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Come raggiungere la felicità, spiritualità, crescita personale e cliché

Immagine Come raggiungere la felicità, spiritualità, crescita personale e cliché

Trucchi veloci, discorsi motivanti, inni alla forza di volontà, teorie vuote per pompare l’autostima, concetti speranzosi che rendono passivi, ripetizioni per sentito dire, parole prive di concreta sperimentazione. In poche parole, ecco come raggiungere la felicità secondo il modello di pensiero attuale.

Una corrente che da svariati decenni stiamo ascoltando dai guru, coach o santoni spirituali moderni che siano. In questo articolo ho voluto setacciare questo sacco di conchiglie variopinte e tintinnanti che promettono una vita felice. Ed ora che il setaccio è stato agitato vediamo cosa è rimasto, vediamo se il luccichio riesce a mantenere le promesse ostentate. Ma sia chiaro un fatto, la motivazione che mi spinge a interagire con tale contesto non è negativa. Il desiderio non è sminuire o parlar male di determinate tipologie di pensiero. La meta è trasportare l’attenzione alla Radice, non al colore delle foglie o in questo caso delle conchiglie. Direzionare lo sguardo verso uno stile di vita duraturo piuttosto che verso espedienti veloci e trucchetti effimeri.

Come raggiungere la felicità: le teorie della crescita personale e spirituale di oggi

Prima di elencare tecniche che conducono alla felicità, secondo il mio parere, è ineccepibile sapere cos’è la felicità. Credimi, c’è molta illusione e incomprensione. Il Project Excape ha già fornito alcuni antipasti in merito al tema felicità in articoli come Cos’è la felicità? Che relazione ha con la legge di attrazione? e 3 aforismi sulla felicità. In futuro il progetto servirà anche le portate principali. È inutile cercare di raggiungere la felicità quando non si sa cos’è, o ancora peggio, quando si crede che sia qualcosa che invece è lontano dalla sua vera natura. Nel setaccio in cui sto guardando ora vedo queste conchiglie. Che ne dici, le vediamo assieme?

Come raggiungere la felicità - Conchiglia 1

Credi in te stesso e lavora su te stesso

Ho sentito spesso queste due affermazioni. Ogni volta mi chiedo cosa vogliano dire in realtà. In fin dei conti non vogliono dire proprio nulla. Se diciamo credi in te stesso ad una persona, gli abbiamo soltanto dato una pacca verbale sulle spalle. Se poi magari quella persona non si conosce in profondità come potrà credere in se stesso? Non sa nemmeno chi è.

E poi c’è quel lavora su te stesso. Mi è capitato moltissime volte di sentire questa frase. Non hai idea di quante. Conferenze o ritrovi simili che fossero, quando ho affrontato contesti che esulavano dal classico, qualcuno se ne usciva sempre con questa raccomandazione. Cosa mai vorrà dire lavorare su te stesso? Dammi qualche indizio, dimmi qualcosa di pratico e concreto, indicami la via almeno. Bisogna avere fiducia in se stessi, credere in sé, partire da sé e lavorare su se stessi. Sì, e poi? Dopo che so questo è forse cambiato qualcosa? Forse non ti stupirai, eppure molti formatori e relatori attuali continuano a improntare interi corsi su questo comandamento senza fornire poi qualcosa di veramente pratico.

Come raggiungere la felicità - Conchiglia 2

Segui il tuo sogno

Quante persone vediamo raggiungere i propri sogni e quante ne vediamo, invece, seguirne assiduamente di altri? Quante ne abbiamo viste arrendersi e adattarsi al peggio, o al meglio del peggio? Qual’è il messaggio nascosto del segui il tuo sogno? Il sogno è un miraggio, una meta che rimarrà sempre un passo avanti a noi, e proprio per questa sua natura ci spronerà a seguirlo e a consumare tutta la nostra vitalità.

Hai lavorato duramente, giorno dopo giorno. È una vita intera che sudi e che ti dai da fare, combatti. Ogni mattina ti desti, forzatamente ti sradichi dal letto e cominci la tua lotta. Eppure sei ancora qua che vuoi qualcosa che renda la tua vita più felice, sei ancora qua che cerchi una scappatoia, una vincita al WinForLife. Eppure sei ancora qua che, giorno dopo giorno, cerchi di lenire le tue ferite con un’altra sigaretta, con l’ennesima tazzina di caffè, pasticcino, serie tv, videogioco.

