HomeStile di vitaCome meditare: critica alla meditazione contemporanea

Come meditare: critica alla meditazione contemporanea

Immagine Critica alla meditazione e alla spiritualità odierna

Le mie prime esperienze con la meditazione riportano emozioni e giudizi abbastanza neutrali. Ero molto piccolo, avevo attorno ai 6 o 7 anni la prima volta che venni a conoscenza del concetto di meditazione. Sembra assurdo per quell’età, ma ricordo che mi incuriosì molto. Ora non ricordo un granché, ma un concetto mi è rimasto impresso da allora. Durante la meditazione si deve solamente stoppare i pensieri, le immagini, le parole, ogni cosa. La mente deve divenire completamente sgombra, completamente vuota. Non ricordo se la fonte che spiegava come meditare fosse un libro o un semplice testo con tematiche affini alla spiritualità.

Lo scopo originale della meditazione

Come meditare e che scopo ha la meditazione?

Perché la meditazione è ritenuta una delle cose più difficili da attuare? Perché in realtà non bisogna fare assolutamente nulla. Non pensare. Non muoversi. Non concentrarsi su qualcosa in particolare. Chi l’ha provata sa quanto sia difficile raggiungere questo stato. La mente tende a creare un pensiero dietro l’altro, anche sconnessi tra di loro. Eppure ricordo di aver raggiunto quello stato in un paio di secondi, e in un altro paio tutto era già svanito. La vera difficoltà della meditazione è proprio questa. Mantenere il vuoto il più a lungo possibile. Comunque da ragazzo meditare mi veniva abbastanza facile. Oggi, che sono sempre un ragazzo (ma i 30 ormai sono passati), lo faccio molto raramente e con qualche grado di difficoltà in più ma, tutto sommato, ne ricevo comunque dei benefici, pur non cercandoli.

Medito così poco che non mi ritengo per niente un meditante, o di sapere come meditare. Sento poche volte il bisogno di farlo, più o meno 5 o 6 volte all’anno, e quando mi diletto in tale pratica il tutto si dilegua in circa una ventina di minuti. Sento che per me va bene così e che mi basta. Non medito regolarmente e non mi ritengo perciò un esperto di meditazione. Mi ritengo invece un esperto osservatore e in questo articolo riverserò la mia opinione sulla meditazione e la spiritualità in generale.

Sai, prima di cominciare a scrivere queste brevi righe sono uscito all’aria aperta e mi sono volutamente diretto verso una spazio soleggiato. Ho chiuso gli occhi e mi sono goduto i raggi accarezzarmi le palpebre. Mi sono appoggiato al muro e, per quanto bastava, me ne sono stato lì, semplicemente.

I più grandi maestri della meditazione seguivano un unico grande concetto. Quando parlo di grandi maestri, intendo persone che non meditavano né per hobby né per svago. La meditazione era il fulcro della loro stessa vita. Il concetto è questo: nella meditazione non si deve fare nulla, né ricercare nulla. Il vero atto meditativo non si prefigge nessuno scopo, dicevano. Questo è il contrario di ciò che comunemente avviene oggi.

Scopo odierno della meditazione

L’ennesimo palliativo della spiritualità di oggi?

Chiedi ad un meditante esperto il motivo della sua meditazione. Spesso le risposte conterranno un bisogno da soddisfare o un malanno da curare. Prova a chiederlo a te stesso, se sei un meditante regolare. Che scopo ha la mia meditazione? Credo che oggi la meditazione sia divenuta l’ennesimo palliativo della spiritualità moderna. Questa è stata snaturata all’essenza. I veri maestri meditanti, quelli che trascorrevano intere giornate a meditare, alla vostra domanda, vi avrebbero risposto che non c’era nessun motivo per farlo. Da quanto mi sembra, oggi la meditazione è diventata la contro-risposta allo stile di vita frenetico e innaturale a cui siamo succubi. Non nasce da una sincera passione per lo stile di vita del meditante ma da un sintomo fastidioso che si vuole curare.

