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Come realizzare un desiderio impossibile: il presente non esiste

Immagine Come realizzare un desiderio impossibile: il presente non esiste

Come realizzare un desiderio impossibile? Se è impossibile cosa ce lo chiediamo a fare? Sta in noi quel fuoco, quell’ardente desiderio di passare oltre la situazione presente, quel tendere a qualcosa di diverso, anche col rischio che il tutto si riveli peggiore di ora. Anche questo, a discapito di ciò che potrebbe sembrare, è istinto di conservazione, non tanto fisica, quanto psichica. E nelle moderne società di oggi è la stabilità psichica ad essere più in pericolo di quella fisica.

Una sconfitta implicita

Se non c’è energia non c’è desiderio, se non c’è desiderio non c’è vita (reale). Non può esserci creazione, se non c’è creazione non può esistere auto-realizzazione. Realizzare se stessi significa essere se stessi e esprimere se stessi in libertà combacia con il vivere (normalmente) felici.

A questo si deve senza dubbio aggiungere un meccanismo errato di desiderare per agire che sabota gli stessi scopi a cui si ambisce. Questo meccanismo, che è cosa normale nell’uomo medio, fa si che ogni sua ambizione gli venga negata. Da questo prendono vita domande del tipo: come realizzare un desiderio impossibile?

Facciamo caso al linguaggio, perché nella stessa domanda è implicita la consapevolezza di una certa sconfitta.

Ho già discusso di sogni e desideri in questo blog, non perché mi piace fare un lavoro di copia e incolla da libri o informazioni da cui ho attinto, ma perché io stesso ho vissuto e vivo in una realtà in cui concretizzare i propri scopi è la cosa più normale al mondo.

Nel corso di queste righe ti consiglierò alcuni di questi scritti. Ti esorto a studiarli con calma, questo non è un blog da lettura veloce.

Il presente è già passato

Detto questo, oggi cercherò di non ripetermi, anche se, quando si prendono in causa questi argomenti, si deve per logica virare nella questione tempo. Esatto amici, tempo: passato, presente e futuro. Peccato che, udite, udite… il presente, sì, quello che tutti noi crediamo del presente è falso. Il presente non esiste!

Il presente è già passato. Il concetto che abbiamo del presente è un’illusione, bella e buona. Non viviamo mai nel presente, ma sempre nel futuro. La nostra mente inconscia è sempre lì davanti, anche quando rimuginiamo coscientemente sul passato lo facciamo per riportare l’informazione al futuro.

[quote]La mia mente inconscia sta vivendo nel futuro, fra tre giorni, quando dovrò svegliarmi alle 5 del mattino per andare a fare un colloquio di lavoro. Dovrò guidare per un’ora e poi attendere per un’altra mezz’ora prima del mio turno. E allora vivo questi giorni nella paura, perché ho già fatto esperienza del colloquio di lavoro, e non mi è piaciuta per niente.[/quote]

Così le emozioni provate in passato vengono catapultate al futuro che ci attende, e generano paura. Così si vive sempre nel futuro anche quando immaginiamo ciò che è passato, mentre stiamo fisicamente gettando la spazzatura nel presente. Capisci perché non può esistere?

Ho spiegato più nel dettaglio questo meccanismo di catapulta, dal passato al futuro in: Paura del futuro? Puoi eliminarla cambiando il tuo passato.

il corpo vive nel presente ma la mente sempre nel futuro

Questo meccanismo inconscio e ordinario nella vita d’oggi, non permette di rapportarsi al desiderio come invece dovrebbe essere. È sempre una questione di consapevolezza. Fino a quando non te ne rendi conto procedi convinto di essere nel giusto, e per rendersene conto, come spesso scrivo, è necessaria una certa dose costante di energia. Inoltre, c’è solo un elemento che ci dice se siamo nel giusto o meno: i fatti, non le parole, non ciò che ci raccontiamo.

È un attimo a confondere l’intuizione con l’auto-illusione. Dipende dal proprio grado di consapevolezza.

Non fraintendere caro lettore, è vero che, da un diverso punto di vista, il presente è l’unico tempo che esiste. In realtà tutto è sempre presente, dalla nascita dell’universo e oltre. È la nostra mente a catalogare un presente già stato in passato e un presente che dovrà avvenire in futuro. Ma, ripeto, per quanto si possa essere consapevoli dell’illusione del passato e del futuro, da esseri temporali quali siamo, continuiamo a vivere mentalmente nel futuro, poiché l’istante presente è fuggevole, nemmeno un attimo ed è già passato. Capisci?

L’impossibile assoluto non esiste

Il problema è quando si vive al futuro mentalmente, soltanto mentalmente. Al contrario, come ho spiegato in Tafti la sacerdossa: una recensione dal futuro, vivere e comportarsi concretamente come se fossimo in un futuro che desideriamo, è uno dei modi più remunerativi per compiere i propri obiettivi. Altro che realizzare un desiderio impossibile, il concetto di impossibile svanisce come neve al sole. Non tanto perché non esistono cose impossibili oggi, quanto perché si capisce che l’impossibile può esistere solo se rapportato a un preciso tempo. In parole semplici: 2000 anni fa per l’uomo era impossibile volare, oggi non lo è più.