Vuoi sapere qual è la nuda verità? Fino a quando continuerai a dare ascolto a quei motivatori che incitano a seguire i sogni continuerai a inseguirli, all’infinito. O meglio, fino alla fine dei giorni, o fino a quando ti rassegnerai. Il sogno non va inseguito ma vissuto, concretizzato semplicemente e senza pressione. Sicuro e sereno è il cammino di chi sa.

Come raggiungere la felicità - Conchiglia 3

Motivazione e forza di volontà

Dopo i consigli fumosi sul lavorare e credere in se stessi e quelli che incitano a lavorare duro per il proprio sogno senza però raggiungerlo mai, arrivano i supporti della motivazione. E come dimenticare le iniezioni di forza di volontà. Peccato che poche, anzi pochissime persone sanno che la materializzazione dei propri obiettivi e quindi un’esistenza felice dipende dallo stile di vita quotidiano e non dalla forza di volontà. Questo, per alcuni lettori, può essere un duro colpo.

Negli ultimi anni ci hanno trasformato in guerrieri che devono affrontare quell’infinita battaglia che chiamiamo vita. Tanto che questa specie di pratica masochista (delle volte faccio fatica a crederci) è diventata persino (inconsciamente) piacevole per molti individui. Guerra dopo guerra, battaglia dopo battaglia contro le malattie, le persone, i pensieri altrui, le diversità, il clima, il proprio corpo… contro la vita insomma! L’energia vitale toccherà il fondo, e questo farà risuonare un campanello d’allarme. Questo suono farà drizzare le orecchie, scattare il capo e lo sguardo verso possibili soluzioni. La vita è questa, funziona così, si deve tenere duro e andare avanti, e allora mi serve motivazione per farlo. Serve motivazione, servono i motivatori che urlano nei timpani, che intortano con le loro fandonie. Nella lotta di oggi serve il coach che sproni a continuare a lavorare, a sudare, a darci dentro, a seguire il proprio sogno, perché un giorno (un giorno molto lontano) tutto questo sudore verrà ripagato. Per loro questa è la strada per raggiungere la felicità, come se fosse l’unica. Ma se io ti dicessi che motivazione e forza di volontà sono uno sputo in confronto a stato d’animo ed energia vitale?

Come raggiungere la felicità - Conchiglia 4

I 7 passi, le 5 regole, i 3 trucchi

Quando qualcuno si accorge che le parole non bastano più, che seguire il proprio sogno non porta a nulla e che la forza di volontà dopo un paio di giorni scappa di casa per tornare settimane dopo, chiede qualcos’altro. E così i coach della vita rispondono. Sono consapevoli che la speranza dei clienti è la chiave per continuare a tenerseli stretti. Come si sa, la speranza è l’ultima a morire. È fonte di motivazione, anche se poi non viene rivelato che la sua trasmutazione nella vita umana è il passivismo. Cioè: mi rassegno ma spero. Così viene avviato il volano delle tecniche, dei trucchetti facili e veloci. Non importa nemmeno se alcuni non funzionano, perché all’ombra della loro illusorietà è nascosta la promessa, la speranza del raggiungimento di un determinato risultato. Il coach non ti dirà che dove non arriva l’inadeguatezza ci penserà l’assenza di costanza. Ed è per questo che vanno tanto di moda le 5 regole per, i 3 segreti, come raggiungere la felicità in 7 passi ecc.

Espedienti più o meno semplici, veloci ed efficaci, anche se ho qualche dubbio sulla loro efficacia a lungo termine. E quando dico dubbio è pure un eufemismo, sono pure buono. Come per il discorso sulla motivazione, ciò che materializza una vita degna di essere vissuta è lo stile di vita giornaliero, non le tecniche o i 3 passi per.