Non voglio di certo denigrare questa pratica né i loro fautori. Conosco molto bene i benefici delle sessioni meditative. Tuttavia è buona cosa capire fin dal principio l’essenza della meditazione che, come ho già scritto, non sono io a dirlo, ma sono le parole dei grandi maestri. Se invece la tua domanda è “come meditare”, nell’articolo Meditazione trascendentale, guidata, vipassana, zen… Quale fa per te? puoi trovare alcuni stili di meditazione. Ma non credere che sia il solito post scopiazzato che ti sbatte lì due righe su quel metodo o su quell’altro. Il Project Excape non lavora così. Ora vediamo quest’argomentazione da un altro punto di vista.

Un uomo che ha sempre vissuto in un contesto naturale ha bisogno di meditare?

Se si vogliono comprendere le ragioni della meditazione di oggi questa secondo me è una domanda di basilare importanza. Secondo te un uomo che è nato nel suo luogo naturale e che ha sempre vissuto in modo consono al suo luogo, si prende delle pause per meditare? Trovo difficile immaginare il membro di una tribù “primitiva” nella posizione del loto o seduto immobile senza far nulla. Ora mi sorge pure il dubbio. Ringrazio questo articolo che ha fatto nascere in me questa curiosità 😀 anche se penso di avere già la risposta. Andrò ad informarmi nel dettaglio. Tornando a noi, secondo me un essere umano che vive la sua vera vita non possiede alcun desiderio di meditazione, perché è in meditazione ogni singolo attimo della sua esistenza. Non è interessato a trovare qualche maestro che gli spieghi come meditare, la sua vita è un puro atto meditativo.

Meditare per ritornare all’origine

Come si sarà capito, trovo interessante questa pratica non tanto come forma di cura, non tanto con lo scopo di alleviare lo stress, il mal di testa, il mal di vivere, non tanto con l’illusorio obiettivo di fuggire dalla realtà quotidiana, quanto per un ritorno all’origine. La meditazione perciò può essere uno strumento per allontanarsi dal mondo umano con una meta ben stampata dinnanzi, che è quella del ritorno al mondo naturale. Questo non significa vivere primitivamente (come forse starai immaginando), o non del tutto. Un mondo umano che coopera con la natura, e non la sfrutta, si può definire un mondo naturale.

Al principio è necessaria una posizione statica, una respirazione controllata, un ambiente tranquillo e privo del folle rumoreggiare attuale. In questo modo ci si avvia verso un contesto più naturale e, quindi, più umano. Tutte queste situazioni verranno trascese, in modo che l’atto meditativo diventi una normale conseguenza in ogni singolo istante e qualunque cosa si faccia. Il vero atto meditativo non si prefigge nessuno scopo perché si realizza continuamente nell’azione.

La meditazione non è un’evasione, ma un incontro sereno con la realtà (Thich Nhat Hanh).

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2 commenti su “Come meditare: critica alla meditazione contemporanea”

  1. Io lavoro sulla meditazione mindfulness e sono d’accordo con buona parte dell’articolo. Credo che l’Occidente abbia bisogno di un adattamento della meditazione. Niente rilassamento forzato o vuoto della mente, ma imparare a osservare i nostri pensieri, a disidentificarci, a osservare la realtà in maniera gentile e non giudicante. secondo me la presenza mentale aiuta sia nelle giornate difficili sia quando ci si gode una passeggiata al parco, apprezzando ogni raggio di sole. Pastgroup.wordpress.com

    1. Alessandro Missana

      Ciao Viviana, ti rispondo io perché Andrea ora è a godersi un po’ di settimane in Giappone e, immagino, per qualche giorno starà lontano dalla tecnologia (beato lui) 🙂 … Io personalmente condivido il tuo pensiero. Praticamente la spiritualità e le pratiche spirituali odierne (tra cui la meditazione) ormai sono come la pillola che cura il sintomo e non la causa. Se mediti per placare lo stress quotidiano, non dico che va bene, ma lo stress si prenderà una pausa da te giusto il tempo della tua meditazione. E poi? È un po’ quello che raccontiamo nel nostro progetto… Cerchiamo di basare la nostra vita su di uno stile di vita che ci porti alla vera felicità. Così facendo non avremo bisogno di nessuna pratica particolare.

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