Innanzitutto, l’impossibile deve essere contestualizzato a un determinato luogo e a un determinato tempo, perché da inattuabile in un luogo, l’obiettivo può risultare possibile in un altro. In seguito dobbiamo conoscere come funzioniamo, specialmente a livello mentale. Qual è il nostro rapporto col tempo (anche se è errato parlare di rapporto)? Più che altro è utile evidenziare i processi mentali debilitanti (come ho precedentemente fatto) in modo da renderli consci. Solo ciò che è conscio può essere vissuto realmente e modificato.

Come realizzare un desiderio impossibile - 2 fattori

Come realizzare un desiderio impossibile: felicità creativa

A questo punto restano in ballo altri due fattori, assolutamente essenziali nel contesto dell’avverare i desideri. Il primo è la felicità, su cui abbiamo fondato l’intero progetto. E non lo abbiamo fatto perché questa definizione può attirare pubblico in abbondanza, anzi, ci siamo accorti di come molti snobbino questo termine. È stata la stessa esperienza a farci capire che tutti i migliori cambiamenti prendono vita da essa, da una vita sinceramente felice. E gli scopi a cui tendiamo non sono certo da meno.

Solo un sincero stato di felicità può farti desiderare in modo puro. Tutto è in continuo cambiamento, e desiderare in modo puro significa soltanto scegliere da che parte spostare il timone.

Siamo una nave che viene spinta dal vento e dalle onde, che equivalgono ai cambiamenti a cui siamo soggetti. Se siamo già felici allora non abbiamo bisogno di nulla per esserlo, perché non esiste causa che renda la felicità. È come dire che una qualche causa mi rende un essere pensante. No! Sono nato così.

Se non abbiamo bisogno di nulla per renderci felici, allora possiamo direzionarci in modo leggero alle situazioni che vogliamo vivere. Non siamo affamati di salvezza ma di eventi stimolanti, o semplicemente diversi. La realtà se ne infischia della nostra volontà, muta continuamente, che ci impegniamo o meno, che lottiamo, piangiamo, o che cerchiamo di remare al contrario per tornare magari ad una situazione passata. Il vento e le onde ci spingono, ma come ho detto siamo noi i padroni del timone.

Capire che abbiamo il controllo della nave significa desiderare in modo puro; cercare invece in tutti i modi di controllare il vento e le onde significa desiderare in modo ansioso. Questo approccio non porta a nulla di buono, anche in quei rari casi dove il desiderio viene raggiunto.

Quando ci sentiamo auto-realizzati?

Il secondo fattore è la capacità di creazione. Una persona che possiede un alto livello di energia è automaticamente portata a creare. Una persona priva di energia sarà occupata a sopravvivere, bene che vada. Stessa cosa, una persona felice di essere al mondo possiede quella spinta vitale utile a generare i frutti. Creare qualcosa di nuovo invece è l’ultimo dei pensieri di un’infelice cronico.

Felicità, energia, creatività, realizzazione, fanno tutte parte della stessa sostanza, si alimentano l’un l’altra. E quando possiamo dire di sentirci realizzati? Semplice, quando creiamo qualcosa di unico, che ha preso vita dalla nostra individualità. Questa unicità, come spesso accade, corrisponde col realizzare un desiderio ritenuto impossibile dal mondo comune. Se una tua creazione è unica, allora per gli altri risulta irrealizzabile, proprio impossibile.

Creare l’impossibile è possibile

E come si riesce in questo? Adattando gli strumenti a disposizione di tutti alla propria individualità. Il trucco non è possedere strumenti che altri non hanno, non è difficile raggiungere questo scopo. La lente d’ingrandimento va posta sulla capacità che ognuno di noi possiede nel fare suoi gli strumenti.

Non si tratta allora di eseguire la ricetta a menadito, ma prenderne la struttura, capire il senso logico di tre, quattro o nove ricette, e shakerarle verso una meta che è ancora sfumata; ma la musa ci parla. Aggiungere, allora, delle spezie che secondo la musa possono essere affini al contesto, frullare al posto di cuocere, marinare al posto di frullare… Adattare gli strumenti per esaudire ciò che il momento, ciò che la situazione “vuole da noi”.
Non è un procedimento caotico, anche se lo può sembrare. L’auto-realizzazione è un caos ordinato.

Realizzare un desiderio impossibile come, ad esempio, la torta più buona mai prodotta, di certo può essere ritenuta una meta inattuabile, ma dipende dal contesto. Se il presente non esiste possiamo vedere quella meta nel futuro. Se viviamo in quel contesto, dove quella torta esiste, allora il contesto in cui viviamo, giorno dopo giorno si trasformerà per rendere sempre più probabile quell’obiettivo. Ma ricorda, se non si realizza, chi se ne importa. Soffermati ora sul contesto in cui vivi, guarda come si è trasformato il tuo mondo.
Ora sei uno dei pasticceri più rinomati del settore. È semplicemente e realmente fantastico.

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