Come raggiungere la felicità - Conchiglia 5

Paura del cambiamento

Ora si comincia a penetrare le teorie più “spirituali” che dovrebbero spiegare come raggiungere la felicità, o almeno la serenità (anche se sono legate tra loro). Nei dialoghi umani, che siano scritti o verbali, questa affermazione la si sente molto. Alcuni dicono ad altri che loro non hanno coraggio, che bisogna fare una scelta, che sei in quella situazione disagiata perché non cambi e perché hai paura del cambiamento. In fondo il messaggio non è sbagliato, tuttavia mi sono ritrovato a pensare alla società degli ultimi anni e a questa teoria della paura del cambiamento. Come può la gente avere paura del cambiamento quando i sistemi moderni mutano a velocità mai osservate nella storia dell’uomo? Tutto cambia così speditamente, a partire dalla tecnologia, dalle mansioni lavorative ai rapporti umani, dalle relazioni usa e getta (comportamento appreso dal modello consumista) all’ambiente in cui si vive (palazzi che fanno la loro comparsa da una settimana all’altra). Questo pensiero viene descritto in modo esaustivo dal sociologo Bauman nei suoi scritti, quelli che espongono la teoria della Società liquida. Quindi come facciamo a dire che i cittadini hanno paura del cambiamento quando siamo nell’era dei cambiamenti più veloci?

È vero che le persone sono attaccate a ciò che credono di essere e ai propri averi. Soffrono per un possibile cambiamento, ma questo a mio parere è un timore molto più lieve di alcune decine di anni fa. Pensa a cosa voleva dire perdere il lavoro o divorziare cinquant’anni fa. Oggi invece sono cambiamenti che per qualcuno sono bazzecole.

Come raggiungere la felicità - Conchiglia 6

Tu sei unico

Quando le banali esortazioni prive di concretezza non funzionano, quando le tecniche e i trucchetti mentali della crescita personale non danno i loro frutti, quando la motivazione e la forza di volontà annichilite dall’odierno stile di vita non sospingono gli individui ai loro obiettivi, ci pensa la spiritualità deviata a lenire la delusione. Tutto va bene così, tutto dev’essere così, tu vai bene così perché sei unico. Tu sei unico e speciale ci dicono, così unico (risponderei io) che, come tutti gli altri mi sveglio la mattina e vado a fare un lavoro che non mi soddisfa per niente. Così unico che anche io, così come gli altri, mi annoio, e quando mi annoio accendo la TV, il PC, lo smartphone, vado al bar, cerco di far passare il tempo. Sono così speciale che anche io cerco un’altra persona che possa salvarmi la vita e soddisfare i miei bisogni, che mi ami e che mi faccia dimenticare la vita di prima.

Tu non sei unico, sei come tutti gli altri anche se ti credi speciale. È un’altra parte del puzzle ad essere unica, la vuoi scoprire? Clicca sul sottotitolo di questa sezione.

Come raggiungere la felicità - Conchiglia 7

Consapevolezza

Poi entra in gioco la consapevolezza o i discorsi e le esortazioni che consigliano di essere consapevoli per la maggior parte del tempo. Cosa può esserci di sbagliato nel cercare di portare una dose di consapevolezza maggiore di prima? Nulla, assolutamente nulla. Al contrario, sarebbe uno dei migliori comportamenti che gli umani possano decidere di intraprendere. Ma vediamo, quanti ci riescono?

Il mio non vuole essere un giudizio, ma una constatazione della realtà. Dove si trova dunque l’errore di questo modo di cercare la felicità? Beh, la svista sta nel cercare di essere più consapevoli in un luogo che ti porta a pensare a tutto tranne che ad essere consapevole. L’errore è annaspare e inseguire la consapevolezza senza modificare il proprio stile di vita, e quindi senza fare nulla per cambiare il proprio ambiente vitale. Se invece si imbocca questo viaggio possiamo giungere in prossimità del nucleo della consapevolezza. Vuoi sapere di cosa si tratta?

Come raggiungere la felicità - Conchiglia 8

La felicità è nelle piccole cose

Questa poi è una delle scusanti che sta a indicare che ormai ci siamo arresi. Se senti dire da qualcuno questa frase stai pur certo che quella persona si è arresa al sistema e alla vita che il sistema gli ha imposto. Mi riferisco alla felicità che sta nelle piccole cose, in quei brevi momenti temporanei e piccoli. Come raggiungere la felicità? La felicità non esiste, ti diranno, è questione di attimi. Questa è uno dei più grandi fraintendimenti sulla felicità.  Queste sono le carezze curative della spiritualità deviata che cerca di farti sopravvivere nel mondo moderno.

