utilità per una vita migliore o più felice di tutto quello che finora è stato detto? Sinceramente ancora non lo so, e come è successo all’epoca, ora non mi sento di proseguire oltre. Per me non è nelle mie priorità. Anche se uno dei miei piaceri della vita è portare l’astratto nel concreto quotidiano, la direzione del Project Excape è un’altra. Non possediamo la presunzione di poter spiegare o mettere dei cartelli in questo tipo di percorsi, che ora riteniamo troppo nebulosi.

Articolo consigliato: Percorso spirituale? Non c’è nulla di spirituale.

A chi ci legge e ci ascolta noi offriamo una strada diversa, una maratona piacevole che conduce alla vera umanità. Solo con la vera umanità possiamo decidere di inoltrarci con “vista chiara”, nella coscienza universale, nel mondo degli archetipi o Mundus imaginalis, senza essere sopraffatti da pericoli o false speculazioni e conclusioni. Solo quando la parte fisica, mentale, spirituale è “guarita” e riposizionata in un binario originalmente umano. Vieni a conoscenza della nostra strada e scopri perché è una strada diversa dalle solite.

Articoli consigliati: Tecniche ed esercizi di respirazione, perché devi essere prudente.

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7 commenti su “Quella volta che venni in contatto con la Dea della coscienza universale”

  1. Molto interessante questo articolo. Le esperienze al di fuori del normale accadono a tutti, credo, quando escono dal binario per conoscere la realtà intera, senza accettare acriticamente che esista solo ciò che è tangibile. Lo scetticismo che accoglie il racconto di queste esperienze viene sempre da qualcuno che non le ha fatte, e quindi ipotizza spiegazioni a casaccio. Per alcuni mesi ho praticato la meditazione sulle vite passate e ho visto cose che mi hanno aiutata a conoscere meglio me stessa. Tra le pochissime persone che ne erano al corrente, una mi ha chiesto: “come fai a essere sicura che non erano fantasie, o sogni, o immagini provenienti dal subconscio?”. La risposta per me era semplice: io c’ero, e so cosa ho visto. Tu non c’eri e non lo sai. Troverei strano che accadesse il contrario! Apprezzo molto chi affronta questi argomenti senza farsi ostacolare dallo scetticismo altrui. 🙂

    1. Ero un po’ restio nel scrivere questo articolo, perché potrei venire confuso con quei personaggi che usano parole “New age” senza averne fatto esperienza. Ma poi mi son detto che chi segue i nostri argomenti non corre quel pericolo.
      Una domanda per te: come facevi a sapere che ciò che hai vissuto si trattava di “vite passate”?

      1. C’è stata una fase in cui ogni immagine che vedevo mi domandavo: “Lo sto inventando? Ricordo un film?” Sapevo che sarebbe stato così fino a quando non mi fossi rilassata, e la mia testa avesse smesso di elaborare i suoi preconcetti per rimanere aperta a quello che sarebbe arrivato. Quando si è creato un rilassamento di questo tipo, ho iniziato a percepire i due piani, immaginazione e visione, come separati (non aspettarti da me termini tecnici, perché non ho interesse per queste cose), tipo: “E adesso succederà questo? No, succede tutta un’altra cosa… e va a finire così? No, per niente.”. Poi ci sono stati un paio di episodi di visioni che definirei travolgenti, in cui più che essere un osservatore mi sono sentita risucchiata nella visione da protagonista, con uno sbalzo emotivo molto forte. Un giorno poi ho avuto un incontro di tipo completamente diverso, ma questo resta privato. Perché sono sicura che si trattasse delle mie vite passate? Oltre ai motivi di cui sopra, perché quello che ho visto mi ha spiegato alcune mie caratteristiche che non capivo. So quello che vivo, e lascio che gli scettici, o i catalogatori, pensino quello che preferiscono. Non sento il bisogno di definizioni e placet da parte di esperti o prove scientifiche, né mi disturba quello che dall’esterno può sembrare un pericoloso margine di errore. 🙂

      2. Buongiorno,
        ho letto della sua esperienza meditativa e vorrei chiederle se pensa che il numero 314 possa avere qualche collegamento non solo coincidenziale col Pi greco (3.14).
        Grazie moltissime.

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