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Contro l’umorismo e il bisogno di ridere

Contro l’umorismo e il bisogno di ridere

Perché l’uomo ride? Siamo forse l’unico essere vivente a farlo? Perché esiste questo bisogno di ridere? Io non lo so, non ci ho mai riflettuto molto. Una cosa invece credo di saperla, ovvero il motivo del perché questo bisogno cresce e diminuisce.

Un periodo tempestoso

In questo periodo difficile, di restrizioni e di grande cambiamento, possiamo sentire tutti come questo bisogno sia aumentato. I meme e i contenuti comici o satirici hanno sempre occupato teatri, tv e i social in questi ultimi decenni, eppure oggi possiamo osservare una vera epidemia sui vari Wathsapp e Facebook. È inutile negarlo, in queste settimane abbiamo bisogno di ridere, e questo equivale a un drastico innalzamento dello stress percepito. Ne è la risposta.

Non che prima non esistesse stress, forse era addirittura maggiore per la vita del singolo, che doveva districarsi tra il lavoro, la famiglia, e il resto degli impegni sociali. La differenza è che oggi lo stress è generale, viene fomentato, paradossalmente, dall’interrelazione con gli altri pur essendo tutti in isolamento forzato. Potrei accennare a una titanica perturbazione dell’inconscio collettivo, ma per ovvie ragioni non è in questo articolo che voglio parlarne. Questo argomento richiederebbe una spiegazione iniziale di inconscio collettivo e dunque un post a parte.

Oggi più che in passato è presente questo stress collettivo che tutti possiamo osservare, sia in noi che negli altri. Il lettore che non si è fermato alla superficie e che conosce approfonditamente gli argomenti di questo blog, avrà letto più volte della dinamica che è alla base dell’individuo moderno. Mi riferisco allo stress e alle compensazioni a cui è costretto per mantenere un equilibrio, una sanità mentale accettabile. Per chi voglia studiare meglio il discorso: Essere infelici: Piaceri droganti VS Piaceri primari.

Andiamo negli abissi

Ridere è un’esperienza sublime, molto piacevole, non è contro la risata che mi voglio esprimere. In realtà contro nulla voglio adirarmi, ma lo sappiamo, i titoli che creano contrasto risaltano maggiormente. Sto evidenziando quel bisogno di umorismo e di ridere che nasconde qualcos’altro: una sofferenza più o meno profonda.

È sempre la solita storia amici, dobbiamo essere consapevoli di noi stessi. Non c’è nulla di male nel guardarsi un film, nel mangiare una fetta di torta, nel sbellicarsi per qualche meme su Conte che dichiara l’ennesima autocertificazione… È la spinta costante verso l’intrattenimento, verso cibi super-zuccherati o, in questo caso, verso la ricerca continua della risata che rivela uno stato di sofferenza. Si tratta di eventi utili a farci comprendere come siamo messi realmente, com’è la situazione negli abissi, e non solo come si presenta la nostra superficie.

La mia attuale esperienza con l’umorismo

Parlando della mia esperienza, qualcuno si ricorderà del mio articolo sulle maschere che ognuno di noi porta con sé. Di come, ognuno di noi, sperimenti ogni giorno un disturbo di personalità multipla molto più lieve e non patologico.
Prendevo in esame nel particolare una delle mie maschere: il giullare.
Ed evidenziavo come questa maschera prendeva le redini proprio quando ero più sofferente. Se quindi all’esterno sembravo molto socievole, spensierato e cazzaro, all’interno ero insoddisfatto.
A rinforzo di questa tesi, ho potuto osservare un diradamento di questa maschera nella mia vita degli ultimi dieci anni. Cosa che è avvenuta proprio in relazione alla riscoperta e all’accrescimento potrei dire esponenziale della mia felicità di stare al mondo.

Non ho più avuto un forte bisogno di ridere, di ricercare contenuti umoristici, e nemmeno di far ridere a tutti i costi, cosa che mi dava un enorme piacere.
Non sapete quante volte mi sono ritrovato a ridere senza motivo, del solo fatto di essere consapevole della mia esistenza. Si tratta di un altro tipo di risata, che non ne ricerca per forza una seguente, come nella dinamica di dipendenza.

La dura vita del comico

Molti credono che i comici siano le persone più felici e spensierate. Oddio, quale enorme abbaglio!
I comici sono le persone più lunatiche e depresse. Sono soltanto i più bravi a trarre il positivo da ogni situazione, un contenuto comico da ogni frangente. Ma riuscire egregiamente in questa estrazione non significa essere gioiosi, anzi, molto spesso denota un celato sconforto. L’ho spiegato in: La forza del pensiero positivo è una cagata pazzesca.

Pensate che scrivere, memorizzare e recitare un monologo comico sia un lavoro spassoso? Forse in molti non conoscono la difficoltà e la creatività necessaria, per non parlare della frustrazione del ripetere, ripetere e ripetere.
Altro che risate. Come sempre, il lavoro in stile moderno, che vede l’essere umano a consumare ogni sua goccia di vitalità in un singolo settore, trasforma la passione in uno sforzo continuo, sacrificio, sofferenza.

A discapito di controrisposte amare, questo discorso lo sta facendo una persona che riconosce il “genio” in certi autori comici, sia mai il contrario. Credo che abbiate compreso dove sto dirigendo l’attenzione vero?
A quel bisogno incessante di ridere, alla ricerca continua che rivela un voler scappare dalla propria noia o sofferenza. Ma è in questi periodi che la noia e la sofferenza possono dare l’imput per un cambio di rotta sempre auspicato e mai concretizzato.

Articoli consigliati: Come superare la tristezza e trasformarti nell’essere più felice al mondo. E Cosa ti manca per essere felice? Te lo dice il Koan.

2 commenti su “Contro l’umorismo e il bisogno di ridere”

  1. Ti ringrazio per avere dato il tuo contributo a una riflessione che stavo facendo proprio in questi giorni, nata dalla lettura di un romanzo pieno di ironia e umorismo a ogni riga, che ho trovato quasi insopportabile (l’ho finito solo perché conosco l’autrice). Mi sono chiesta come mai mi interessi così poco ridere, visto che mi sento bene e “sono felice”, anche se non mi piace definirlo così. Sorrido spesso, perché mi viene spontaneo; rido anche, quando capita, ma non è una cosa che cerco. Tendenzialmente schivo sempre video pseudobuffi, frizzi e lazzi, comici e commedie divertenti. Io mi diverto molto, ma in un altro modo. Con il tuo articolo mi sono sentita in buona compagnia.

    1. Andrea Di Lauro

      Ti capisco benissimo. Se guardo 2 film comici all’anno è tanto. Per non parlare di serie Tv comiche fatte bene bene, che sono una rarità. Libri umoristici mai letti. Mi sa che devo rimediare in questo caso, ma nella libreria ho solo pesantissmi saggi o romanzi tutt’altro che comici.

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