Non c’è nulla di male se una persona decide di adattarsi alla vita che gli hanno propinato e poi curarsi per il disagio che essa provoca. Ma prima deve essere a conoscenza di quell’evento, deve essere consapevole che non si tratta di vita vera, e che le cure non annientano la causa delle malattie e dei disagi. Il fatto è che tutti, inconsapevolmente, abbiamo preso questa scelta. Dire che la felicità è nelle piccole cose rivela che la tua esistenza si è dimostrata deludente, evidenzia rammarico e delusione. Senza contare che in quella affermazione è nascosto un errore assai più mastodontico. Nel momento in cui affermi che quelle cose sono piccole, sei tu stesso a sottrargli il proprio valore, sei tu a definirle piccole.

Esistono delle istruzioni per raggiungere la felicità?

Qualcuno pensa che non possano esistere istruzioni per rendersi felici, ma questo progetto nasce proprio per ovviare a questo scopo. L’essere umano nasce felice. Poi nel suo tragitto succede qualcosa, qualcosa che lo rende infelice fino alla fine dei suoi giorni. Magari non per tutti è così ma questo è ciò che succede alla grande fetta della popolazione. Esistono invece pratiche concrete per ritornare ad una felicità puerile e soprattutto consapevole. Ciononostante, come anticipavo a inizio articolo, l’indispensabilità di discernere la vera felicità ha la precedenza. Prima si deve comprendere che la vera gioia ha poco a che vedere con ciò che oggi ci viene insegnato dai media classici. Come raggiungere la felicità, ma soprattutto “cos’è la felicità” deve essere la domanda iniziale. Se vuoi approfondire trovi gli articoli dedicati ad ogni conchiglia nel loro apposito sottotitolo. Buona sperimentazione.

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6 commenti su “Come raggiungere la felicità, spiritualità, crescita personale e cliché”

  1. Sono abbastanza d’accordo su tutto ma mi sfugge un punto. Quale sarebbe la parte del puzzle definibile come “unica”?

    1. Andrea Di Lauro

      Ciao Marco, siamo felici di aver stimolato il tuo interesse. Quella è una domanda in un certo senso mascalzona 🙂 perché verrà soddisfatta nell’articolo che approfondirà la sesta conchiglia. Per l’appunto la teoria del: tu sei unico.

  2. L’articolo mi ha interessata parecchio. Sono d’accordo quasi con tutto. Credo che sia utile menzionare anche un altro punto che non ho letto nell’articolo ovvero che per essere felici bisogna innanzi tutto bastare a se stessi. Questa io non riesco davvero a capirla. L’uomo è fatto per relazionarsi e vivere a contatto con la gente. Il confronto, lo scambio di esperienze sono aspetti a mio avviso vitali e insostituibili. Come si può pretendere di bastare a se stessi? A parte l’essere autonomi nella propria vita non riuscirei ad immaginare le mie giornate bastano solo a me stessa.
    Forse qualcuno di voi può spiegarmi meglio.
    Grazie e complimenti per il sito internet!

    1. Andrea Di Lauro

      Benvenuta Laura, e grazie a te per il tuo commento. Ci sarebbero stati altri punti che avrei voluto inserire, ma così facendo l’articolo sarebbe risultato infinito. Arriviamo subito al dunque. Secondo la mia interpretazione, bastare a se stessi non significa privarsi del contatto con la gente, ma godere della compagnia umana senza identificarsi in essa, cioè senza esserne dipendente. La felicità non è un bisogno morboso che contiene in sé la paura della perdita di qualcosa. Godo degli amici o della fidanzata che sia, godo degli interscambi coi conoscenti o sconosciuti. Godo nel regalare la mia compagnia, il tempo, e godo nello stare solo, che significa: godere della propria compagnia, o della compagnia del mondo, della realtà. Nessuno è mai solo.

  3. E’ giusto mettere l’accento sull’esperienza reale, sul quotidiano, sulla vita come la conosciamo. Non c’è modo di arrivare ad altro – che sia più su, più in profondità o più di lato – se non partendo dalla nostra realtà, e impegnandoci a modificarla passo dopo passo, con avanzamenti anche impercettibili che ci porteranno dove ancora non sappiamo. Restando sul teorico, le parole sono giuste, la motivazione è giusta, ma la vita si sottrae a quello che è soprattutto un viaggio mentale, e tutto si arena. Se si pensa che smettere di mangiare il solito quadretto di cioccolata a fine pasto (esempio a caso) è già un’impresa ardua, si ha un’idea della potenza delle abitudini. Ogni piccolo miglioramento nelle abitudini è un prodigio. 🙂

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